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Traducendo Einsamkeit

STANZE DEL NORD

SCORRONO LE COSE CONTROVENTO di FEDERICA GALETTO

ODE FROM A NIGHTINGALE - ENGLISH POEMS

A LULLABYE ON MY SHOULDER di Federica Nightingale

EMILY DICKINSON

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lunedì 2 marzo 2015

Meadowland:the private life of an English field – Prateria:vita privata di un campo Inglese

 pipit 




Sweet is the lore which
Nature brings;
Our meddling intellect
Mis-shapes the beauteous
forms of things
We murder to dissect.
Dolce è la tradizione che
la Natura porta;
L’intrusione del nostro intelletto
Deforma le bellissime
fogge delle cose
Che noi uccidiamo nel dissezionarle
William Wordsworth


§

The ice moon is already rising over Merlin’s Hill as I go down to the field at late evening to watch for snipe. There is real cold in the back edge of the wind, which rattles the dead tin-foil leaves left clinging on the river oaks. As I open the gate, my heart performs its usual little leap at the magnificence of the view: the great flatness of the field, its picture-frame od hedgerows,the sloping smoothness of Merlin’s Hill to the left, then right around me the forbidding dam wall of the Black Mountains. There is snow along the top of the mountains, snow as smooth as wedding cake. Stepping into the field is to step on to a vast square stage in wich I am the last person on earth. There is not a house or person or car to be seen. It is the sort of field where, as you step in, you breathe out. The snipe like the wet corner of the meadow, where the old ditch is broken, leaking out its contents, and where sharp sprigs of sedge have taken hegemony. The snipe have come in here late for the two nights past, where the ground is amiable to their dagger beaks and the sedge offers shelter. Frost already spectres the grass on the field. A small flock of brown meadow pipits rise up in front of me, as though hesitantly climbing invisible stairs, chattering as they go. The nondescript meadow pipit is gregarious in winter, and is a true bird of grassland. The bird’s Latin name is Anthus pratensis; pratensis is Latin for “of a meadow”.


§

La luna di ghiaccio sta già alzandosi su Merlin’s Hill mentre scendo al campo in tarda serata per osservare il beccaccino. Fa davvero freddo nel risvolto del vento contrario, che scuote rumorosamente le foglie morte argentate lasciate a ciondolare sulle querce lungo il fiume.  Mentre apro il cancello, il mio cuore ha come al solito un piccolo sussulto alla vista della magnificenza del panorama: la vasta piattezza del campo, la sua cornice di siepi, il dolce declivio di Merlin’s Hill sulla sinistra, poi tutto intorno a me la minacciosa barriera delle Black Mountains. C’è la neve sulle cime delle montagne, neve morbida come una torta nuziale. Camminare nel campo significa inoltrarsi in un vasto palco quadrato nel quale io sono l’ultima persona sulla terra. Non si vede una casa o una persona o un’auto. E’ il genere di campo in cui, mentre cammini, ti manca il fiato. Al beccaccino piace l’angolo umido del campo, dove il vecchio canale si interrompe, facendo fuoriuscire il suo contenuto, e dove affilati ramoscelli di falasco la fanno da padroni. Qui,il beccaccino si è fatto vedere tardi nelle ultime due notti passate, dove il terreno è favorevole al suo becco tagliente e il falasco offre riparo. Il gelo già rende spettrale l’erba del campo. Un piccolo stormo di pispole brune si alza in volo davanti a me, come se esitando scalasse scale invisibili, cinguettando nel mentre. La pispola comune di campo è gregaria in inverno, ed è un vero uccello di prato. Il nome Latino di questo uccello è Anthus pratensis; pratensis in Latino significa “pratense, di prato”.

Traduzione di Federica Galetto
meadowlandcover 
Brano tratto da: “Meadowland: the private life of an English field”, John Lewis – Stempel

sabato 23 giugno 2012

Toads and Water lilies - Una Poesia di Vera D'Atri


"Toads and Water lilies" è una poesia di Vera D'Atri tradotta in inglese da me e dalla poetessa americana Leticia Austria. La bellezza del testo originale, la passione per la traduzione, l'unione di tre voci che si sono sentite armoniche e vicine hanno dato l'input a questo lavoro. Questa lettura da me eseguita, vuole essere un omaggio alla poetessa Vera D'Atri e anche a tutti coloro che vorranno avvicinarsi per ascoltare i suoni che la lingua inglese ci restituisce e ci dona verso dopo verso, in un susseguirsi di dolci sussulti ed emozioni palpabili. Un giorno, credo tenterò anche di leggere il testo italiano originale se Vera vorrà, ma per ora vorrei regalarvi quello inglese, in una sfida a tutto tondo per me, madrelingua italiana. Colgo l'occasione per ringraziare ancora Vera D'Atri per avermi dato la possibilità di lavorare al suo testo e godere della sua bellezza anche nella versione inglese traducendo e leggendo, e a Leticia Austria che con grande sensibilità ha reso possibile la realizzazione pienamente riuscita di questo lavoro non semplice. Enjoy.


Federica Galetto













Il testo inglese:


Toads and water-lilies

Toads and water-lilies, barks with no heart.
The cartographer is not interested in all this.
The cartographer marks the limits, traces the coasts,
on his paper he makes everything small.
He gives the whole vision of the Earth, smoothing over the ambiguity
of our perception.
He marks the sea in blue and the earth in green, in brown the mountains,
in white the highest peaks, in pale blue the zigzag of the rivers
and the immutable spots of the lakes, embellishing the deserts with ochre.
Happiness of the Simple man. Readable ranges and perceptible contrasts.
Toads and water-lilies, barks with no heart, do not appear.
The minutia that tears apart, saturates the thoughts,
belongs to the Poet. To the Poet
no limits are given; he is free like a solitude
to capture the invisible and the elsewhere, or to concentrate himself
on the mellow bareness of a  lip, on the melancholic and imperceptible
wrinkle it wears after having smiled.
But I, who am a poet, would have liked being a cartographer
if I had not known you;
I would have resolutely neglected toads and water-lilies, barks with no heart,
just to remain within safe limits,
taking my chances with the true materials
and artificial lines.


Traduzione di Federica Galetto e Leticia Austria







Il testo italiano:


Rospi e ninfee

Rospi e ninfee, cortecce senza cuore.
Al cartografo non interessa tutto questo.
Il cartografo segna i limiti, traccia le coste,
sul suo foglio rimpicciolisce ogni cosa.
Della Terra dà  visione intera placando l’indeterminatezza
del nostro percepire.
Segna il mare in blu e la terra in verde, in marrone le montagne,
in bianco i picchi più alti, in azzurro lo zigzagare dei fiumi
e le macchie immutabili dei laghi, addobbando d’ocra i deserti.
Felicità del semplice. Gamme leggibili e apprezzabili contrapposizioni.
Rospi e ninfee, cortecce senza cuore non appaiono.
La minuzia che dilania e satura i pensieri
appartiene al poeta. Al poeta
non sono dati i limiti; egli è libero come una solitudine
d’afferrare l’invisibile e l’altrove o di concentrare se stesso
sulla nudità  pastosa di un labbro, sulla piega
malinconica e impercettibile che assume dopo aver sorriso.
Ma io, che sono poeta, avrei volentieri fatto il cartografo
se non ti avessi conosciuto,
avrei convintamente trascurato rospi e ninfee, cortecce senza cuore
pur di restare entro limiti sicuri,
tentando la fortuna dei materiali esatti
e delle linee artificiali.


Vera D'Atri






Vera D’Atri è nata a Roma nel marzo del 1948. Vive a Napoli dal 1992. Ha conseguito il diploma di archivista all’archivio di Stato di Napoli. Solo dopo il 1997 si interessa di scrittura e ottiene una menzione di merito al premio Lorenzo Montano diciassettesima edizione con la raccolta Abitare Sparta, cui fanno seguito una piccola silloge poetica delle Edizioni della Biblioteca a cura di Giovanni Pugliese “Il museo di vaniglia” e nel 2009 la pubblicazione della silloge “Una data segnata per partire” edita dalla Kolibris di Bologna. All’attivo anche alcuni racconti pubblicati in antologie e un romanzo “ Buona bella brava” edito dalla Robin Edizioni nel 2010 e recensito da Enzo Rega su l’Indice dei libri. Suoi testi poetici compaiono in inserti culturali e numerosi blog. E’ presente inoltre nell’antologia “La giusta collera” edita da CFR ed è tra i vincitori dei concorso “La vita in prosa 2011” con un racconto edito nell’antologia curata da Ivano Mugnaini e del concorso “ Scrivere a corte ” sempre del 2011.


Leticia Austria è una poetessa statunitense che vive e lavora in Texas. Studiosa e appassionata di lingua e letteratura italiana. Scrive sul blog  http://spectrumofperspectives.blogspot.it/


venerdì 1 giugno 2012

Anna Maria Curci traduce Christian Morgenstern




E' con grande piacere che ospito fra le mie pagine Anna Maria Curci con sue traduzioni di Christian Morgenstern. Sue anche le note di lettura ed esplicative.





§



Christian Morgenstern (1871 - 1914) compose i Galgenlieder (Canti della forca) durante il suo soggiorno a Berlino, iniziato nel 1895. Sono componimenti poetici che all'epoca furono riproposti con grande successo dai più celebri cabaret berlinesi. Successivamente, nel 1905, furono raccolti in volume. Dai Canti della forca propongo, seguita dall’originale, il Canto dei gabbiani.



Christian Morgenstern

Canto dei gabbiani

Han tutti l’aria, i gabbiani,
di avere il nome Emma.
Ratina bianca indossano
e di granaglie impallinar si fanno.
Non sparo, io, ai gabbiani,
vivi li preferisco - -
con pan di segale li nutro
e zibibbo rossiccio.
Umano, neppur per caso il volo
dei gabbiani raggiungere potrai.
Dovessi chiamarti Emma, accontentati
allora di aver pari sembiante.

(traduzione di Anna Maria Curci)


Möwenlied

Die Möwen sehen alle aus,
als ob sie Emma hießen.
Sie tragen einen weißen Flaus
und sind mit Schrot zu schießen.
Ich schieße keine Möwe tot,
Ich lass sie lieber leben --
und füttre sie mit Roggenbrot
und rötlichen Zibeben.
O Mensch, du wirst nie nebenbei
der Möwe Flug erreichen.
Wofern du Emma heißest, sei
zufrieden, ihr zu gleichen.

Qui http://www.christian-morgenstern.de/dcma/index.php5?title=M%C3%B6wenlied la traduzione in italiano di Anselmo Turazza http://www.christian-morgenstern.de/dcma/index.php5?title=Palmstroem_e_altri_Galgenlieder, insieme alle versioni inglese e olandese.

Di Morgenstern trovo irresistibile la capacità di mettere in rima il sarcasmo, con un'attenzione formale che sembra contraddire, ma in realtà consolida e conferma, il suo slancio dissacrante. Proprio così, prodigiosamente e con esiti raramente eguagliati, il sarcasmo si fa 'leggero leggero', prende il volo e traversa epoche, giungendo a noi con la forza e l'impatto inaspettato di un allegro e sonoro manrovescio. Anche in questo vedo vicini Christian Morgenstern e Thomas Bernhard, il quale amava parlare di scrittura come "Selbstwatschen", "autoschiaffeggiarsi", ovvero, come mi è capitato di scrivere una volta, "Soliman rovescio".
http://muttercourage.blog.espresso.repubblica.it/cronache_di_mutter_courag/2010/07/soliman-rovescio.html

Palmström, la poesia che appare qui nella mia traduzione seguita dall'originale in tedesco, è anche il titolo di un volumetto di poesie che risale al 1910 e il nome del personaggio di fantasia attorno al quale ruotano diverse poesie del ciclo.

Christian Morgenstern

Palmström

Palmström sta presso uno stagno
spiega un fazzoletto rosso:
Sulla stoffa c’è una quercia
ed un uomo con un libro
Palmström soffiarcisi il naso non osa, -
Di quegli allocchi è della schiera
che sovente, ratta e fiera,
del bello assal reverenzial paura.
Delicato lui ripiega
Quel che vien dal dispiegare,
E nessun maledirà
Se insoffiato ripartirà.

(traduzione di Anna Maria Curci)

Palmström

Palmström steht an einem Teiche
und entfaltet groß ein rotes Taschentuch:
Auf dem Tuch ist eine Eiche
dargestellt, sowie ein Mensch mit einem Buch.
Palmström wagt nicht, sich hineinzuschneuzen, -
Er gehört zu jenen Käuzen,
die oft unvermittelt-nackt
Ehrfurcht vor dem Schönen packt.
Zärtlich faltet er zusammen,
was er eben erst entbreitet.
Und kein Fühlender wird ihn verdammen,
weil er ungeschneuzt entschreitet.


Qui http://www.christian-morgenstern.de/dcma/index.php5?title=Palmstr%C3%B6m è possibile leggere, accanto a una traduzione in norvegese e a una in esperanto, la traduzione in italiano (1955) di Anselmo Turazza



Anna Maria Curci è nata a Roma, dove vive e insegna. Scrive sul blog “Cronache di Mutter Courage“ http://muttercourage.blog.espresso.repubblica.it/, su “Unterwegs/In cammino” http://ws081amcu.wordpress.com/ ed è tra i redattori di “Poetarum Silva” http://poetarumsilva.wordpress.com/. Suoi testi sono apparsi su riviste (Frontiere; Journal of Italian Translation; Traduttologia; Periferie; Il 996 – Rivista del Centro Studi Giuseppe Gioachino Belli) e antologie (La notte, Roma 2008), sui blog La dimora del tempo sospeso http://rebstein.wordpress.com/, La poesia e lo spirito http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/ ,Neobar http://neobar.wordpress.com/ , Carte sensibili http://cartesensibili.wordpress.com/, VDBD- Viadellebelledonne http://viadellebelledonne.wordpress.com/, e sul sito “Poeti del parco” http://www.poetidelparco.it/. La silloge Inciampi e marcapiano è del 2011. Ha tradotto poesie di Rose Ausländer, Ingeborg Bachmann, Thomas Bernhard, Marica Bodrožić, Dietrich Bonhoeffer, Bertolt Brecht, Christine Busta, Paul Celan, Hilde Domin, Marie Luise Kaschnitz, Michael Krüger, Christine Lavant, Else Lasker-Schüler, Rainer Malkowski, Christian Morgenstern, Novalis, Alev Tekinay, Georg Trakl.






mercoledì 21 marzo 2012

Giornata mondiale della Poesia : Joseph Tusiani



In occasione della Giornata mondiale della Poesia, ho pensato a Joseph Tusiani. Ed è di lui che parlerò, con parole e immagini per far conoscere, a chi già non lo conoscesse, uno dei più grandi Poeti e Traduttori viventi d'oggi e del XX secolo . Chi meglio di lui può oggi rappresentare la Poesia italiana (ma non solo) nel mondo, chi meglio di lui può essere esempio di grande sensibilità, duttilità, studio e ricerca nell'ambito letterario contemporaneo? Tusiani, classe 1924, oggi molto anziano ma ancora fortemente attivo e presente nella vita poetica e intellettuale americana e internazionale, ci racconta cosa vuol dire scrivere e tradurre in quattro lingue diverse, ci racconta del suo amore per la lingua inglese e per l'italiano, sua lingua madre, dopo una intera esistenza trascorsa negli States e aver vinto Premi prestigiosi come il Greenwood Prize della Poetry Society d’Inghilterra (per la prima volta assegnato a un americano), il “Governor’s Award of Exellence” dello Stato di New York e l’importante “Medaglia del Congresso” di Washington. Un uomo tenuto lontano dalla sua terra natia per destino e portatore di due anime, una inglese e una italiana, come dice egli stesso nella bella intervista del promo trailer del documentary film di Sabrina Digregorio che vi presento. In fondo, chi traduce sa bene d'avere un doppio animico sempre presente e sa, in alcuni casi, di possedere un'affinità elettiva con alcuni autori così profonda da poter affermare d'essere in simbiosi assoluta con essi,  e che pur distaccandosene nel proprio animo sempre rimane forte e presente quella Voce amica e compagna, parte integrante del proprio essere (s)doppiato. Joseph Tusiani riceverà il "Giglio d'argento " il prossimo 5 giugno dalla Città di Firenze per il suo prezioso contributo alla conoscenza e alla valorizzazione della cultura italiana nel mondo. Durante la sua carriera di professore di letteratura italiana in varie università (Mount Saint Vincent, Hunter College, Lehman College) si afferma come scrittore di romazi e di poemi inglesi, e grazie alla sua innata capacità poetica e linguistica diviene popolare presso i più alti ambienti culturali, come traduttore e divulgatore delle Rime di Michelangelo, della Gerusalemme liberata di Tasso, delle Liriche di Dante, del Morgante di Pulci, dei Canti di Leopardi. Redige antologie delle poesia italiana, e allo stesso tempo compone versi in italiano e inglese, ma anche in latino e in dialetto garganico, tanto da divenire il "poeta delle quattro lingue ", che riecheggiano stornelli fiorentini e antichi sonetti latini, sino alle più antiche melodie della tradizione popolare del Gargano. Le sue liriche latine, pubblicate in più volumi e tradotte in più lingue, fanno di Tusiani il maggiore fra poeti neolatini viventi.
Più sotto, vi segnalo il link ad una intervista al Poeta rilasciata proprio per la giornata mondiale della Poesia. 







Nox Americana

O Maledictio! Me facis istos scandere versus

Dum cupidi in terra mortales mente revolvunt

Non coeli sed amati auri commercia cuncta.

O, maledictus sum, si solus in urbe tremenda

Oblivisci omnes non possum qui sine pane

Ac sine tecto acris transcurrunt tempora noctis

In triviis, umbrae cum umbris. Ecce aurifera ora

Quae ad lunam misit fulgente satellite nautas

Ast hanc pauperiem funestam extinguere nescit.

Musa, mihi dicta nova et ebria carmina amoris

Ne tantos memorem squalores... aut, mihi crede,

Crastina me inveniet vecordem Aurora serena.

1986 (da Carmina latina)


Notte americana - O Maledizione! / mi fai scandire questi versi, / mentre in terra cupidi mortali / pensano solo ad ogni genere / di commerci non di cielo, / ma di amato oro. / Oh, sono io maledetto, se io solo / in questa città tremenda / non posso dimenticare / quanti senza pace e senza casa / trascorrono il tempo della triste notte / nei trivi, ombre tra le ombre. / Ecco la terra dorata / che inviò nauti alla luna / con una nave fulgente, / non sa distruggere / questa funesta miseria. / Musa, dettami / nuovi ed ebbri carmi d'amore, / perché io più non ricordi tanto squallore... / oppure, credimi, / domani l'aurora serena / mi troverà folle. (Trad. E. Bandiera)






da A Garland for Manhattan

1

Enmeshed in mist, an alpine peak expects

sunrise and song. What is a summit, then,

'til rays and rhythm liven it afresh?

Longing for valleys where the streaming light

already brightens buds and tickles birds;

longing for the arcane, new happiness

of music heard and limpidness beheld.

But, mantled yet in night, the lonesome peak

cannot remember all it does possess -

a regal robe to wear, made of entrancing

rubies and pearls and gold (oh, bold, enfolding

prancing of lively hours) and so forgets

the only reason for its blissful height,

the ultimate enchantment of its life.

1997


da Ghirlanda per Manhattan – 1. - Irretito di nebbia, un picco alpestre / aspetta il sole e il canto. Cos’è, dunque, / una vetta senza ritmo né luce? / Desiderio di valle dove il raggio / irradia gemme e vèllica gli uccelli, / desiderio di gioia arcana e nuova / a una musica o alla limpidità. / Ma solingo ed avvolto nella notte, / il picco è immemore di ciò che ha - / una veste regale di abbaglianti / rubini e perle e oro (oh, avvolgente / danza di vive ore) e perciò scorda / della sua altitudine beata / l’incanto primo e la ragione estrema. (Trad. C. Siani)

La poesia è ora in In quattro lingue, a c. d. Cosma Siani, Cofine, Roma, 2001





Joseph Tusiani nasce nel 1924. Emigrò da San Marco in Lamis, un paese povero del Gargano, nel 1947, divenne docente di letteratura italiana all'università di New York, poeta in lingua inglese riconosciuto nel 1956, traduttore di una enorme mole di poesia italiana in versi inglesi, poeta in latino, autore in quattro lingue (inglese, italiano, latino, dialetto garganico). http://it.wikipedia.org/wiki/Joseph_Tusiani

An outstanding Italian American author, Joseph Tusiani was born into a poor, one-parent family at San Marco in Lamis, on the Gargano Mount, Italy, which he left after graduating in Italian Literature from the University of Naples in 1947. In New York, where he met his father, he became a university teacher of literature, an acknowledged English poet and renowned translator of Italian poetry into English Verse. He is also a well-known Latin poet, and the author of a three-volume autobiograhy in Italian, and of ten volumes of poetry in his native dialect. He lives in Manhattan. 


Intervista qui:
http://www.dazebaonews.it/cultura/letteratura/item/9243-intervista-a-joseph-tusiani-il-poeta-che-ha-percorso-loceano-crudele-alla-ricerca-di-sillabe

martedì 13 dicembre 2011

Leticia Austria - Una poesia in traduzione





Balthus







REUNION


Tonight, at least,
I see you -- in a candle’s light suffused
by ruby glass, the undulating arc
cocooning us while headlights pierce the streets.
The noisy years between remembering
and living flesh are silenced by the voice
I hear this moment, and I catch its words
like colored moths, to pin them in a frame
when daylight comes.

Tonight, at least,
you know me -- not the ink of written word,
the masquerader hiding in plain sight,
but sound and breath that waited out the page
for temporary incarnation. Yet,
what I intend to say is left unsaid,
gray fumes dispersing in the wavering light.
I only say the words that can survive
when daylight comes.













INCONTRO


Stasera, almeno,
ti vedo - nella luce di una candela soffusa
da un vetro rubino, l’arco ondeggiante
a proteggerci mentre i fari trafiggono le strade.
Gli anni rumorosi tra il ricordo
e la carne vivente sono zittiti dalla voce
che ora sento, e ne catturo le parole
come falene colorate, per appuntarle in una cornice
quando la luce del giorno viene.

Stasera, almeno,
mi conosci – non l’inchiostro d’una parola scritta,
la maschera che si nasconde in piena vista,
ma suono e fiato che attendevano fuori alla pagina
per provvisoria incarnazione. Finora,
ciò che ho inteso dire è lasciato non detto,
fumi grigi si disperdono nella luce vacillante.
Solo pronuncio le parole che possono sopravvivere

Quando la luce del giorno viene.



Leticia Austria

Traduzione di Federica Galetto


I blogs di Leticia Austria:




giovedì 8 dicembre 2011

LE ONDE - Tradurre Virginia Woolf






Now the sun had sunk. Sky and sea were indistinguishable. The waves breaking spread their white fans far out over the shore, sent white shadows into the recesses of sonorous caves and then rolled back sighing over the shingle.
The tree shook its branches and a scattering of leaves fell to the ground. There they settled with perfect composure on the precise spot where they would await dissolution. Black and grey were shot into the garden from the broken vessel that had once held red light. Dark shadows blackened the tunnels between the stalks. The thrush was silent and the worm sucked itself back into its narrow hole. Now and again a whitened and hollow straw was blown from an old nest and fell into the dark grasses among the rotten apples. The light had faded from the tool-house wall and the adder's skin hung from the nail empty. All the colours in the room had overflown their banks. The precise brush stroke was swollen and lop-sided; cupboards and chairs melted their brown masses into one huge obscurity. The height from floor to ceiling was hung with vast curtains of shaking darkness. The looking-glass was pale as the mouth of a cave shadowed by hanging creepers.
The substance had gone from the solidity of the hills. Travelling lights drove a plumy wedge among unseen and sunken roads, but no lights opened among the folded wings of the hills, and there was no sound save the cry of a bird seeking some lonelier tree. At the cliff's edge there was an equal murmur of air that had been brushed through forests, of water that had been cooled in a thousand glassy hollows of mid-ocean.
As if there were waves of darkness in the air, darkness moved on, covering houses, hills, trees, as waves of water wash round the sides of some sunken ship. Darkness washed down streets, eddying round single figures, engulfing them; blotting out couples clasped under the showery darkness of elm trees in full summer foliage. Darkness rolled its waves along grassy rides and over the wrinkled skin of the turf, enveloping the solitary thorn tree and the empty snail shells at its foot. Mounting higher, darkness blew along the bare upland slopes, and met the fretted and abraded pinnacles of the mountain where the snow lodges for ever on the hard rock even when the valleys are full of running streams and yellow vine leaves, and girls, sitting on verandahs, look up at the snow, shading their faces with their fans. Them, too, darkness covered.




"Le Onde" (The Waves) eseguita da Ludovico Einaudi al Nightbook Solo Concert a Dublin nell' Ottobre 2009.




Ora il sole era tramontato. Cielo e mare erano indistinguibili. Le onde frangendosi allargavano i loro bianchi ventagli sulla riva, inviavano pallide ombre nei recessi delle grotte sonore e poi si ritiravano sospirando sui ciottoli. L’albero scosse i suoi rami e una pioggia sparsa di foglie cadde al suolo. Là si depositarono in perfetta compostezza nel punto preciso dove avrebbero atteso di dissolversi. Nere e grigie erano sfrecciate nel giardino dal recipiente rotto che un tempo aveva trattenuto la luce rossa. Oscure ombre annerivano le gallerie fra gli steli. Il tordo era silenzioso e il verme risucchiava se stesso nel suo buco angusto. Di tanto in tanto una pagliuzza sbiancata e cava veniva sospinta da un vecchio nido per poi ricadere nell’erba nera fra le mele marce. Svanita la luce sul muro del capanno degli attrezzi, la pelle della vipera pendeva vuota dal chiodo. Tutti i colori nella stanza erano straripati. Il preciso colpo di pennello era gonfio e debordante; credenze e sedie scioglievano le loro masse brune in un’ unica enorme oscurità. L’altezza dal pavimento al soffitto era tappezzata da vaste tende d’oscurità oscillante. Lo specchio era pallido come la bocca di una caverna adombrata da rampicanti penduli. La sostanza se n’era andata dalla solidità delle colline. Luci vaganti inserivano un soffice cuneo tra le vie affondate e invisibili, ma nessuna luce si apriva fra le ali ripiegate delle colline, e non vi era alcun suono salvo il grido di un uccello in cerca d’un albero solitario. Sul bordo della scogliera c’era un eguale mormorio d’aria spazzata attraverso i boschi, di acqua che s’era rinfrescata in mille avvallamenti vitrei nel mezzo dell’oceano. Come ci fossero onde di buio nell’aria, l’oscurità si muoveva, coprendo case, colline, alberi, come onde nello sciabordio sciacquano i fianchi di qualche nave affondata. La tenebra inondava le strade, muovendosi vorticosamente intorno alle singole figure, inghiottendole; cancellando coppie abbracciate sotto la cascata d’oscurità degli olmi nel pieno del fogliame estivo. Il buio faceva rotolare le sue onde lungo percorsi erbosi e sulla pelle grinzita dei campi di corse, avviluppando il biancospino solitario e i vuoti gusci di chiocciola ai suoi piedi.
Salendo più in alto, l’oscurità si spingeva lungo i nudi pendii montuosi, incontrava i pinnacoli frastagliati e abrasi della montagna dove la neve alberga eterna sulla dura roccia, persino quando le valli sono colme di ruscelli in corsa e gialle foglie di vite, e le ragazze, sedute sulle verande, lo sguardo alzato verso la neve, i loro volti ombreggiati dai ventagli. Anche loro, copriva la tenebra.


Brano tratto da "Le onde" di Virginia Woolf (1931)

Traduzione di Federica Galetto

lunedì 28 novembre 2011

Poesia in traduzione - Olafur Arnalds








"Memories. Memories blur into dreams. Light brings them to truth. Everything unforgiving. Everything becoming hallow. Loneliness consumes and there is no way back. The places you played, the places you called home, the people you thought you loved, all of them. Reduced to a memory of another life. A life you never lived. All the yesterdays that came from tomorrow, all the tomorrows that never came from yesterday. A new beginning because forever is never forever"


"Ricordi. I ricordi sfumano nei sogni. La luce li porta alla verità. Ogni cosa è inesorabile. Ogni cosa diventa santa. La solitudine consuma e non c'è via di ritorno. I luoghi in cui giocavi, i luoghi che chiamavi casa, le persone che pensavi d'amare, tutti loro. Ridotti ad un ricordo di un'altra vita. Una vita che non hai mai vissuto. Tutti gli ieri che venivano dal domani, tutti i domani che mai vennero dallo ieri. Un nuovo inizio perchè per sempre non è mai per sempre"


Olafur Arnalds

Traduzione di Federica Galetto

giovedì 24 novembre 2011

SARA TEASDALE - Poesia in Traduzione






CHANGE

di Sara Teasdale



Remember me as I was then;

Turn from me now, but always see

The laughing shadowy girl who stood

At midnight by the flowering tree,

With eyes that love had made as bright

As the trembling stars of the summer night.

Turn from me now, but always hear

The muted laughter in the dew

Of that one year of youth we had,

The only youth we ever knew --

Turn from me now, or you will see

What other years have done to me.




CAMBIAMENTO


Ricordami dunque com’ero;

Voltati da me ora, ma sempre vedi

La ragazza sorridente e ombrosa che stava

A mezzanotte presso l’albero in fiore,

con gli occhi che l’amore aveva reso luminosi

come le stelle tremanti della notte estiva.

Voltati da me ora, ma sempre ascolta

La tenue risata nella rugiada

Di quell’anno di giovinezza che avemmo,

l’unica giovinezza da noi mai conosciuta –

Voltati da me ora, o vedrai

Ciò che gli altri anni m' hanno fatto


Traduzione di Federica Galetto



Biografia:

Sara Teasdale (1884 -1933)

Scrittrice americana di St. Louis, scrisse molte raccolte di poesie e nel 1918 vinse il Premio Pulitzer. Morì suicida nel 1933. Nel 2010, le opere di Sara Teasdale vengono pubblicate in Italia per la prima volta, "Gli amorosi incanti", con la traduzione di Silvio Raffo per i tipi di Crocetti Editore ("Nei suoi versi eleganti e struggenti, offerti qui al lettore italiano nella sapiente versione di Silvio Raffo, s'impone con irruenza l'eterno tema dell'amore, distillato e dosato con incantevole sprezzatura, in perfetto equilibrio tra passione e ironia" - dalla scheda di lettura di Crocetti Editore)

lunedì 14 novembre 2011

REINER MARIA RILKE - La Pantera - Poesia in traduzione


Fonte immagine: topipittori.blogspot.com




Rainer Maria Rilke

Der Panther

Im Jardin des Plantes, Paris



Sein Blick ist vom Vorübergehn der Stäbe

so müd geworden, daß er nichts mehr hält.

Ihm ist, als ob es tausend Stäbe gäbe

und hinter tausend Stäben keine Welt.

Der weiche Gang geschmeidig starker Schritte,

der sich im allerkleinsten Kreise dreht,

ist wie ein Tanz von Kraft um eine Mitte,

in der betäubt ein großer Wille steht.

Nur manchmal schiebt der Vorhang der Pupille

sich lautlos auf -. Dann geht ein Bild hinein,

geht durch der Glieder angespannte Stille -

und hört im Herzen auf zu sein.



La pantera

Per il va e vieni, tanto stanco è divenuto il suo sguardo

che nulla più trattiene

E’ come ci fossero mille sbarre

E dietro mille sbarre nessun mondo

Nel molle andare più flessuoso il passo

Che nel minor cerchio ruota,

è come danza di forza attorno a un centro,

ove stordita una gran volontà rimane

solo talvolta silenzioso il velo della

pupilla si solleva – poi penetra un’immagine

attraverso il silenzio teso delle membra -

E nel cuore si smorza


Traduzione di Federica Galetto


giovedì 10 novembre 2011

GRACE ANDREACCHI - Poesia in Traduzione






Jan Van Eyck




IN THE GOLDEN CHAMBER OF ST. URSULA


Bones spiral outward

drenched in gold

small and thin, chicken or child
Golden chrysalis of pain

a stillness unbroken

by waves of thunder
That last night of Mary’s month

the sky dripped fire

and eleven thousand
Stars burned in the wayward streets

men phosphorescent

turned to little lumps of clay
In our hour of need, O Princess

did you spread wide

your ermine cloak?











NELLA CAMERA DORATA DI S. URSULA

Ossa a spirale che appaiono
fradice d’oro

piccole e sottili, di pollo o bambino
Dorata crisalide di dolore

un’immobilità ininterrotta
da onde di tuono

Quell’ultima notte del mese di Maria
il cielo gocciolava fuoco

e una squadra di cento
stelle bruciava nelle strade ribelli

uomini fosforescenti
mutavano in piccoli blocchi d’argilla

Nell’ora del nostro bisogno, O Principessa

Hai allargato il tuo ampio mantello
d’ermellino?




ASSUMPTION


A sudden whoosh!

of blue air under you

Earth dives away

Angels around you flying

Don't look down!

You're falling up

into the light

And a minute ago you lay dying

Heaven opens like a rose

to swallow you

Our last best hope

is to follow you

Into the sound of white wings sighing

How far is up

If you cannot see the ground?




ASSUNZIONE


Un fruscio improvviso!
D’aria blu sotto di te

La terra sommersa
Gli angeli ti volano intorno

Non guardare giù!

Stai cadendo
dentro la luce

e un minuto fa eri morente

Il paradiso si apre come una rosa
ad ingoiarti

La nostra ultima migliore speranza
è seguirti

nel suono di sospiranti ali bianche

Quanto lontano è quassù
Se non riesci a vedere il suolo?





TONIGHT

Tonight I give you twelve glass boxes

evenly spaced and lit from inside

you may name each one as you will

apostle or child
Tonight I give you a castle by a lake

and its blue, shattered double

I give you a stone sky

perfectly wrought in white
Tonight I give you the whole of this wide black river

and the moon not quite full

I give you the white domed church

innocent of tourists
I give you Monsieur Paul’s soft-lipped maidens

to comb with languorous brown fingers your hair

and knead your thighs with their feet

I give you the news about royalty

and all the best recipes

for eternal happiness

as read on the tube
I give you night kisses cold cheeks

pressed to yours

my heart




STANOTTE

Stanotte ti do dodici scatole di vetro
regolarmente disposte e illuminate all’interno

ognuna la puoi chiamare come vuoi
apostolo o bambino

Stanotte ti do un castello in riva al lago
e il suo doppio, blu e in frantumi

Ti do un cielo di pietra
finemente lavorato di bianco

Stanotte ti do tutto questo vasto fiume scuro
e la luna non ancora piena

Ti do la chiesa dalla cupola bianca
innocente di turisti

Ti do le fanciulle dalle labbra morbide di Monsieur Paul
per pettinare con languorose dita dorate i tuoi capelli
e massaggiare le tue cosce con i piedi

Ti do notizie sulla famiglia Reale
e tutte le migliori ricette
per l’eterna felicità
come si legge in metropolitana

Ti do baci notturni e fredde guance
premute alle tue

il mio cuore




TO CHRIST, THE BRIDEGROOM


They say I’m the bride but

You and I know, O best Beloved,

we know better.

The bride? This silly child
net curtain over her head

hands clasped in semblance of prayer

beaming bright-eyed laughing coquette

Who’s fooled?
But love’s all in earnest

All to thee, my heart.

O you, who loved little ones
Suffer this, your child-bride

to come, creeping softly

into your arms this night.





A CRISTO, LO SPOSO

Dicono che io sono la sposa ma
Tu ed io lo sappiamo, O mio Adorato,
lo sappiamo ancor di più

La sposa? Questa sciocca bambina
che gioca
con la tendina della finestra sul capo

le mani strette in una parvenza di preghiera
splendendo di civettuoli occhi radiosi e ridenti

Chi ha imbrogliato?

Ma l’amore è tutto in verità
Tutto per te, cuore mio

O tu, che hai amato i piccoli
Permetti questo, che la tua sposa-bambina
giunga, avanzando lievemente

questa notte fra le tue braccia




Grace Andreacchi

Traduzione di Federica Galetto







Grace Andreacchi scrive Poesia, Narrativa, Sceneggiature per il Teatro ("Non necessariamente in quest'ordine" precisa lei). La sua Poesia, ricca di riferimenti al Sacro, ha una musicalità gradevolmente retrò ma ancorata dai contenuti ad una contemporaneità disarmante,sottile,profonda. Si occupa di editoria e dirige la casa editrice no-profit Andromache Books. Nata e cresciuta a New York, ha vissuto a Parigi e Berlino ma vive attualmente a Londra.

I suoi siti:


https://sites.google.com/site/andromachebooks/



martedì 14 giugno 2011

CAROL ANN DUFFY - Poesia in traduzione









Standing Female Nude (1985)



Six hours like this for a few francs.
Belly nipple arse in the window light,
he drains the colour from me. Further to the right,
Madame. And do try to be still.
I shall be represented analytically and hung
in great museums. The bourgeoisie will coo
at such an image of a river whore. They call it Art.

Maybe. He is concerned with volume, space,
I with the next meal. You’re getting thin,
Madame, this is not good. My breasts hang
slightly low, the studio is cold. In the tea-leaves,
I can see the Queen of England gazing
on my shape. Magnificent, she murmurs,
moving on. It makes me laugh. His name

is Georges. They tell me he’s a genius.
There are times he does not concentrate
and stiffens for my warmth.
He possesses me on canvas, as he dips the brush
repeatedly into the paint. Little man,
you’ve not the money for the arts I sell.
Both poor, we make our living how we can.

I ask him, Why do you do this? Because
I have to. There’s no choice. Don’t talk.
My smile confuses him. These artists
take themselves too seriously. At night I fill myself
with wine and dance around the bars. When it’s finished
he shows me proudly, lights a cigarette. I say
Twelve francs, and get my shawl. It does not look like me.




Nudo di donna in piedi (1985)

Sei ore così per pochi franchi.
Ventre seni fondoschiena alla luce della finestra,
mi prosciuga tutto il colore. Un po’ più a destra,
Madame. E cerchi di stare ferma.
Verrò ritratta nel dettaglio e appesa
nei grandi musei. La borghesia andrà in visibilio
davanti al quadro di una puttana del Lungosenna.
La chiamano Arte.

Sarà. Lui si preoccupa di volume e spazio,
io della mia prossima cena. Sta dimagrendo,
Madame, e questo non va bene. I miei seni pendono
leggermente verso il basso, lo studio è freddo. Nelle
foglie di the, riesco a vedere la Regina d’Inghilterra
fissare la mia figura. Magnifico, mormora lei,
e passa oltre. Mi viene da ridere. Si chiama Georges.
Mi dicono sia un genio. Ci sono volte che non si
concentra e il mio calore lo eccita.
Mi possiede sulla tela, mentre affonda ripetutamente
il pennello nel colore. Poveruomo,
non li hai i soldi per le arti che vendo io.
Poveri entrambi, ci guadagniamo da vivere come possiamo.

Gli chiedo, Perché fai questo? Perché devo.
Non ho scelta. Non parlare.
Il mio sorriso lo confonde.
Questi artisti si prendono troppo sul serio.
La notte mi riempio di vino e ballo nei bar.
Quando è finito me lo mostra con orgoglio,
accende una sigaretta.Dico Dodici franchi,
e prendo lo scialle. Non sembro neppure io.






Death and the Moon (2002)



The moon is nearer than where death took you
at the end of the old year. Cold as cash
in the sky's dark pocket, its hard old face
is gold as a mask tonight. I break the ice
over the fish in my frozen pond, look up
as the ghosts of my wordless breath reach
for the stars. If I stood on the tip of my toes
and stretched, I could touch the edge of the moon.

I stooped at the lip of your open grave
to gather a fistful of earth, hard rain,
tough confetti, and tossed it down. It stuttered
like morse on the wood over your eyes, your tongue,
your soundless ears. Then as I slept my living sleep
the ground gulped you, swallowed you whole,
and though I was there when you died,
in the red cave of your widow's unbearable cry,

and measured the space between last words
and silence, I cannot say where you are. Unreachable
by prayer, even if poems are prayers. Unseeable
in the air, even if souls are stars. I turn
to the house, its windows tender with light, the moon,
surely, only as far again as the roof. The goldfish
are tongues in the water's mouth. The black night
is huge, mute, and you are further forever than that.





La Morte e la Luna (2002)



La luna è più vicina di quando la morte ti prese
alla fine dell’anno passato. Fredda come moneta
nella tasca oscura del cielo, il suo volto indurito e invecchiato
è come una maschera d’oro stanotte.
Rompo il ghiaccio sopra i pesci nel laghetto gelato,
guardo in su mentre i fantasmi del mio fiato senza parole
raggiungono le stelle.
Se stessi in punta di piedi e mi allungassi,
potrei toccare il bordo della luna.

Mi sono chinata sull’orlo della tua tomba aperta
a raccogliere un pugno di terra, pioggia greve,
duri coriandoli, e li ho lanciati. Sopra i tuoi occhi,
la tua lingua, le tue orecchie sorde, un tartagliare
come d’un codice Morse sul legno. Poi, mentre dormivo
il mio sonno vivo
il suolo ti ha inghiottito, ingoiandoti tutto,
e benché fossi là alla tua morte,
nella grotta rossa d’insopportabile pianto di vedova,
e ho misurato lo spazio fra le ultime parole e il silenzio,
non so dire dove tu sia. Irraggiungibile dalla preghiera,
anche se le poesie sono preghiere. Inaccessibile
alla vista, nonostante le anime siano stelle.
Mi volgo verso la casa, le sue finestre nella tenera luce, la luna,
certamente, lontana ancora una volta solo tanto quanto il tetto.
I pesci rossi come lingue nella bocca dell’acqua.
La notte scura è enorme, muta, e tu sei ancora più lontano di così,
per sempre.






Premonitions (2009)

Dedicated with love to the
memory of Ursula Fanthorpe (English poet, 22 July 1929 – 28 April 2009)


We first met when your last breath
cooled in my palm like an egg;
you dead, and a thrush outside
sang it was morning.
I backed out of the room, feeling
the flowers freshen and shine in my arms.


The night before, we met again, to unsay
unbearable farewells, to see
our eyes brighten with re-strung tears.
O I had my sudden wish -
though I barely knew you -
to stand at the door of your house,
feeling my heartbeat calm,
as they carried you in, home, home and healing.
Then slow weeks, removing the wheelchair, the drugs,
the oxygen mask and tank, the commode,
the appointment cards,
until it was summer again
and I saw you open the doors to the gift of your garden.

Strange and beautiful to see
the roses close to their own premonitions,
the grass sweeten and cool and green
where a blackbird eased a worm into the lawn.
There you were,
a glass of lemony wine in each hand,
walking towards me always, your magnolia tree
marrying itself to the May air.

How you talked! And how I listened,
spellbound, humbled, daughterly,
to your tall tales, your wise words,
the joy of your accent, unenglish, dancey, humorous;
watching your ash hair flare and redden,
the loving litany of who we had been
making me place my hands in your warm hands,
younger than mine are now.
Then time only the moon. And the balm of dusk.
And you my mother.





Premonizioni (2009)

Dedicata con affetto
alla memoria di Ursula Fanthorpe (Poetessa inglese, 22 Luglio 1929 – 28 Aprile 2009)



Ci incontrammo la prima volta quando il tuo ultimo respiro
si raffreddò come un uovo nel mio palmo;
tu morta, e un tordo fuori a cantare ch’era mattina.
Uscii dal retro della stanza, sentendo
i fiori rinfrescare e splendere fra le mie braccia.
La notte precedente, c'eravamo incontrate di nuovo, a ritrattare
insostenibili addii, per vedere
i nostri occhi brillare di lacrime rinfilate.
O all’improvviso ebbi il desiderio -
benché ti conoscessi appena –
di stare alla porta della tua casa,
sentendo il calmo battito del cuore,
mentre ti portavano dentro, casa, casa e guarigione.
Poi settimane lente, eliminando la sedia a rotelle, le medicine,
la maschera dell’ossigeno e la bombola, la seggetta,
le carte degli appuntamenti,
fino a che fu di nuovo estate
e ti vidi aprire le porte al dono del tuo giardino.
Strano e bellissimo vedere
le rose strette alle loro premonizioni,
l’erba profumata, fresca e verde
dove un merlo rilasciava un verme sul prato.
Eccoti là,
un bicchiere di limonata in ciascuna mano,
camminando sempre verso me, il tuo albero di magnolia
sposarsi all’aria di Maggio.
Come parlavi! E come ascoltavo io,
incantata, umile, come una figlia,
i tuoi incredibili racconti, le tue sagge parole,
la gioia del tuo accento, non inglese, ballerino, spiritoso;
guardando i tuoi capelli cinerini infiammarsi di rosso,
l’amata litania di chi eravamo state
facendo posto alle mie mani nelle tue mani calde,
ora più giovani delle mie.
Poi solo la luna a scandire il tempo. E il ristoro del crepuscolo.
E tu madre mia.


Carol Ann Duffy
Traduzione di Federica Galetto


Carol Ann Duffy su Wikipedia
http://it.wikipedia.org/wiki/Carol_Ann_Duffy

martedì 24 maggio 2011

DANIELLE BARAKA



Photo credit: Danielle Baraka





La poesia di Danielle Baraka affonda le radici nei semplici gesti d'ascolto del mondo esterno ed interno. E' contraddistinta da una spiccata visionarietà che la porta su sentieri percorsi da vecchi miti e leggende che nei suoi versi si intravedono nitidamente. La Morte, la Solitudine,l'Amore, la condizione esistenziale dell'Uomo sono temi che le sono cari, che scruta a volte da lontano, a volte da una distanza ravvicinata, a volte dal di dentro, come se lei stessa fosse pietra, morte o sole splendente. Una poetica interessante, semplice, minimale; essenziale nel dire, molto meno nel sentire.


Nightingale















His name

Twirling in my head
Like million poppies
Blossoming in my breast
Like water lilies
Caressing my belly
Like sweet daisies

His name

Letters
Gathered
In signification
Hanging upon
My silent
Mouth


Il suo nome

Mi ronza in testa
Come milioni di papaveri
Che fioriscono nel mio petto
Come ninfee d’acqua
Che mi carezzano il ventre
Come dolci margherite

Il suo nome

Lettere
Raccolte
In significanza
Appese sulla
mia bocca
Silenziosa


Too late to meet in the garden
Too late to share the dance
The dizzy grace
Of an enchanted dawn
His hands
Building up
Sleepy palaces
Cultivating
Magnificent sterile gardens
Silent
Powerful master of the place
Inviolable fortresses
Among stones
Of magnificent coldness
Alone,
In bare armor,
I am the warrior
cut by the icy wind
of an uncompromising winter
Walking toward
The warmth of a smiling sun
Colored bright desires
Hurt in their unhappy corolla
The heart
In a thundering bang
Feeling the lost of a passion
Of a treacherous failure
Entanglements
Of suffocating resignation
In the devastated field
Of irreversible disunion



Troppo tardi per incontrarsi in giardino
Troppo tardi per condividere la danza
La grazia vertiginosa
di un’alba incantata
Le sue mani
Che costruiscono
palazzi dormienti
Coltivando
magnifici giardini sterili
Silente
Potente padrone del luogo
Inviolabili fortezze
fra le pietre
di magnifica freddezza
Solo,
in una nuda corazza,
io sono il guerriero
sferzato dal gelido vento
d’un inverno inflessibile
che cammina verso
il tepore d’un sole sorridente
Desideri colorati e luminosi
dolgono
nella loro infelice corolla
Feriscono il cuore
in un’ assordante esplosione
Nel sentire la perdita di una passione
Un insidioso fallimento
Grovigli
di soffocante rassegnazione
Nel campo devastato
d’ irreversibile disunione



The fear
Of the night to come
Hanging on white sheets
The only calming down gesture
In this primal anxiety
Shadows
Dancing in the night
Threatening
As I try to retain
The beauty of a rose
In my confused mind
The fountain
With the birds nearby
In the broad daylight
I try to unfold the ritual
Of a familiar song
A sweet lullaby of comfort
That could chase the shadows away
But the candle goes out quickly
The melody becomes a murmur
A sigh
Vanishing in the dark
Of a fast beating heart
The fight seems like
The ultimate one
A fight of no return
Until tomorrow night


La paura
del giungere della notte
Appesa a teli bianchi
L’unico gesto di calma
in quest’ ansia originaria
Ombre
che danzano nella notte
Minacciose
Mentre cerco di trattenere
la bellezza di una rosa
nella mia mente confusa
La fontana
con gli uccelli vicini
Nel pieno giorno
tento di dispiegare il rituale
d’una canzone familiare
Una dolce ninnananna di conforto
che potrebbe cacciar via le ombre
Ma la candela consuma rapidamente
La melodia diventa un mormorio
Un sospiro
Svanendo nel buio
d’un cuore che batte veloce
La lotta sembra quella finale
Una lotta senza ritorno
Fino a domani notte



Cold sweat

I hang on to
The saving thin white light
Under the bedroom door
The smothered voices of adults
In the room nearby
The changing intonations
Of the TV program

Confined there,
I understand,
Become aware
Of
Death
Merciless, irreversible
The wave,
That will take us away

Late, in the silent night
Where thoughts learn how to grow
Familiar echoes
Reverberate
As I still cannot sleep
In the tired
Uncalmed
Adult body clay



Sudore freddo

M’aggrappo
alla fioca, bianca luce salvifica
sotto la porta della camera
Le voci soffocate degli adulti
nella stanza accanto
Le intonazioni che cambiano
nel programma in TV

Confinata là,
io capisco,
io prendo coscienza
della
Morte
Senza pietà, irreversibile,
L’onda,
che ci porterà via tutti
Tardi, nella notte silente
dove i pensieri imparano a crescere
Echi familiari
si diffondono
E io ancora non riesco a dormire
Nella stanca
Inquieta
Argilla del corpo adulto


Danielle Baraka
Traduzione dall'inglese di Federica Galetto





Bio:

Danielle Baraka è francese. Insegnante di scuola elementare, vive e lavora in un villaggio nel centro della Francia. Il suo blog:

http://danylicorne.blogspot.com/

giovedì 21 aprile 2011

FOCAULT'S PENDULUM - Subhankar Das




Photo credit Nightingale







Focault's Pendulum



How are you
Are you still a bird
Or a deer of the dawn
Jumping the red blue signals
I search for my forest
Thickets, under woods, nook and corners
Are flushed with the sun
The forlorn noonday of the city
Are so far away from me
As if they are crossing the border everyday
I put the shadows and a tiny piece of memory
Of this sea afloat


A sms like this an emptiness in this stark sunshine
Just cannot take it anymore
Just think a whole sea or a bunch of dry bindweed
Drying up on the table
Which the deer’s might come some day to eat
Flaring up and down red blue of the city
Maybe are casting their shadows
Images of dry sweat and the salt of the water
Of naked chaotic lane by lanes getting stuck
While trying to make way brushing past
The continuous prattle of other memories
And a safety pin of a time of split-colours
Dangles like a pendant




Il Pendolo di Focault


Come stai
Sei un uccello, ancora
O un cervo dell’alba
che salta i segnali rossi e blu
Cerco la mia foresta
Fratte, sotto bosco, cantucci e angoli
sono scivolati via con il sole,
il misero mezzogiorno cittadino
Sono così lontani da me
Come se attraversassero il confine ogni giorno
Tengo le ombre e un minuscolo pezzo di ricordo
di questo mare, a galla

Un sms come questo è un vuoto nel sole desolato
Non lo sopporto più
Penso solo ad un intero mare o ad un mazzo di convolvolo secco
che inaridiscono sul tavolo
a cui possa un giorno il cervo venire a nutrirsi
nell’infiammarsi alterno dei rossi e blu della città
Forse stanno plasmando le loro ombre
Immagini di sudore asciutto e il sale dell’acqua
Di un viale caotico e nudo presso viali congestionati
Tentando di farsi strada nel grattar via il passato
Il continuo cianciare di altri ricordi
E la spilla di sicurezza di un tempo dai colori screpolati
dondola, come un pendaglio


Subhankar Das
(First published on Negative Suck - Pubblicata su Negative Suck)


Traduzione di Federica Galetto
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