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STANZE DEL NORD

SCORRONO LE COSE CONTROVENTO di FEDERICA GALETTO

ODE FROM A NIGHTINGALE - ENGLISH POEMS

A LULLABYE ON MY SHOULDER di Federica Nightingale

EMILY DICKINSON

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giovedì 30 dicembre 2010

ERA LA FINE DI DICEMBRE







Era la fine di dicembre,la fine dell'anno che si preparava ad andarsene.
Non era poi così silente il suo andar via,si udivano infatti centinaia di voci sui gradini della scala che portava al piano di sopra; e dicevano che era ancora aperta una ferita o che le mani che non si toccavano più ancora non si riallacciavano.
Poi, l'acqua era fredda sulla stufa economica,la legna ancora mancava. Piangeva una donna,un bambino,le tende erano stinte e vecchie, i tappeti battuti da troppi battipanni languivano. Fra un cicaleccio e un ghermire di gioia non si spannavano i vetri, neanche per un minuto. Ma il sobbollire lento di un minestrone avvolgeva le mura,contente di respirare il cibo ghiotto di un pasto volatile come il fiato. Dai letti sortiva una colonna di pieghe morbide,così strette da non far passare il gelo. Non c'erano cose certe nè incerte in quel momento,tutto era sospeso in una incognita brillante prima, opaca poi. Il fuoco,trovato dopo aver rivoltato i resti sbriciolati in un angolo del ripostiglio, gongolava a più non posso e le densità amare di domani,ieri,oggi s'aggrovigliavano ai ritorni d'eco d'una speranza. Chè quella danzava sul portico e nel corridoio, e non si fermava mai, accorrendo per non perdersi fra le minuzie indesiderate, le piccole infastidite rogne domestiche. Il denaro era partito per tornare non si sa quando, e c'era un amante smarrito fuori alla porta che non si decideva a bussare. Mescolando la minestra pensavo che forse avrei potuto arrivare fino a primavera senza scorticarmi troppo le dita nel tentare di arrampicarmi ai sogni, e pensavo anche che le solite amarezze sarei riuscita ad annegarle nel brodo di carota e patate.In fondo erano povere cose ma fumanti,calde,ristoratrici. L'arte mi chiamava da dietro l'insonnolito giorno a finire.Il 31 dicembre era una data infame, non portava che gerle di pensieri e voci lamentose;eppure credevo davvero in quel pozzo d'insoluto e aspettavo il 1 gennaio con l'ansia d'un fanciullo. Ridevo fra me e me, che arrivasse l'anno nuovo, ne avrei fatto strati di coperte per stare bene, anche con cori e voci a gridare scontento. Avevo un piccolo dono nel grembo, un diamante che era la vita, all'ombra del solito dissacrante ghigno d'incerto,un futile slancio nel futuro che avrei vissuto senza gloria e senza lode, innamorata del solo istante.Uno solo.


Federica Galetto

lunedì 20 dicembre 2010

BUON NATALE









Cari lettori e amici, auguro a tutti voi un sereno Natale


Dear readers and friends, I wish you all a merry Christmas







E’ tempo di dondolio molle

ai picchi di freddo

E’ tempo d’oro argento e mirra

fra le coltri assonnate

E’ tempo di preghiere e doni

del cuore

E’ tempo

Sussurrare si può

nel lento procedere dell’Avvento






§







E’ il ritorno del passero

La cima gelata

O un cremisi velo da appendere

sui resti imbiancati

d’una notte inclemente

S’azzarda un corvo ai boschi

senza trovare bacche golose

dietro i postumi incalliti

d’un inverno in assedio

Posano ancora discinte

le nubi

rombanti coperte

in assoluto rigore

che pendono tetre

Sui colli, i misteri




Nightingale
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