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Traducendo Einsamkeit

STANZE DEL NORD

SCORRONO LE COSE CONTROVENTO di FEDERICA GALETTO

ODE FROM A NIGHTINGALE - ENGLISH POEMS

A LULLABYE ON MY SHOULDER di Federica Nightingale

EMILY DICKINSON

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giovedì 17 giugno 2010

FIORELLA D'ERRICO

John Everett Millais













CICLOTIMIE


Ho una casa in affitto
alla sabbia.
Tutto intorno scava il mare
i muri stanno su per un miracolo
affine alla sindone
- scompaiono, riappaiono -
bisogna crederci di trovarli ancora
quando si torna
e, persino, li desideri.



*



C'è un incavo, un cerchio scuro
un'acqua
raccolta nella pozza della stanza
fra oggetti insonnoliti e
impronte d'aria.
Dentro, una radice spezzata e intorno
i resti
come pesci rossi negli stagni dei parchi.
Sono le parole
galleggianti sulla schiena
scivolate dalla mente
non nutrite
le parole dell'amore assente.



*



Qui, con i miei quattro libri
e nessun gatto da lisciargli il pelo
vivo di viaggi virtuali, rapidi
per le dimenticanze.
Un po' di sangue tiepido
dai cavi sotterranei, in diretta
sullo schermo piccolo
me lo bevo tutto
e parto, ritorno.



*



Avrei da chiedere qualcosa al tempo
e non perché la pelle si corruga, niente
di così banale.
Vorrei conoscere da cosa viene
quel movimento d'onda sul mio lago
a ore esatte e intermittenti
il desiderio di tuffarsi ancora, con queste braccia
stanche dell'aurora.



*



Le onde magnetiche, i cavi
sono entità discutibili
non li vedi
quindi dubiti.
Su di essi serpentinano
i fiati
come un gioco di prestigiatore
appaiono figure
immaginate.
Ci parli.
E' qualcosa, comunque
assomiglia a una vita.




Fiorella D'Errico ©



Biografia:

Fiorella D'Errico vive e lavora a Roma dove insegna Lettere in un Liceo. Dice:
"Ho sempre covato la scrittura poetica, ma solo da un anno vi dedico le mie energie".
Le Poesie qui pubblicate fanno parte di una raccolta inedita.

domenica 13 giugno 2010

POETARUM SILVA - ANTOLOGIA DI PROSA E POESIA


POETARUM SILVA
ANTOLOGIA DI PROSA E POESIA a cura di ENZO CAMPI
A.A.V.V. ed. Samiszdat
Testi di
Alessandro Assiri, Cristina Bove, Enzo Campi, Giovanni Campi, Natàlia Castaldi, Giovanni Catalano, Stefania Crozzoletti, Glo’ D’alessandro, Luigi Di Costanzo, Gabriella Garofalo, Federica Gramiccia, Vincenzo Mancuso, Luciano Mazziotta, Silvia Molesini, Arturo Moll, Gianni Montieri, Andrea Pomella, Anna Maria Salvini, Antonella Taravella, Antonella Troisi.
Post di presentazione su "La dimora del tempo sospeso"qui:
Per acquistare il libro online basta cliccare sul seguente link:
http://www.pchelp.it/Lara/Negozio/index.html

mercoledì 9 giugno 2010

HEATHER MURRAY


Heather Murray's selfportrait (autoscatto) ©



















































Heather Murray ©




Heather Murray è un'artista canadese. Predilige i ritratti , i soggetti, legati alla natura. Potete visitare il suo sito e il suo blog personale a questi link:















































































lunedì 7 giugno 2010

TERESA FERRI

George Dunlop Leslie











E nella penombra



Memoria oscurata di neve che cade
di fuori
e tu dietro i vetri appannati
a specchiare torpori di sogni accucciati nel caldo
di un dire ovattato di ceri e preghiere,
i graffi che dentro erano urla ribelli
di sangue e di zucchero fuso
tra i baffi del gatto sonnecchiante in poltrona.

E nella penombra di fiamme e vapori
galleggia la voce
il sorriso risale
il silenzio s’attarda
a pausare
quei passi nel vuoto
a incidere lembi di un ricordare smarrito
il profumo il bagliore la dolcezza uno sguardo
che ancora qui muto ti prende per mano
e ti aiuta a spezzare cristalli di ghiaccio.

Un niente
ed è pianto,
desolata distanza
al di là di questi vetri
dove non fiati non occhi
disegnano ombre
del già stato o soltanto
sognato sognato
per sempre per mai.









Ronzii




Api

api che ronzano

ronzano circonlocuzioni

intorno alle sinapsi ronzano

in giri voluttuosi di senzaparole

miele.


Frasi
frasi che scoppiettano
su fioriarcobaleno

frasi su fiori

contorsioniste sghembe

d’anfore e d’epifore nell’asola.


Oro, oro di

gialla margherita gialla

dove tutto s’è rappreso il sole

incandescente di furoriamori
e rima che non bacia se non l’acqua

l’acqua che scorre per abbracciare il mare.

Il mare dove

s’inabissa pepita cuore
in trama di coralli e alghe

spinose di veleni e paradisi
cieli
tersi di silenzi puri come

passi nel vuoto

di trapezista ebbro

di bersi tutto d’un fiato l’anima

nuda.









Cesure




Cesure straziate dal ricordo
che respira l’assenza avvelenata

di questo gioco a rimpiattino
dove in filigrana

l’ombra goccia e si rapprende
intorno a un nome

a un gesto

al tuo colore

che svapora e si riforma

in cerchi d’ansia,

giorni a spirale attorti

intorno a un’eco,

scheggia di luce a illuminare
l’angolo più buio di uno smemorarsi

per pause frastornate d’innocenza.

Controfigura d’essere qui e altrove

calco di gesso che il vento senza pietà erode.




Teresa Ferri ©





Biografia:


Teresa Ferri insegna “Teoria e pratica del testo letterario” nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Urbino. Ha scritto monografie e saggi su Alfieri, Manzoni, Pascoli (Pascoli. Il labirinto del segno, Roma, 1976; Riti e percorsi della poesia pascoliana, Roma, 1988), D’Annunzio, Campana (Dino Campana. L’infinito del sogno, Roma, 1985), Quasimodo e Saba (Poetica e stile di Umberto Saba, Urbino, 1984), nonché sul discorso autobiografico Le parole di Narciso. Forme e processi della scrittura autobiografica (Roma, 2003). Sugli scrittori contemporanei Bossi Fedrigotti, Conti, Duranti, Lunardi e Tabucchi sono apparsi diversi contributi in riviste e miscellanee italiane e straniere. Ha curato antologie e ristampe di testi letterari otto-novecenteschi di scrittori abruzzesi(Ciàmpoli, Janni, Marcolongo). Infine ha rivolto la sua attenzione critica anche a poeti e narratori emergenti.

sabato 5 giugno 2010

IL PETALO NELLA NEBBIA






Un piccolo cammeo

Federica Nightingale

martedì 1 giugno 2010

GRETA ROSSO






Martin Beek








DIMORE PRECARIE



1


una lunga camicia da notte a fiori.

una corda.

le venature delle mani.

nessuno saprebbe stabilire quando ho iniziato.

nessuno potrebbe stabilire se ho mai finito.



2


ora dovresti portarmi un libro.

poi un altro.

poi ancora uno.

portare libri ininterrottamente.

fino a murarmi fra due pagine ugualmente usurate.



3


e io troppo a lungo ho pensato.

sottratto tempo al tempo degli oggetti.

il letto mi è andato in frantumi sotto al sogno più lungo.



4


ma io non mi amo.

io mi arrangio con quello che posso.

nel gas denso delle 8 di mattina scaldo il latte.

preparo una colazione che puntualmente dimentico di consumare.

poi succede questa cosa.

una mattina mi dimentico di preparare la colazione.

quando me ne accorgo è troppo tardi.

dove ho sbagliato, qualcuno me lo sa dire?



5


lui risponde non posso farci niente.

gli dice bravo continua pure per la tua strada tanto non importa dove andremo a parare.

lui risponde vedi che urlo come un cane e sono condannato per tutta la vita.

gli dice smettiamola almeno di lavarci se le cose stanno così.

ecco lui risponde.








6


poi rileviamo che le visioni stesse

s'arrestano disfatte e scomposte come in un

fermo immagine mal impostato.



7


io invoco il vetro

invoco le foglie, il tempo e la polvere

che mi siano testimoni

che sappiano, almeno loro,

quanto ogni cosa di me permarrà intatta

in questa stanza, davanti alla finestra.



8


di punto in bianco, decompressi

oltre le bave del sonno

riapparivano i pomeriggi più riservati.

io mi addomesticavo per srotolarli più lentamente

ugualmente ne ricavavo pochi fotogrammi

pochi segni d'unghia o strisciate di polvere

fra un occhio e l'altro.



9


in questa e mille altre

quando le guardiamo

due infanzie riprendono da dove interrotte.

i cespugli si ritirano

l'intonaco sale

noi riacquistiamo quel tanto di corsa che serve

a recuperarne un altro pezzetto.



10


tu che mi mostri cose impossibili.

io che mi faccio scudo con i giorni.

ieri luce.

oggi no.

domani luce.









11


intervalliamoci con immagini meno moleste.

così entrando in una stanza a caso

non rischieremo ogni volta di inciampare negli spigoli di noi

potremo forse traversarla da muro a muro, agevolmente

e immaginare di sederci, accomodare gli arti, conversare.



12


io non uscirò mai.

già gli intrichi di me attraversano porte ogni giorno

per infittirsi in ogni cosa che so fuori.



13


guardami dentro la pancia.

dentro ci tengo

ben in ordine

i torti subiti

accanto al sapore delle torte di quand’ero bambino.

stesso contenuto della testa.



14


l’uso era quello di spillare nuovi elementi verbali da ogni edificio.

così s’inoltravano, palpitanti, incauti, negli stomaci disadattati delle costruzioni,

ne palpavano le funzioni, ne accarezzavano il disuso, ringraziavano

quegli uomini che dimenticano case, piccole colonie, fabbriche

come portachiavi posseduti un solo pomeriggio d’estate,anni fa.



15


i miei anni non si avverano,

non si avvereranno mai.



16


l’unica via per la mia sopravvivenza prevede la traduzione degli spazi in senso piramidale.

mi spiego: basta disporre

tre sedie immobili sul pavimento

sopra le sedie due appliques cieche

sopra le due appliques un lampadario muto.

quindi rispettare il triangolo, in silenzio,

senza premettere che nulla lo turbi.





17


sono cieca

ai miei occhi mancano le pupille

ma non come a un cranio consunto.

piuttosto le sostituisce il degrado del ricordo

così che la vista che m'impone il pensiero

è una vallata rovinata da incessanti frane

dove nessuna radice pretende di porsi a dimora.



18


se provassimo a cucire gli orli del giorno

resterebbero fuori i fili spaiati della sofferenza

quante volte ci siamo detti basta e siamo andati avanti


fuori dalle nostre porte restano ammucchiati i nostri vani sistemi di adattamento

arrugginiti e inservibili.



Greta Rosso ©



Biografia:

Greta Rosso è nata a Casale Monferrato nel 1982. Dopo quindici anni in Piemonte è appena tornata a vivere a Bormio (SO), dove ha trascorso l'infanzia. Scrive da una decina d'anni. Ha pubblicato alcune poesie nei siti NazioneIndiana, Absolutepoetry, Imperfetta Ellisse e sulla rivista Le Voci della Luna. Ha pubblicato nel 2009 Cronache Precarie, il suo libro d'esordio, nella collana Yakamoz dell'editrice Aìsara (Cagliari).

http://www.gretarosso.com/

venerdì 28 maggio 2010

PROGETTO MULTIPOETRY








E’ attivo sulla rete MULTIPOETRY (www.emultipoetry.eu) il nuovo spazio europeo dedicato alla poesia e a tutti coloro che amano esprimersi in versi, promosso dalla Commissione europea.
Su MULTIPOETRY puoi caricare i tuoi clip poetici multimediali, scrivere e tradurre poesie, leggere quelle altrui nella biblioteca poetica digitale, allenare la tua creatività
con il video gioco “poesie sui muri” e partecipare alla scrittura collettiva di poesie entrando ogni lunedì alle 21.00 nella chat room italiana. Ti aspettiamo.



Amitié – progetto MULTIPOETRY

http://www.emultipoetry.eu/

giovedì 27 maggio 2010

JIM WITTEMBERG

"Haunt me in the morning" di Jim Wittemberg © 2010 - Pubblicato e stampato da Subhankar Das - Graffiti Kolkata
Foto e grafica di Tapan Jana






HAUNT ME IN THE MORNING

could you haunt me in the morning?
I'm too tired now
and the words won't come
the words won't come to me

could you haunt me in the morning?
I'm too tired now
and the words won't come
the words won't come to me

they've blocked themselves from
my imagination
they've hidden their images
in a tiny crevice or crack within
my darkened brain

could you haunt me in the morning?
I'm too tired now
and the words won't come
the words won't come to me

could you haunt me in the morning
before the sun awakens?
could you haunt me in the morning
after the ice has covered my windshield
and I must scrape it away?

could you haunt me in the morning?
I might come to life again
and be free
of this lonely fog




POTRESTI TORNARMI IN MENTE LA MATTINA?

Potresti tornarmi in mente la mattina?
Sono troppo stanco adesso
e le parole non verranno
le parole non verranno a me

potresti tornarmi in mente la mattina?
Sono troppo stanco adesso
e le parole non verranno
le parole non verranno a me

Sono state bloccate
dalla mia immaginazione
hanno nascosto le loro immagini
in una minuscola crepa o sono implose
nel mio cervello oscurato

potresti tornarmi in mente la mattina?
Sono troppo stanco adesso
e le parole non verranno
le parole non verranno a me

potresti tornarmi in mente la mattina
prima che il sole si risvegli?
potresti tornarmi in mente la mattina
dopo che il ghiaccio ha coperto il mio parabrezza
e io debba grattarlo via?

potresti tornarmi in mente la mattina?
Potrei tornare a vivere ancora
e liberarmi
da questa nebbia di solitudine





PAPER HEARTS

paper hearts fill
the air

where do they come from? the astonished monster inquires

I cut them out of people chests, replies
the lady scissors

then she cuts open his chest
and his paper heart flies out of reach of his
grasping hands





CUORI DI CARTA

cuori di carta riempiono
l'aria

da dove vengono? chiede meravigliato il mostro
le ritaglio dal petto della gente, risponde
la signora forbice

poi lei gli apre il petto ritagliandolo
e il suo cuore di carta vola via dove le sue mani
non possono afferrare


Jim Wittemberg ©


Jim Wittemberg nasce a Cuba nel 1956. Attualmente vive a Sacramento, California.La sua raccolta "Haunt me in the morning" può essere acquistata tramite Subhankar Das - Graffiti Kolkata - 54 Jatin Das Road, Kolkata-700 029 India
o sul sito http://graffiti-kolkata.blogspot.com/

mercoledì 19 maggio 2010

FRANCESCA COPPOLA

Foto di Federica Nightingale






Lasciarsi

notte da aggiustare con le pinze
fra noi a strisciare o annegare
meglio non dire tendendo le ciglia
al distacco

e quasi ho paura per quello non fatto
giri e rigiri i corridoi, fumando
le mani e per orgoglio stringi
la casacca

avevo avvisato anche la manicure
dello straordinario e invece
s'incrociano per lasciarsi,
le dita.







Con qualche pudore


l'amore resta apparecchiato
agli angoli
quando qualche posata afferra aprile,
mi chiedo/sveglio per non rinunciare

(dirai che c'era il fresco
su stancami, ti prego)

e complico la stanza, il silenzio
le dita

- Aprirsi
e scoprire i rami
s
e
c
c
h
i

dai capelli senza accessori
ai freni

un ritrovo sospeso di maniche
- non sono Anna -



e ci sta bene la mollica al marciapiede
rincorrere la vergogna
appesa al palo








Solo per te, Stella


"è tutto quello che ho Stella
è pulito più di perlana"
copri il tempo, lo senti il ritorno dei gabbiani?


sii felice
e se sveli la morte come eco del sonno
non avere paura, metti una scatola sopra l'altra
e stai attenta alle scale
niente boom dietro le spalle

ma ho pazienza io per te, Stella
senza aspettarmi per forza il legame carico di vizi
e pure un premio per l'alunno del mese
se vuoi ti stringo le ossa più d'una fede
sotto i raggi chiusi fra le nuvole







26 notturno


Mi scivola una città dalle ginocchia
col dito fra le pieghe della gonna
m'innamoro ogni giorno tra un inchino
e un copricapo, baciando l'acqua
e l'immagine non riflessa
di quel poco che rende il cuore

M'innamoro di un nome, di un odore
fermato tra le unghie
solo otto piani da percorrere






Non è lei


certo che poi chiedere sviluppi
se ci sono motivi per cui
giri attorno alla sedia, ma non ti adagi
allarghi i perimetri e contempli gli estremi

poi aggiusti ogni ciuffo che non è bianco
cerchi distratto e ti senti emozionato
- non è lei - a ridarti quel graffio
/tessuto vivo ma decisamente perfetto/

più in la, trovi me
in qualche sbuffo di papavero
che tenta di allungarsi al tiepido



Francesca Coppola ©




Biografia:

Nasce in provincia di Napoli, lì risiede e studia per diventare addetta ai beni culturali. Adolescente inquieta e solitaria, ben presto si sente attratta dalla penna e dalla moltitudine di fogli che può macchiare, sfoghi estemporanei che restano come righe di un diario molto personale, talvolta raccontato alle amiche, più spesso nascosto e strappato.

Solo verso i vent’anni, la scoperta di internet e dei vari forum riaprono vecchie ferite e con esse la voglia spasmodica di scrivere, una necessità di espressione che la porterà a scrivere negli ultimi sei anni più di seicento testi che trovano nell’amore e nelle sue sfaccettature il tema predominante; la forma dei versi attraversa fasi decisamente opposte da quella più semplice e armoniosa a quella più sintetica e a scatti, da quella passionale a quella definita più volte surreale .

La scrittura apre mondi inimmaginabili specie a chi ha troppa fantasia e scarsa adattabilità, a chi si sente troppo diversa e la realtà appare una strada univoca; l’inchiostro crea barriere calde e accoglienti, i muri seppur di gomma proteggono la sensibilità e Francesca proprio come in un puzzle cerca di mettere insieme i pezzi di una vita, scorie e brandelli non sempre pienamente visibili o percepibili, colorando l’insoddisfazione e la curiosità ogni giorno solo per lasciare un segno e resistere.

lunedì 17 maggio 2010

IRENE ESTER LEO - POESIE DA "IO INNALZO FIAMMIFERI"

Irene Ester Leo - dalla Mostra on-line "Essence de rose"






Radici




Strettoia di pelle, mani forti di cent'anni
intrecciano le radici cui il succo del tempo
bevve l'angoscia.
Ci litigheremo le scarpe, poggiate sui muri ad asciugare,
con il sole dell'estate di San Martino,
quando l'età sarà volata indietro.
Saremo soldati semplici con
una moneta di pane vecchio nel taschino,
e succhieremo il tuorlo del sole,
deposto nel nido asciutto
di una piccola misericordia.




Dogma

Quanto più leggermi è diventare straniera alle perline di pietra,
collana pesante da legare all'andatura,
quanto più rivolto la pelle, che è sotto il sangue coi suoi lacci vivi,
fino a sentire tirare le gambe e le nocche, arricciarsi le pupille,
sfilacciarsi i polmoni,
secernere anima collosa,
quanto più mi decompongo queste ossa in azzardi
e li ricerco in tessere affinate alla Rubik,
quando mi apro la gola per vomitare fuori
un fiamma erosiva,
quando mi avvicina alla morte
ed infierisce con un cucchiaino freddo
infilato tra le costole pregustandosi me,
solo allora io segno
la sua verità.



Presagio

La polvere è l'ansia della spina
che cade piano dentro le cose morte,
prima dell'affondamento nella voce.
Ho ingoiato tutta la tua polvere
lungo il passo incerto spogliato,
ma negli occhi solo ora nacquero
appena tu le scartasti con parole a punta,
rose dal bouquet lungo, omologate ai sensi altrui.




Assenzio

Se l'acqua lava ciò che penso,
forse un iris nasce tra quel fango, dopo.
Chiara la notte senza sangue e corpo, a volte
è la mia mano,
pesante lama che ti offende mio amato sempre.
Ma non c'è occhio cieco tra le ciglia del grano morto,
l'onda ferrosa della vita attanaglia la lingua
ed io lo so che tutto è.
Da quassù le orme dell'invisibile
sono mie.
Stelle laconiche di tempo
abbottonate tutte sulle maniche.
Spilli che reggono il gioco della prossima estate.








Irene Ester Leo © da "Io innalzo fiammiferi" - Edizioni Lietocolle 2010




Biografia:





Irene Leo:Classe 1980. Ha esordito "ufficialmente" nel 2006 con "Canto Blues alla deriva", Besa editrice. È presente su "Tabula rasa 05", rivista di letteratura invisibile nella sezione Poesia e su alcune antologie, tra cui "Verba Agrestia" 2008 e 2009 e "Il segreto delle fragole" 2009 , entrambe LietoColle edizioni.Nel 2007 ha ricevuto dal Teatro di Musica e Poesia "L'Arciliuto"di Roma il riconoscimento in "Kagolokatia".Sue liriche sono state recentemente inserite nella rivista letteraria "Incroci" diretta da Lino Angiuli e Raffaele Nigro, giugno 2009, Mario Adda Editore. Collabora con il quotidiano" Il Paese Nuovo" per la pagina culturale.Ha pubblicato "Sudapest" (Besa editrice, 2009).


sabato 15 maggio 2010

GABRIEL OLEARNIK, POESIE SCELTE IN TRADUZIONE

Arthur Hughes




Vi presento un assaggio delle mie traduzioni del poeta anglo-polacco Gabriel Olearnik. Al link




potrete trovare una rosa completa di poesie tradotte.

Ringrazio Chiara De Luca per l' ospitalità al mio lavoro, nel suo blog delle Edizioni Kolibris.



§



As the long days

As the long days of May draw out
I hear the azure cry of wandering birds
which call me to depart my native land
and recall a distant love.
Dour, my face fallen and neck bent:
both tender song and the hawthorn's flowers
are no dearer than Winter's ice and frost
The true king has blessed me
and shaped a longing for this distant love
but each pleasure is a doubled blow
for she is so very far away.
Ah! If I were a pilgrim
I would bring my staff and hooded cloak
before the fairness of her eyes.
Oh, how great my joy will be
when I ask for her hospitality
for the love of God it is given me
and at her pleasure her guest will be
close, though from a distant land.
In that far court, I shall sit beside her beauty
and draw sweet words from her mouth.




Nell’allungarsi dei giorni

Nell’allungarsi dei giorni di Maggio
odo l’azzurro pianto degli uccelli erranti
che mi chiamano a distaccarmi dalla mia terra natìa
e a ricordare un lontano amore.
Cupo, il mio volto caduto e il collo piegato:
sia la tenera canzone che i fiori di biancospino
non sono più cari del gelo e della brina d’inverno
Il legittimo re mi ha benedetto
e ha forgiato la brama di questo perduto amore
ma ogni piacere è un doppio colpo
poichè lei è lontanissima.
Ah! Se fossi un pellegrino
porterei il mio bastone e il mio tabarro
dinnanzi alla leggerezza dei suoi occhi.
Oh, quanto grande sarà la mia gioia
quando le chiederò ospitalità,
per l’amore di Dio che mi è stato dato
e per il suo piacere sarà il suo ospite a lei accanto,
benché da una terra remota.
In quella corte distante, siederò di fianco alla sua bellezza
e attingerò dolci parole dalla sua bocca.




The Last Pagan

There are varieties of death
and types of life
as many as the flowers of the field
for the life of man is a flower of grass
and death is the withering of that flower
and death is the failing of the glory
each death is a falling glory
and life is a fading glory
of grass
blessed be the god of the grass
of green and growing things
blessed be the master of the harvest
who buds men in the bellies of women
whose heralds are the angel in the barley
and a white wind fluttering the rye
I came from the fields
soil the colour of peppercorns
the air was filled with their scent
I stood splashed in sunlight
soaked in the silence
of my first withering
until the wind rose up
I saw a rush of air which brushes the rye
and it was something like speech
words terrible as armies
burning as battle, hot the heat of it
hearth-hungry, hewing fire;
as red as a ruined rout, raging, ravaging
fire in the fields, my flower
and a burning in the rye
three fires
one of barley
one of rye
one of pure silver


L’ultimo pagano

Ci sono tante varietà di morte
e tipi di vita
quanti sono i fiori del campo
perché la vita dell’uomo è un fiore d’erba
e la morte il rinsecchirsi di quel fiore
e la morte è il fallimento della gloria
ogni morte è una gloria che cade
e la vita è una gloria sbiadita
d’erba
benedetto sia il dio dell’erba
del verde e delle cose che crescono
benedetto sia il padrone del raccolto
che fa germogliare gli uomini nel ventre delle donne
i cui araldi sono gli angeli nell’orzo
e un bianco vento a scuotere la segale
Venivo dai campi
il suolo del colore dei grani di pepe
l’aria era colma del loro profumo
Restavo immerso nella luce del sole
Intriso del silenzio
del mio primo annichilire
fino al ribellarsi del vento
Vidi l’aria correre a spazzare la segale
ed era qualcosa come il linguaggio
parole terribili come armi
brucianti come la battaglia, rovente il suo calore
focolare affamato, fuoco che spacca;
rosso come una rovinosa disfatta, furioso,devastante
fuoco nei campi, mio fiore
e incendio nella segale
tre fuochi
uno di orzo
uno di segale
uno d’argento puro



Poesie tratte da "Amor de Lonh" di Gabriel Olearnik ©

Andromachebooks, 2009

Traduzione di poesie scelte di Federica Galetto ©

consultabili qui:

martedì 11 maggio 2010

LUIGI DIEGO ELENA

Irving R. Wiles








Toucht


Non ci sono più finestre veglia lungo il sentiero di queste stelle in cero

è notte anche per questa estate ne ho vedute per tracce a dimora tante.

E la pazienza è rispettare questi grappoli tondi sul ciglio appena messi

quasi appesi a terra con due pinze d’erba al collo della prima gardenia data.

Le labbra lucide in due calici da posacenere ai mozziconi ancora accesi

e palpebre da ultimi lampioni il bouquet al passo di due lucciole innamorate.

Laggiù sino ai miei occhi due gabbiani a guardia della marea che monta

mentre l’orizzonte teso è un arco che fa il cupido dei segreti sotto i piedi gli stessi.

Un album si sfila le sue vie piazze e monumenti quella carta velata in flash archivi.

Toucht e una parete libera steli e foglie.



Verso da verso


L’orizzonte sipario per un sole all’ultima replica poi spento piombo l’opaco silenzio.

Spada la rete ch’allunga e ritrae nel serale alle spalle si spinge da quello tacendo.

Lobo illusione quest’ora si disfa intenzione una arrotolata vela come calza spaiata.

Sarà il buio a sapere in un altro quadrato che non vedi ma c’è l’uno per l’altro.

Un giorno più un giorno verso da verso nient’altro.



Mano su mano


Assenze da rintracciare quel che della legna gracile evade dal camino e t’assomiglia

in quel che il rosario sa sgranare nel cogliere da ogni corona un osso d’oliva solo questo.

Apri gli occhi e raduna tutto come la cantilena chiede per la sua arte velo del vento.

Mano su mano chiudi osservo.



Luigi Diego Elena ©

giovedì 6 maggio 2010

FEDERICA NIGHTINGALE INTERVISTA FEDERICA GALETTO

Ramon Casas










Cos’è per te la Poesia?

E’ l’arte del sentire, il bisogno di esplorare diverse vie di comprensione, attitudine vorace al dettaglio e alla natura umana. Poesia è glorificare il quotidiano, spezzettarlo e passarlo al setaccio, è ribellione, denuncia, una ragione di vita che si espande senza fermarsi mai. Ma soprattutto è un viaggio dentro noi stessi, la consapevolezza di noi e del mondo.



Quando scrivi? Ci sono orari o abitudini legate alla scrittura?

Scrivo in genere quando sento di avere qualcosa da dire e questo significa, in termini pratici, quasi ovunque e in ogni momento ne senta il bisogno. Mi piace scrivere al crepuscolo; l’ora del passaggio fra il giorno e la notte mi dà una strana energia difficilmente controllabile. Se non posso fissare i miei pensieri su carta o pc trattengo dentro ogni singola parola cercando di non dimenticarla. In genere prima del sonno mando versi a memoria, ripetendoli come mantra per ricordarli poi la mattina seguente. Ma questo avviene anche durante il giorno.



Cosa ha acceso in te il Fuoco della Poesia?

Ho iniziato a scrivere Poesia nell’adolescenza ma a dire il vero non avevo ancora in me alcun Fuoco bruciante. Volevo scrivere, amavo scrivere, e a dire il vero la narrativa mi attraeva molto più della Poesia; tutto cambiò quando conobbi Shakespeare. Da quel momento capii che esisteva qualcosa di superiore che poteva prendere l’animo di uno scrittore e rivoltarlo come un guanto, così come poteva prenderlo e strizzarlo come uno straccio vecchio o innalzarlo fino a vette altissime. L’amore per la lettura e per la lingua inglese, fecero il resto. Ma trascorrevo molto tempo ricopiando testi di autori che amavo. Ho copiato a mano due volte “Orlando” di Virginia Woolf e molte poesie di Pablo Neruda, un autore che amo visceralmente, come fosse parte del mio stesso corpo, Emily Bronte, i racconti di Cechov e Katherine Mansfield.



Quali autori prediligi e perché?

Domanda da un milione di dollari, questa. Ho sempre letto molto e di tutto, tanto da crearmi una gran confusione mentale, ma se dovessi citare alcuni autori non esiterei a citare Shakespeare, Eliot, Katherine Mansfield,Virginia Woolf, Emily Dickinson e tutti i classici dell’8/900’, in particolare dell’area anglosassone; ho una predilezione anche per i Romantici tedeschi ma il mio cuore è con Wordsworth, Blake, Keats, Coleridge….e Giacomo Leopardi a pari passo con Eugenio Montale e Pablo Neruda. Sono molto curiosa di tutto, ma non amo le stravaganze letterarie. Le tollero in funzione di una necessaria sperimentazione.



Vorresti citare qualche autore di Poesia del nostro tempo che ti piace particolarmente?

Ce ne sono diversi e qualcuno non c’è più ma senza dubbio Francesco Marotta, Alessandro Ceni, Enzo Campi, Pasquale Vitagliano, Roberto Sanesi scomparso nel 2001, Francesco De Girolamo fra gli altri; e poi tante donne dalle voci splendide come Claudia Ruggeri, Rossella Tempesta, Anila Resuli,Viviana Scarinci, Lucianna Argentino, Irene Ester Leo e molte altre. Ammiro anche molto David Blaine, un poeta americano straordinario con il quale spesso lavoro alla traduzione di testi poetici.



Quanto ha pesato per te la traduzione nel comprendere e amare la Poesia?

Molto. Tradurre mi porta in mondi paralleli che mi rimarrebbero altrimenti sconosciuti. Ho iniziato a tradurre molto giovane, scoprendo presto quanto gratificante sia portare alla luce della propria lingua madre un testo con radici estranee alle proprie. E’ come riscrivere daccapo un testo seguendo le linee guida dell’Autore e renderlo accessibile. E’ come riscrivere l’idea d’origine, una nuova creazione, ma fedele al pensiero dell’Autore. Esaltante. Tradurre è respirare il fiato dell’Autore.



Quale libro di Poesia tieni sul comodino?

In genere ne tengo più di uno ma sempre, onnipresente, Ossi di seppia di Montale. E attualmente, “Vertigine lieve” di Sabina Naef e “Risvegliarsi a questo” di Enda Wyley.



Cosa chiedi alla Poesia e cosa ti dà?

Chiedo Verità e Bellezza, Giustizia e Compassione. Mi dà tutto questo e molto di più, la consapevolezza dell’interezza e della disgregazione dell’Essere, la Passione, il Risveglio, lo Sturm und Drang.



Come nasce una tua poesia?

Dall’osservazione, dai dettagli, dai gesti usuali. Dalla “pancia”. Da ogni cosa.



Come definiresti la tua poetica?

Quando scrivo io batto la parola, nel senso che ho desiderio di dominarla; in genere la mia poetica è il risultato di una lotta a mani nude, senza esclusione di colpi, e può quindi essere a tratti spigolosa; sa essere morbida e lieve solo mantenendo una nota di selvatichezza. Se fosse un fiore sarebbe un’erica di brughiera, per intenderci.



Perché scrivere Poesia oggi?

Scrivere Poesia non è un’attività proficua, non è salutare perché praticata per lo più da fermi e al chiuso, non è popolare; ma è un salto di qualità dal valore inestimabile per chi crede fermamente che la Bellezza, la Speranza esistano ancora e voglia testimoniarlo al mondo; insieme alla forza determinata della parola la Poesia può scuotere le coscienze e aprirle verso nuove prospettive. Oggi più che mai c’è bisogno di questo.



Cosa deve suscitare in te una poesia?

Tutto il possibile. Se quando leggo qualcosa non mi si allertano almeno la metà dei sensi, allora qualcosa non va. Sono molto selettiva e credo che la Poesia sia una cosa seria, una forma d’Arte di altissimo valore e non mi piacciono le cose raffazzonate e spacciate per Poesia, le sperimentazioni bizzarre fini a sé stesse, le cadute di stile e di gusto, la mancanza di struttura corposa e solida, l’utilizzo della parola che sfocia nell’esibizionismo o nell’autocelebrazione senza dire niente. Mi piace la ricercatezza,questo si, ma supportata dalla semplicità di visione del mondo e dallo scavo interiore profondo.



Hai un sogno nel cassetto?

Si, essere letta dagli studenti, nelle scuole. Amata o odiata non importa. Amerei essere il tormento per tutti quegli studenti che dovessero portare ad un esame le mie poesie.



Un verso che vorresti aver scritto tu?

Alcuni versi tratti dalla poesia Corno Inglese, da Ossi di seppia di Montale:

“….E il mare che scaglia a scaglia,
livido, muta colore
lancia a terra una tromba
di schiume intorte;
il vento che nasce e muore
nell’ora che lenta s’annera
suonasse te pure stasera
scordato strumento,
cuore.”



Un omaggio di tuoi versi ai lettori de La stanza di Nightingale?

Ma cosa farei senza pane da scrivere
E senza vuoti da riempire se solo
queste nuvole arrabbiate non costruissero
per me le catene
Alle guglie impiegate come arpioni
Di pensiero e intelletto
Nella ragione avversa di ciò che mi rimane
Qui seduta al dolore dello stallo
Mentre i pettirossi continuano
a tornare da me
E io porgo loro la mano senza semi




Federica Nightingale





martedì 4 maggio 2010

MARINA RACCANELLI

Gertrude Kaesebier






Sabato, domenica, lunedì

Sabato è il giorno più strano -
che ai tombini tracimi la marea
o scivoli il turista incauto su nastri d'alga -
fermo sul ponte, il barcaiolo del Ghetto
manda un pigro richiamo:
gondola, signori! - ma non c'è il ferro
i rabbini stringono cinghie alle braccia
dondolandosi nella Beit Chabad
sul canale, i gabbiani più crudeli
non si accontentano del pesce gettato -
uomini in stormi neri strusciano i piedi
su masegni gelatinosi
sabato è giorno di litanie nel Ghetto
fra gigli stagnanti attendono i preti -
donne frenetiche si sporcano le mani
separando nero e bianco, polvere e cibo
nella vecchia cucina mia madre
impasta farina, zucchero e uova
sabato mattina concentra in un punto
omissioni e disordini, precipitano alla rinfusa
lenzuoli a palla, limoni marci, angoli incrostati -
ciò che avrei dovuto – e non ho fatto - mi spinge
a cercare equilibri precari
sabato a mezzogiorno oltrepasso
il ponte che sospinge mondi diversi
è cesura di tempi e luoghi, urta le sponde -
nel pomeriggio torno da te, ad ascoltare
l'orgia dei suoni mistici, l'acqua lustrale
del pianoforte suonato da vivo
le bollicine del prosecco si sposeranno
con i capricci, le sarabande, i rondò
prima che il vapore di sangue dal cielo
liquefatto cada nel nero sotto il ponte
e se ne vada il traghettatore bugiardo
ci sarebbe il tempo, forse
di bisbigliare all'orecchio parole
che non osiamo pensare
aggrappati al silenzio, sui bordi


Domenica non oso pensarTi
nella città che ha profilo di chiese
ventre trafitto da pali
a sorreggere mura lievi, campanili smorzati
cupole in forma di mammella
con croci greche
ricordo ceneri scarse, attese
ossessionate da parole colpevoli
invano respinte -
emozioni a onde, sospese oltre
l'apice spumeggiante:
ricadevano nel non senso
di mantra e precetti random
le cripte bevono acque amare
i mattoni dei chiostri sono sempre più verdi -
nella città con absidi orientate a est
cortine d'oro, marmi ad incastro
voragini struggono le fondamenta
folle senza sguardo calpestano tombe:
è domenica di cibi falsi
souvenirs unti e gondole in fila indiana
nella Casa di Dio,
figure estreme in silenzio:
elusivo fra nuvole
e orizzonti di Dolomiti


Lunedì, illusorio principio
in circuito s-finito -
i bambini vanno all'asilo con cantilene
portali inghiottono gli scolari
in grumi di suoni
il battito dei ritardi scolla le suole
da masegni ancora notturni -
le speranze, tatuaggi e sgorbi di teschio
tra filari di ortaggi e fiori di zucca
pensieri di plastica, sacchi pesanti
picchiano i tacchi nel mercato -
vapori di nebbia si alzano
da barche stracariche, rase


a mezzogiorno, una voce antica scava
nel fango di mille inverni -
i giardini di allora sono rovinati
le vite degli esuli, senza senso
le anime si allontanano da se stesse
in processioni di ombre
lunedì sera, lezione di gospel:
i ritmi del coro rompono il buio
si smemorano nel gruppo le voci sole
ogni scoria giunge al punto di fusione -
unità e armonia come onde


Marina Raccanelli ©



Biografia:


Marina Raccanelli, nata a Fiume, vive a Venezia fin dall’infanzia. Nel 2004, per la Oceano Edizioni, è uscita la sua prima raccolta di poesie dal titolo “Variazioni in blu”; nel 2005, Firenze Libri ha stampato “Vento di stelle fredde“. Si è classificata seconda nella seconda edizione del Concorso internazionale di poesia “Montagna viva”; è presente in diverse antologie , fra cui “Il segreto delle fragole – poetico diario 2005 e 2007″ (Editrice LietoColle), “Navigando nelle Parole” vol.11 (edizioni Il Filo), alcune antologie ed E-book promosse dal sito Poetilandia, ed altre.
Partecipa al blog letterario collettivo “Via delle belle donne”; le sue poesie sono pubblicate in alcuni siti e blog. Il suo blog personale si chiama “Parole in viaggio“.

venerdì 23 aprile 2010

DICHOTOMIA STERILE NEI CONTRAPPOSTI









Dichotomía sterile nei contrapposti

I

Dichotomía sterile nei contrapposti
mi pare segnare senza senso univoco
Camminavi le scarpe con tacco a rocchetto
spinto su caviglie mosse
e quei capelli filati di scuri bianchi in lunghezze
Fossero mai state le mani tozze
a impreziosire la tua stizza sedata
o i miti sguardi d’ortica sulle parole
che irretivano i deboli e sfidavano
gli sprezzanti compiaciuti
Era come sistemare botti nella roccia
sfregando legni interni senza toccarli
Poi le risa confuse attorno alle rughe
quelle d’espressione impresse dal piombo
futile dei denti
S’avvedeva un gesto mansueto sulle spalle
e risse d’occhi spulciavano brevità di respiro
Che sapevi la vita ringhiava e tu ne facevi arma
dai manipoli astuti a stringer mani fragili
comprimendo tentazioni innocue
da rivestire con fini
No, non trasparivano le pieghe profonde
Era un insolita danza tra la fronte bassa
e la bocca sempre socchiusa
Ma nessuno, quasi, pareva sapere


II

Le successive distanze non giacevano al loro posto
Sembrava che fossero stanche di perdersi
e mordersi la coda nello stesso girotondo
Affinchè vi fosse un segno di cedimento amicale
restammo sedute alle panche di pietra sbirciando
le metriche dei silenzi

serbavo una incomprensione in me
intera di ciò che vedevo e sentivo


III

Educami ad inveire senza arrossire
Con la voce asciutta e senza tono
Di taglio dritto al bersaglio
Che credimi non vedo
Da qui le ombre s’infittiscono alquanto
E sai, vorrei poter parlare senza udire
i coperchi e il baccano che fa il tuo
corpo nel cappotto
imparare a distinguere vero e falso
solo guardando l’erba
Rapporto ogni mio dettaglio ai tuoi fuochi fatui
Rimescolo e rimescolo
Dichotomía sterile nei contrapposti
Senza uscirne vi(v)a


*

Mutazioni

In un filo d’acqua scendono le cose
Ricami ritmici diffusi
Costellate siepi di ginestrone
estirpate e lucide nel grigio stupito
di coltri nebbiose

Involtolate

ai passi corti del giorno
senza ancora lena
S’intromettono gazze e corvi
trasportando suoni d’ovatta

(e allora mi chiedo)

se il melo selvatico
s’invaghisca tremulo dei suoi fiori
appesi senza esser visti
se parlano le ortensie alle viole
come distese nel letto a confessare

Chiarori millesimali fusi nei rami
come allodole non ancora giunte
fuoriescono dai vetri

(che non so mai)

se siano essi specchi d’anima a ritroso
o becchi d’ uccelli nel fogliame
fenici rinvenute per mio tormento
o evoluzione in alto
complesse stirpi di nobili e accattoni
fin sotto la mia finestra.


*

Della noia

Della noia non cavalco che il dorso
Avrei certo sempre pensato di crearne
altra da impastare ai molli giunti dello
spirito come si fa con i piedi nel fango
quando piove
ovviando al termine del salto in punta di piedi
Ma sono fisse dimore i pantani scoperti
e canestri le ore di un tempo restio ai cardini
di scambio
apro la bocca e le mani ingoiando senza masticare
afferrando senza stringere
poiché piegata è la rima dei secondi
senza ristoro e luci
m’imbatto nei prologhi di questo mio disordine
a sbriciolarne contenuti
per essere sapendo di non esserci
per credere d’impossessarmi quando
nulla è possesso

[la nuit (la notte)
l’ennuie (la noia)]

Cardo notturno/diurno
Le sue spine inflitte
Mi rendono capace di
parlare solo ai fiori
pronunciando le stesse
vocali in confusione
di significati di-versi


*

Mi rimandano ai corsi d’acqua le strade
Colme di sentinelle empatiche
Ricerco nelle mosse svelte dei rivoli
incontenibili strozzature di occhi
Che vedevo essere mie e tue nel ventre
Plesso avvinto erano le giornate di rottura
e invadevano come l’aria nitida un moto
deserto
Le gocce immobili lasciano un cerchio
schiudersi attorno
Mostrano le vere insidie
Di quando eravamo foglie imbevute
stracche di voli in assoluto
Restami accanto nel perdurare dei minuti
Costretto a me come coperta di corpo
Mi infiamma la tua pelle senza scudo
Gratta l’impossibile questa notte
Tra piedi e mani sperduti al bivio
ti servo il mio pasto caldo
degradando nei colmi di giunchiglie

Sulle foglie crasse e i frutti carnosi
garantiti dall’umido soverchio
che una polvere glauca ricopre




Testi di Federica Nightingale ©
Immagine di Edmund Tarbell
Musica Evanescence

martedì 20 aprile 2010

ROBERTO SANESI


Roberto Sanesi (Milano, 18 gennaio 1930 – Milano, 2 gennaio 2001)



Propongo alcune poesie di Roberto Sanesi, critico, scrittore, poeta e saggista, traduttore finissimo, studioso della cultura anglosassone è stato traduttore fecondo di Thomas Stearn Eliot, di Dylan Thomas, di John Milton, di William Butler Yeats e di Walt Whitman. Le sue opere poetiche sono state tradotte in diversi paesi d'Europa ed in America. Considerato una delle più originali e intelligenti voci della poesia del secondo novecento inizia la propria attività letteraria e di critico d’arte nel 1951 attorno alla rivista “Aut Aut” diretta da Enzo Paci. Nel 1957 fonda le Edizioni del Triangolo. Nel 1960 gli viene assegnato il Byron Award per l’Europa ed è invitato dalla Harvard University
Fonda e dirige negli Anni ’60 la collana Piccola Fenice per l’editore Guanda. Dal 1970 al 1975 è Direttore Artistico di Palazzo Grassi a Venezia. E’ considerato uno dei maggiori interpreti della cultura anglosassone. Si è occupato di teatro in forme diverse: ha collaborato alla Piccola Scala e al Piccolo Teatro di Milano; come regista ha curato per la Radio Svizzera Italiana adattamento e regia di Enrico V e Riccardo III di Shakespeare e Doctor Faustus di Marlowe; è autore del libretto per l’opera lirica Da capo, con musica di Gaetano Luporini, andata in scena al Teatro del Giglio di Lucca nel 1987. Dagli anni ’60 esegue opere di “scrittura visuale” (cfr. Visibile, Book Editore, Castel Maggiore 1991), esponendo in Italia e all’estero. Muore a Milano, nel gennaio 2001.




Da "Alterego & altre ipotesi" (Munt Press, Samedan, 1974)
(Seledizioni, Bologna, 1982)

Alterego

Alterego, sberleffo, sfarfallìo docente
con una lunga marsina grigio-luccio,
il mio vecchio
maestro filisteo di silenzi inserisce
il suo profilo congegni di specchi infallibili,
ràpido
insinua piccole mani in un argento opaco,
e ne trae
minuscole anime cave, leggèri
bastoncelli strappati al sambuco, che colano
pallidi inchiostri viola, un archivio
d'ossessionanti analogie.
L'es-senza,
l'id-entità s'organizza in autòmi ceh vanno
a disporsi in rimandi, allusioni, fiorite
citazioni e commenti a piè di pagina,
e in suoni
e segnali scompigliano (logica
congruenza) i capelli accademici, crollano
da organi invisibili.
Il vecchio
Alterego, maestro di cappella,
ghigna candidamente dentro un libro
di nevi violentate.


Da "L'improvviso di Milano" (Guanda, 1969)


Verso l'inverno.

Sempre in accordo con la mala cosa
le canne del bagno risuonano
di pomeriggi fauneschi, e la paura
tutta sghimbescia come un allegro bastardo
fa il verso a un piovasco di secoli. Ora
non posso più dubitarne: quest'Europa trotta
verso l'inverno con un piede solo.



Il martin pescatore

A colpi d'ala ho visto
ridurre una nuvola al grafico
d'una sezione di nuvola, segmenti
tratteggiati d'azzurro e la parola cielo
scritta a inchiostro di china al limite più alto:
mi sono
chiesto come potesse muoversi in ascissa
su quelle alture geometriche se il vento
aveva già deciso la sua direzione.


Epigramma

Tranne l'arte, che è già da tempo dannata
dalla curiosità degli inferni o dall'indifferenza,
gli angeli mi disturbano, ma
non mi colgono mai di sorpresa quando vengono
a offrirmi frutta di cera perfettamente imitata.
Quanto a me preferisco una mela bacata
alla loro solenne, presuntuosa pazienza.


Da "Rapporto informativo" (Feltrinelli, 1966)


Arco di luce

Traccia un arco di luce alla finestra, un volo bianco
di passeri, inverno, che non rifuggono mai
da queste mura, e un fiore bianco, una natura morta
nemica fatta a immagine di noi. Rifiuta il fuoco
snello sopra le alture, il bucaneve
di Dio, ma esisti con gli oggetti, unisci
filo a filo la favola e l'idea, aria di libertà
creata e ricreata a un solo scatto
dei tuoi rami pesati dalla neve. Ascolta
come il silenzio brulica alle imposte, e come geme
la pietà in questo freddo. Se Minerva
non discende la notte coi sinistri
occhi d'intelligenza, accuseremo il cuore
della sua gravità che ci conduce al centro della terra.


Da "Il feroce equilibrio", (Guanda, 1957)

Les poètes levent des mains (a Sergio Dangelo)

Lungo la riva con occhi di ferro, in assalti di ruggine e sale,
i poeti ora levano mani accennate soltanto in un verde di teneri fuochi,
capelli spinosi venati di linfe, tre cactus di polpa impietrita, tre rami
che spingono al cielo una gotica accusa di sintesi mai contraddette,
di analisi in punta di spillo profonde a sanguigna in ferite incruente,
nel derisorio disordine dell'acqua e della polvere. Eppure due su tre si salveranno
quando una trepida vegetazione di mostruosi agnelli proporrà la resa
e la farà firmare decretando infranta l'ipocrita alleanza del gesso e dell'ardesia,
e il ladro volerà alla sua sinistra con i versi di Dylan nella tasca,
e Fortebraccio suonerà la tromba asciugandosi il naso in un sudario.

Roberto Sanesi

sabato 17 aprile 2010

PAOLO BREVIARIO



Lubin Baugin




Cimitero di Zibello


Nei piatti campi interseca
un filare di pioppi austeri
Corazzieri delle nebbie
Rami tuffatori del cielo
sul cui tronco s’inerpica
tenace il muschio dei fossi
Quadrilatero affacciato
sull’arboreo corteo
Dalle urne di cemento
come corvi sulle mura
sorvegliato scrigno
d’umane spoglie
Sul muro d’ingresso
Un Cristo barba e spine
Disegnato a carboncino
Palpebre calate alita:
“Ovun… Andr …
Qui Torner…!”
Friggono umide preghiere
scorre l’oblio lubrificato
lungo lapidi di foto segnaletiche
Istanti braccano i ricordi
Piombano sul cuore smarriti
come anticorpi alla ferita
Membra familiari amputate
Ove aleggiano gli spiriti
Inseguono le orme
sulla bianca ghiaia
l’ombra della gioventù
arresasi sul cancello.



*


Rondini


Siamo due rondini con lo zaino.
Cacciamo gli istanti che volano.
Facciamo scorpacciate di tempeste.
portando nel cuore eterne primavere.



*



I caraibi del mio cuore



Il cuore corre

Attraversa il ponte sul Po

Si protende sulla sponda del tuo

Percorre tutto l’abbracciodotto

Granturco girasole erba medica

Serre campi e fattorie

Nubi e ombre sole e cielo

Volano i battiti

Sventola il foulard stretto ai ventricoli

Motore di sangue che mastica ritmi

Si contrae e si distende

Nella sua pozza purpurea

Lanciato a tutta velocità

Verso le palme delle tue mani

I caraibi del mio cuore




Paolo Breviario ©



Poesie tratte dalla raccolta "I caraibi del mio cuore" - Edizioni Il Filo

e "Tunnel di rimmel" - Aletti Editore

mercoledì 7 aprile 2010

GIUSEPPE BARRECA


Caroline Marechal





Le ragazze che passeggiano…




Le ragazze al passeggio, le gonne corte
e i profumi del supermercato,
galleggiano nei portici autunnali.
La vita allora forse sembra sorridere
al vecchio che cammina tra le ragazze
e cerca solo un’occhiata, un sorriso,
un’emozione scordata da rinverdire.
Il venditore di bigiotteria
non sa quel che vende; il pomeriggio è lungo,
e i braccialetti non bastano mai, nemmeno per sua moglie.
Ha un bambino senza latte e una bambina senza nome,
sulle spalle. E una donna nascosta, illecita, che piange,
un’altra invece che vive nella luce del lecito, ma piange lo stesso.
Ma non lo sanno, questo, le ragazze al passeggio,
e sfiorano il venditore con occhi che non vedono.
Il maniaco venne arrestato all’altezza della piazza.
Le vasche stavano finendo, il pomeriggio piegato su di sé.
L’uomo aveva aperto l’impermeabile due volte:
un’anziana donna era svenuta, un’altra l’aveva guardato in faccia.
Lui sorrideva, ma il poliziotto che lo fermò
aveva tutti i vestiti al posto giusto.
Le ragazze al passeggio, però, non videro nulla,
solo una, ridendo forte, s’accorse dell’impermeabile in manette.
Due amici alla ricerca di una ragazza da corteggiare:
se la disputeranno con calma, tra la folla,
cercando di farsi notare, ridendo, con gli occhiali scuri.
Uno dei due è alto, mesto, l’altro piccolo, con un neo sulla faccia.
Camminano ammirati, tra i profumi del pomeriggio di sabato,
e l’odore di scarpe nuove; ma nessuno li nota.
Le ragazze al passeggio li calpestarono nella calca,
ma non se ne accorsero, perché fuggivano…
In fondo che rimane il sabato sera, dopo le vasche?
Le cartacce per terra, le serrande abbassate, il silenzio spigoloso
dei rimpianti degli uomini, dei batticuori delle donne.
Qualche gatto, un lampione difettoso, il profumo di frittelle,
rimasugli di progetti nati e defunti tra le pieghe del pomeriggio.
Qualcuno passeggia ancora, da solo, nella penombra:
le ragazze non ci sono, il venditore accarezza un figlio non suo,
il maniaco piange a casa, il ragazzo con il neo sorseggia una sconfitta,
il suo amico scrive parole senza sapere per chi e su che cosa…


Giuseppe Barreca ©

sabato 3 aprile 2010

BUONA PASQUA




A festoni la grigia parietaria
come una bimba gracile
s'affaccia ai muri
della casa centenaria.
Il ciel di pioggia è tutto
una minaccia sul bosco triste,
ché lo intrica il rovo spietatamente,
con tenaci braccia.
Quand'ecco dai pollai sereno e nuovo
il richiamo di Pasqua empie la terra
con l'antica pia favola dell'ovo.

Guido Gozzano

mercoledì 24 marzo 2010

MARIA GRAZIA GALATA'









Crystallized reviews
To the forming gorge
Speed up
Iper-boundlessing
Convulsive cyanotics
Iper-boundlessing
In order to
Neither found
Because
De centra lization
And if
Centralization
Invades
Calculation Calculation


Maria Grazia Galatà ©

Traduzione di Federica Nightingale ©
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