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SCORRONO LE COSE CONTROVENTO di FEDERICA GALETTO

ODE FROM A NIGHTINGALE - ENGLISH POEMS

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lunedì 9 luglio 2012

"Dolore" - Patanè legge Galetto

Sebastiano Patanè legge la mia poesia "Dolore".  Un regalo prezioso che vorrei condividere. Grazie Sebastiano, la Poesia è un'emozione grande, una nota salvifica, un racconto silenzioso che canta nei suoi accapo, ma quando la si legge mette le ali e arriva davvero al Cielo.








Dolore,
o mio dolore
non rimanere invano
ritraendoti
rauco
il midollo in testa
la pelle sottile in controluce
ché giacevi
come gatto bulimico
sopraffino detentore
d’erba medica
ghiotta inaffidabile bestia
accucciata senza respiro
o movenza attratta
dall’esile incandescenza spirata
dai molli giunti
sopra le sedie lasciando tracce
della bava e del vento rotto
perché sapendo
urtare quei rami sul selciato
caduti e atterriti d’ansia
divoravi
lettere e parole
merce contraffatta e lacrime
come se mai avessi visto prima
come se mai avessi vissuto
Tu dolore sgrana
dalle orbite insulse di occhi
quel candore esausto e prendi
prendi(mi) dentro le braccia più strette
a gonfiare di perle ai minimi
termini                    (fausses, fausses , sont les perles)
D’illeso convoglio partire
per difender le notti
stese ad asciugare
nei limbi tortuosi del fardello che trascino
Allora dolore, vieni
a spezzare
le inconsistenti armi che sono
i pensieri
triboli rei d’esistere
per me maniaca del vero
in questa notte
come un tormento sfilato ai sogni
(dal cui unico lato s’esce senza tornare)
per dire che siamo tanti
aggrappati
fuori dai finestrini
stracciati dalla furia di te
istrionico  
bugiardo
evirato
mo-los-so
mo
loss(o)
MOLOSSO







Federica Galetto

giovedì 9 settembre 2010

SEBASTIANO A. PATANE'






F.C. Cowper





Com’è fatta una poetessa…


Com’è fatta una poetessa? Con tutti quegli occhi
che non si vedono, quei cuori nascosti dietro le parole
ed una reflex per cellula sempre in posizione…

E’ sostanza rarefatta sui gradini della sera
e compensa l’umano nei primitivi suoni

Senza riparo lungo la bufera, quindi,
una poetessa è sola!
"come le pizie cumane
io canto il dolore di tutti" (Alda Merini)

ed io che parlo con te, quindi, sono solo anch’io…
e poeta…!
e noi, noi…
quale sostanza ci avvinghia, dunque?
Di che amore è fatto il disprezzo d’ogni libertà
schiavi come siamo di noi, di te e di me
che da fuori della porta ci bussiamo inuditi?

*

Alabastro e rame?
No, carne sopravvissuta alla stanchezza senza più
coltelli a punta dura che aprono parole e sottoparole
fino all’estinzione.
Muro di sensi e filtro d’armonie come abete sulla neve
e cielo nel tramonto. Passa dietro al costone e guarda giù
dove la somma è soltanto un piccolo
frammento di poesia, e canta senza voce né spartito

l’inquietudine…

*

(Sarà un altro scampolo di cielo, di quell’
azzurro che non c‘è? oppure una collina con
testa di capra e di leone? )

Il ricordo, il ricordo spegne e accende ogni sospiro
la caldera della mente zolfo e rosa
rigida zampogna di luminosi suoni e flaccido tamburo

Abisso e cuore, embrione statico, salta la sponda
dell’ultima parola ferma nella congiunzione…
si muove labirinto, si muove…

*

Richiama i canti col muovere le dita
la poetessa, vive gli emisferi nei bicchieri
di rosso in equilibrio col pulsare della sete
e la donna? spesso, dimentica di esserlo
tra gli intonaci spagnoli del suo andirivieni

Non cerca meraviglie o argenti ma arcani
seppur minori, nel groviglio di parole
tra lucine di microonde e risciacqui ammorbidenti…

Com’è fatta una poetessa?








Carne mia


Guardi. Io ti guardo che t’avvampi
seno di terra e acqua. Vaso

Sotto la gonna i sensi radunati

Preso d’assalto afferro il tono, a mez-
zocielo quasi volessi disgregare
le misure e il fondo

Dimmi. Ti dico t’amo giglio e carne
mia








# 2 del ricordo

Acerba mela la tua bocca fino a tarda sera.

Sulla rotta delle cicogne i tetti del riposo
e sentivamo il polso della terra respirare ancora
dopo il lungo abbraccio e giorni e giorni
a cercare nel frastuono di una lacrima
dove scartato il profano rimaneva amore
preso nella rete dei soliti gesti. Gradino
di sole appena sciolto nella calce
delle strade di campagna
fra l’obliquo segno delle spine
ed il rosso rotto delle arance,
fra una gobba e l’altra dell’ultima passione,
in un sospiro perso tra i ciuffi delle canne.

Adesso il treno passa e fa rumore



Sebastiano A. Patanè ©




Biografia:

Nota

Sebastiano A. Patanè, nasce a Catania nel 1953 sotto l’acquario di febbraio. Fin da giovanissimo coltiva la passione delle lettere che comincerà a sviluppare con impegno negli anni ‘80 quando fonda il centro culturale e d’arte “Nuova Arcadia”
Presente in diverse riviste ed antologie del periodo, abbandonò la scrittura e cominciò a viaggiare per il mondo. Quindici anni dopo, nel 2008, riprende a scrivere con l’intenzione di non smettere più.
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