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Traducendo Einsamkeit

STANZE DEL NORD

SCORRONO LE COSE CONTROVENTO di FEDERICA GALETTO

ODE FROM A NIGHTINGALE - ENGLISH POEMS

A LULLABYE ON MY SHOULDER di Federica Nightingale

EMILY DICKINSON

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lunedì 2 marzo 2015

Meadowland:the private life of an English field – Prateria:vita privata di un campo Inglese

 pipit 




Sweet is the lore which
Nature brings;
Our meddling intellect
Mis-shapes the beauteous
forms of things
We murder to dissect.
Dolce è la tradizione che
la Natura porta;
L’intrusione del nostro intelletto
Deforma le bellissime
fogge delle cose
Che noi uccidiamo nel dissezionarle
William Wordsworth


§

The ice moon is already rising over Merlin’s Hill as I go down to the field at late evening to watch for snipe. There is real cold in the back edge of the wind, which rattles the dead tin-foil leaves left clinging on the river oaks. As I open the gate, my heart performs its usual little leap at the magnificence of the view: the great flatness of the field, its picture-frame od hedgerows,the sloping smoothness of Merlin’s Hill to the left, then right around me the forbidding dam wall of the Black Mountains. There is snow along the top of the mountains, snow as smooth as wedding cake. Stepping into the field is to step on to a vast square stage in wich I am the last person on earth. There is not a house or person or car to be seen. It is the sort of field where, as you step in, you breathe out. The snipe like the wet corner of the meadow, where the old ditch is broken, leaking out its contents, and where sharp sprigs of sedge have taken hegemony. The snipe have come in here late for the two nights past, where the ground is amiable to their dagger beaks and the sedge offers shelter. Frost already spectres the grass on the field. A small flock of brown meadow pipits rise up in front of me, as though hesitantly climbing invisible stairs, chattering as they go. The nondescript meadow pipit is gregarious in winter, and is a true bird of grassland. The bird’s Latin name is Anthus pratensis; pratensis is Latin for “of a meadow”.


§

La luna di ghiaccio sta già alzandosi su Merlin’s Hill mentre scendo al campo in tarda serata per osservare il beccaccino. Fa davvero freddo nel risvolto del vento contrario, che scuote rumorosamente le foglie morte argentate lasciate a ciondolare sulle querce lungo il fiume.  Mentre apro il cancello, il mio cuore ha come al solito un piccolo sussulto alla vista della magnificenza del panorama: la vasta piattezza del campo, la sua cornice di siepi, il dolce declivio di Merlin’s Hill sulla sinistra, poi tutto intorno a me la minacciosa barriera delle Black Mountains. C’è la neve sulle cime delle montagne, neve morbida come una torta nuziale. Camminare nel campo significa inoltrarsi in un vasto palco quadrato nel quale io sono l’ultima persona sulla terra. Non si vede una casa o una persona o un’auto. E’ il genere di campo in cui, mentre cammini, ti manca il fiato. Al beccaccino piace l’angolo umido del campo, dove il vecchio canale si interrompe, facendo fuoriuscire il suo contenuto, e dove affilati ramoscelli di falasco la fanno da padroni. Qui,il beccaccino si è fatto vedere tardi nelle ultime due notti passate, dove il terreno è favorevole al suo becco tagliente e il falasco offre riparo. Il gelo già rende spettrale l’erba del campo. Un piccolo stormo di pispole brune si alza in volo davanti a me, come se esitando scalasse scale invisibili, cinguettando nel mentre. La pispola comune di campo è gregaria in inverno, ed è un vero uccello di prato. Il nome Latino di questo uccello è Anthus pratensis; pratensis in Latino significa “pratense, di prato”.

Traduzione di Federica Galetto
meadowlandcover 
Brano tratto da: “Meadowland: the private life of an English field”, John Lewis – Stempel

mercoledì 21 marzo 2012

Giornata mondiale della Poesia : Joseph Tusiani



In occasione della Giornata mondiale della Poesia, ho pensato a Joseph Tusiani. Ed è di lui che parlerò, con parole e immagini per far conoscere, a chi già non lo conoscesse, uno dei più grandi Poeti e Traduttori viventi d'oggi e del XX secolo . Chi meglio di lui può oggi rappresentare la Poesia italiana (ma non solo) nel mondo, chi meglio di lui può essere esempio di grande sensibilità, duttilità, studio e ricerca nell'ambito letterario contemporaneo? Tusiani, classe 1924, oggi molto anziano ma ancora fortemente attivo e presente nella vita poetica e intellettuale americana e internazionale, ci racconta cosa vuol dire scrivere e tradurre in quattro lingue diverse, ci racconta del suo amore per la lingua inglese e per l'italiano, sua lingua madre, dopo una intera esistenza trascorsa negli States e aver vinto Premi prestigiosi come il Greenwood Prize della Poetry Society d’Inghilterra (per la prima volta assegnato a un americano), il “Governor’s Award of Exellence” dello Stato di New York e l’importante “Medaglia del Congresso” di Washington. Un uomo tenuto lontano dalla sua terra natia per destino e portatore di due anime, una inglese e una italiana, come dice egli stesso nella bella intervista del promo trailer del documentary film di Sabrina Digregorio che vi presento. In fondo, chi traduce sa bene d'avere un doppio animico sempre presente e sa, in alcuni casi, di possedere un'affinità elettiva con alcuni autori così profonda da poter affermare d'essere in simbiosi assoluta con essi,  e che pur distaccandosene nel proprio animo sempre rimane forte e presente quella Voce amica e compagna, parte integrante del proprio essere (s)doppiato. Joseph Tusiani riceverà il "Giglio d'argento " il prossimo 5 giugno dalla Città di Firenze per il suo prezioso contributo alla conoscenza e alla valorizzazione della cultura italiana nel mondo. Durante la sua carriera di professore di letteratura italiana in varie università (Mount Saint Vincent, Hunter College, Lehman College) si afferma come scrittore di romazi e di poemi inglesi, e grazie alla sua innata capacità poetica e linguistica diviene popolare presso i più alti ambienti culturali, come traduttore e divulgatore delle Rime di Michelangelo, della Gerusalemme liberata di Tasso, delle Liriche di Dante, del Morgante di Pulci, dei Canti di Leopardi. Redige antologie delle poesia italiana, e allo stesso tempo compone versi in italiano e inglese, ma anche in latino e in dialetto garganico, tanto da divenire il "poeta delle quattro lingue ", che riecheggiano stornelli fiorentini e antichi sonetti latini, sino alle più antiche melodie della tradizione popolare del Gargano. Le sue liriche latine, pubblicate in più volumi e tradotte in più lingue, fanno di Tusiani il maggiore fra poeti neolatini viventi.
Più sotto, vi segnalo il link ad una intervista al Poeta rilasciata proprio per la giornata mondiale della Poesia. 







Nox Americana

O Maledictio! Me facis istos scandere versus

Dum cupidi in terra mortales mente revolvunt

Non coeli sed amati auri commercia cuncta.

O, maledictus sum, si solus in urbe tremenda

Oblivisci omnes non possum qui sine pane

Ac sine tecto acris transcurrunt tempora noctis

In triviis, umbrae cum umbris. Ecce aurifera ora

Quae ad lunam misit fulgente satellite nautas

Ast hanc pauperiem funestam extinguere nescit.

Musa, mihi dicta nova et ebria carmina amoris

Ne tantos memorem squalores... aut, mihi crede,

Crastina me inveniet vecordem Aurora serena.

1986 (da Carmina latina)


Notte americana - O Maledizione! / mi fai scandire questi versi, / mentre in terra cupidi mortali / pensano solo ad ogni genere / di commerci non di cielo, / ma di amato oro. / Oh, sono io maledetto, se io solo / in questa città tremenda / non posso dimenticare / quanti senza pace e senza casa / trascorrono il tempo della triste notte / nei trivi, ombre tra le ombre. / Ecco la terra dorata / che inviò nauti alla luna / con una nave fulgente, / non sa distruggere / questa funesta miseria. / Musa, dettami / nuovi ed ebbri carmi d'amore, / perché io più non ricordi tanto squallore... / oppure, credimi, / domani l'aurora serena / mi troverà folle. (Trad. E. Bandiera)






da A Garland for Manhattan

1

Enmeshed in mist, an alpine peak expects

sunrise and song. What is a summit, then,

'til rays and rhythm liven it afresh?

Longing for valleys where the streaming light

already brightens buds and tickles birds;

longing for the arcane, new happiness

of music heard and limpidness beheld.

But, mantled yet in night, the lonesome peak

cannot remember all it does possess -

a regal robe to wear, made of entrancing

rubies and pearls and gold (oh, bold, enfolding

prancing of lively hours) and so forgets

the only reason for its blissful height,

the ultimate enchantment of its life.

1997


da Ghirlanda per Manhattan – 1. - Irretito di nebbia, un picco alpestre / aspetta il sole e il canto. Cos’è, dunque, / una vetta senza ritmo né luce? / Desiderio di valle dove il raggio / irradia gemme e vèllica gli uccelli, / desiderio di gioia arcana e nuova / a una musica o alla limpidità. / Ma solingo ed avvolto nella notte, / il picco è immemore di ciò che ha - / una veste regale di abbaglianti / rubini e perle e oro (oh, avvolgente / danza di vive ore) e perciò scorda / della sua altitudine beata / l’incanto primo e la ragione estrema. (Trad. C. Siani)

La poesia è ora in In quattro lingue, a c. d. Cosma Siani, Cofine, Roma, 2001





Joseph Tusiani nasce nel 1924. Emigrò da San Marco in Lamis, un paese povero del Gargano, nel 1947, divenne docente di letteratura italiana all'università di New York, poeta in lingua inglese riconosciuto nel 1956, traduttore di una enorme mole di poesia italiana in versi inglesi, poeta in latino, autore in quattro lingue (inglese, italiano, latino, dialetto garganico). http://it.wikipedia.org/wiki/Joseph_Tusiani

An outstanding Italian American author, Joseph Tusiani was born into a poor, one-parent family at San Marco in Lamis, on the Gargano Mount, Italy, which he left after graduating in Italian Literature from the University of Naples in 1947. In New York, where he met his father, he became a university teacher of literature, an acknowledged English poet and renowned translator of Italian poetry into English Verse. He is also a well-known Latin poet, and the author of a three-volume autobiograhy in Italian, and of ten volumes of poetry in his native dialect. He lives in Manhattan. 


Intervista qui:
http://www.dazebaonews.it/cultura/letteratura/item/9243-intervista-a-joseph-tusiani-il-poeta-che-ha-percorso-loceano-crudele-alla-ricerca-di-sillabe

lunedì 9 gennaio 2012

“By the Banks of the Ajoy, Jaideb Vanishes into the Blue” by Subhankar Das






The last poetry collection by Subhankar Das, “By the Banks of the Ajoy, Jaideb Vanishes into the Blue”, is a true jump into a world of images and stunning views of ordinary life. Edited by Virgogray Press, the book is printed bilingual, in English and Bangla. The title poem of the book alludes to authors Henry Miller and Henry Denanant while mingling with echoes of Bangla lore of the mythical poet Jaideb who lived by the river Ajoy. The poet's poetic language and voice -- a mix of traditions -- with the peculiar match of bilinguism, give the reader an enlightened view on the puzzle of existence, as well as the surreal effect of transforming every verse into a necessary path which leads to the Truth. Natural elements are the stones on which the poet inscribes his visions, by drawing a straight line that separates appearances from substance. Voices from the past, memories, and the blues often populate the lengthy free verse, telling us short stories of love and melancholy, while a disenchanted eye of resignation keeps looking forward toward success. Subhankar Das' poetic world is strictly cynical, apparently hopeless; beauty is a mere misunderstanding, a conflict turned into slapstick comedy. Pervading the whole book is a pessimistic vein in which life and death alternate between despair and nothingness, causing a loss of trust in love, which could be the only anchor. The long prose poem that is the collection's title piece can be considered to be the manifestation of the author's exploration of life's mysteries, black holes, and unsolved responses, his search for a way to human nature and nature's signs. A powerful visionary grasps at a gleam of hope. Without doubt, this is a worthwhile and inspiring read.

Federica Galetto




That pretty fish in my aquarium who loved me so dearly is gone
today. Why do they all go? Where do they go? There is a staying
in every going away. All the rocks are but mad. They have lost
their stoniness in these magical lights, unknowingly, that’s why
instead of the heart there plays a light. She’s not here but I see
her sitting on a chair every day with her tresses flowing,
thinking unmindful.

(from the poem By the Banks of Ajoy, Jaideb Vanishes into the Blue)





venerdì 23 dicembre 2011

Buone Feste





 L'Albero di Natale


A sud del golfo di Finlandia
la notte vicino al mare brumoso
l'albero di Natale scintilla tra oscure torri gotiche
corazze di cavalieri teutoni e ciminiere di fabbriche
l'albero di Natale
l'albero di Natale canta sulla piazza bianca di neve
canzoni dell'Estonia
lunghissimo scintillante pagliuzzato d'oro
l'albero di Natale
tu sei nella palla di vetro rosso
i tuoi capelli son paglia gialla
le ciglia azzurre sono io
che l'ho appesa mettendotici dentro
il tuo collo bianco è lungo e rotondo
ti ho messa nella palla di vetro rosso
con i miei dubbi
con le mie ansietà
con le mie parole
le mie speranze
le mie carezze a tutti gli alberi di Natale
a tutti gli alberi
a tutti i balconi
le finestre
i chiodi
le nostalgie
ho appeso la palla di vetro rosso.


Nazim Hikmet














Con gli auguri di un sereno e gioioso Natale a voi tutti

martedì 13 dicembre 2011

Leticia Austria - Una poesia in traduzione





Balthus







REUNION


Tonight, at least,
I see you -- in a candle’s light suffused
by ruby glass, the undulating arc
cocooning us while headlights pierce the streets.
The noisy years between remembering
and living flesh are silenced by the voice
I hear this moment, and I catch its words
like colored moths, to pin them in a frame
when daylight comes.

Tonight, at least,
you know me -- not the ink of written word,
the masquerader hiding in plain sight,
but sound and breath that waited out the page
for temporary incarnation. Yet,
what I intend to say is left unsaid,
gray fumes dispersing in the wavering light.
I only say the words that can survive
when daylight comes.













INCONTRO


Stasera, almeno,
ti vedo - nella luce di una candela soffusa
da un vetro rubino, l’arco ondeggiante
a proteggerci mentre i fari trafiggono le strade.
Gli anni rumorosi tra il ricordo
e la carne vivente sono zittiti dalla voce
che ora sento, e ne catturo le parole
come falene colorate, per appuntarle in una cornice
quando la luce del giorno viene.

Stasera, almeno,
mi conosci – non l’inchiostro d’una parola scritta,
la maschera che si nasconde in piena vista,
ma suono e fiato che attendevano fuori alla pagina
per provvisoria incarnazione. Finora,
ciò che ho inteso dire è lasciato non detto,
fumi grigi si disperdono nella luce vacillante.
Solo pronuncio le parole che possono sopravvivere

Quando la luce del giorno viene.



Leticia Austria

Traduzione di Federica Galetto


I blogs di Leticia Austria:




giovedì 8 dicembre 2011

LE ONDE - Tradurre Virginia Woolf






Now the sun had sunk. Sky and sea were indistinguishable. The waves breaking spread their white fans far out over the shore, sent white shadows into the recesses of sonorous caves and then rolled back sighing over the shingle.
The tree shook its branches and a scattering of leaves fell to the ground. There they settled with perfect composure on the precise spot where they would await dissolution. Black and grey were shot into the garden from the broken vessel that had once held red light. Dark shadows blackened the tunnels between the stalks. The thrush was silent and the worm sucked itself back into its narrow hole. Now and again a whitened and hollow straw was blown from an old nest and fell into the dark grasses among the rotten apples. The light had faded from the tool-house wall and the adder's skin hung from the nail empty. All the colours in the room had overflown their banks. The precise brush stroke was swollen and lop-sided; cupboards and chairs melted their brown masses into one huge obscurity. The height from floor to ceiling was hung with vast curtains of shaking darkness. The looking-glass was pale as the mouth of a cave shadowed by hanging creepers.
The substance had gone from the solidity of the hills. Travelling lights drove a plumy wedge among unseen and sunken roads, but no lights opened among the folded wings of the hills, and there was no sound save the cry of a bird seeking some lonelier tree. At the cliff's edge there was an equal murmur of air that had been brushed through forests, of water that had been cooled in a thousand glassy hollows of mid-ocean.
As if there were waves of darkness in the air, darkness moved on, covering houses, hills, trees, as waves of water wash round the sides of some sunken ship. Darkness washed down streets, eddying round single figures, engulfing them; blotting out couples clasped under the showery darkness of elm trees in full summer foliage. Darkness rolled its waves along grassy rides and over the wrinkled skin of the turf, enveloping the solitary thorn tree and the empty snail shells at its foot. Mounting higher, darkness blew along the bare upland slopes, and met the fretted and abraded pinnacles of the mountain where the snow lodges for ever on the hard rock even when the valleys are full of running streams and yellow vine leaves, and girls, sitting on verandahs, look up at the snow, shading their faces with their fans. Them, too, darkness covered.




"Le Onde" (The Waves) eseguita da Ludovico Einaudi al Nightbook Solo Concert a Dublin nell' Ottobre 2009.




Ora il sole era tramontato. Cielo e mare erano indistinguibili. Le onde frangendosi allargavano i loro bianchi ventagli sulla riva, inviavano pallide ombre nei recessi delle grotte sonore e poi si ritiravano sospirando sui ciottoli. L’albero scosse i suoi rami e una pioggia sparsa di foglie cadde al suolo. Là si depositarono in perfetta compostezza nel punto preciso dove avrebbero atteso di dissolversi. Nere e grigie erano sfrecciate nel giardino dal recipiente rotto che un tempo aveva trattenuto la luce rossa. Oscure ombre annerivano le gallerie fra gli steli. Il tordo era silenzioso e il verme risucchiava se stesso nel suo buco angusto. Di tanto in tanto una pagliuzza sbiancata e cava veniva sospinta da un vecchio nido per poi ricadere nell’erba nera fra le mele marce. Svanita la luce sul muro del capanno degli attrezzi, la pelle della vipera pendeva vuota dal chiodo. Tutti i colori nella stanza erano straripati. Il preciso colpo di pennello era gonfio e debordante; credenze e sedie scioglievano le loro masse brune in un’ unica enorme oscurità. L’altezza dal pavimento al soffitto era tappezzata da vaste tende d’oscurità oscillante. Lo specchio era pallido come la bocca di una caverna adombrata da rampicanti penduli. La sostanza se n’era andata dalla solidità delle colline. Luci vaganti inserivano un soffice cuneo tra le vie affondate e invisibili, ma nessuna luce si apriva fra le ali ripiegate delle colline, e non vi era alcun suono salvo il grido di un uccello in cerca d’un albero solitario. Sul bordo della scogliera c’era un eguale mormorio d’aria spazzata attraverso i boschi, di acqua che s’era rinfrescata in mille avvallamenti vitrei nel mezzo dell’oceano. Come ci fossero onde di buio nell’aria, l’oscurità si muoveva, coprendo case, colline, alberi, come onde nello sciabordio sciacquano i fianchi di qualche nave affondata. La tenebra inondava le strade, muovendosi vorticosamente intorno alle singole figure, inghiottendole; cancellando coppie abbracciate sotto la cascata d’oscurità degli olmi nel pieno del fogliame estivo. Il buio faceva rotolare le sue onde lungo percorsi erbosi e sulla pelle grinzita dei campi di corse, avviluppando il biancospino solitario e i vuoti gusci di chiocciola ai suoi piedi.
Salendo più in alto, l’oscurità si spingeva lungo i nudi pendii montuosi, incontrava i pinnacoli frastagliati e abrasi della montagna dove la neve alberga eterna sulla dura roccia, persino quando le valli sono colme di ruscelli in corsa e gialle foglie di vite, e le ragazze, sedute sulle verande, lo sguardo alzato verso la neve, i loro volti ombreggiati dai ventagli. Anche loro, copriva la tenebra.


Brano tratto da "Le onde" di Virginia Woolf (1931)

Traduzione di Federica Galetto

lunedì 28 novembre 2011

Poesia in traduzione - Olafur Arnalds








"Memories. Memories blur into dreams. Light brings them to truth. Everything unforgiving. Everything becoming hallow. Loneliness consumes and there is no way back. The places you played, the places you called home, the people you thought you loved, all of them. Reduced to a memory of another life. A life you never lived. All the yesterdays that came from tomorrow, all the tomorrows that never came from yesterday. A new beginning because forever is never forever"


"Ricordi. I ricordi sfumano nei sogni. La luce li porta alla verità. Ogni cosa è inesorabile. Ogni cosa diventa santa. La solitudine consuma e non c'è via di ritorno. I luoghi in cui giocavi, i luoghi che chiamavi casa, le persone che pensavi d'amare, tutti loro. Ridotti ad un ricordo di un'altra vita. Una vita che non hai mai vissuto. Tutti gli ieri che venivano dal domani, tutti i domani che mai vennero dallo ieri. Un nuovo inizio perchè per sempre non è mai per sempre"


Olafur Arnalds

Traduzione di Federica Galetto

giovedì 24 novembre 2011

SARA TEASDALE - Poesia in Traduzione






CHANGE

di Sara Teasdale



Remember me as I was then;

Turn from me now, but always see

The laughing shadowy girl who stood

At midnight by the flowering tree,

With eyes that love had made as bright

As the trembling stars of the summer night.

Turn from me now, but always hear

The muted laughter in the dew

Of that one year of youth we had,

The only youth we ever knew --

Turn from me now, or you will see

What other years have done to me.




CAMBIAMENTO


Ricordami dunque com’ero;

Voltati da me ora, ma sempre vedi

La ragazza sorridente e ombrosa che stava

A mezzanotte presso l’albero in fiore,

con gli occhi che l’amore aveva reso luminosi

come le stelle tremanti della notte estiva.

Voltati da me ora, ma sempre ascolta

La tenue risata nella rugiada

Di quell’anno di giovinezza che avemmo,

l’unica giovinezza da noi mai conosciuta –

Voltati da me ora, o vedrai

Ciò che gli altri anni m' hanno fatto


Traduzione di Federica Galetto



Biografia:

Sara Teasdale (1884 -1933)

Scrittrice americana di St. Louis, scrisse molte raccolte di poesie e nel 1918 vinse il Premio Pulitzer. Morì suicida nel 1933. Nel 2010, le opere di Sara Teasdale vengono pubblicate in Italia per la prima volta, "Gli amorosi incanti", con la traduzione di Silvio Raffo per i tipi di Crocetti Editore ("Nei suoi versi eleganti e struggenti, offerti qui al lettore italiano nella sapiente versione di Silvio Raffo, s'impone con irruenza l'eterno tema dell'amore, distillato e dosato con incantevole sprezzatura, in perfetto equilibrio tra passione e ironia" - dalla scheda di lettura di Crocetti Editore)

lunedì 14 novembre 2011

REINER MARIA RILKE - La Pantera - Poesia in traduzione


Fonte immagine: topipittori.blogspot.com




Rainer Maria Rilke

Der Panther

Im Jardin des Plantes, Paris



Sein Blick ist vom Vorübergehn der Stäbe

so müd geworden, daß er nichts mehr hält.

Ihm ist, als ob es tausend Stäbe gäbe

und hinter tausend Stäben keine Welt.

Der weiche Gang geschmeidig starker Schritte,

der sich im allerkleinsten Kreise dreht,

ist wie ein Tanz von Kraft um eine Mitte,

in der betäubt ein großer Wille steht.

Nur manchmal schiebt der Vorhang der Pupille

sich lautlos auf -. Dann geht ein Bild hinein,

geht durch der Glieder angespannte Stille -

und hört im Herzen auf zu sein.



La pantera

Per il va e vieni, tanto stanco è divenuto il suo sguardo

che nulla più trattiene

E’ come ci fossero mille sbarre

E dietro mille sbarre nessun mondo

Nel molle andare più flessuoso il passo

Che nel minor cerchio ruota,

è come danza di forza attorno a un centro,

ove stordita una gran volontà rimane

solo talvolta silenzioso il velo della

pupilla si solleva – poi penetra un’immagine

attraverso il silenzio teso delle membra -

E nel cuore si smorza


Traduzione di Federica Galetto


giovedì 10 novembre 2011

GRACE ANDREACCHI - Poesia in Traduzione






Jan Van Eyck




IN THE GOLDEN CHAMBER OF ST. URSULA


Bones spiral outward

drenched in gold

small and thin, chicken or child
Golden chrysalis of pain

a stillness unbroken

by waves of thunder
That last night of Mary’s month

the sky dripped fire

and eleven thousand
Stars burned in the wayward streets

men phosphorescent

turned to little lumps of clay
In our hour of need, O Princess

did you spread wide

your ermine cloak?











NELLA CAMERA DORATA DI S. URSULA

Ossa a spirale che appaiono
fradice d’oro

piccole e sottili, di pollo o bambino
Dorata crisalide di dolore

un’immobilità ininterrotta
da onde di tuono

Quell’ultima notte del mese di Maria
il cielo gocciolava fuoco

e una squadra di cento
stelle bruciava nelle strade ribelli

uomini fosforescenti
mutavano in piccoli blocchi d’argilla

Nell’ora del nostro bisogno, O Principessa

Hai allargato il tuo ampio mantello
d’ermellino?




ASSUMPTION


A sudden whoosh!

of blue air under you

Earth dives away

Angels around you flying

Don't look down!

You're falling up

into the light

And a minute ago you lay dying

Heaven opens like a rose

to swallow you

Our last best hope

is to follow you

Into the sound of white wings sighing

How far is up

If you cannot see the ground?




ASSUNZIONE


Un fruscio improvviso!
D’aria blu sotto di te

La terra sommersa
Gli angeli ti volano intorno

Non guardare giù!

Stai cadendo
dentro la luce

e un minuto fa eri morente

Il paradiso si apre come una rosa
ad ingoiarti

La nostra ultima migliore speranza
è seguirti

nel suono di sospiranti ali bianche

Quanto lontano è quassù
Se non riesci a vedere il suolo?





TONIGHT

Tonight I give you twelve glass boxes

evenly spaced and lit from inside

you may name each one as you will

apostle or child
Tonight I give you a castle by a lake

and its blue, shattered double

I give you a stone sky

perfectly wrought in white
Tonight I give you the whole of this wide black river

and the moon not quite full

I give you the white domed church

innocent of tourists
I give you Monsieur Paul’s soft-lipped maidens

to comb with languorous brown fingers your hair

and knead your thighs with their feet

I give you the news about royalty

and all the best recipes

for eternal happiness

as read on the tube
I give you night kisses cold cheeks

pressed to yours

my heart




STANOTTE

Stanotte ti do dodici scatole di vetro
regolarmente disposte e illuminate all’interno

ognuna la puoi chiamare come vuoi
apostolo o bambino

Stanotte ti do un castello in riva al lago
e il suo doppio, blu e in frantumi

Ti do un cielo di pietra
finemente lavorato di bianco

Stanotte ti do tutto questo vasto fiume scuro
e la luna non ancora piena

Ti do la chiesa dalla cupola bianca
innocente di turisti

Ti do le fanciulle dalle labbra morbide di Monsieur Paul
per pettinare con languorose dita dorate i tuoi capelli
e massaggiare le tue cosce con i piedi

Ti do notizie sulla famiglia Reale
e tutte le migliori ricette
per l’eterna felicità
come si legge in metropolitana

Ti do baci notturni e fredde guance
premute alle tue

il mio cuore




TO CHRIST, THE BRIDEGROOM


They say I’m the bride but

You and I know, O best Beloved,

we know better.

The bride? This silly child
net curtain over her head

hands clasped in semblance of prayer

beaming bright-eyed laughing coquette

Who’s fooled?
But love’s all in earnest

All to thee, my heart.

O you, who loved little ones
Suffer this, your child-bride

to come, creeping softly

into your arms this night.





A CRISTO, LO SPOSO

Dicono che io sono la sposa ma
Tu ed io lo sappiamo, O mio Adorato,
lo sappiamo ancor di più

La sposa? Questa sciocca bambina
che gioca
con la tendina della finestra sul capo

le mani strette in una parvenza di preghiera
splendendo di civettuoli occhi radiosi e ridenti

Chi ha imbrogliato?

Ma l’amore è tutto in verità
Tutto per te, cuore mio

O tu, che hai amato i piccoli
Permetti questo, che la tua sposa-bambina
giunga, avanzando lievemente

questa notte fra le tue braccia




Grace Andreacchi

Traduzione di Federica Galetto







Grace Andreacchi scrive Poesia, Narrativa, Sceneggiature per il Teatro ("Non necessariamente in quest'ordine" precisa lei). La sua Poesia, ricca di riferimenti al Sacro, ha una musicalità gradevolmente retrò ma ancorata dai contenuti ad una contemporaneità disarmante,sottile,profonda. Si occupa di editoria e dirige la casa editrice no-profit Andromache Books. Nata e cresciuta a New York, ha vissuto a Parigi e Berlino ma vive attualmente a Londra.

I suoi siti:


https://sites.google.com/site/andromachebooks/



sabato 2 luglio 2011

martedì 14 giugno 2011

CAROL ANN DUFFY - Poesia in traduzione









Standing Female Nude (1985)



Six hours like this for a few francs.
Belly nipple arse in the window light,
he drains the colour from me. Further to the right,
Madame. And do try to be still.
I shall be represented analytically and hung
in great museums. The bourgeoisie will coo
at such an image of a river whore. They call it Art.

Maybe. He is concerned with volume, space,
I with the next meal. You’re getting thin,
Madame, this is not good. My breasts hang
slightly low, the studio is cold. In the tea-leaves,
I can see the Queen of England gazing
on my shape. Magnificent, she murmurs,
moving on. It makes me laugh. His name

is Georges. They tell me he’s a genius.
There are times he does not concentrate
and stiffens for my warmth.
He possesses me on canvas, as he dips the brush
repeatedly into the paint. Little man,
you’ve not the money for the arts I sell.
Both poor, we make our living how we can.

I ask him, Why do you do this? Because
I have to. There’s no choice. Don’t talk.
My smile confuses him. These artists
take themselves too seriously. At night I fill myself
with wine and dance around the bars. When it’s finished
he shows me proudly, lights a cigarette. I say
Twelve francs, and get my shawl. It does not look like me.




Nudo di donna in piedi (1985)

Sei ore così per pochi franchi.
Ventre seni fondoschiena alla luce della finestra,
mi prosciuga tutto il colore. Un po’ più a destra,
Madame. E cerchi di stare ferma.
Verrò ritratta nel dettaglio e appesa
nei grandi musei. La borghesia andrà in visibilio
davanti al quadro di una puttana del Lungosenna.
La chiamano Arte.

Sarà. Lui si preoccupa di volume e spazio,
io della mia prossima cena. Sta dimagrendo,
Madame, e questo non va bene. I miei seni pendono
leggermente verso il basso, lo studio è freddo. Nelle
foglie di the, riesco a vedere la Regina d’Inghilterra
fissare la mia figura. Magnifico, mormora lei,
e passa oltre. Mi viene da ridere. Si chiama Georges.
Mi dicono sia un genio. Ci sono volte che non si
concentra e il mio calore lo eccita.
Mi possiede sulla tela, mentre affonda ripetutamente
il pennello nel colore. Poveruomo,
non li hai i soldi per le arti che vendo io.
Poveri entrambi, ci guadagniamo da vivere come possiamo.

Gli chiedo, Perché fai questo? Perché devo.
Non ho scelta. Non parlare.
Il mio sorriso lo confonde.
Questi artisti si prendono troppo sul serio.
La notte mi riempio di vino e ballo nei bar.
Quando è finito me lo mostra con orgoglio,
accende una sigaretta.Dico Dodici franchi,
e prendo lo scialle. Non sembro neppure io.






Death and the Moon (2002)



The moon is nearer than where death took you
at the end of the old year. Cold as cash
in the sky's dark pocket, its hard old face
is gold as a mask tonight. I break the ice
over the fish in my frozen pond, look up
as the ghosts of my wordless breath reach
for the stars. If I stood on the tip of my toes
and stretched, I could touch the edge of the moon.

I stooped at the lip of your open grave
to gather a fistful of earth, hard rain,
tough confetti, and tossed it down. It stuttered
like morse on the wood over your eyes, your tongue,
your soundless ears. Then as I slept my living sleep
the ground gulped you, swallowed you whole,
and though I was there when you died,
in the red cave of your widow's unbearable cry,

and measured the space between last words
and silence, I cannot say where you are. Unreachable
by prayer, even if poems are prayers. Unseeable
in the air, even if souls are stars. I turn
to the house, its windows tender with light, the moon,
surely, only as far again as the roof. The goldfish
are tongues in the water's mouth. The black night
is huge, mute, and you are further forever than that.





La Morte e la Luna (2002)



La luna è più vicina di quando la morte ti prese
alla fine dell’anno passato. Fredda come moneta
nella tasca oscura del cielo, il suo volto indurito e invecchiato
è come una maschera d’oro stanotte.
Rompo il ghiaccio sopra i pesci nel laghetto gelato,
guardo in su mentre i fantasmi del mio fiato senza parole
raggiungono le stelle.
Se stessi in punta di piedi e mi allungassi,
potrei toccare il bordo della luna.

Mi sono chinata sull’orlo della tua tomba aperta
a raccogliere un pugno di terra, pioggia greve,
duri coriandoli, e li ho lanciati. Sopra i tuoi occhi,
la tua lingua, le tue orecchie sorde, un tartagliare
come d’un codice Morse sul legno. Poi, mentre dormivo
il mio sonno vivo
il suolo ti ha inghiottito, ingoiandoti tutto,
e benché fossi là alla tua morte,
nella grotta rossa d’insopportabile pianto di vedova,
e ho misurato lo spazio fra le ultime parole e il silenzio,
non so dire dove tu sia. Irraggiungibile dalla preghiera,
anche se le poesie sono preghiere. Inaccessibile
alla vista, nonostante le anime siano stelle.
Mi volgo verso la casa, le sue finestre nella tenera luce, la luna,
certamente, lontana ancora una volta solo tanto quanto il tetto.
I pesci rossi come lingue nella bocca dell’acqua.
La notte scura è enorme, muta, e tu sei ancora più lontano di così,
per sempre.






Premonitions (2009)

Dedicated with love to the
memory of Ursula Fanthorpe (English poet, 22 July 1929 – 28 April 2009)


We first met when your last breath
cooled in my palm like an egg;
you dead, and a thrush outside
sang it was morning.
I backed out of the room, feeling
the flowers freshen and shine in my arms.


The night before, we met again, to unsay
unbearable farewells, to see
our eyes brighten with re-strung tears.
O I had my sudden wish -
though I barely knew you -
to stand at the door of your house,
feeling my heartbeat calm,
as they carried you in, home, home and healing.
Then slow weeks, removing the wheelchair, the drugs,
the oxygen mask and tank, the commode,
the appointment cards,
until it was summer again
and I saw you open the doors to the gift of your garden.

Strange and beautiful to see
the roses close to their own premonitions,
the grass sweeten and cool and green
where a blackbird eased a worm into the lawn.
There you were,
a glass of lemony wine in each hand,
walking towards me always, your magnolia tree
marrying itself to the May air.

How you talked! And how I listened,
spellbound, humbled, daughterly,
to your tall tales, your wise words,
the joy of your accent, unenglish, dancey, humorous;
watching your ash hair flare and redden,
the loving litany of who we had been
making me place my hands in your warm hands,
younger than mine are now.
Then time only the moon. And the balm of dusk.
And you my mother.





Premonizioni (2009)

Dedicata con affetto
alla memoria di Ursula Fanthorpe (Poetessa inglese, 22 Luglio 1929 – 28 Aprile 2009)



Ci incontrammo la prima volta quando il tuo ultimo respiro
si raffreddò come un uovo nel mio palmo;
tu morta, e un tordo fuori a cantare ch’era mattina.
Uscii dal retro della stanza, sentendo
i fiori rinfrescare e splendere fra le mie braccia.
La notte precedente, c'eravamo incontrate di nuovo, a ritrattare
insostenibili addii, per vedere
i nostri occhi brillare di lacrime rinfilate.
O all’improvviso ebbi il desiderio -
benché ti conoscessi appena –
di stare alla porta della tua casa,
sentendo il calmo battito del cuore,
mentre ti portavano dentro, casa, casa e guarigione.
Poi settimane lente, eliminando la sedia a rotelle, le medicine,
la maschera dell’ossigeno e la bombola, la seggetta,
le carte degli appuntamenti,
fino a che fu di nuovo estate
e ti vidi aprire le porte al dono del tuo giardino.
Strano e bellissimo vedere
le rose strette alle loro premonizioni,
l’erba profumata, fresca e verde
dove un merlo rilasciava un verme sul prato.
Eccoti là,
un bicchiere di limonata in ciascuna mano,
camminando sempre verso me, il tuo albero di magnolia
sposarsi all’aria di Maggio.
Come parlavi! E come ascoltavo io,
incantata, umile, come una figlia,
i tuoi incredibili racconti, le tue sagge parole,
la gioia del tuo accento, non inglese, ballerino, spiritoso;
guardando i tuoi capelli cinerini infiammarsi di rosso,
l’amata litania di chi eravamo state
facendo posto alle mie mani nelle tue mani calde,
ora più giovani delle mie.
Poi solo la luna a scandire il tempo. E il ristoro del crepuscolo.
E tu madre mia.


Carol Ann Duffy
Traduzione di Federica Galetto


Carol Ann Duffy su Wikipedia
http://it.wikipedia.org/wiki/Carol_Ann_Duffy

giovedì 21 aprile 2011

FOCAULT'S PENDULUM - Subhankar Das




Photo credit Nightingale







Focault's Pendulum



How are you
Are you still a bird
Or a deer of the dawn
Jumping the red blue signals
I search for my forest
Thickets, under woods, nook and corners
Are flushed with the sun
The forlorn noonday of the city
Are so far away from me
As if they are crossing the border everyday
I put the shadows and a tiny piece of memory
Of this sea afloat


A sms like this an emptiness in this stark sunshine
Just cannot take it anymore
Just think a whole sea or a bunch of dry bindweed
Drying up on the table
Which the deer’s might come some day to eat
Flaring up and down red blue of the city
Maybe are casting their shadows
Images of dry sweat and the salt of the water
Of naked chaotic lane by lanes getting stuck
While trying to make way brushing past
The continuous prattle of other memories
And a safety pin of a time of split-colours
Dangles like a pendant




Il Pendolo di Focault


Come stai
Sei un uccello, ancora
O un cervo dell’alba
che salta i segnali rossi e blu
Cerco la mia foresta
Fratte, sotto bosco, cantucci e angoli
sono scivolati via con il sole,
il misero mezzogiorno cittadino
Sono così lontani da me
Come se attraversassero il confine ogni giorno
Tengo le ombre e un minuscolo pezzo di ricordo
di questo mare, a galla

Un sms come questo è un vuoto nel sole desolato
Non lo sopporto più
Penso solo ad un intero mare o ad un mazzo di convolvolo secco
che inaridiscono sul tavolo
a cui possa un giorno il cervo venire a nutrirsi
nell’infiammarsi alterno dei rossi e blu della città
Forse stanno plasmando le loro ombre
Immagini di sudore asciutto e il sale dell’acqua
Di un viale caotico e nudo presso viali congestionati
Tentando di farsi strada nel grattar via il passato
Il continuo cianciare di altri ricordi
E la spilla di sicurezza di un tempo dai colori screpolati
dondola, come un pendaglio


Subhankar Das
(First published on Negative Suck - Pubblicata su Negative Suck)


Traduzione di Federica Galetto

giovedì 14 aprile 2011

KATHERINE MANSFIELD - POESIA IN TRADUZIONE





Collage Federica Nightingale








Spring Wind in London (1909)


I blow across the stagnant world,
I blow across the sea,
For me, the sailor's flag unfurled,
For me, the uprooted tree.
My challenge to the world is hurled;
The world must bow to me.
I drive the clouds across the sky,
I huddle them like sheep;
Merciless shepherd-dog am I
And shepherd-watch I keep.
If in the quiet vales they lie
I blow them up the steep.
Lo! In the tree-tops do I hide,
In every living thing;
On the moon's yellow wings I glide,
On the wild rose I swing;
On the sea-horse's back I ride,
And what then do I bring?
And when a little child is ill
I pause, and with my hand
I wave the window curtain's frill
That he may understand
Outside the wind is blowing still
...It is a pleasant land.
O stranger in a foreign place
See what I bring to you.

This rain--is tears upon your face;
I tell you--tell you true
I came from that forgotten place
Where once the wattle grew.
All the wild sweetness of the flower
Tangled against the wall.
It was that magic, silent hour
The branches grew so tall
They twined themselves into a bower.
The sun shown... and the fall
Of yellow blossom on the grass!
You feel that golden rain
Both of you could not hold, alas,
Both of you tried, in vain.
A memory, stranger. So I pass
It will not come again





Loneliness (1910)


Now it is Loneliness who comes at night
Instead of Sleep, to sit beside my bed.
Like a tired child I lie and wait her tread,
I watch her softly blowing out the light.
Motionless sitting, neither left or right
She turns, and weary, weary droops her head.
She, too, is old; she, too, has fought the fight.
So, with the laurel she is garlanded.
Through the sad dark the slowly ebbing tide
Breaks on a barren shore, unsatisfied.
A strange wind flows... then silence. I am fain
To turn to Loneliness, to take her hand,
Cling to her, waiting, till the barren land
Fills with the dreadful monotone of rain.





Vento di primavera a Londra

M’involo attraverso il mondo stagnante,
m’involo attraversando il mare,
Per me, la bandiera del marinaio dispiegata,
Per me, l’albero sradicato.
Lanciata è la mia sfida al mondo;
il mondo deve inchinarsi a me.
Guido le nubi in cielo,
le raggruppo come pecore;
Sono spietato cane da pastore,
guardia del pastore rimango,
Se giacciono nelle quiete valli
Le sospingo su per il pendio.
Ecco! Sulle cime degli alberi mi nascondo,
in ogni cosa vivente;
volo sulle ali gialle della luna,
sulla rosa selvatica dondolo;
Cavalco il dorso del cavalluccio marino,
e cosa porto dunque?
E quando un bambinetto è malato
Mi fermo, muovendo con la mano il volant
della tendina alla finestra
affinché possa intendere
che all’esterno il vento ancora soffia
Ed è una terra amena.
O straniero in terra straniera
Guarda cosa porto per te.
Questa pioggia è come lacrime sul tuo volto;
Ti dico – ti dico in verità
Ch’io vengo da quel luogo dimenticato
Dove un tempo cresceva l’acacia.
Tutta la selvatica dolcezza del fiore
Aggrovigliato contro il muro.
Era quella magica, silente ora
I rami crescevano tanto alti
da avvolgersi in un pergolato.
Il sole splendeva e quel cadere
di gialli boccioli sull’erba!
Sentite quella pioggia dorata
Entrambi senza riuscire a trattenerla, ahimè,
entrambi avete tentato invano.
Un ricordo, straniero. Così, io passo oltre
Tutto ciò non tornerà più.





Solitudine

Ora è la Solitudine che giunge la notte
Al posto del sonno, e siede accanto al mio letto.
Come un bambino stanco rimango distesa
E attendo il suo passo,
la guardo spegnere dolcemente la luce.
Sedere immobile, neanche a voltarsi a sinistra
O a destra, ed esausta, esausta chinare il capo.
Anche lei è vecchia. Anche lei ha combattuto la battaglia.
Così, è incoronata d’alloro.
Attraverso il buio mesto la lenta marea rifluente
Si spezza sull’arida riva, insoddisfatta.
Monta uno strano vento, poi il silenzio.
Sono pronta a volgermi alla Solitudine,
a prenderle la mano, aggrapparmi a lei,
aspettando, fino a che la terra brulla
si sarà riempita
con la tremenda monotonia della pioggia.


Poesie di Katherine Mansfield

Traduzione di Federica Galetto



giovedì 3 marzo 2011

DATE A GIRL WHO READS - DAI UN APPUNTAMENTO AD UNA RAGAZZA CHE LEGGE







La lettrice - The reader
Digital Collage di Federica Nightingale




“Date a girl who reads. Date a girl who spends her money on books instead of clothes. She has problems with closet space because she has too many books. Date a girl who has a list of books she wants to read, who has had a library card since she was twelve.



Find a girl who reads. You’ll know that she does because she will always have an unread book in her bag.She’s the one lovingly looking over the shelves in the bookstore, the one who quietly cries out when she finds the book she wants. You see the weird chick sniffing the pages of an old book in a second hand book shop? That’s the reader. They can never resist smelling the pages, especially when they are yellow.



She’s the girl reading while waiting in that coffee shop down the street. If you take a peek at her mug, the non-dairy creamer is floating on top because she’s kind of engrossed already. Lost in a world of the author’s making. Sit down. She might give you a glare, as most girls who read do not like to be interrupted. Ask her if she likes the book.



Buy her another cup of coffee.



Let her know what you really think of Murakami. See if she got through the first chapter of Fellowship. Understand that if she says she understood James Joyce’s Ulysses she’s just saying that to sound intelligent. Ask her if she loves Alice or she would like to be Alice.



It’s easy to date a girl who reads. Give her books for her birthday, for Christmas and for anniversaries. Give her the gift of words, in poetry, in song. Give her Neruda, Pound, Sexton, Cummings. Let her know that you understand that words are love. Understand that she knows the difference between books and reality but by god, she’s going to try to make her life a little like her favorite book. It will never be your fault if she does.



She has to give it a shot somehow.



Lie to her. If she understands syntax, she will understand your need to lie. Behind words are other things: motivation, value, nuance, dialogue. It will not be the end of the world.



Fail her. Because a girl who reads knows that failure always leads up to the climax. Because girls who understand that all things will come to end. That you can always write a sequel. That you can begin again and again and still be the hero. That life is meant to have a villain or two.



Why be frightened of everything that you are not? Girls who read understand that people, like characters, develop. Except in the Twilightseries.



If you find a girl who reads, keep her close. When you find her up at 2 AM clutching a book to her chest and weeping, make her a cup of tea and hold her. You may lose her for a couple of hours but she will always come back to you. She’ll talk as if the characters in the book are real, because for a while, they always are.



You will propose on a hot air balloon. Or during a rock concert. Or very casually next time she’s sick. Over Skype.



You will smile so hard you will wonder why your heart hasn’t burst and bled out all over your chest yet. You will write the story of your lives, have kids with strange names and even stranger tastes. She will introduce your children to the Cat in the Hat and Aslan, maybe in the same day. You will walk the winters of your old age together and she will recite Keats under her breath while you shake the snow off your boots.



Date a girl who reads because you deserve it. You deserve a girl who can give you the most colorful life imaginable. If you can only give her monotony, and stale hours and half-baked proposals, then you’re better off alone. If you want the world and the worlds beyond it, date a girl who reads.



Or better yet, date a girl who writes.” —





Rosemarie Urquico




Dai un appuntamento ad una ragazza che legge


“Dai un appuntamento ad una ragazza che legge. Dai un appuntamento ad una ragazza che spende il suo denaro in libri anziché in vestiti. Lei ha problemi di spazio nell’armadio perché ha troppi libri. Dai un appuntamento ad una ragazza che ha una lista di libri che vuole leggere, che ha la tessera della biblioteca da quando aveva dodici anni.

Trova una ragazza che legge. Saprai che lo fa perché avrà sempre un libro ancora da leggere nella sua borsa. E’ quella che guarda amorevolmente sugli scaffali di una libreria, quella che tranquillamente emette un gridolino quando trova il libro che vuole. La vedi odorare stranamente le pagine di un vecchio libro in un negozio di libri di seconda mano? Questo è il lettore. Non può resistere dall’odorare le pagine, specialmente quando sono gialle.

Lei è la ragazza che legge mentre aspetta in quel caffè sulla strada. Se dai una sbirciatina alla sua tazza, la sua panna non proprio fresca galleggia in superficie perché lei è già assorta. Persa nel mondo dell’autore. Siediti. Potrebbe darti un’occhiataccia, poichè la maggior parte delle ragazze che leggono non amano essere interrotte. Chiedile se le piace il libro.
Offrile un’altra tazza di caffè.

Falle sapere ciò che tu davvero pensi di Murakami. Vedi se sta leggendo il primo capitolo di Fellowship. Cerca di capire che se dice che ha compreso l’Ulisse di Joyce, lo sta solo dicendo perché suona intelligente. Chiedile se ama Alice o se vorrebbe essere Alice.

E’ semplice dare un appuntamento ad una ragazza che legge. Regalale libri per il suo compleanno, per Natale e gli anniversari. Falle il dono delle parole, in poesia, in musica. Regalale Neruda, Pound, Sexton, Cummings. Falle sapere che tu comprendi che le parole sono amore. Capisci che lei sa la differenza che c’è fra i libri e la realtà ma che per dio, lei sta cercando di rendere la sua vita un poco simile al suo libro preferito. Se lo fa, non sarà mai colpa tua.

Ha bisogno di essere stuzzicata in qualche modo.
Mentile. Se comprende la sintassi, capirà che hai la necessità di mentirle. Oltre le parole, ci sono altre cose: motivazione, valore, sfumature, dialogo. Non sarà la fine del mondo.

Deludila. Perchè una ragazza che legge sa che il fallimento conduce sempre al culmine. Perché le ragazze come lei sanno che tutto è destinato a finire. Che tu puoi sempre scrivere un seguito. Che puoi iniziare ancora e ancora ed essere nuovamente l’eroe. Che nella vita si possono incontrare una o più persone negative.
Perché essere spaventati da tutto ciò che tu non sei? Le ragazze che leggono comprendono che le persone, come i caratteri, si evolvono. Eccetto che nella serie di Twilight.

Se trovi una ragazza che legge, tienitela stretta. Quando la trovi alle due di notte stringere un libro al petto e piangere, falle una tazza di the e abbracciala. Potresti perderla per un paio d’ore ma tornerà sempre da te. Lei parla come se i personaggi del libro fossero reali perché, per un po’, lo sono sempre.

Chiedile la mano su una mongolfiera. O durante un concerto rock. O molto casualmente la prossima volta che lei sarà malata. Mentre guardate Skype.
Le sorriderai apertamente e ti domanderai perché il tuo cuore ancora non si sia infiammato ed esploso nel petto. Scriverete la storia delle vostre vite, avrete bambini con strani nomi e gusti persino più bizzarri. Lei insegnerà ai bimbi ad amare Il Gatto e il Cappello Matto e Aslan, forse nello stesso giorno. Camminerete insieme attraverso gli inverni della vostra vecchiaia e lei reciterà Keats sottovoce , mentre tu scrollerai la neve dai tuoi stivali.

Dai un appuntamento ad una ragazza che legge perché te lo meriti. Ti meriti una ragazza che possa darti la più variopinta vita immaginabile. Se tu puoi solo darle monotonia, e ore stantie e proposte a metà, allora è meglio tu stia da solo. Se vuoi il mondo e i mondi oltre ad esso, dai un appuntamento ad una ragazza che legge.

O, ancora meglio, dai un appuntamento ad una ragazza che scrive".


Rosemarie Urquico

Traduzione di Federica Galetto

venerdì 4 febbraio 2011

ELSE LASKER SCHUELER








http://www.poesia.it/servizi/LASKER_SCHULER.pdf



L’ultima stella

Il mio argenteo guardare stilla nel vuoto,
Mai presagii che la vita fosse cava.
Sul mio raggio più leggero
Scivolo come su trame d’aria,
Il tempo in cerchio, a palla,
Instancabile la danza mai danzò.
Freddo serpente scatta il fiato dei venti,
Colonne di pallidi anelli salgono
E crollano di nuovo.
Che cos’è la silenziosa voglia d’aria,
Questa oscillazione sotto di me,
Quando io mi giro sopra i fianchi del tempo.
Un lieve colore è il mio movimento
Ma mai baciò il fresco albeggiare,
Mai l’esultante fiorire di un mattino me.
Si avvicina il settimo giorno –
E la fine non è ancora creata.
Gocce su gocce finiscono
E si sfregano di nuovo,
Nelle profondità barcollano le acque
E si accalcano là e cadono a terra.
Selvagge, scintillanti ebbre-braccia
Schiumano e si perdono
E come tutto si accalca e si stringe
Nell’ultimo movimento.
Più breve respira il tempo
Nel grembo dei Senzatempo.
Arie vuote strisciano
E non raggiungono la fine,
E un punto diventa la mia danza
Nella cecità.




Der letzte Stern

Mein silbernes Blicken rieselt durch die Leere,
Nie ahnte ich, daß das Leben hohl sei.
Auf meinem leichtesten Strahl
Gleite ich wie über Gewebe von Luft
Die Zeit rundauf, kugelab,
Unermüdlicher tanzte nie der Tanz.
Schlangenkühl schnellt der Atem der Winde,
Säulen aus blassen Ringen sich auf
Und zerfallen wieder.
Was soll das klanglose Luftgelüste,
Dieses Schwanken unter mir,
Wenn ich über die Lende der Zeit mich drehe.
Eine sanfte Farbe ist mein Bewegen
Und doch küßte nie das frische Auftagen,
Nicht das jubelnde Blühen eines Morgen mich.
Es naht der siebente Tag –
Und noch ist das Ende nicht erschaffen.
Tropfen an Tropfen erlöschen
Und reiben sich wieder,
In den Tiefen taumeln die Wasser
Und drängen hin und stürzen erdenab.
Wilde, schimmernde Rauscharme
Schäumen auf und verlieren sich,
Und wie alles drängt und sich engt
Ins letzte Bewegen.
Kürzer atmet die Zeit
Im Schoß der Zeitlosen.
Hohle Lüfte schleichen
Und erreichen das Ende nicht,
Und ein Punkt wird mein Tanz
In der Blindnis.










O Dio

Dovunque solo più breve sonno
Nell’uomo, nel verde, nel calice del convolvolo.
Ognuno fa ritorno nel suo morto cuore.
– Vorrei che il mondo fosse ancora un bambino –
E a me sapesse raccontare dal primo respiro.
Prima era una grande devozione per il cielo,
Le stelle si mettevano a leggere la Bibbia.
Potessi una volta prendere la mano di Dio
O vedere la luna al suo dito.
O Dio, Dio, come ti sono lontana io!




O Gott

Überall nur kurzer Schlaf
Im Mensch, im Grün, im Kelch der Winde.
Jeder kehrt in sein totes Herz heim.
– Ich wollt die Welt wär noch ein Kind –
Und wüßte mir vom ersten Atem zu erzählen.
Früher war eine große Frömmigkeit am Himmel,
Gaben sich die Sterne die Bibel zu lesen.
Könnte ich einmal Gottes Hand fassen
Oder den Mond an seinem Finger sehn.
O Gott, o Gott, wie weit bin ich von dir!




Sono triste

I tuoi baci fanno buio, sulla mia bocca.
Io non ti sono più cara.

E come giungesti –!
Azzurro di paradiso;

Alla tua più dolce fonte
Il mio cuore faceva il giocoliere.

Ora lo voglio truccare
Come le puttane il rosa
Appassito dei fianchi di rosso.

I nostri occhi sono socchiusi,
Come un cielo morente –

La luna è invecchiata.
La notte non si sveglia più.

Tu non ti ricordi di me.
Dove me ne andrò con questo cuore?




Ich bin traurig

Deine Küsse dunkeln, auf meinem Mund.
Du hast mich nicht mehr lieb.

Und wie du kamst –!
Blau vor Paradies;

Um deinen süßesten Brunnen
Gaukelte mein Herz.

Nun will ich es schminken,
Wie die Freudenmädchen
Die welke Rose ihrer Lende röten.

Unsere Augen sind halb geschlossen,
Wie sterbende Himmel –

Alt ist der Mond geworden.
Die Nacht wird nicht mehr wach.

Du erinnerst dich meiner kaum.
Wo soll ich mit meinem Herzen hin?













Il mio popolo

La roccia è fradicia
Da cui sgorgo
E i miei inni innalzo a Dio…
All’improvviso cado a precipizio dal corso
E fluisco in me
Lontano, sola sopra lamentosa pietra
Verso il mare.

Mi sono scorsa
Dal mosto-fermentato
Del mio sangue.
E ancora, ancora l’eco
In me,
Quando orribile verso oriente
La roccia d’ossa fradice,
Il mio popolo,
Grida a Dio.




Mein Volk

Der Fels wird morsch,
Dem ich entspringe
Und meine Gotteslieder singe…
Jäh stürz ich vom Weg
Und riesele ganz in mir
Fernab, allein über Klagegestein
Dem Meer zu.

Hab mich so abgeströmt
Von meines Blutes
Mostvergorenheit.
Und immer, immer noch der Widerhall
In mir,
Wenn schauerlich gen Ost
Das morsche Felsgebein,
Mein Volk,
Zu Gott schreit.




Il mio piano azzurro

A casa ho un piano azzurro,
Ma note non conosco.

Sta all’ombra della porta della cantina
Da quando il mondo è perduto.

Lo suonano quattro mani di stelle
– La Donnaluna cantava nella barca –
Ora danzano i ratti nel cigolio.

Rotta è la tastiera…
Io piango l’azzurra morta.

Ah, caro angelo, aprimi
– Il pane amaro ho mangiato –
Nonostante il divieto
A me viva la porta del cielo.





Mein blaues Klavier

Ich habe zu Hause ein blaues Klavier
Und kenne doch keine Note.

Es steht im Dunkel der Kellertür,
Seitdem die Welt verrohte.

Es spielen Sternenhände vier
– Die Mondfrau sang im Boote –
Nun tanzen die Ratten im Geklirr.

Zerbrochen ist die Klaviatür
Ich beweine die blaue Tote.

Ach liebe Engel öffnet mir
– Ich aß vom bitteren Brote –
Mir lebend schon die Himmelstür –
Auch wider dem Verbote.
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