Ho una casa in affitto alla sabbia. Tutto intorno scava il mare i muri stanno su per un miracolo affine alla sindone - scompaiono, riappaiono - bisogna crederci di trovarli ancora quando si torna e, persino, li desideri.
*
C'è un incavo, un cerchio scuro un'acqua raccolta nella pozza della stanza fra oggetti insonnoliti e impronte d'aria. Dentro, una radice spezzata e intorno i resti come pesci rossi negli stagni dei parchi. Sono le parole galleggianti sulla schiena scivolate dalla mente non nutrite le parole dell'amore assente.
*
Qui, con i miei quattro libri e nessun gatto da lisciargli il pelo vivo di viaggi virtuali, rapidi per le dimenticanze. Un po' di sangue tiepido dai cavi sotterranei, in diretta sullo schermo piccolo me lo bevo tutto e parto, ritorno.
*
Avrei da chiedere qualcosa al tempo e non perché la pelle si corruga, niente di così banale. Vorrei conoscere da cosa viene quel movimento d'onda sul mio lago a ore esatte e intermittenti il desiderio di tuffarsi ancora, con queste braccia stanche dell'aurora.
*
Le onde magnetiche, i cavi sono entità discutibili non li vedi quindi dubiti. Su di essi serpentinano i fiati come un gioco di prestigiatore appaiono figure immaginate. Ci parli. E' qualcosa, comunque assomiglia a una vita.
Fiorella D'Errico vive e lavora a Roma dove insegna Lettere in un Liceo. Dice: "Ho sempre covato la scrittura poetica, ma solo da un anno vi dedico le mie energie". Le Poesie qui pubblicate fanno parte di una raccolta inedita.
Heather Murray è un'artista canadese. Predilige i ritratti , i soggetti, legati alla natura. Potete visitare il suo sito e il suo blog personale a questi link:
Memoria oscurata di neve che cade di fuori e tu dietro i vetri appannati a specchiare torpori di sogni accucciati nel caldo di un dire ovattato di ceri e preghiere, i graffi che dentro erano urla ribelli di sangue e di zucchero fuso tra i baffi del gatto sonnecchiante in poltrona.
E nella penombra di fiamme e vapori galleggia la voce il sorriso risale il silenzio s’attarda a pausare quei passi nel vuoto a incidere lembi di un ricordare smarrito il profumo il bagliore la dolcezza uno sguardo che ancora qui muto ti prende per mano e ti aiuta a spezzare cristalli di ghiaccio.
Un niente ed è pianto, desolata distanza al di là di questi vetri dove non fiati non occhi disegnano ombre del già stato o soltanto sognato sognato per sempre per mai.
Ronzii
Api
api che ronzano
ronzano circonlocuzioni
intorno alle sinapsi ronzano
in giri voluttuosi di senzaparole
miele.
Frasi frasi che scoppiettano su fioriarcobaleno
frasi su fiori
contorsioniste sghembe
d’anfore e d’epifore nell’asola.
Oro, oro di
gialla margherita gialla
dove tutto s’è rappreso il sole
incandescente di furoriamori e rima che non bacia se non l’acqua
l’acqua che scorre per abbracciare il mare.
Il mare dove
s’inabissa pepita cuore in trama di coralli e alghe
spinose di veleni e paradisi cieli tersi di silenzi puri come
passi nel vuoto
di trapezista ebbro
di bersi tutto d’un fiato l’anima
nuda.
Cesure
Cesure straziate dal ricordo che respira l’assenza avvelenata
di questo gioco a rimpiattino dove in filigrana
l’ombra goccia e si rapprende intorno a un nome
a un gesto
al tuo colore
che svapora e si riforma
in cerchi d’ansia,
giorni a spirale attorti
intorno a un’eco,
scheggia di luce a illuminare l’angolo più buio di uno smemorarsi
Teresa Ferri insegna “Teoria e pratica del testo letterario” nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Urbino. Ha scritto monografie e saggi su Alfieri, Manzoni, Pascoli (Pascoli. Il labirinto del segno, Roma, 1976; Riti e percorsi della poesia pascoliana, Roma, 1988), D’Annunzio, Campana (Dino Campana. L’infinito del sogno, Roma, 1985), Quasimodo e Saba (Poetica e stile di Umberto Saba, Urbino, 1984), nonché sul discorso autobiografico Le parole di Narciso. Forme e processi della scrittura autobiografica (Roma, 2003). Sugli scrittori contemporanei Bossi Fedrigotti, Conti, Duranti, Lunardi e Tabucchi sono apparsi diversi contributi in riviste e miscellanee italiane e straniere. Ha curato antologie e ristampe di testi letterari otto-novecenteschi di scrittori abruzzesi(Ciàmpoli, Janni, Marcolongo). Infine ha rivolto la sua attenzione critica anche a poeti e narratori emergenti.
Greta Rosso è nata a Casale Monferrato nel 1982. Dopo quindici anni in Piemonte è appena tornata a vivere a Bormio (SO), dove ha trascorso l'infanzia. Scrive da una decina d'anni. Ha pubblicato alcune poesie nei siti NazioneIndiana, Absolutepoetry, Imperfetta Ellisse e sulla rivista Le Voci della Luna. Ha pubblicato nel 2009 Cronache Precarie, il suo libro d'esordio, nella collana Yakamoz dell'editrice Aìsara (Cagliari).
E’ attivo sulla rete MULTIPOETRY (www.emultipoetry.eu) il nuovo spazio europeo dedicato alla poesia e a tutti coloro che amano esprimersi in versi, promosso dalla Commissione europea. Su MULTIPOETRY puoi caricare i tuoi clip poetici multimediali, scrivere e tradurre poesie, leggere quelle altrui nella biblioteca poetica digitale, allenare la tua creatività con il video gioco “poesie sui muri” e partecipare alla scrittura collettiva di poesie entrando ogni lunedì alle 21.00 nella chat room italiana. Ti aspettiamo.
could you haunt me in the morning? I'm too tired now and the words won't come the words won't come to me
could you haunt me in the morning? I'm too tired now and the words won't come the words won't come to me
they've blocked themselves from my imagination they've hidden their images in a tiny crevice or crack within my darkened brain
could you haunt me in the morning? I'm too tired now and the words won't come the words won't come to me
could you haunt me in the morning before the sun awakens? could you haunt me in the morning after the ice has covered my windshield and I must scrape it away?
could you haunt me in the morning? I might come to life again and be free of this lonely fog
POTRESTI TORNARMI IN MENTE LA MATTINA?
Potresti tornarmi in mente la mattina? Sono troppo stanco adesso e le parole non verranno le parole non verranno a me
potresti tornarmi in mente la mattina? Sono troppo stanco adesso e le parole non verranno le parole non verranno a me
Sono state bloccate dalla mia immaginazione hanno nascosto le loro immagini in una minuscola crepa o sono implose nel mio cervello oscurato
potresti tornarmi in mente la mattina? Sono troppo stanco adesso e le parole non verranno le parole non verranno a me
potresti tornarmi in mente la mattina prima che il sole si risvegli? potresti tornarmi in mente la mattina dopo che il ghiaccio ha coperto il mio parabrezza e io debba grattarlo via?
potresti tornarmi in mente la mattina? Potrei tornare a vivere ancora e liberarmi da questa nebbia di solitudine
PAPER HEARTS
paper hearts fill the air
where do they come from? the astonished monster inquires
I cut them out of people chests, replies the lady scissors
then she cuts open his chest and his paper heart flies out of reach of his grasping hands
CUORI DI CARTA
cuori di carta riempiono l'aria
da dove vengono? chiede meravigliato il mostro le ritaglio dal petto della gente, risponde la signora forbice
poi lei gli apre il petto ritagliandolo e il suo cuore di carta vola via dove le sue mani non possono afferrare
Jim Wittemberg nasce a Cuba nel 1956. Attualmente vive a Sacramento, California.La sua raccolta "Haunt me in the morning" può essere acquistata tramite Subhankar Das - Graffiti Kolkata - 54 Jatin Das Road, Kolkata-700 029 India o sul sito http://graffiti-kolkata.blogspot.com/
notte da aggiustare con le pinze fra noi a strisciare o annegare meglio non dire tendendo le ciglia al distacco
e quasi ho paura per quello non fatto giri e rigiri i corridoi, fumando le mani e per orgoglio stringi la casacca
avevo avvisato anche la manicure dello straordinario e invece s'incrociano per lasciarsi, le dita.
Con qualche pudore
l'amore resta apparecchiato agli angoli quando qualche posata afferra aprile, mi chiedo/sveglio per non rinunciare
(dirai che c'era il fresco su stancami, ti prego)
e complico la stanza, il silenzio le dita
- Aprirsi e scoprire i rami s e c c h i
dai capelli senza accessori ai freni
un ritrovo sospeso di maniche - non sono Anna -
e ci sta bene la mollica al marciapiede rincorrere la vergogna appesa al palo
Solo per te, Stella
"è tutto quello che ho Stella è pulito più di perlana" copri il tempo, lo senti il ritorno dei gabbiani?
sii felice e se sveli la morte come eco del sonno non avere paura, metti una scatola sopra l'altra e stai attenta alle scale niente boom dietro le spalle
ma ho pazienza io per te, Stella senza aspettarmi per forza il legame carico di vizi e pure un premio per l'alunno del mese se vuoi ti stringo le ossa più d'una fede sotto i raggi chiusi fra le nuvole
26 notturno
Mi scivola una città dalle ginocchia col dito fra le pieghe della gonna m'innamoro ogni giorno tra un inchino e un copricapo, baciando l'acqua e l'immagine non riflessa di quel poco che rende il cuore
M'innamoro di un nome, di un odore fermato tra le unghie solo otto piani da percorrere
Non è lei
certo che poi chiedere sviluppi se ci sono motivi per cui giri attorno alla sedia, ma non ti adagi allarghi i perimetri e contempli gli estremi
poi aggiusti ogni ciuffo che non è bianco cerchi distratto e ti senti emozionato - non è lei - a ridarti quel graffio /tessuto vivo ma decisamente perfetto/
più in la, trovi me in qualche sbuffo di papavero che tenta di allungarsi al tiepido
Nasce in provincia di Napoli, lì risiede e studia per diventare addetta ai beni culturali. Adolescente inquieta e solitaria, ben presto si sente attratta dalla penna e dalla moltitudine di fogli che può macchiare, sfoghi estemporanei che restano come righe di un diario molto personale, talvolta raccontato alle amiche, più spesso nascosto e strappato.
Solo verso i vent’anni, la scoperta di internet e dei vari forum riaprono vecchie ferite e con esse la voglia spasmodica di scrivere, una necessità di espressione che la porterà a scrivere negli ultimi sei anni più di seicento testi che trovano nell’amore e nelle sue sfaccettature il tema predominante; la forma dei versi attraversa fasi decisamente opposte da quella più semplice e armoniosa a quella più sintetica e a scatti, da quella passionale a quella definita più volte surreale .
La scrittura apre mondi inimmaginabili specie a chi ha troppa fantasia e scarsa adattabilità, a chi si sente troppo diversa e la realtà appare una strada univoca; l’inchiostro crea barriere calde e accoglienti, i muri seppur di gomma proteggono la sensibilità e Francesca proprio come in un puzzle cerca di mettere insieme i pezzi di una vita, scorie e brandelli non sempre pienamente visibili o percepibili, colorando l’insoddisfazione e la curiosità ogni giorno solo per lasciare un segno e resistere.
Irene Ester Leo - dalla Mostra on-line "Essence de rose"
Radici
Strettoia di pelle, mani forti di cent'anni intrecciano le radici cui il succo del tempo bevve l'angoscia. Ci litigheremo le scarpe, poggiate sui muri ad asciugare, con il sole dell'estate di San Martino, quando l'età sarà volata indietro. Saremo soldati semplici con una moneta di pane vecchio nel taschino, e succhieremo il tuorlo del sole, deposto nel nido asciutto di una piccola misericordia.
Dogma
Quanto più leggermi è diventare straniera alle perline di pietra, collana pesante da legare all'andatura, quanto più rivolto la pelle, che è sotto il sangue coi suoi lacci vivi, fino a sentire tirare le gambe e le nocche, arricciarsi le pupille, sfilacciarsi i polmoni, secernere anima collosa, quanto più mi decompongo queste ossa in azzardi e li ricerco in tessere affinate alla Rubik, quando mi apro la gola per vomitare fuori un fiamma erosiva, quando mi avvicina alla morte ed infierisce con un cucchiaino freddo infilato tra le costole pregustandosi me, solo allora io segno la sua verità.
Presagio
La polvere è l'ansia della spina che cade piano dentro le cose morte, prima dell'affondamento nella voce. Ho ingoiato tutta la tua polvere lungo il passo incerto spogliato, ma negli occhi solo ora nacquero appena tu le scartasti con parole a punta, rose dal bouquet lungo, omologate ai sensi altrui.
Assenzio
Se l'acqua lava ciò che penso, forse un iris nasce tra quel fango, dopo. Chiara la notte senza sangue e corpo, a volte è la mia mano, pesante lama che ti offende mio amato sempre. Ma non c'è occhio cieco tra le ciglia del grano morto, l'onda ferrosa della vita attanaglia la lingua ed io lo so che tutto è. Da quassù le orme dell'invisibile sono mie. Stelle laconiche di tempo abbottonate tutte sulle maniche. Spilli che reggono il gioco della prossima estate.
Irene Leo:Classe 1980. Ha esordito "ufficialmente" nel 2006 con "Canto Blues alla deriva", Besa editrice. È presente su "Tabula rasa 05", rivista di letteratura invisibile nella sezione Poesia e su alcune antologie, tra cui "Verba Agrestia" 2008 e 2009 e "Il segreto delle fragole" 2009 , entrambe LietoColle edizioni.Nel 2007 ha ricevuto dal Teatro di Musica e Poesia "L'Arciliuto"di Roma il riconoscimento in "Kagolokatia".Sue liriche sono state recentemente inserite nella rivista letteraria "Incroci" diretta da Lino Angiuli e Raffaele Nigro, giugno 2009, Mario Adda Editore. Collabora con il quotidiano" Il Paese Nuovo" per la pagina culturale.Ha pubblicato "Sudapest" (Besa editrice, 2009).
potrete trovare una rosa completa di poesie tradotte.
Ringrazio Chiara De Luca per l' ospitalità al mio lavoro, nel suo blog delle Edizioni Kolibris.
§
As the long days
As the long days of May draw out I hear the azure cry of wandering birds which call me to depart my native land and recall a distant love. Dour, my face fallen and neck bent: both tender song and the hawthorn's flowers are no dearer than Winter's ice and frost The true king has blessed me and shaped a longing for this distant love but each pleasure is a doubled blow for she is so very far away. Ah! If I were a pilgrim I would bring my staff and hooded cloak before the fairness of her eyes. Oh, how great my joy will be when I ask for her hospitality for the love of God it is given me and at her pleasure her guest will be close, though from a distant land. In that far court, I shall sit beside her beauty and draw sweet words from her mouth.
Nell’allungarsi dei giorni
Nell’allungarsi dei giorni di Maggio odo l’azzurro pianto degli uccelli erranti che mi chiamano a distaccarmi dalla mia terra natìa e a ricordare un lontano amore. Cupo, il mio volto caduto e il collo piegato: sia la tenera canzone che i fiori di biancospino non sono più cari del gelo e della brina d’inverno Il legittimo re mi ha benedetto e ha forgiato la brama di questo perduto amore ma ogni piacere è un doppio colpo poichè lei è lontanissima. Ah! Se fossi un pellegrino porterei il mio bastone e il mio tabarro dinnanzi alla leggerezza dei suoi occhi. Oh, quanto grande sarà la mia gioia quando le chiederò ospitalità, per l’amore di Dio che mi è stato dato e per il suo piacere sarà il suo ospite a lei accanto, benché da una terra remota. In quella corte distante, siederò di fianco alla sua bellezza e attingerò dolci parole dalla sua bocca.
The Last Pagan
There are varieties of death and types of life as many as the flowers of the field for the life of man is a flower of grass and death is the withering of that flower and death is the failing of the glory each death is a falling glory and life is a fading glory of grass blessed be the god of the grass of green and growing things blessed be the master of the harvest who buds men in the bellies of women whose heralds are the angel in the barley and a white wind fluttering the rye I came from the fields soil the colour of peppercorns the air was filled with their scent I stood splashed in sunlight soaked in the silence of my first withering until the wind rose up I saw a rush of air which brushes the rye and it was something like speech words terrible as armies burning as battle, hot the heat of it hearth-hungry, hewing fire; as red as a ruined rout, raging, ravaging fire in the fields, my flower and a burning in the rye three fires one of barley one of rye one of pure silver
L’ultimo pagano
Ci sono tante varietà di morte e tipi di vita quanti sono i fiori del campo perché la vita dell’uomo è un fiore d’erba e la morte il rinsecchirsi di quel fiore e la morte è il fallimento della gloria ogni morte è una gloria che cade e la vita è una gloria sbiadita d’erba benedetto sia il dio dell’erba del verde e delle cose che crescono benedetto sia il padrone del raccolto che fa germogliare gli uomini nel ventre delle donne i cui araldi sono gli angeli nell’orzo e un bianco vento a scuotere la segale Venivo dai campi il suolo del colore dei grani di pepe l’aria era colma del loro profumo Restavo immerso nella luce del sole Intriso del silenzio del mio primo annichilire fino al ribellarsi del vento Vidi l’aria correre a spazzare la segale ed era qualcosa come il linguaggio parole terribili come armi brucianti come la battaglia, rovente il suo calore focolare affamato, fuoco che spacca; rosso come una rovinosa disfatta, furioso,devastante fuoco nei campi, mio fiore e incendio nella segale tre fuochi uno di orzo uno di segale uno d’argento puro
E’ l’arte del sentire, il bisogno di esplorare diverse vie di comprensione, attitudine vorace al dettaglio e alla natura umana. Poesia è glorificare il quotidiano, spezzettarlo e passarlo al setaccio, è ribellione, denuncia, una ragione di vita che si espande senza fermarsi mai. Ma soprattutto è un viaggio dentro noi stessi, la consapevolezza di noi e del mondo.
Quando scrivi? Ci sono orari o abitudini legate alla scrittura?
Scrivo in genere quando sento di avere qualcosa da dire e questo significa, in termini pratici, quasi ovunque e in ogni momento ne senta il bisogno. Mi piace scrivere al crepuscolo; l’ora del passaggio fra il giorno e la notte mi dà una strana energia difficilmente controllabile. Se non posso fissare i miei pensieri su carta o pc trattengo dentro ogni singola parola cercando di non dimenticarla. In genere prima del sonno mando versi a memoria, ripetendoli come mantra per ricordarli poi la mattina seguente. Ma questo avviene anche durante il giorno.
Cosa ha acceso in te il Fuoco della Poesia?
Ho iniziato a scrivere Poesia nell’adolescenza ma a dire il vero non avevo ancora in me alcun Fuoco bruciante. Volevo scrivere, amavo scrivere, e a dire il vero la narrativa mi attraeva molto più della Poesia; tutto cambiò quando conobbi Shakespeare. Da quel momento capii che esisteva qualcosa di superiore che poteva prendere l’animo di uno scrittore e rivoltarlo come un guanto, così come poteva prenderlo e strizzarlo come uno straccio vecchio o innalzarlo fino a vette altissime. L’amore per la lettura e per la lingua inglese, fecero il resto. Ma trascorrevo molto tempo ricopiando testi di autori che amavo. Ho copiato a mano due volte “Orlando” di Virginia Woolf e molte poesie di Pablo Neruda, un autore che amo visceralmente, come fosse parte del mio stesso corpo, Emily Bronte, i racconti di Cechov e Katherine Mansfield.
Quali autori prediligi e perché?
Domanda da un milione di dollari, questa. Ho sempre letto molto e di tutto, tanto da crearmi una gran confusione mentale, ma se dovessi citare alcuni autori non esiterei a citare Shakespeare, Eliot, Katherine Mansfield,Virginia Woolf, Emily Dickinson e tutti i classici dell’8/900’, in particolare dell’area anglosassone; ho una predilezione anche per i Romantici tedeschi ma il mio cuore è con Wordsworth, Blake, Keats, Coleridge….e Giacomo Leopardi a pari passo con Eugenio Montale e Pablo Neruda. Sono molto curiosa di tutto, ma non amo le stravaganze letterarie. Le tollero in funzione di una necessaria sperimentazione.
Vorresti citare qualche autore di Poesia del nostro tempo che ti piace particolarmente?
Ce ne sono diversi e qualcuno non c’è più ma senza dubbio Francesco Marotta, Alessandro Ceni, Enzo Campi, Pasquale Vitagliano, Roberto Sanesi scomparso nel 2001, Francesco De Girolamo fra gli altri; e poi tante donne dalle voci splendide come Claudia Ruggeri, Rossella Tempesta, Anila Resuli,Viviana Scarinci, Lucianna Argentino, Irene Ester Leo e molte altre. Ammiro anche molto David Blaine, un poeta americano straordinario con il quale spesso lavoro alla traduzione di testi poetici.
Quanto ha pesato per te la traduzione nel comprendere e amare la Poesia?
Molto. Tradurre mi porta in mondi paralleli che mi rimarrebbero altrimenti sconosciuti. Ho iniziato a tradurre molto giovane, scoprendo presto quanto gratificante sia portare alla luce della propria lingua madre un testo con radici estranee alle proprie. E’ come riscrivere daccapo un testo seguendo le linee guida dell’Autore e renderlo accessibile. E’ come riscrivere l’idea d’origine, una nuova creazione, ma fedele al pensiero dell’Autore. Esaltante. Tradurre è respirare il fiato dell’Autore.
Quale libro di Poesia tieni sul comodino?
In genere ne tengo più di uno ma sempre, onnipresente, Ossi di seppia di Montale. E attualmente, “Vertigine lieve” di Sabina Naef e “Risvegliarsi a questo” di Enda Wyley.
Cosa chiedi alla Poesia e cosa ti dà?
Chiedo Verità e Bellezza, Giustizia e Compassione. Mi dà tutto questo e molto di più, la consapevolezza dell’interezza e della disgregazione dell’Essere, la Passione, il Risveglio, lo Sturm und Drang.
Come nasce una tua poesia?
Dall’osservazione, dai dettagli, dai gesti usuali. Dalla “pancia”. Da ogni cosa.
Come definiresti la tua poetica?
Quando scrivo io batto la parola, nel senso che ho desiderio di dominarla; in genere la mia poetica è il risultato di una lotta a mani nude, senza esclusione di colpi, e può quindi essere a tratti spigolosa; sa essere morbida e lieve solo mantenendo una nota di selvatichezza. Se fosse un fiore sarebbe un’erica di brughiera, per intenderci.
Perché scrivere Poesia oggi?
Scrivere Poesia non è un’attività proficua, non è salutare perché praticata per lo più da fermi e al chiuso, non è popolare; ma è un salto di qualità dal valore inestimabile per chi crede fermamente che la Bellezza, la Speranza esistano ancora e voglia testimoniarlo al mondo; insieme alla forza determinata della parola la Poesia può scuotere le coscienze e aprirle verso nuove prospettive. Oggi più che mai c’è bisogno di questo.
Cosa deve suscitare in te una poesia?
Tutto il possibile. Se quando leggo qualcosa non mi si allertano almeno la metà dei sensi, allora qualcosa non va. Sono molto selettiva e credo che la Poesia sia una cosa seria, una forma d’Arte di altissimo valore e non mi piacciono le cose raffazzonate e spacciate per Poesia, le sperimentazioni bizzarre fini a sé stesse, le cadute di stile e di gusto, la mancanza di struttura corposa e solida, l’utilizzo della parola che sfocia nell’esibizionismo o nell’autocelebrazione senza dire niente. Mi piace la ricercatezza,questo si, ma supportata dalla semplicità di visione del mondo e dallo scavo interiore profondo.
Hai un sogno nel cassetto?
Si, essere letta dagli studenti, nelle scuole. Amata o odiata non importa. Amerei essere il tormento per tutti quegli studenti che dovessero portare ad un esame le mie poesie.
Un verso che vorresti aver scritto tu?
Alcuni versi tratti dalla poesia Corno Inglese, da Ossi di seppia di Montale:
“….E il mare che scaglia a scaglia, livido, muta colore lancia a terra una tromba di schiume intorte; il vento che nasce e muore nell’ora che lenta s’annera suonasse te pure stasera scordato strumento, cuore.”
Un omaggio di tuoi versi ai lettori de La stanza di Nightingale?
Ma cosa farei senza pane da scrivere E senza vuoti da riempire se solo queste nuvole arrabbiate non costruissero per me le catene Alle guglie impiegate come arpioni Di pensiero e intelletto Nella ragione avversa di ciò che mi rimane Qui seduta al dolore dello stallo Mentre i pettirossi continuano a tornare da me E io porgo loro la mano senza semi
Sabato è il giorno più strano - che ai tombini tracimi la marea o scivoli il turista incauto su nastri d'alga - fermo sul ponte, il barcaiolo del Ghetto manda un pigro richiamo: gondola, signori! - ma non c'è il ferro i rabbini stringono cinghie alle braccia dondolandosi nella Beit Chabad sul canale, i gabbiani più crudeli non si accontentano del pesce gettato - uomini in stormi neri strusciano i piedi su masegni gelatinosi sabato è giorno di litanie nel Ghetto fra gigli stagnanti attendono i preti - donne frenetiche si sporcano le mani separando nero e bianco, polvere e cibo nella vecchia cucina mia madre impasta farina, zucchero e uova sabato mattina concentra in un punto omissioni e disordini, precipitano alla rinfusa lenzuoli a palla, limoni marci, angoli incrostati - ciò che avrei dovuto – e non ho fatto - mi spinge a cercare equilibri precari sabato a mezzogiorno oltrepasso il ponte che sospinge mondi diversi è cesura di tempi e luoghi, urta le sponde - nel pomeriggio torno da te, ad ascoltare l'orgia dei suoni mistici, l'acqua lustrale del pianoforte suonato da vivo le bollicine del prosecco si sposeranno con i capricci, le sarabande, i rondò prima che il vapore di sangue dal cielo liquefatto cada nel nero sotto il ponte e se ne vada il traghettatore bugiardo ci sarebbe il tempo, forse di bisbigliare all'orecchio parole che non osiamo pensare aggrappati al silenzio, sui bordi
Domenica non oso pensarTi nella città che ha profilo di chiese ventre trafitto da pali a sorreggere mura lievi, campanili smorzati cupole in forma di mammella con croci greche ricordo ceneri scarse, attese ossessionate da parole colpevoli invano respinte - emozioni a onde, sospese oltre l'apice spumeggiante: ricadevano nel non senso di mantra e precetti random le cripte bevono acque amare i mattoni dei chiostri sono sempre più verdi - nella città con absidi orientate a est cortine d'oro, marmi ad incastro voragini struggono le fondamenta folle senza sguardo calpestano tombe: è domenica di cibi falsi souvenirs unti e gondole in fila indiana nella Casa di Dio, figure estreme in silenzio: elusivo fra nuvole e orizzonti di Dolomiti
Lunedì, illusorio principio in circuito s-finito - i bambini vanno all'asilo con cantilene portali inghiottono gli scolari in grumi di suoni il battito dei ritardi scolla le suole da masegni ancora notturni - le speranze, tatuaggi e sgorbi di teschio tra filari di ortaggi e fiori di zucca pensieri di plastica, sacchi pesanti picchiano i tacchi nel mercato - vapori di nebbia si alzano da barche stracariche, rase
a mezzogiorno, una voce antica scava nel fango di mille inverni - i giardini di allora sono rovinati le vite degli esuli, senza senso le anime si allontanano da se stesse in processioni di ombre lunedì sera, lezione di gospel: i ritmi del coro rompono il buio si smemorano nel gruppo le voci sole ogni scoria giunge al punto di fusione - unità e armonia come onde
Marina Raccanelli, nata a Fiume, vive a Venezia fin dall’infanzia. Nel 2004, per la Oceano Edizioni, è uscita la sua prima raccolta di poesie dal titolo “Variazioni in blu”; nel 2005, Firenze Libri ha stampato “Vento di stelle fredde“. Si è classificata seconda nella seconda edizione del Concorso internazionale di poesia “Montagna viva”; è presente in diverse antologie , fra cui “Il segreto delle fragole – poetico diario 2005 e 2007″ (Editrice LietoColle), “Navigando nelle Parole” vol.11 (edizioni Il Filo), alcune antologie ed E-book promosse dal sito Poetilandia, ed altre. Partecipa al blog letterario collettivo “Via delle belle donne”; le sue poesie sono pubblicate in alcuni siti e blog. Il suo blog personale si chiama “Parole in viaggio“.
Dichotomía sterile nei contrapposti mi pare segnare senza senso univoco Camminavi le scarpe con tacco a rocchetto spinto su caviglie mosse e quei capelli filati di scuri bianchi in lunghezze Fossero mai state le mani tozze a impreziosire la tua stizza sedata o i miti sguardi d’ortica sulle parole che irretivano i deboli e sfidavano gli sprezzanti compiaciuti Era come sistemare botti nella roccia sfregando legni interni senza toccarli Poi le risa confuse attorno alle rughe quelle d’espressione impresse dal piombo futile dei denti S’avvedeva un gesto mansueto sulle spalle e risse d’occhi spulciavano brevità di respiro Che sapevi la vita ringhiava e tu ne facevi arma dai manipoli astuti a stringer mani fragili comprimendo tentazioni innocue da rivestire con fini No, non trasparivano le pieghe profonde Era un insolita danza tra la fronte bassa e la bocca sempre socchiusa Ma nessuno, quasi, pareva sapere
II
Le successive distanze non giacevano al loro posto Sembrava che fossero stanche di perdersi e mordersi la coda nello stesso girotondo Affinchè vi fosse un segno di cedimento amicale restammo sedute alle panche di pietra sbirciando le metriche dei silenzi
serbavo una incomprensione in me intera di ciò che vedevo e sentivo
III
Educami ad inveire senza arrossire Con la voce asciutta e senza tono Di taglio dritto al bersaglio Che credimi non vedo Da qui le ombre s’infittiscono alquanto E sai, vorrei poter parlare senza udire i coperchi e il baccano che fa il tuo corpo nel cappotto imparare a distinguere vero e falso solo guardando l’erba Rapporto ogni mio dettaglio ai tuoi fuochi fatui Rimescolo e rimescolo Dichotomía sterile nei contrapposti Senza uscirne vi(v)a
*
Mutazioni
In un filo d’acqua scendono le cose Ricami ritmici diffusi Costellate siepi di ginestrone estirpate e lucide nel grigio stupito di coltri nebbiose
Involtolate
ai passi corti del giorno senza ancora lena S’intromettono gazze e corvi trasportando suoni d’ovatta
(e allora mi chiedo)
se il melo selvatico s’invaghisca tremulo dei suoi fiori appesi senza esser visti se parlano le ortensie alle viole come distese nel letto a confessare
Chiarori millesimali fusi nei rami come allodole non ancora giunte fuoriescono dai vetri
(che non so mai)
se siano essi specchi d’anima a ritroso o becchi d’ uccelli nel fogliame fenici rinvenute per mio tormento o evoluzione in alto complesse stirpi di nobili e accattoni fin sotto la mia finestra.
*
Della noia
Della noia non cavalco che il dorso Avrei certo sempre pensato di crearne altra da impastare ai molli giunti dello spirito come si fa con i piedi nel fango quando piove ovviando al termine del salto in punta di piedi Ma sono fisse dimore i pantani scoperti e canestri le ore di un tempo restio ai cardini di scambio apro la bocca e le mani ingoiando senza masticare afferrando senza stringere poiché piegata è la rima dei secondi senza ristoro e luci m’imbatto nei prologhi di questo mio disordine a sbriciolarne contenuti per essere sapendo di non esserci per credere d’impossessarmi quando nulla è possesso
[la nuit (la notte) l’ennuie (la noia)]
Cardo notturno/diurno Le sue spine inflitte Mi rendono capace di parlare solo ai fiori pronunciando le stesse vocali in confusione di significati di-versi
*
Mi rimandano ai corsi d’acqua le strade Colme di sentinelle empatiche Ricerco nelle mosse svelte dei rivoli incontenibili strozzature di occhi Che vedevo essere mie e tue nel ventre Plesso avvinto erano le giornate di rottura e invadevano come l’aria nitida un moto deserto Le gocce immobili lasciano un cerchio schiudersi attorno Mostrano le vere insidie Di quando eravamo foglie imbevute stracche di voli in assoluto Restami accanto nel perdurare dei minuti Costretto a me come coperta di corpo Mi infiamma la tua pelle senza scudo Gratta l’impossibile questa notte Tra piedi e mani sperduti al bivio ti servo il mio pasto caldo degradando nei colmi di giunchiglie
Sulle foglie crasse e i frutti carnosi garantiti dall’umido soverchio che una polvere glauca ricopre
Roberto Sanesi (Milano, 18 gennaio 1930 – Milano, 2 gennaio 2001)
Propongo alcune poesie di Roberto Sanesi, critico, scrittore, poeta e saggista, traduttore finissimo, studioso della cultura anglosassone è stato traduttore fecondo di Thomas Stearn Eliot, di Dylan Thomas, di John Milton, di William Butler Yeats e di Walt Whitman. Le sue opere poetiche sono state tradotte in diversi paesi d'Europa ed in America. Considerato una delle più originali e intelligenti voci della poesia del secondo novecento inizia la propria attività letteraria e di critico d’arte nel 1951 attorno alla rivista “Aut Aut” diretta da Enzo Paci. Nel 1957 fonda le Edizioni del Triangolo. Nel 1960 gli viene assegnato il Byron Award per l’Europa ed è invitato dalla Harvard University Fonda e dirige negli Anni ’60 la collana Piccola Fenice per l’editore Guanda. Dal 1970 al 1975 è Direttore Artistico di Palazzo Grassi a Venezia. E’ considerato uno dei maggiori interpreti della cultura anglosassone. Si è occupato di teatro in forme diverse: ha collaborato alla Piccola Scala e al Piccolo Teatro di Milano; come regista ha curato per la Radio Svizzera Italiana adattamento e regia di Enrico V e Riccardo III di Shakespeare e Doctor Faustus di Marlowe; è autore del libretto per l’opera lirica Da capo, con musica di Gaetano Luporini, andata in scena al Teatro del Giglio di Lucca nel 1987. Dagli anni ’60 esegue opere di “scrittura visuale” (cfr. Visibile, Book Editore, Castel Maggiore 1991), esponendo in Italia e all’estero. Muore a Milano, nel gennaio 2001.
Da "Alterego & altre ipotesi" (Munt Press, Samedan, 1974) (Seledizioni, Bologna, 1982)
Alterego
Alterego, sberleffo, sfarfallìo docente con una lunga marsina grigio-luccio, il mio vecchio maestro filisteo di silenzi inserisce il suo profilo congegni di specchi infallibili, ràpido insinua piccole mani in un argento opaco, e ne trae minuscole anime cave, leggèri bastoncelli strappati al sambuco, che colano pallidi inchiostri viola, un archivio d'ossessionanti analogie. L'es-senza, l'id-entità s'organizza in autòmi ceh vanno a disporsi in rimandi, allusioni, fiorite citazioni e commenti a piè di pagina, e in suoni e segnali scompigliano (logica congruenza) i capelli accademici, crollano da organi invisibili. Il vecchio Alterego, maestro di cappella, ghigna candidamente dentro un libro di nevi violentate.
Da "L'improvviso di Milano" (Guanda, 1969)
Verso l'inverno.
Sempre in accordo con la mala cosa le canne del bagno risuonano di pomeriggi fauneschi, e la paura tutta sghimbescia come un allegro bastardo fa il verso a un piovasco di secoli. Ora non posso più dubitarne: quest'Europa trotta verso l'inverno con un piede solo.
Il martin pescatore
A colpi d'ala ho visto ridurre una nuvola al grafico d'una sezione di nuvola, segmenti tratteggiati d'azzurro e la parola cielo scritta a inchiostro di china al limite più alto: mi sono chiesto come potesse muoversi in ascissa su quelle alture geometriche se il vento aveva già deciso la sua direzione.
Epigramma
Tranne l'arte, che è già da tempo dannata dalla curiosità degli inferni o dall'indifferenza, gli angeli mi disturbano, ma non mi colgono mai di sorpresa quando vengono a offrirmi frutta di cera perfettamente imitata. Quanto a me preferisco una mela bacata alla loro solenne, presuntuosa pazienza.
Da "Rapporto informativo" (Feltrinelli, 1966)
Arco di luce
Traccia un arco di luce alla finestra, un volo bianco di passeri, inverno, che non rifuggono mai da queste mura, e un fiore bianco, una natura morta nemica fatta a immagine di noi. Rifiuta il fuoco snello sopra le alture, il bucaneve di Dio, ma esisti con gli oggetti, unisci filo a filo la favola e l'idea, aria di libertà creata e ricreata a un solo scatto dei tuoi rami pesati dalla neve. Ascolta come il silenzio brulica alle imposte, e come geme la pietà in questo freddo. Se Minerva non discende la notte coi sinistri occhi d'intelligenza, accuseremo il cuore della sua gravità che ci conduce al centro della terra.
Da "Il feroce equilibrio", (Guanda, 1957)
Les poètes levent des mains (a Sergio Dangelo)
Lungo la riva con occhi di ferro, in assalti di ruggine e sale, i poeti ora levano mani accennate soltanto in un verde di teneri fuochi, capelli spinosi venati di linfe, tre cactus di polpa impietrita, tre rami che spingono al cielo una gotica accusa di sintesi mai contraddette, di analisi in punta di spillo profonde a sanguigna in ferite incruente, nel derisorio disordine dell'acqua e della polvere. Eppure due su tre si salveranno quando una trepida vegetazione di mostruosi agnelli proporrà la resa e la farà firmare decretando infranta l'ipocrita alleanza del gesso e dell'ardesia, e il ladro volerà alla sua sinistra con i versi di Dylan nella tasca, e Fortebraccio suonerà la tromba asciugandosi il naso in un sudario.
Nei piatti campi interseca un filare di pioppi austeri Corazzieri delle nebbie Rami tuffatori del cielo sul cui tronco s’inerpica tenace il muschio dei fossi Quadrilatero affacciato sull’arboreo corteo Dalle urne di cemento come corvi sulle mura sorvegliato scrigno d’umane spoglie Sul muro d’ingresso Un Cristo barba e spine Disegnato a carboncino Palpebre calate alita: “Ovun… Andr … Qui Torner…!” Friggono umide preghiere scorre l’oblio lubrificato lungo lapidi di foto segnaletiche Istanti braccano i ricordi Piombano sul cuore smarriti come anticorpi alla ferita Membra familiari amputate Ove aleggiano gli spiriti Inseguono le orme sulla bianca ghiaia l’ombra della gioventù arresasi sul cancello.
*
Rondini
Siamo due rondini con lo zaino. Cacciamo gli istanti che volano. Facciamo scorpacciate di tempeste. portando nel cuore eterne primavere.
Le ragazze al passeggio, le gonne corte e i profumi del supermercato, galleggiano nei portici autunnali. La vita allora forse sembra sorridere al vecchio che cammina tra le ragazze e cerca solo un’occhiata, un sorriso, un’emozione scordata da rinverdire. Il venditore di bigiotteria non sa quel che vende; il pomeriggio è lungo, e i braccialetti non bastano mai, nemmeno per sua moglie. Ha un bambino senza latte e una bambina senza nome, sulle spalle. E una donna nascosta, illecita, che piange, un’altra invece che vive nella luce del lecito, ma piange lo stesso. Ma non lo sanno, questo, le ragazze al passeggio, e sfiorano il venditore con occhi che non vedono. Il maniaco venne arrestato all’altezza della piazza. Le vasche stavano finendo, il pomeriggio piegato su di sé. L’uomo aveva aperto l’impermeabile due volte: un’anziana donna era svenuta, un’altra l’aveva guardato in faccia. Lui sorrideva, ma il poliziotto che lo fermò aveva tutti i vestiti al posto giusto. Le ragazze al passeggio, però, non videro nulla, solo una, ridendo forte, s’accorse dell’impermeabile in manette. Due amici alla ricerca di una ragazza da corteggiare: se la disputeranno con calma, tra la folla, cercando di farsi notare, ridendo, con gli occhiali scuri. Uno dei due è alto, mesto, l’altro piccolo, con un neo sulla faccia. Camminano ammirati, tra i profumi del pomeriggio di sabato, e l’odore di scarpe nuove; ma nessuno li nota. Le ragazze al passeggio li calpestarono nella calca, ma non se ne accorsero, perché fuggivano… In fondo che rimane il sabato sera, dopo le vasche? Le cartacce per terra, le serrande abbassate, il silenzio spigoloso dei rimpianti degli uomini, dei batticuori delle donne. Qualche gatto, un lampione difettoso, il profumo di frittelle, rimasugli di progetti nati e defunti tra le pieghe del pomeriggio. Qualcuno passeggia ancora, da solo, nella penombra: le ragazze non ci sono, il venditore accarezza un figlio non suo, il maniaco piange a casa, il ragazzo con il neo sorseggia una sconfitta, il suo amico scrive parole senza sapere per chi e su che cosa…
Crystallized reviews To the forming gorge Speed up Iper-boundlessing Convulsive cyanotics Iper-boundlessing In order to Neither found Because De centra lization And if Centralization Invades Calculation Calculation
Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy a fondo pagina del blog.
BENVENUTI
Anouk
romanzo di Federica Galetto edito da flower-ed
Traducendo Einsamkeit
Stanze del nord
Scorrono le cose controvento
Fuori nevicano rose gialle
Racconti
Ode from a nightingale
CERCA NEL BLOG
TALVOLTA MIGRANO
Mondo non ledermi dolente
Kate Bush
VOCI DALL'EDITOR. BENVENUTI NE "LA STANZA DI NIGHTINGALE"
ESTATE 2009 ____________________§
Qui troverete Poesia e Scrittura contemporanea (e non) di autori italiani e stranieri scelti.
A chi vorrà seguire questa meravigliosa avventura auguro una buona permanenza qui e una buona lettura, in compagnia di penne che non saprete dimenticare.
Sono di poche parole in questa occasione, lascio che siano le voci degli Autori a parlare. Accomodatevi e tirate un lungo respiro; entrati in questa stanza i rumori esterni si attutiranno fino a svanire e allora, allora, avrete chiaro perchè vi trovate qui.
Federica Nightingale
CONTATTI
Per contattare la redazione o inviare poesie, racconti, recensioni,fotografie etc. scrivete a:
"La stanza di Nightingale" è una e-zine di Poesia e Scrittura contemporanea. Qui non ha importanza chi siete, da dove venite, il lavoro che fate; ciò che importa è solo ciò che create. Pubblico Poesia e racconti brevi, recensioni, fotografie e arte varia alla condizione che siano di qualità, originali e riflettano ricerca e passione. Inviate il vostro materiale (3-5 poesie o 1 racconto inediti o recensione, foto etc.) in formato word (o jpeg per le immagini)nel corpo di una e-mail all'indirizzo: federicanightingale@gmail.com
N.B. Non faccio l'editing dei testi, quindi per favore inviateli perfettamente a posto e pronti per la pubblicazione. I testi che non avranno i requisiti minimi richiesti non verranno presi in considerazione. Grazie
INFORMATIVA SULLA PRIVACY – NUOVO REGOLAMENTO EUROPEO
Nuovo Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali (GDPR)
A partire dal 25 maggio 2018, è entrato in vigore il nuovo Regolamento Europeo sulla Protezione dei Dati (Regolamento Europeo sulla protezione dei dati n. 2016/ 679 GDPR).
Potete prenderne visione a questo link http://www.garanteprivacy.it/web/guest/regolamentoue
In accordo con la normativa, lastanzadinightingale.blogspot.com detiene gli indirizzi di posta elettronica dei suoi lettori e commentatori e li conserva in modo sicuro utilizzandoli esclusivamente per informarli sulle attività eseguite e sugli eventi, assicurando che in nessun caso i dati saranno ceduti a terzi e li utilizzerà soltanto previa autorizzazione. Se si desidera continuare a ricevere informazioni da me, non occorre fare nulla e, in questo modo, ci sarà l’autorizzazione a mandare le mie comunicazioni.
Se invece si preferisce non ricevere più comunicazioni, si potrà e fare riferimento al link di cancellazione visibile alla fine di ogni singola email,e nelle pagine del blog.
Serve inoltre a mio avviso ricordare che blogger.com e` servizio di hosting blog gestito da Blogger dove ogni utente ha un’ autonomia limitata nella gestione del proprio dominio.
Non conoscendo le dinamiche di gestione dei dati di Blogger, chi gestisce questo spazio si avvale come visualizzazione degli esiti di cookie tecnici che sono indispensabili per fornire servizi ed effettuare analisi statistiche completamente anonime e di social icon che consentono di condividere gli articoli sui social network (si consiglia di leggere le normative di ogni singolo social in materia di cookie). Inoltre sono presenti widget testuali i cui cookie e relativi dati sono gestiti direttamente Facebook,Twitter, Tumblr, Pinterest, Google Plus, Youtube (cookie di terzi parti).
Questo spazio di comunicazione non utilizza alcun dato degli utenti per sviluppare campagne di marketing personalizzato o diffondere comunicazioni di nessun genere, pertanto qualsiasi diverso utilizzo dei cookie (quelli di profilazione) non dipende dal blog in oggetto ma da soggetti esterni al blog che chiaramente sono ignoti alla sottoscritta. Se non si accettano tali condizioni è possibile abbandonare il blog oppure non condividere sui social gli articoli ovvero disattivare i cookie direttamente dal proprio browser.
Per un approfondimento sui cookie è possibile leggere l’ intero testo normativo sul sito del garante della privacy (leggi qui).
Inoltre ricordo che anche l’ iscrizione via Email e`sicura ed affidabile in quanto i dati saranno trattati in piena conformità alla legge 196/2003 in quanto gli unici dati richiesti sono sintetizzati sotto.
Sistema di commento gestito in modo diretto: Dati Personali: Cognome, Email e Nome
Modulo di contatto diretto : Dati Personali: Cognome, Email e Nome
In fede
La stanza di Nightingale
L'amministratore di questo blog si avvale solo ed esclusivamente di cookie tecnici che sono indispensabili per fornire servizi ed effettuare analisi statistiche completamente anonime e di social icon che consentono di condividere gli articoli sui social network(ti consiglio di leggere le normative di ogni singolo social in materia di cookie:Twitter, Facebook, Googleplus, Linkedin, Tumblr, Pinterest etc Inoltre sono qui presenti widget testuali i cui cookie e relativi dati sono gestiti direttamente da chi li genera (cookie di terze parti).
Questo spazio di comunicazione non utilizza gli utenti, e i loro relativi dati, per sviluppare campagne di marketing personalizzato pertanto qualsiasi diverso utilizzo dei cookie(quelli di profilazione) non dipende dal blog La stanza di Nightingale ma da soggetti esterni al blog che chiaramente sono ignoti all'Amministratore. Se non si accettano tali condizioni è possibile abbandonare il blog oppure non condividere sui social gli articoli ovvero disattivare i cookie direttamente dal proprio browser.
Per un approfondimento sui cookie è possibile leggere l’ intero testo normativo sul sito del Garante della privacy(leggiqui http://garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/3118884 )
Anche l’ iscrizione via Email e` sicura ed affidabile in quanto i dati saranno trattati in piena conformità alla legge 196/2003
L'Amministratore di questo sito utilizza solo Cookie tecnici, mentre la piattaforma che lo ospita ha propria regolamentazione consultabile cliccando sulla barra che compare in alto nella Home Page.
I cookie tecnici, utilizzati da "La stanza di Nightingale", sono quelli utilizzati al solo fine di “effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica, o nella misura strettamente necessaria al fornitore di un servizio della società dell’informazione esplicitamente richiesto dall’abbonato o dall’utente a erogare tale servizio” (cfr. art. 122, comma 1, del Codice).
Essi non vengono utilizzati per scopi ulteriori e sono normalmente installati direttamente dal titolare o gestore del sito web. Possono essere suddivisi in cookie di navigazione o di sessione, che garantiscono la normale navigazione e fruizione del sito web (permettendo, ad esempio, di realizzare un acquisto o autenticarsi per accedere ad aree riservate); cookie analytics, assimilati ai cookie tecnici laddove utilizzati direttamente dal gestore del sito per raccogliere informazioni, in forma aggregata, sul numero degli utenti e su come questi visitano il sito stesso; cookie di funzionalità, che permettono all’utente la navigazione in funzione di una serie di criteri selezionati (ad esempio, la lingua, i prodotti selezionati per l’acquisto) al fine di migliorare il servizio reso allo stesso.
Per l’installazione di tali cookie non è richiesto il preventivo consenso degli utenti, mentre resta fermo l’obbligo di dare l’informativa ai sensi dell’art. 13 del Codice, che il gestore del sito, qualora utilizzi soltanto tali dispositivi, potrà fornire con le modalità che ritiene più idonee.
Riferimento in Rete:
http://garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/3118884
INFORMATIVA AI SENSI dell’art. 13 DEL CODICE
http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/03196dl.htm
Individuazione delle modalità semplificate per l’informativa e l’acquisizione del consenso per l’uso dei cookie – 8 maggio 2014 [3118884]
http://garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/3118884
Questo blog raccoglie testi di natura letteraria e artistica a scopi culturali e senza fine di lucro. I testi sono pubblicati nell’esercizio della libertà di pensiero, espressione e informazione garantita dalla Costituzione. La responsabilità dei singoli post è dei rispettivi autori, che ne rispondono interamente. La responsabilità dei commenti in calce agli articoli è degli autori degli stessi commenti. Commenti provocatori, pubblicitari, offensivi verranno rimossi.
I diritti di proprietà intellettuale dei testi appartengono ai rispettivi autori o agli aventi diritto, se diversamente indicato. Questo blog non è una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità, non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 7/3/2001