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Traducendo Einsamkeit

STANZE DEL NORD

SCORRONO LE COSE CONTROVENTO di FEDERICA GALETTO

ODE FROM A NIGHTINGALE - ENGLISH POEMS

A LULLABYE ON MY SHOULDER di Federica Nightingale

EMILY DICKINSON

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lunedì 21 gennaio 2013

The great frost


R.O Blechman presenta "Simple gifts" (1977) THE GREAT FROST basato su un segmento di "Orlando" di Virginia Woolf. Narrato da Hermione Gingold. (Parte 4 di 7)


Enjoy.


giovedì 19 luglio 2012

Anne Brigman - Fotografa





The Bubble (1909)


Anne Wardrope (Nott) Brigman (1869-1950) è stata una fotografa americana e uno dei membri del movimento Foto Secessionista americano (Photo-Secession). Le sue immagini più famose furono scattate tra il 1900 e il 1920 e i suoi soggetti rappresentavano nudi femminili ritratti in contesti naturalistici e primordiali.

Molti suoi scatti furono realizzati nella Sierra Nevada in località attentamente selezionate e ritraenti pose plastiche elaborate. La Brigman spesso ritrasse se stessa. Dopo lo scatto ritoccava i negativi con il colore, le matite o la sovrimpressione di immagini.
La fotografia deliberatamente contro tendenza della Brigman suggerì il concetto di liberazione femminile e lo stile bohemienne e il suo lavoro cambiò le regole e le convenzioni dell’establishment culturale abbracciando invece il concetto di paganesimo antico.
La cruda intensità emozionale e la barbarica forza delle sue foto contrastava con la calcolata compostezza delle immagini di Stieglitz e altri fotografi moderni. Stieglitz fu, nonostante questo, uno dei più noti sostenitori del lavoro di Brigman e contribuì in modo decisivo al suo ingresso nel movimento del Photo-Secession, basato sul principio che il senso di una fotografia non era da ricercare in ciò che appariva di fronte alla fotocamera, bensì nella manipolazione dell'immagine, da parte dell'artista/fotografo, per realizzare la sua visione soggettiva. Il movimento contribuì ad elevare gli standard e la consapevolezza della fotografia d'arte, contrapponendosi al Linked Ring, un altro gruppo esclusivamente britannico separatosi dalla Royal Photographic Society.


lunedì 9 luglio 2012

"Dolore" - Patanè legge Galetto

Sebastiano Patanè legge la mia poesia "Dolore".  Un regalo prezioso che vorrei condividere. Grazie Sebastiano, la Poesia è un'emozione grande, una nota salvifica, un racconto silenzioso che canta nei suoi accapo, ma quando la si legge mette le ali e arriva davvero al Cielo.








Dolore,
o mio dolore
non rimanere invano
ritraendoti
rauco
il midollo in testa
la pelle sottile in controluce
ché giacevi
come gatto bulimico
sopraffino detentore
d’erba medica
ghiotta inaffidabile bestia
accucciata senza respiro
o movenza attratta
dall’esile incandescenza spirata
dai molli giunti
sopra le sedie lasciando tracce
della bava e del vento rotto
perché sapendo
urtare quei rami sul selciato
caduti e atterriti d’ansia
divoravi
lettere e parole
merce contraffatta e lacrime
come se mai avessi visto prima
come se mai avessi vissuto
Tu dolore sgrana
dalle orbite insulse di occhi
quel candore esausto e prendi
prendi(mi) dentro le braccia più strette
a gonfiare di perle ai minimi
termini                    (fausses, fausses , sont les perles)
D’illeso convoglio partire
per difender le notti
stese ad asciugare
nei limbi tortuosi del fardello che trascino
Allora dolore, vieni
a spezzare
le inconsistenti armi che sono
i pensieri
triboli rei d’esistere
per me maniaca del vero
in questa notte
come un tormento sfilato ai sogni
(dal cui unico lato s’esce senza tornare)
per dire che siamo tanti
aggrappati
fuori dai finestrini
stracciati dalla furia di te
istrionico  
bugiardo
evirato
mo-los-so
mo
loss(o)
MOLOSSO







Federica Galetto

sabato 23 giugno 2012

Toads and Water lilies - Una Poesia di Vera D'Atri


"Toads and Water lilies" è una poesia di Vera D'Atri tradotta in inglese da me e dalla poetessa americana Leticia Austria. La bellezza del testo originale, la passione per la traduzione, l'unione di tre voci che si sono sentite armoniche e vicine hanno dato l'input a questo lavoro. Questa lettura da me eseguita, vuole essere un omaggio alla poetessa Vera D'Atri e anche a tutti coloro che vorranno avvicinarsi per ascoltare i suoni che la lingua inglese ci restituisce e ci dona verso dopo verso, in un susseguirsi di dolci sussulti ed emozioni palpabili. Un giorno, credo tenterò anche di leggere il testo italiano originale se Vera vorrà, ma per ora vorrei regalarvi quello inglese, in una sfida a tutto tondo per me, madrelingua italiana. Colgo l'occasione per ringraziare ancora Vera D'Atri per avermi dato la possibilità di lavorare al suo testo e godere della sua bellezza anche nella versione inglese traducendo e leggendo, e a Leticia Austria che con grande sensibilità ha reso possibile la realizzazione pienamente riuscita di questo lavoro non semplice. Enjoy.


Federica Galetto













Il testo inglese:


Toads and water-lilies

Toads and water-lilies, barks with no heart.
The cartographer is not interested in all this.
The cartographer marks the limits, traces the coasts,
on his paper he makes everything small.
He gives the whole vision of the Earth, smoothing over the ambiguity
of our perception.
He marks the sea in blue and the earth in green, in brown the mountains,
in white the highest peaks, in pale blue the zigzag of the rivers
and the immutable spots of the lakes, embellishing the deserts with ochre.
Happiness of the Simple man. Readable ranges and perceptible contrasts.
Toads and water-lilies, barks with no heart, do not appear.
The minutia that tears apart, saturates the thoughts,
belongs to the Poet. To the Poet
no limits are given; he is free like a solitude
to capture the invisible and the elsewhere, or to concentrate himself
on the mellow bareness of a  lip, on the melancholic and imperceptible
wrinkle it wears after having smiled.
But I, who am a poet, would have liked being a cartographer
if I had not known you;
I would have resolutely neglected toads and water-lilies, barks with no heart,
just to remain within safe limits,
taking my chances with the true materials
and artificial lines.


Traduzione di Federica Galetto e Leticia Austria







Il testo italiano:


Rospi e ninfee

Rospi e ninfee, cortecce senza cuore.
Al cartografo non interessa tutto questo.
Il cartografo segna i limiti, traccia le coste,
sul suo foglio rimpicciolisce ogni cosa.
Della Terra dà  visione intera placando l’indeterminatezza
del nostro percepire.
Segna il mare in blu e la terra in verde, in marrone le montagne,
in bianco i picchi più alti, in azzurro lo zigzagare dei fiumi
e le macchie immutabili dei laghi, addobbando d’ocra i deserti.
Felicità del semplice. Gamme leggibili e apprezzabili contrapposizioni.
Rospi e ninfee, cortecce senza cuore non appaiono.
La minuzia che dilania e satura i pensieri
appartiene al poeta. Al poeta
non sono dati i limiti; egli è libero come una solitudine
d’afferrare l’invisibile e l’altrove o di concentrare se stesso
sulla nudità  pastosa di un labbro, sulla piega
malinconica e impercettibile che assume dopo aver sorriso.
Ma io, che sono poeta, avrei volentieri fatto il cartografo
se non ti avessi conosciuto,
avrei convintamente trascurato rospi e ninfee, cortecce senza cuore
pur di restare entro limiti sicuri,
tentando la fortuna dei materiali esatti
e delle linee artificiali.


Vera D'Atri






Vera D’Atri è nata a Roma nel marzo del 1948. Vive a Napoli dal 1992. Ha conseguito il diploma di archivista all’archivio di Stato di Napoli. Solo dopo il 1997 si interessa di scrittura e ottiene una menzione di merito al premio Lorenzo Montano diciassettesima edizione con la raccolta Abitare Sparta, cui fanno seguito una piccola silloge poetica delle Edizioni della Biblioteca a cura di Giovanni Pugliese “Il museo di vaniglia” e nel 2009 la pubblicazione della silloge “Una data segnata per partire” edita dalla Kolibris di Bologna. All’attivo anche alcuni racconti pubblicati in antologie e un romanzo “ Buona bella brava” edito dalla Robin Edizioni nel 2010 e recensito da Enzo Rega su l’Indice dei libri. Suoi testi poetici compaiono in inserti culturali e numerosi blog. E’ presente inoltre nell’antologia “La giusta collera” edita da CFR ed è tra i vincitori dei concorso “La vita in prosa 2011” con un racconto edito nell’antologia curata da Ivano Mugnaini e del concorso “ Scrivere a corte ” sempre del 2011.


Leticia Austria è una poetessa statunitense che vive e lavora in Texas. Studiosa e appassionata di lingua e letteratura italiana. Scrive sul blog  http://spectrumofperspectives.blogspot.it/


mercoledì 21 marzo 2012

Giornata mondiale della Poesia : Joseph Tusiani



In occasione della Giornata mondiale della Poesia, ho pensato a Joseph Tusiani. Ed è di lui che parlerò, con parole e immagini per far conoscere, a chi già non lo conoscesse, uno dei più grandi Poeti e Traduttori viventi d'oggi e del XX secolo . Chi meglio di lui può oggi rappresentare la Poesia italiana (ma non solo) nel mondo, chi meglio di lui può essere esempio di grande sensibilità, duttilità, studio e ricerca nell'ambito letterario contemporaneo? Tusiani, classe 1924, oggi molto anziano ma ancora fortemente attivo e presente nella vita poetica e intellettuale americana e internazionale, ci racconta cosa vuol dire scrivere e tradurre in quattro lingue diverse, ci racconta del suo amore per la lingua inglese e per l'italiano, sua lingua madre, dopo una intera esistenza trascorsa negli States e aver vinto Premi prestigiosi come il Greenwood Prize della Poetry Society d’Inghilterra (per la prima volta assegnato a un americano), il “Governor’s Award of Exellence” dello Stato di New York e l’importante “Medaglia del Congresso” di Washington. Un uomo tenuto lontano dalla sua terra natia per destino e portatore di due anime, una inglese e una italiana, come dice egli stesso nella bella intervista del promo trailer del documentary film di Sabrina Digregorio che vi presento. In fondo, chi traduce sa bene d'avere un doppio animico sempre presente e sa, in alcuni casi, di possedere un'affinità elettiva con alcuni autori così profonda da poter affermare d'essere in simbiosi assoluta con essi,  e che pur distaccandosene nel proprio animo sempre rimane forte e presente quella Voce amica e compagna, parte integrante del proprio essere (s)doppiato. Joseph Tusiani riceverà il "Giglio d'argento " il prossimo 5 giugno dalla Città di Firenze per il suo prezioso contributo alla conoscenza e alla valorizzazione della cultura italiana nel mondo. Durante la sua carriera di professore di letteratura italiana in varie università (Mount Saint Vincent, Hunter College, Lehman College) si afferma come scrittore di romazi e di poemi inglesi, e grazie alla sua innata capacità poetica e linguistica diviene popolare presso i più alti ambienti culturali, come traduttore e divulgatore delle Rime di Michelangelo, della Gerusalemme liberata di Tasso, delle Liriche di Dante, del Morgante di Pulci, dei Canti di Leopardi. Redige antologie delle poesia italiana, e allo stesso tempo compone versi in italiano e inglese, ma anche in latino e in dialetto garganico, tanto da divenire il "poeta delle quattro lingue ", che riecheggiano stornelli fiorentini e antichi sonetti latini, sino alle più antiche melodie della tradizione popolare del Gargano. Le sue liriche latine, pubblicate in più volumi e tradotte in più lingue, fanno di Tusiani il maggiore fra poeti neolatini viventi.
Più sotto, vi segnalo il link ad una intervista al Poeta rilasciata proprio per la giornata mondiale della Poesia. 







Nox Americana

O Maledictio! Me facis istos scandere versus

Dum cupidi in terra mortales mente revolvunt

Non coeli sed amati auri commercia cuncta.

O, maledictus sum, si solus in urbe tremenda

Oblivisci omnes non possum qui sine pane

Ac sine tecto acris transcurrunt tempora noctis

In triviis, umbrae cum umbris. Ecce aurifera ora

Quae ad lunam misit fulgente satellite nautas

Ast hanc pauperiem funestam extinguere nescit.

Musa, mihi dicta nova et ebria carmina amoris

Ne tantos memorem squalores... aut, mihi crede,

Crastina me inveniet vecordem Aurora serena.

1986 (da Carmina latina)


Notte americana - O Maledizione! / mi fai scandire questi versi, / mentre in terra cupidi mortali / pensano solo ad ogni genere / di commerci non di cielo, / ma di amato oro. / Oh, sono io maledetto, se io solo / in questa città tremenda / non posso dimenticare / quanti senza pace e senza casa / trascorrono il tempo della triste notte / nei trivi, ombre tra le ombre. / Ecco la terra dorata / che inviò nauti alla luna / con una nave fulgente, / non sa distruggere / questa funesta miseria. / Musa, dettami / nuovi ed ebbri carmi d'amore, / perché io più non ricordi tanto squallore... / oppure, credimi, / domani l'aurora serena / mi troverà folle. (Trad. E. Bandiera)






da A Garland for Manhattan

1

Enmeshed in mist, an alpine peak expects

sunrise and song. What is a summit, then,

'til rays and rhythm liven it afresh?

Longing for valleys where the streaming light

already brightens buds and tickles birds;

longing for the arcane, new happiness

of music heard and limpidness beheld.

But, mantled yet in night, the lonesome peak

cannot remember all it does possess -

a regal robe to wear, made of entrancing

rubies and pearls and gold (oh, bold, enfolding

prancing of lively hours) and so forgets

the only reason for its blissful height,

the ultimate enchantment of its life.

1997


da Ghirlanda per Manhattan – 1. - Irretito di nebbia, un picco alpestre / aspetta il sole e il canto. Cos’è, dunque, / una vetta senza ritmo né luce? / Desiderio di valle dove il raggio / irradia gemme e vèllica gli uccelli, / desiderio di gioia arcana e nuova / a una musica o alla limpidità. / Ma solingo ed avvolto nella notte, / il picco è immemore di ciò che ha - / una veste regale di abbaglianti / rubini e perle e oro (oh, avvolgente / danza di vive ore) e perciò scorda / della sua altitudine beata / l’incanto primo e la ragione estrema. (Trad. C. Siani)

La poesia è ora in In quattro lingue, a c. d. Cosma Siani, Cofine, Roma, 2001





Joseph Tusiani nasce nel 1924. Emigrò da San Marco in Lamis, un paese povero del Gargano, nel 1947, divenne docente di letteratura italiana all'università di New York, poeta in lingua inglese riconosciuto nel 1956, traduttore di una enorme mole di poesia italiana in versi inglesi, poeta in latino, autore in quattro lingue (inglese, italiano, latino, dialetto garganico). http://it.wikipedia.org/wiki/Joseph_Tusiani

An outstanding Italian American author, Joseph Tusiani was born into a poor, one-parent family at San Marco in Lamis, on the Gargano Mount, Italy, which he left after graduating in Italian Literature from the University of Naples in 1947. In New York, where he met his father, he became a university teacher of literature, an acknowledged English poet and renowned translator of Italian poetry into English Verse. He is also a well-known Latin poet, and the author of a three-volume autobiograhy in Italian, and of ten volumes of poetry in his native dialect. He lives in Manhattan. 


Intervista qui:
http://www.dazebaonews.it/cultura/letteratura/item/9243-intervista-a-joseph-tusiani-il-poeta-che-ha-percorso-loceano-crudele-alla-ricerca-di-sillabe

giovedì 27 ottobre 2011

domenica 9 ottobre 2011

POETI AL GARRAFFELLO

POETI AL GARRAFFELLO, LA BELLEZZA E LA ROVINA
BACKSTAGE
PALERMO, 30 SETTEMBRE 2011



L'amico e poeta Sebastiano Adernò mi scrive :

"Ci tengo molto a trasmettere l'eccezionalità del luogo dove si tiene questo reading di Poesia.

Spero che questo video di backstage permetta di cogliere la precarietà, le difficoltà e il magnifico contrasto tra la Rovina e la Bellezza".






sabato 1 ottobre 2011

D'un barlume il disincanto - Videopoesia di Federica Galetto









D’UN BARLUME IL DISINCANTO


Balzando d’un barlume il disincanto
Dei corpi molli
Allo stato d’ebbra rota
Che gira
Scaltra nel senso

Mirabile è un istante
diretto come fionda
Nell’imbriglio che cinghia
Altrove non stringe.

Se mai avessi Tempo
per credere
che la carne provata
è la mia

Stretta
al riverbero scialbo
di questo sogno stanco.


Federica Galetto

domenica 18 settembre 2011

MAGNITUDO - Videopoesia di Federica Galetto






Magnitudo


E’ il bisogno, d’individuare l’inganno
Del bordo della brocca
sbucciato
rimpolpare la materia
Rigirare
i catini di zinco e lucidarli
come le messi in giugno
lasciarli ondeggiare
per vedere
quante spighe e barlumi
s’innescano
in esplosioni d’atomi intatti
E’ la spanna che trascende l’intelletto
a interagire con fiati di cesello
sui sentieri
palesati dopo un temporale
dalle nubi stratiformi
e prensili
del colmo di tuono a imbuto
riciclato nel vento
in turbinii di magnitudo altissima
così come si spezza il collo un passero
nel rincorrere un ramo
Trascendere le passatoie invisibili
inavvicinabili
dei destini e delle tratte
impervie al tatto e alla vista
Credere che le primavere sbocceranno
negli oceani portando fiori
e alghe di profumi nuovi
sull’onda del deserto
Prendere un piccolo stelo
depositato al margine
ricostruirlo preciso
in decadenza annullarsi
per non scalfirlo
Perché se scivolare si deve
sul gambo robusto di sforzo
appoggiarsi senza traumi
Perché mi si impasta la lingua
di suoni cattivi
come semi di reseda e arsenico nero
a credere alle pareti di fuliggine nel vestibolo
che screpolate parlano ancora
e ancora
e ancora

Magnitudo



Federica Galetto

sabato 2 luglio 2011

martedì 12 aprile 2011

LISA G, INGRID DEE MAGIDSON - arte e poesia

Nel turbinio stolto del magro pasto
annodo i sapori
di quando ancora ero frutto
sull'albero a maturare










Legami attendono
le orme imprecisate delle foglie,
sul cielo di nubi bianche sono le cento colombe
sfilate di volo in volo sui possibili venti


Versi tratti da "Scorrono le cose controvento" di Federica Galetto
Edizioni Lietocolle 2010






venerdì 4 febbraio 2011

ELSE LASKER SCHUELER








http://www.poesia.it/servizi/LASKER_SCHULER.pdf



L’ultima stella

Il mio argenteo guardare stilla nel vuoto,
Mai presagii che la vita fosse cava.
Sul mio raggio più leggero
Scivolo come su trame d’aria,
Il tempo in cerchio, a palla,
Instancabile la danza mai danzò.
Freddo serpente scatta il fiato dei venti,
Colonne di pallidi anelli salgono
E crollano di nuovo.
Che cos’è la silenziosa voglia d’aria,
Questa oscillazione sotto di me,
Quando io mi giro sopra i fianchi del tempo.
Un lieve colore è il mio movimento
Ma mai baciò il fresco albeggiare,
Mai l’esultante fiorire di un mattino me.
Si avvicina il settimo giorno –
E la fine non è ancora creata.
Gocce su gocce finiscono
E si sfregano di nuovo,
Nelle profondità barcollano le acque
E si accalcano là e cadono a terra.
Selvagge, scintillanti ebbre-braccia
Schiumano e si perdono
E come tutto si accalca e si stringe
Nell’ultimo movimento.
Più breve respira il tempo
Nel grembo dei Senzatempo.
Arie vuote strisciano
E non raggiungono la fine,
E un punto diventa la mia danza
Nella cecità.




Der letzte Stern

Mein silbernes Blicken rieselt durch die Leere,
Nie ahnte ich, daß das Leben hohl sei.
Auf meinem leichtesten Strahl
Gleite ich wie über Gewebe von Luft
Die Zeit rundauf, kugelab,
Unermüdlicher tanzte nie der Tanz.
Schlangenkühl schnellt der Atem der Winde,
Säulen aus blassen Ringen sich auf
Und zerfallen wieder.
Was soll das klanglose Luftgelüste,
Dieses Schwanken unter mir,
Wenn ich über die Lende der Zeit mich drehe.
Eine sanfte Farbe ist mein Bewegen
Und doch küßte nie das frische Auftagen,
Nicht das jubelnde Blühen eines Morgen mich.
Es naht der siebente Tag –
Und noch ist das Ende nicht erschaffen.
Tropfen an Tropfen erlöschen
Und reiben sich wieder,
In den Tiefen taumeln die Wasser
Und drängen hin und stürzen erdenab.
Wilde, schimmernde Rauscharme
Schäumen auf und verlieren sich,
Und wie alles drängt und sich engt
Ins letzte Bewegen.
Kürzer atmet die Zeit
Im Schoß der Zeitlosen.
Hohle Lüfte schleichen
Und erreichen das Ende nicht,
Und ein Punkt wird mein Tanz
In der Blindnis.










O Dio

Dovunque solo più breve sonno
Nell’uomo, nel verde, nel calice del convolvolo.
Ognuno fa ritorno nel suo morto cuore.
– Vorrei che il mondo fosse ancora un bambino –
E a me sapesse raccontare dal primo respiro.
Prima era una grande devozione per il cielo,
Le stelle si mettevano a leggere la Bibbia.
Potessi una volta prendere la mano di Dio
O vedere la luna al suo dito.
O Dio, Dio, come ti sono lontana io!




O Gott

Überall nur kurzer Schlaf
Im Mensch, im Grün, im Kelch der Winde.
Jeder kehrt in sein totes Herz heim.
– Ich wollt die Welt wär noch ein Kind –
Und wüßte mir vom ersten Atem zu erzählen.
Früher war eine große Frömmigkeit am Himmel,
Gaben sich die Sterne die Bibel zu lesen.
Könnte ich einmal Gottes Hand fassen
Oder den Mond an seinem Finger sehn.
O Gott, o Gott, wie weit bin ich von dir!




Sono triste

I tuoi baci fanno buio, sulla mia bocca.
Io non ti sono più cara.

E come giungesti –!
Azzurro di paradiso;

Alla tua più dolce fonte
Il mio cuore faceva il giocoliere.

Ora lo voglio truccare
Come le puttane il rosa
Appassito dei fianchi di rosso.

I nostri occhi sono socchiusi,
Come un cielo morente –

La luna è invecchiata.
La notte non si sveglia più.

Tu non ti ricordi di me.
Dove me ne andrò con questo cuore?




Ich bin traurig

Deine Küsse dunkeln, auf meinem Mund.
Du hast mich nicht mehr lieb.

Und wie du kamst –!
Blau vor Paradies;

Um deinen süßesten Brunnen
Gaukelte mein Herz.

Nun will ich es schminken,
Wie die Freudenmädchen
Die welke Rose ihrer Lende röten.

Unsere Augen sind halb geschlossen,
Wie sterbende Himmel –

Alt ist der Mond geworden.
Die Nacht wird nicht mehr wach.

Du erinnerst dich meiner kaum.
Wo soll ich mit meinem Herzen hin?













Il mio popolo

La roccia è fradicia
Da cui sgorgo
E i miei inni innalzo a Dio…
All’improvviso cado a precipizio dal corso
E fluisco in me
Lontano, sola sopra lamentosa pietra
Verso il mare.

Mi sono scorsa
Dal mosto-fermentato
Del mio sangue.
E ancora, ancora l’eco
In me,
Quando orribile verso oriente
La roccia d’ossa fradice,
Il mio popolo,
Grida a Dio.




Mein Volk

Der Fels wird morsch,
Dem ich entspringe
Und meine Gotteslieder singe…
Jäh stürz ich vom Weg
Und riesele ganz in mir
Fernab, allein über Klagegestein
Dem Meer zu.

Hab mich so abgeströmt
Von meines Blutes
Mostvergorenheit.
Und immer, immer noch der Widerhall
In mir,
Wenn schauerlich gen Ost
Das morsche Felsgebein,
Mein Volk,
Zu Gott schreit.




Il mio piano azzurro

A casa ho un piano azzurro,
Ma note non conosco.

Sta all’ombra della porta della cantina
Da quando il mondo è perduto.

Lo suonano quattro mani di stelle
– La Donnaluna cantava nella barca –
Ora danzano i ratti nel cigolio.

Rotta è la tastiera…
Io piango l’azzurra morta.

Ah, caro angelo, aprimi
– Il pane amaro ho mangiato –
Nonostante il divieto
A me viva la porta del cielo.





Mein blaues Klavier

Ich habe zu Hause ein blaues Klavier
Und kenne doch keine Note.

Es steht im Dunkel der Kellertür,
Seitdem die Welt verrohte.

Es spielen Sternenhände vier
– Die Mondfrau sang im Boote –
Nun tanzen die Ratten im Geklirr.

Zerbrochen ist die Klaviatür
Ich beweine die blaue Tote.

Ach liebe Engel öffnet mir
– Ich aß vom bitteren Brote –
Mir lebend schon die Himmelstür –
Auch wider dem Verbote.

venerdì 28 gennaio 2011

mercoledì 26 gennaio 2011

EMILY DICKINSON

Seeing New Englandly (opening) from Ernest Urvater on Vimeo.






The poet Emily Dickinson lived all her life (1830 – 1886) in the small New England town of Amherst, Massachusetts. Yet from the large windows of her bedroom in the family Homestead, she observed a world as vast as her imagination, creating almost 1,800 poems, many of them now considered among the greatest in the English language. “I see New Englandly,” she wrote, alert to the drama of the weather, the spectacles of the northern sky, the lives and deaths of the people around her, the natural world she shared with plants and creatures, and also events far beyond the horizon of her native town.

Produced and edited by Ernest Urvater under the auspices of the Emily Dickinson Museum


Emily Dickinson visse tutta la sua vita (1830-1886) nella piccola cittadina di Amherst, Massachusetts. Dalla grande finestra della sua camera da letto, nella casa di famiglia a Homestead, osservava un mondo vasto quanto la sua immaginazione, creando almeno 1800 poesie, molte delle quali sono oggi considerate fra le più grandi scritte in lingua inglese. In "I see New Englandly", scrisse della drammaticità del tempo atmosferico, degli spettacoli dei cieli nordici, delle vite e delle morti delle persone che la circondavano, del mondo naturale che condivideva con piante e creature, e anche di eventi molto ben lontani dall'orizzonte della sua città natìa.

Prodotto e redatto da Ernest Urvater con il benestare dell' Emily Dickinson Museum

Testo e Lettura della poetessa Susan Snively

domenica 9 gennaio 2011

ANTONIA POZZI

LA PARRESIA

giovedì 2 dicembre 2010

IMPRONTE SULL'ACQUA





Testi: Francesco Marotta, Performer: Francesca Catellani, Voce e regia: Enzo Campi




lunedì 29 novembre 2010

ORIGAMI SPEZZATO di Federica Galetto - Videopoesia




BRANO MUSICALE DI JOHANN SEBASTIAN BACH, SUITE N. 6 IN RE MAGGIORE PER VIOLONCELLO SOLO,PRELUDIO, ESEGUITA DAL MAESTRO CLAUDIO RONCO.


ORIGAMI SPEZZATO


Ancora mi preme distinguermi
dall’ostilità d’un origami spezzato.
Che il lauto pasto del sentire
s’afflosci a lato,
restino gli angoli buttati all’indietro
come criniere al vento,
se non possono le tenere carte di riso
infrangere un lieve destino
non certo l’anima frantumata dal
lungo collo mai potrà affiancarti,
se tu non mi parli,
fra i resti del silenzio
di quando giaceva al suolo
un sasso,
coperto di rose al
petalo smosso.


Federica Galetto dalla Raccolta "Assorta la corda vira"

martedì 26 ottobre 2010

ELISE STEWART






Poesia ipnotica, elegante, suggestiva. La lingua inglese le rende pienamente giustizia, i suoni che racchiude sono perfetti. Una bella prova di "Poesia & Suono"
perfettamente armonici. Amelia Rosselli l'avrebbe apprezzata per questo, credo. Video in piena simbiosi con il testo. Brava Elise.



Psalm


I come undone,
a sigh, a release


Content to touch
the white flesh
of your palm-

See the lines
here and there
curve to route’s
un-fated hand.

I come to you
with angels;


You choke
the voice that
longs to sing.

Do you not see
the winding thread
of wings
unfold within
your palm?







Salmo


Perdo il controllo,
un sospiro, una liberazione

Contenta di toccare
la bianca carne
del tuo palmo

Vedere le linee
qua e là curvare
nella rotta
d'una mano
sconosciuta

Vengo a te
con gli angeli

Soffochi la voce
che desidera cantare

Non vedi
il sinuoso filo
d’ali
spiegarsi nel
tuo palmo?


Elise Stewart ©

Traduzione dall'inglese di Federica Galetto






Biografia:

Editor della rivista di Poesia Decanto, pubblicazione internazionale di Poesia.
Scrivo Poesia e ho al mio attivo già alcune raccolte,composte nel corso degli anni. La mia nuova raccolta di poesie "Paradise" è stata ampiamente recensita nel Regno Unito, Canada e USA.

I miei siti:

http://www.elisepoetry.webs.com/

http://myweb.tiscali.co.uk/masquepublishing/

giovedì 30 settembre 2010

BEATRIX POTTER








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