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Traducendo Einsamkeit

STANZE DEL NORD

SCORRONO LE COSE CONTROVENTO di FEDERICA GALETTO

ODE FROM A NIGHTINGALE - ENGLISH POEMS

A LULLABYE ON MY SHOULDER di Federica Nightingale

EMILY DICKINSON

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sabato 23 giugno 2012

Toads and Water lilies - Una Poesia di Vera D'Atri


"Toads and Water lilies" è una poesia di Vera D'Atri tradotta in inglese da me e dalla poetessa americana Leticia Austria. La bellezza del testo originale, la passione per la traduzione, l'unione di tre voci che si sono sentite armoniche e vicine hanno dato l'input a questo lavoro. Questa lettura da me eseguita, vuole essere un omaggio alla poetessa Vera D'Atri e anche a tutti coloro che vorranno avvicinarsi per ascoltare i suoni che la lingua inglese ci restituisce e ci dona verso dopo verso, in un susseguirsi di dolci sussulti ed emozioni palpabili. Un giorno, credo tenterò anche di leggere il testo italiano originale se Vera vorrà, ma per ora vorrei regalarvi quello inglese, in una sfida a tutto tondo per me, madrelingua italiana. Colgo l'occasione per ringraziare ancora Vera D'Atri per avermi dato la possibilità di lavorare al suo testo e godere della sua bellezza anche nella versione inglese traducendo e leggendo, e a Leticia Austria che con grande sensibilità ha reso possibile la realizzazione pienamente riuscita di questo lavoro non semplice. Enjoy.


Federica Galetto













Il testo inglese:


Toads and water-lilies

Toads and water-lilies, barks with no heart.
The cartographer is not interested in all this.
The cartographer marks the limits, traces the coasts,
on his paper he makes everything small.
He gives the whole vision of the Earth, smoothing over the ambiguity
of our perception.
He marks the sea in blue and the earth in green, in brown the mountains,
in white the highest peaks, in pale blue the zigzag of the rivers
and the immutable spots of the lakes, embellishing the deserts with ochre.
Happiness of the Simple man. Readable ranges and perceptible contrasts.
Toads and water-lilies, barks with no heart, do not appear.
The minutia that tears apart, saturates the thoughts,
belongs to the Poet. To the Poet
no limits are given; he is free like a solitude
to capture the invisible and the elsewhere, or to concentrate himself
on the mellow bareness of a  lip, on the melancholic and imperceptible
wrinkle it wears after having smiled.
But I, who am a poet, would have liked being a cartographer
if I had not known you;
I would have resolutely neglected toads and water-lilies, barks with no heart,
just to remain within safe limits,
taking my chances with the true materials
and artificial lines.


Traduzione di Federica Galetto e Leticia Austria







Il testo italiano:


Rospi e ninfee

Rospi e ninfee, cortecce senza cuore.
Al cartografo non interessa tutto questo.
Il cartografo segna i limiti, traccia le coste,
sul suo foglio rimpicciolisce ogni cosa.
Della Terra dà  visione intera placando l’indeterminatezza
del nostro percepire.
Segna il mare in blu e la terra in verde, in marrone le montagne,
in bianco i picchi più alti, in azzurro lo zigzagare dei fiumi
e le macchie immutabili dei laghi, addobbando d’ocra i deserti.
Felicità del semplice. Gamme leggibili e apprezzabili contrapposizioni.
Rospi e ninfee, cortecce senza cuore non appaiono.
La minuzia che dilania e satura i pensieri
appartiene al poeta. Al poeta
non sono dati i limiti; egli è libero come una solitudine
d’afferrare l’invisibile e l’altrove o di concentrare se stesso
sulla nudità  pastosa di un labbro, sulla piega
malinconica e impercettibile che assume dopo aver sorriso.
Ma io, che sono poeta, avrei volentieri fatto il cartografo
se non ti avessi conosciuto,
avrei convintamente trascurato rospi e ninfee, cortecce senza cuore
pur di restare entro limiti sicuri,
tentando la fortuna dei materiali esatti
e delle linee artificiali.


Vera D'Atri






Vera D’Atri è nata a Roma nel marzo del 1948. Vive a Napoli dal 1992. Ha conseguito il diploma di archivista all’archivio di Stato di Napoli. Solo dopo il 1997 si interessa di scrittura e ottiene una menzione di merito al premio Lorenzo Montano diciassettesima edizione con la raccolta Abitare Sparta, cui fanno seguito una piccola silloge poetica delle Edizioni della Biblioteca a cura di Giovanni Pugliese “Il museo di vaniglia” e nel 2009 la pubblicazione della silloge “Una data segnata per partire” edita dalla Kolibris di Bologna. All’attivo anche alcuni racconti pubblicati in antologie e un romanzo “ Buona bella brava” edito dalla Robin Edizioni nel 2010 e recensito da Enzo Rega su l’Indice dei libri. Suoi testi poetici compaiono in inserti culturali e numerosi blog. E’ presente inoltre nell’antologia “La giusta collera” edita da CFR ed è tra i vincitori dei concorso “La vita in prosa 2011” con un racconto edito nell’antologia curata da Ivano Mugnaini e del concorso “ Scrivere a corte ” sempre del 2011.


Leticia Austria è una poetessa statunitense che vive e lavora in Texas. Studiosa e appassionata di lingua e letteratura italiana. Scrive sul blog  http://spectrumofperspectives.blogspot.it/


mercoledì 21 marzo 2012

Giornata mondiale della Poesia : Joseph Tusiani



In occasione della Giornata mondiale della Poesia, ho pensato a Joseph Tusiani. Ed è di lui che parlerò, con parole e immagini per far conoscere, a chi già non lo conoscesse, uno dei più grandi Poeti e Traduttori viventi d'oggi e del XX secolo . Chi meglio di lui può oggi rappresentare la Poesia italiana (ma non solo) nel mondo, chi meglio di lui può essere esempio di grande sensibilità, duttilità, studio e ricerca nell'ambito letterario contemporaneo? Tusiani, classe 1924, oggi molto anziano ma ancora fortemente attivo e presente nella vita poetica e intellettuale americana e internazionale, ci racconta cosa vuol dire scrivere e tradurre in quattro lingue diverse, ci racconta del suo amore per la lingua inglese e per l'italiano, sua lingua madre, dopo una intera esistenza trascorsa negli States e aver vinto Premi prestigiosi come il Greenwood Prize della Poetry Society d’Inghilterra (per la prima volta assegnato a un americano), il “Governor’s Award of Exellence” dello Stato di New York e l’importante “Medaglia del Congresso” di Washington. Un uomo tenuto lontano dalla sua terra natia per destino e portatore di due anime, una inglese e una italiana, come dice egli stesso nella bella intervista del promo trailer del documentary film di Sabrina Digregorio che vi presento. In fondo, chi traduce sa bene d'avere un doppio animico sempre presente e sa, in alcuni casi, di possedere un'affinità elettiva con alcuni autori così profonda da poter affermare d'essere in simbiosi assoluta con essi,  e che pur distaccandosene nel proprio animo sempre rimane forte e presente quella Voce amica e compagna, parte integrante del proprio essere (s)doppiato. Joseph Tusiani riceverà il "Giglio d'argento " il prossimo 5 giugno dalla Città di Firenze per il suo prezioso contributo alla conoscenza e alla valorizzazione della cultura italiana nel mondo. Durante la sua carriera di professore di letteratura italiana in varie università (Mount Saint Vincent, Hunter College, Lehman College) si afferma come scrittore di romazi e di poemi inglesi, e grazie alla sua innata capacità poetica e linguistica diviene popolare presso i più alti ambienti culturali, come traduttore e divulgatore delle Rime di Michelangelo, della Gerusalemme liberata di Tasso, delle Liriche di Dante, del Morgante di Pulci, dei Canti di Leopardi. Redige antologie delle poesia italiana, e allo stesso tempo compone versi in italiano e inglese, ma anche in latino e in dialetto garganico, tanto da divenire il "poeta delle quattro lingue ", che riecheggiano stornelli fiorentini e antichi sonetti latini, sino alle più antiche melodie della tradizione popolare del Gargano. Le sue liriche latine, pubblicate in più volumi e tradotte in più lingue, fanno di Tusiani il maggiore fra poeti neolatini viventi.
Più sotto, vi segnalo il link ad una intervista al Poeta rilasciata proprio per la giornata mondiale della Poesia. 







Nox Americana

O Maledictio! Me facis istos scandere versus

Dum cupidi in terra mortales mente revolvunt

Non coeli sed amati auri commercia cuncta.

O, maledictus sum, si solus in urbe tremenda

Oblivisci omnes non possum qui sine pane

Ac sine tecto acris transcurrunt tempora noctis

In triviis, umbrae cum umbris. Ecce aurifera ora

Quae ad lunam misit fulgente satellite nautas

Ast hanc pauperiem funestam extinguere nescit.

Musa, mihi dicta nova et ebria carmina amoris

Ne tantos memorem squalores... aut, mihi crede,

Crastina me inveniet vecordem Aurora serena.

1986 (da Carmina latina)


Notte americana - O Maledizione! / mi fai scandire questi versi, / mentre in terra cupidi mortali / pensano solo ad ogni genere / di commerci non di cielo, / ma di amato oro. / Oh, sono io maledetto, se io solo / in questa città tremenda / non posso dimenticare / quanti senza pace e senza casa / trascorrono il tempo della triste notte / nei trivi, ombre tra le ombre. / Ecco la terra dorata / che inviò nauti alla luna / con una nave fulgente, / non sa distruggere / questa funesta miseria. / Musa, dettami / nuovi ed ebbri carmi d'amore, / perché io più non ricordi tanto squallore... / oppure, credimi, / domani l'aurora serena / mi troverà folle. (Trad. E. Bandiera)






da A Garland for Manhattan

1

Enmeshed in mist, an alpine peak expects

sunrise and song. What is a summit, then,

'til rays and rhythm liven it afresh?

Longing for valleys where the streaming light

already brightens buds and tickles birds;

longing for the arcane, new happiness

of music heard and limpidness beheld.

But, mantled yet in night, the lonesome peak

cannot remember all it does possess -

a regal robe to wear, made of entrancing

rubies and pearls and gold (oh, bold, enfolding

prancing of lively hours) and so forgets

the only reason for its blissful height,

the ultimate enchantment of its life.

1997


da Ghirlanda per Manhattan – 1. - Irretito di nebbia, un picco alpestre / aspetta il sole e il canto. Cos’è, dunque, / una vetta senza ritmo né luce? / Desiderio di valle dove il raggio / irradia gemme e vèllica gli uccelli, / desiderio di gioia arcana e nuova / a una musica o alla limpidità. / Ma solingo ed avvolto nella notte, / il picco è immemore di ciò che ha - / una veste regale di abbaglianti / rubini e perle e oro (oh, avvolgente / danza di vive ore) e perciò scorda / della sua altitudine beata / l’incanto primo e la ragione estrema. (Trad. C. Siani)

La poesia è ora in In quattro lingue, a c. d. Cosma Siani, Cofine, Roma, 2001





Joseph Tusiani nasce nel 1924. Emigrò da San Marco in Lamis, un paese povero del Gargano, nel 1947, divenne docente di letteratura italiana all'università di New York, poeta in lingua inglese riconosciuto nel 1956, traduttore di una enorme mole di poesia italiana in versi inglesi, poeta in latino, autore in quattro lingue (inglese, italiano, latino, dialetto garganico). http://it.wikipedia.org/wiki/Joseph_Tusiani

An outstanding Italian American author, Joseph Tusiani was born into a poor, one-parent family at San Marco in Lamis, on the Gargano Mount, Italy, which he left after graduating in Italian Literature from the University of Naples in 1947. In New York, where he met his father, he became a university teacher of literature, an acknowledged English poet and renowned translator of Italian poetry into English Verse. He is also a well-known Latin poet, and the author of a three-volume autobiograhy in Italian, and of ten volumes of poetry in his native dialect. He lives in Manhattan. 


Intervista qui:
http://www.dazebaonews.it/cultura/letteratura/item/9243-intervista-a-joseph-tusiani-il-poeta-che-ha-percorso-loceano-crudele-alla-ricerca-di-sillabe

lunedì 9 gennaio 2012

“By the Banks of the Ajoy, Jaideb Vanishes into the Blue” by Subhankar Das






The last poetry collection by Subhankar Das, “By the Banks of the Ajoy, Jaideb Vanishes into the Blue”, is a true jump into a world of images and stunning views of ordinary life. Edited by Virgogray Press, the book is printed bilingual, in English and Bangla. The title poem of the book alludes to authors Henry Miller and Henry Denanant while mingling with echoes of Bangla lore of the mythical poet Jaideb who lived by the river Ajoy. The poet's poetic language and voice -- a mix of traditions -- with the peculiar match of bilinguism, give the reader an enlightened view on the puzzle of existence, as well as the surreal effect of transforming every verse into a necessary path which leads to the Truth. Natural elements are the stones on which the poet inscribes his visions, by drawing a straight line that separates appearances from substance. Voices from the past, memories, and the blues often populate the lengthy free verse, telling us short stories of love and melancholy, while a disenchanted eye of resignation keeps looking forward toward success. Subhankar Das' poetic world is strictly cynical, apparently hopeless; beauty is a mere misunderstanding, a conflict turned into slapstick comedy. Pervading the whole book is a pessimistic vein in which life and death alternate between despair and nothingness, causing a loss of trust in love, which could be the only anchor. The long prose poem that is the collection's title piece can be considered to be the manifestation of the author's exploration of life's mysteries, black holes, and unsolved responses, his search for a way to human nature and nature's signs. A powerful visionary grasps at a gleam of hope. Without doubt, this is a worthwhile and inspiring read.

Federica Galetto




That pretty fish in my aquarium who loved me so dearly is gone
today. Why do they all go? Where do they go? There is a staying
in every going away. All the rocks are but mad. They have lost
their stoniness in these magical lights, unknowingly, that’s why
instead of the heart there plays a light. She’s not here but I see
her sitting on a chair every day with her tresses flowing,
thinking unmindful.

(from the poem By the Banks of Ajoy, Jaideb Vanishes into the Blue)





martedì 13 dicembre 2011

Leticia Austria - Una poesia in traduzione





Balthus







REUNION


Tonight, at least,
I see you -- in a candle’s light suffused
by ruby glass, the undulating arc
cocooning us while headlights pierce the streets.
The noisy years between remembering
and living flesh are silenced by the voice
I hear this moment, and I catch its words
like colored moths, to pin them in a frame
when daylight comes.

Tonight, at least,
you know me -- not the ink of written word,
the masquerader hiding in plain sight,
but sound and breath that waited out the page
for temporary incarnation. Yet,
what I intend to say is left unsaid,
gray fumes dispersing in the wavering light.
I only say the words that can survive
when daylight comes.













INCONTRO


Stasera, almeno,
ti vedo - nella luce di una candela soffusa
da un vetro rubino, l’arco ondeggiante
a proteggerci mentre i fari trafiggono le strade.
Gli anni rumorosi tra il ricordo
e la carne vivente sono zittiti dalla voce
che ora sento, e ne catturo le parole
come falene colorate, per appuntarle in una cornice
quando la luce del giorno viene.

Stasera, almeno,
mi conosci – non l’inchiostro d’una parola scritta,
la maschera che si nasconde in piena vista,
ma suono e fiato che attendevano fuori alla pagina
per provvisoria incarnazione. Finora,
ciò che ho inteso dire è lasciato non detto,
fumi grigi si disperdono nella luce vacillante.
Solo pronuncio le parole che possono sopravvivere

Quando la luce del giorno viene.



Leticia Austria

Traduzione di Federica Galetto


I blogs di Leticia Austria:




lunedì 28 novembre 2011

Poesia in traduzione - Olafur Arnalds








"Memories. Memories blur into dreams. Light brings them to truth. Everything unforgiving. Everything becoming hallow. Loneliness consumes and there is no way back. The places you played, the places you called home, the people you thought you loved, all of them. Reduced to a memory of another life. A life you never lived. All the yesterdays that came from tomorrow, all the tomorrows that never came from yesterday. A new beginning because forever is never forever"


"Ricordi. I ricordi sfumano nei sogni. La luce li porta alla verità. Ogni cosa è inesorabile. Ogni cosa diventa santa. La solitudine consuma e non c'è via di ritorno. I luoghi in cui giocavi, i luoghi che chiamavi casa, le persone che pensavi d'amare, tutti loro. Ridotti ad un ricordo di un'altra vita. Una vita che non hai mai vissuto. Tutti gli ieri che venivano dal domani, tutti i domani che mai vennero dallo ieri. Un nuovo inizio perchè per sempre non è mai per sempre"


Olafur Arnalds

Traduzione di Federica Galetto

giovedì 24 novembre 2011

SARA TEASDALE - Poesia in Traduzione






CHANGE

di Sara Teasdale



Remember me as I was then;

Turn from me now, but always see

The laughing shadowy girl who stood

At midnight by the flowering tree,

With eyes that love had made as bright

As the trembling stars of the summer night.

Turn from me now, but always hear

The muted laughter in the dew

Of that one year of youth we had,

The only youth we ever knew --

Turn from me now, or you will see

What other years have done to me.




CAMBIAMENTO


Ricordami dunque com’ero;

Voltati da me ora, ma sempre vedi

La ragazza sorridente e ombrosa che stava

A mezzanotte presso l’albero in fiore,

con gli occhi che l’amore aveva reso luminosi

come le stelle tremanti della notte estiva.

Voltati da me ora, ma sempre ascolta

La tenue risata nella rugiada

Di quell’anno di giovinezza che avemmo,

l’unica giovinezza da noi mai conosciuta –

Voltati da me ora, o vedrai

Ciò che gli altri anni m' hanno fatto


Traduzione di Federica Galetto



Biografia:

Sara Teasdale (1884 -1933)

Scrittrice americana di St. Louis, scrisse molte raccolte di poesie e nel 1918 vinse il Premio Pulitzer. Morì suicida nel 1933. Nel 2010, le opere di Sara Teasdale vengono pubblicate in Italia per la prima volta, "Gli amorosi incanti", con la traduzione di Silvio Raffo per i tipi di Crocetti Editore ("Nei suoi versi eleganti e struggenti, offerti qui al lettore italiano nella sapiente versione di Silvio Raffo, s'impone con irruenza l'eterno tema dell'amore, distillato e dosato con incantevole sprezzatura, in perfetto equilibrio tra passione e ironia" - dalla scheda di lettura di Crocetti Editore)

giovedì 10 novembre 2011

GRACE ANDREACCHI - Poesia in Traduzione






Jan Van Eyck




IN THE GOLDEN CHAMBER OF ST. URSULA


Bones spiral outward

drenched in gold

small and thin, chicken or child
Golden chrysalis of pain

a stillness unbroken

by waves of thunder
That last night of Mary’s month

the sky dripped fire

and eleven thousand
Stars burned in the wayward streets

men phosphorescent

turned to little lumps of clay
In our hour of need, O Princess

did you spread wide

your ermine cloak?











NELLA CAMERA DORATA DI S. URSULA

Ossa a spirale che appaiono
fradice d’oro

piccole e sottili, di pollo o bambino
Dorata crisalide di dolore

un’immobilità ininterrotta
da onde di tuono

Quell’ultima notte del mese di Maria
il cielo gocciolava fuoco

e una squadra di cento
stelle bruciava nelle strade ribelli

uomini fosforescenti
mutavano in piccoli blocchi d’argilla

Nell’ora del nostro bisogno, O Principessa

Hai allargato il tuo ampio mantello
d’ermellino?




ASSUMPTION


A sudden whoosh!

of blue air under you

Earth dives away

Angels around you flying

Don't look down!

You're falling up

into the light

And a minute ago you lay dying

Heaven opens like a rose

to swallow you

Our last best hope

is to follow you

Into the sound of white wings sighing

How far is up

If you cannot see the ground?




ASSUNZIONE


Un fruscio improvviso!
D’aria blu sotto di te

La terra sommersa
Gli angeli ti volano intorno

Non guardare giù!

Stai cadendo
dentro la luce

e un minuto fa eri morente

Il paradiso si apre come una rosa
ad ingoiarti

La nostra ultima migliore speranza
è seguirti

nel suono di sospiranti ali bianche

Quanto lontano è quassù
Se non riesci a vedere il suolo?





TONIGHT

Tonight I give you twelve glass boxes

evenly spaced and lit from inside

you may name each one as you will

apostle or child
Tonight I give you a castle by a lake

and its blue, shattered double

I give you a stone sky

perfectly wrought in white
Tonight I give you the whole of this wide black river

and the moon not quite full

I give you the white domed church

innocent of tourists
I give you Monsieur Paul’s soft-lipped maidens

to comb with languorous brown fingers your hair

and knead your thighs with their feet

I give you the news about royalty

and all the best recipes

for eternal happiness

as read on the tube
I give you night kisses cold cheeks

pressed to yours

my heart




STANOTTE

Stanotte ti do dodici scatole di vetro
regolarmente disposte e illuminate all’interno

ognuna la puoi chiamare come vuoi
apostolo o bambino

Stanotte ti do un castello in riva al lago
e il suo doppio, blu e in frantumi

Ti do un cielo di pietra
finemente lavorato di bianco

Stanotte ti do tutto questo vasto fiume scuro
e la luna non ancora piena

Ti do la chiesa dalla cupola bianca
innocente di turisti

Ti do le fanciulle dalle labbra morbide di Monsieur Paul
per pettinare con languorose dita dorate i tuoi capelli
e massaggiare le tue cosce con i piedi

Ti do notizie sulla famiglia Reale
e tutte le migliori ricette
per l’eterna felicità
come si legge in metropolitana

Ti do baci notturni e fredde guance
premute alle tue

il mio cuore




TO CHRIST, THE BRIDEGROOM


They say I’m the bride but

You and I know, O best Beloved,

we know better.

The bride? This silly child
net curtain over her head

hands clasped in semblance of prayer

beaming bright-eyed laughing coquette

Who’s fooled?
But love’s all in earnest

All to thee, my heart.

O you, who loved little ones
Suffer this, your child-bride

to come, creeping softly

into your arms this night.





A CRISTO, LO SPOSO

Dicono che io sono la sposa ma
Tu ed io lo sappiamo, O mio Adorato,
lo sappiamo ancor di più

La sposa? Questa sciocca bambina
che gioca
con la tendina della finestra sul capo

le mani strette in una parvenza di preghiera
splendendo di civettuoli occhi radiosi e ridenti

Chi ha imbrogliato?

Ma l’amore è tutto in verità
Tutto per te, cuore mio

O tu, che hai amato i piccoli
Permetti questo, che la tua sposa-bambina
giunga, avanzando lievemente

questa notte fra le tue braccia




Grace Andreacchi

Traduzione di Federica Galetto







Grace Andreacchi scrive Poesia, Narrativa, Sceneggiature per il Teatro ("Non necessariamente in quest'ordine" precisa lei). La sua Poesia, ricca di riferimenti al Sacro, ha una musicalità gradevolmente retrò ma ancorata dai contenuti ad una contemporaneità disarmante,sottile,profonda. Si occupa di editoria e dirige la casa editrice no-profit Andromache Books. Nata e cresciuta a New York, ha vissuto a Parigi e Berlino ma vive attualmente a Londra.

I suoi siti:


https://sites.google.com/site/andromachebooks/



martedì 14 giugno 2011

CAROL ANN DUFFY - Poesia in traduzione









Standing Female Nude (1985)



Six hours like this for a few francs.
Belly nipple arse in the window light,
he drains the colour from me. Further to the right,
Madame. And do try to be still.
I shall be represented analytically and hung
in great museums. The bourgeoisie will coo
at such an image of a river whore. They call it Art.

Maybe. He is concerned with volume, space,
I with the next meal. You’re getting thin,
Madame, this is not good. My breasts hang
slightly low, the studio is cold. In the tea-leaves,
I can see the Queen of England gazing
on my shape. Magnificent, she murmurs,
moving on. It makes me laugh. His name

is Georges. They tell me he’s a genius.
There are times he does not concentrate
and stiffens for my warmth.
He possesses me on canvas, as he dips the brush
repeatedly into the paint. Little man,
you’ve not the money for the arts I sell.
Both poor, we make our living how we can.

I ask him, Why do you do this? Because
I have to. There’s no choice. Don’t talk.
My smile confuses him. These artists
take themselves too seriously. At night I fill myself
with wine and dance around the bars. When it’s finished
he shows me proudly, lights a cigarette. I say
Twelve francs, and get my shawl. It does not look like me.




Nudo di donna in piedi (1985)

Sei ore così per pochi franchi.
Ventre seni fondoschiena alla luce della finestra,
mi prosciuga tutto il colore. Un po’ più a destra,
Madame. E cerchi di stare ferma.
Verrò ritratta nel dettaglio e appesa
nei grandi musei. La borghesia andrà in visibilio
davanti al quadro di una puttana del Lungosenna.
La chiamano Arte.

Sarà. Lui si preoccupa di volume e spazio,
io della mia prossima cena. Sta dimagrendo,
Madame, e questo non va bene. I miei seni pendono
leggermente verso il basso, lo studio è freddo. Nelle
foglie di the, riesco a vedere la Regina d’Inghilterra
fissare la mia figura. Magnifico, mormora lei,
e passa oltre. Mi viene da ridere. Si chiama Georges.
Mi dicono sia un genio. Ci sono volte che non si
concentra e il mio calore lo eccita.
Mi possiede sulla tela, mentre affonda ripetutamente
il pennello nel colore. Poveruomo,
non li hai i soldi per le arti che vendo io.
Poveri entrambi, ci guadagniamo da vivere come possiamo.

Gli chiedo, Perché fai questo? Perché devo.
Non ho scelta. Non parlare.
Il mio sorriso lo confonde.
Questi artisti si prendono troppo sul serio.
La notte mi riempio di vino e ballo nei bar.
Quando è finito me lo mostra con orgoglio,
accende una sigaretta.Dico Dodici franchi,
e prendo lo scialle. Non sembro neppure io.






Death and the Moon (2002)



The moon is nearer than where death took you
at the end of the old year. Cold as cash
in the sky's dark pocket, its hard old face
is gold as a mask tonight. I break the ice
over the fish in my frozen pond, look up
as the ghosts of my wordless breath reach
for the stars. If I stood on the tip of my toes
and stretched, I could touch the edge of the moon.

I stooped at the lip of your open grave
to gather a fistful of earth, hard rain,
tough confetti, and tossed it down. It stuttered
like morse on the wood over your eyes, your tongue,
your soundless ears. Then as I slept my living sleep
the ground gulped you, swallowed you whole,
and though I was there when you died,
in the red cave of your widow's unbearable cry,

and measured the space between last words
and silence, I cannot say where you are. Unreachable
by prayer, even if poems are prayers. Unseeable
in the air, even if souls are stars. I turn
to the house, its windows tender with light, the moon,
surely, only as far again as the roof. The goldfish
are tongues in the water's mouth. The black night
is huge, mute, and you are further forever than that.





La Morte e la Luna (2002)



La luna è più vicina di quando la morte ti prese
alla fine dell’anno passato. Fredda come moneta
nella tasca oscura del cielo, il suo volto indurito e invecchiato
è come una maschera d’oro stanotte.
Rompo il ghiaccio sopra i pesci nel laghetto gelato,
guardo in su mentre i fantasmi del mio fiato senza parole
raggiungono le stelle.
Se stessi in punta di piedi e mi allungassi,
potrei toccare il bordo della luna.

Mi sono chinata sull’orlo della tua tomba aperta
a raccogliere un pugno di terra, pioggia greve,
duri coriandoli, e li ho lanciati. Sopra i tuoi occhi,
la tua lingua, le tue orecchie sorde, un tartagliare
come d’un codice Morse sul legno. Poi, mentre dormivo
il mio sonno vivo
il suolo ti ha inghiottito, ingoiandoti tutto,
e benché fossi là alla tua morte,
nella grotta rossa d’insopportabile pianto di vedova,
e ho misurato lo spazio fra le ultime parole e il silenzio,
non so dire dove tu sia. Irraggiungibile dalla preghiera,
anche se le poesie sono preghiere. Inaccessibile
alla vista, nonostante le anime siano stelle.
Mi volgo verso la casa, le sue finestre nella tenera luce, la luna,
certamente, lontana ancora una volta solo tanto quanto il tetto.
I pesci rossi come lingue nella bocca dell’acqua.
La notte scura è enorme, muta, e tu sei ancora più lontano di così,
per sempre.






Premonitions (2009)

Dedicated with love to the
memory of Ursula Fanthorpe (English poet, 22 July 1929 – 28 April 2009)


We first met when your last breath
cooled in my palm like an egg;
you dead, and a thrush outside
sang it was morning.
I backed out of the room, feeling
the flowers freshen and shine in my arms.


The night before, we met again, to unsay
unbearable farewells, to see
our eyes brighten with re-strung tears.
O I had my sudden wish -
though I barely knew you -
to stand at the door of your house,
feeling my heartbeat calm,
as they carried you in, home, home and healing.
Then slow weeks, removing the wheelchair, the drugs,
the oxygen mask and tank, the commode,
the appointment cards,
until it was summer again
and I saw you open the doors to the gift of your garden.

Strange and beautiful to see
the roses close to their own premonitions,
the grass sweeten and cool and green
where a blackbird eased a worm into the lawn.
There you were,
a glass of lemony wine in each hand,
walking towards me always, your magnolia tree
marrying itself to the May air.

How you talked! And how I listened,
spellbound, humbled, daughterly,
to your tall tales, your wise words,
the joy of your accent, unenglish, dancey, humorous;
watching your ash hair flare and redden,
the loving litany of who we had been
making me place my hands in your warm hands,
younger than mine are now.
Then time only the moon. And the balm of dusk.
And you my mother.





Premonizioni (2009)

Dedicata con affetto
alla memoria di Ursula Fanthorpe (Poetessa inglese, 22 Luglio 1929 – 28 Aprile 2009)



Ci incontrammo la prima volta quando il tuo ultimo respiro
si raffreddò come un uovo nel mio palmo;
tu morta, e un tordo fuori a cantare ch’era mattina.
Uscii dal retro della stanza, sentendo
i fiori rinfrescare e splendere fra le mie braccia.
La notte precedente, c'eravamo incontrate di nuovo, a ritrattare
insostenibili addii, per vedere
i nostri occhi brillare di lacrime rinfilate.
O all’improvviso ebbi il desiderio -
benché ti conoscessi appena –
di stare alla porta della tua casa,
sentendo il calmo battito del cuore,
mentre ti portavano dentro, casa, casa e guarigione.
Poi settimane lente, eliminando la sedia a rotelle, le medicine,
la maschera dell’ossigeno e la bombola, la seggetta,
le carte degli appuntamenti,
fino a che fu di nuovo estate
e ti vidi aprire le porte al dono del tuo giardino.
Strano e bellissimo vedere
le rose strette alle loro premonizioni,
l’erba profumata, fresca e verde
dove un merlo rilasciava un verme sul prato.
Eccoti là,
un bicchiere di limonata in ciascuna mano,
camminando sempre verso me, il tuo albero di magnolia
sposarsi all’aria di Maggio.
Come parlavi! E come ascoltavo io,
incantata, umile, come una figlia,
i tuoi incredibili racconti, le tue sagge parole,
la gioia del tuo accento, non inglese, ballerino, spiritoso;
guardando i tuoi capelli cinerini infiammarsi di rosso,
l’amata litania di chi eravamo state
facendo posto alle mie mani nelle tue mani calde,
ora più giovani delle mie.
Poi solo la luna a scandire il tempo. E il ristoro del crepuscolo.
E tu madre mia.


Carol Ann Duffy
Traduzione di Federica Galetto


Carol Ann Duffy su Wikipedia
http://it.wikipedia.org/wiki/Carol_Ann_Duffy

martedì 24 maggio 2011

DANIELLE BARAKA



Photo credit: Danielle Baraka





La poesia di Danielle Baraka affonda le radici nei semplici gesti d'ascolto del mondo esterno ed interno. E' contraddistinta da una spiccata visionarietà che la porta su sentieri percorsi da vecchi miti e leggende che nei suoi versi si intravedono nitidamente. La Morte, la Solitudine,l'Amore, la condizione esistenziale dell'Uomo sono temi che le sono cari, che scruta a volte da lontano, a volte da una distanza ravvicinata, a volte dal di dentro, come se lei stessa fosse pietra, morte o sole splendente. Una poetica interessante, semplice, minimale; essenziale nel dire, molto meno nel sentire.


Nightingale















His name

Twirling in my head
Like million poppies
Blossoming in my breast
Like water lilies
Caressing my belly
Like sweet daisies

His name

Letters
Gathered
In signification
Hanging upon
My silent
Mouth


Il suo nome

Mi ronza in testa
Come milioni di papaveri
Che fioriscono nel mio petto
Come ninfee d’acqua
Che mi carezzano il ventre
Come dolci margherite

Il suo nome

Lettere
Raccolte
In significanza
Appese sulla
mia bocca
Silenziosa


Too late to meet in the garden
Too late to share the dance
The dizzy grace
Of an enchanted dawn
His hands
Building up
Sleepy palaces
Cultivating
Magnificent sterile gardens
Silent
Powerful master of the place
Inviolable fortresses
Among stones
Of magnificent coldness
Alone,
In bare armor,
I am the warrior
cut by the icy wind
of an uncompromising winter
Walking toward
The warmth of a smiling sun
Colored bright desires
Hurt in their unhappy corolla
The heart
In a thundering bang
Feeling the lost of a passion
Of a treacherous failure
Entanglements
Of suffocating resignation
In the devastated field
Of irreversible disunion



Troppo tardi per incontrarsi in giardino
Troppo tardi per condividere la danza
La grazia vertiginosa
di un’alba incantata
Le sue mani
Che costruiscono
palazzi dormienti
Coltivando
magnifici giardini sterili
Silente
Potente padrone del luogo
Inviolabili fortezze
fra le pietre
di magnifica freddezza
Solo,
in una nuda corazza,
io sono il guerriero
sferzato dal gelido vento
d’un inverno inflessibile
che cammina verso
il tepore d’un sole sorridente
Desideri colorati e luminosi
dolgono
nella loro infelice corolla
Feriscono il cuore
in un’ assordante esplosione
Nel sentire la perdita di una passione
Un insidioso fallimento
Grovigli
di soffocante rassegnazione
Nel campo devastato
d’ irreversibile disunione



The fear
Of the night to come
Hanging on white sheets
The only calming down gesture
In this primal anxiety
Shadows
Dancing in the night
Threatening
As I try to retain
The beauty of a rose
In my confused mind
The fountain
With the birds nearby
In the broad daylight
I try to unfold the ritual
Of a familiar song
A sweet lullaby of comfort
That could chase the shadows away
But the candle goes out quickly
The melody becomes a murmur
A sigh
Vanishing in the dark
Of a fast beating heart
The fight seems like
The ultimate one
A fight of no return
Until tomorrow night


La paura
del giungere della notte
Appesa a teli bianchi
L’unico gesto di calma
in quest’ ansia originaria
Ombre
che danzano nella notte
Minacciose
Mentre cerco di trattenere
la bellezza di una rosa
nella mia mente confusa
La fontana
con gli uccelli vicini
Nel pieno giorno
tento di dispiegare il rituale
d’una canzone familiare
Una dolce ninnananna di conforto
che potrebbe cacciar via le ombre
Ma la candela consuma rapidamente
La melodia diventa un mormorio
Un sospiro
Svanendo nel buio
d’un cuore che batte veloce
La lotta sembra quella finale
Una lotta senza ritorno
Fino a domani notte



Cold sweat

I hang on to
The saving thin white light
Under the bedroom door
The smothered voices of adults
In the room nearby
The changing intonations
Of the TV program

Confined there,
I understand,
Become aware
Of
Death
Merciless, irreversible
The wave,
That will take us away

Late, in the silent night
Where thoughts learn how to grow
Familiar echoes
Reverberate
As I still cannot sleep
In the tired
Uncalmed
Adult body clay



Sudore freddo

M’aggrappo
alla fioca, bianca luce salvifica
sotto la porta della camera
Le voci soffocate degli adulti
nella stanza accanto
Le intonazioni che cambiano
nel programma in TV

Confinata là,
io capisco,
io prendo coscienza
della
Morte
Senza pietà, irreversibile,
L’onda,
che ci porterà via tutti
Tardi, nella notte silente
dove i pensieri imparano a crescere
Echi familiari
si diffondono
E io ancora non riesco a dormire
Nella stanca
Inquieta
Argilla del corpo adulto


Danielle Baraka
Traduzione dall'inglese di Federica Galetto





Bio:

Danielle Baraka è francese. Insegnante di scuola elementare, vive e lavora in un villaggio nel centro della Francia. Il suo blog:

http://danylicorne.blogspot.com/

giovedì 14 aprile 2011

KATHERINE MANSFIELD - POESIA IN TRADUZIONE





Collage Federica Nightingale








Spring Wind in London (1909)


I blow across the stagnant world,
I blow across the sea,
For me, the sailor's flag unfurled,
For me, the uprooted tree.
My challenge to the world is hurled;
The world must bow to me.
I drive the clouds across the sky,
I huddle them like sheep;
Merciless shepherd-dog am I
And shepherd-watch I keep.
If in the quiet vales they lie
I blow them up the steep.
Lo! In the tree-tops do I hide,
In every living thing;
On the moon's yellow wings I glide,
On the wild rose I swing;
On the sea-horse's back I ride,
And what then do I bring?
And when a little child is ill
I pause, and with my hand
I wave the window curtain's frill
That he may understand
Outside the wind is blowing still
...It is a pleasant land.
O stranger in a foreign place
See what I bring to you.

This rain--is tears upon your face;
I tell you--tell you true
I came from that forgotten place
Where once the wattle grew.
All the wild sweetness of the flower
Tangled against the wall.
It was that magic, silent hour
The branches grew so tall
They twined themselves into a bower.
The sun shown... and the fall
Of yellow blossom on the grass!
You feel that golden rain
Both of you could not hold, alas,
Both of you tried, in vain.
A memory, stranger. So I pass
It will not come again





Loneliness (1910)


Now it is Loneliness who comes at night
Instead of Sleep, to sit beside my bed.
Like a tired child I lie and wait her tread,
I watch her softly blowing out the light.
Motionless sitting, neither left or right
She turns, and weary, weary droops her head.
She, too, is old; she, too, has fought the fight.
So, with the laurel she is garlanded.
Through the sad dark the slowly ebbing tide
Breaks on a barren shore, unsatisfied.
A strange wind flows... then silence. I am fain
To turn to Loneliness, to take her hand,
Cling to her, waiting, till the barren land
Fills with the dreadful monotone of rain.





Vento di primavera a Londra

M’involo attraverso il mondo stagnante,
m’involo attraversando il mare,
Per me, la bandiera del marinaio dispiegata,
Per me, l’albero sradicato.
Lanciata è la mia sfida al mondo;
il mondo deve inchinarsi a me.
Guido le nubi in cielo,
le raggruppo come pecore;
Sono spietato cane da pastore,
guardia del pastore rimango,
Se giacciono nelle quiete valli
Le sospingo su per il pendio.
Ecco! Sulle cime degli alberi mi nascondo,
in ogni cosa vivente;
volo sulle ali gialle della luna,
sulla rosa selvatica dondolo;
Cavalco il dorso del cavalluccio marino,
e cosa porto dunque?
E quando un bambinetto è malato
Mi fermo, muovendo con la mano il volant
della tendina alla finestra
affinché possa intendere
che all’esterno il vento ancora soffia
Ed è una terra amena.
O straniero in terra straniera
Guarda cosa porto per te.
Questa pioggia è come lacrime sul tuo volto;
Ti dico – ti dico in verità
Ch’io vengo da quel luogo dimenticato
Dove un tempo cresceva l’acacia.
Tutta la selvatica dolcezza del fiore
Aggrovigliato contro il muro.
Era quella magica, silente ora
I rami crescevano tanto alti
da avvolgersi in un pergolato.
Il sole splendeva e quel cadere
di gialli boccioli sull’erba!
Sentite quella pioggia dorata
Entrambi senza riuscire a trattenerla, ahimè,
entrambi avete tentato invano.
Un ricordo, straniero. Così, io passo oltre
Tutto ciò non tornerà più.





Solitudine

Ora è la Solitudine che giunge la notte
Al posto del sonno, e siede accanto al mio letto.
Come un bambino stanco rimango distesa
E attendo il suo passo,
la guardo spegnere dolcemente la luce.
Sedere immobile, neanche a voltarsi a sinistra
O a destra, ed esausta, esausta chinare il capo.
Anche lei è vecchia. Anche lei ha combattuto la battaglia.
Così, è incoronata d’alloro.
Attraverso il buio mesto la lenta marea rifluente
Si spezza sull’arida riva, insoddisfatta.
Monta uno strano vento, poi il silenzio.
Sono pronta a volgermi alla Solitudine,
a prenderle la mano, aggrapparmi a lei,
aspettando, fino a che la terra brulla
si sarà riempita
con la tremenda monotonia della pioggia.


Poesie di Katherine Mansfield

Traduzione di Federica Galetto



mercoledì 26 gennaio 2011

EMILY DICKINSON

Seeing New Englandly (opening) from Ernest Urvater on Vimeo.






The poet Emily Dickinson lived all her life (1830 – 1886) in the small New England town of Amherst, Massachusetts. Yet from the large windows of her bedroom in the family Homestead, she observed a world as vast as her imagination, creating almost 1,800 poems, many of them now considered among the greatest in the English language. “I see New Englandly,” she wrote, alert to the drama of the weather, the spectacles of the northern sky, the lives and deaths of the people around her, the natural world she shared with plants and creatures, and also events far beyond the horizon of her native town.

Produced and edited by Ernest Urvater under the auspices of the Emily Dickinson Museum


Emily Dickinson visse tutta la sua vita (1830-1886) nella piccola cittadina di Amherst, Massachusetts. Dalla grande finestra della sua camera da letto, nella casa di famiglia a Homestead, osservava un mondo vasto quanto la sua immaginazione, creando almeno 1800 poesie, molte delle quali sono oggi considerate fra le più grandi scritte in lingua inglese. In "I see New Englandly", scrisse della drammaticità del tempo atmosferico, degli spettacoli dei cieli nordici, delle vite e delle morti delle persone che la circondavano, del mondo naturale che condivideva con piante e creature, e anche di eventi molto ben lontani dall'orizzonte della sua città natìa.

Prodotto e redatto da Ernest Urvater con il benestare dell' Emily Dickinson Museum

Testo e Lettura della poetessa Susan Snively

giovedì 20 gennaio 2011

Poesia in traduzione










- Ho visto passare i corvi -



Ho visto passare i corvi
sulla mia casa,
in un canto roco sui tetti
E ho visto piangere una tortora
perduta nella corsa,
le lepri rosicchiare
il legno del nocciolo
Per fame arrotano i denti ai fusti
E ancora si tendono le orecchie a questo
Andare,
così impervio da render piatte le ore
nella polvere
scrigno di ombre
restie ai fuochi lontani di risate
Ho visto imbianchire le ortensie,
fiaccarsi di gelo impassibile
Come quando si legavano minuti nodi
d’affezione alle caviglie, trascinandole
I deserti resi d’onice, in piedi guardano
Senza muoversi
Distese e distese di fiori coperti da drappi
Incalcolabili letarghi nel vuoto
o solo meste sporgenze di rombi di tuono
I temporali, abbattuti sui cirri
spiegano ali incresciose
e sebbene s’accorgano di me divagano
contemplando i frutti assiderati del buon Dio
chè il silenzio non si piega e non dorme,
come rabbia liquefatta sul dorso d’un tendine
infiammato o stirato dal vento
Meritavo le nespole e i fichi maturi
Oppure mele cotogne fra brevi salti di fosso
Alleggerite sacche d’orzo, lenticchie e sale
gonfiate di gocce passanti
Lingue diverse per un’ampia comprensione
del mondo
E’ la giovinezza che se ne va
e il Tempo che batte sull’incudine,
ma riempita è l’aria di parole e significati

[O, never say that I was false of heart]

Nel dubbio s’avvolge una sola sillaba
Ma colmo è l’universo di pensiero
che tengo stretto al petto, invaghita
I lacci stretti sostengono senza fare male
A volte, soltanto



Federica Galetto dalla raccolta "Traducendo Einsamkeit"



- I saw the crows passing over - (English translation)




I saw the crows passing over

my house

in a hoarse singing on the roofs

And I saw a dove crying,

lost in the race,

hares chewing the hazel wood

sharpening their teeth so as not to starve

And yet we tend our ears to this

Going,

so steep as to make the hours flat

in the dust

box of shadows

reluctant toward remote fires of laughter

I saw hydrangeas bleaching,

sapped of impassive cold

As when you tied small knots

of affection at the ankles, dragging them

Deserts are made of onyx, they watch standing

Without moving

Blankets and blankets of flowers covered with drapes

Incalculable lethargies in the emptiness

or just sad projections of thunder claps

The storms crashed on cirrus

opened regrettable wings

and although they noticed me they wandered

contemplating the frozen fruits of the good God

for silence does not bend and does not sleep,

like anger melted on the back of an inflamed tendon

or stretched by the wind

I deserved medlars and ripe figs

or quinces among short ditch jumps

Lightened bags of barley, lentils and salt

inflated of passing drops

Different languages for a vast understanding

of the world

It 's youth that is going away

and time that beats on the anvil,

but the air is filled with words and meanings



[O, never say That I was false of heart]



A single syllable is wrapped in doubt

But the universe is full of thought

I keep it close to my breast, in love

The tight ties don’t hurt

Only sometimes





Federica Galetto (from the collection "Translating Einsamkeit")

martedì 16 novembre 2010

JANE MCKIE, Morocco Rococo - Poesia Scozzese Contemporanea








Collana Guillemot -Poesia scozzese contemporanea
JANE MCKIE, Morocco Rococo
Presentazione e traduzione di Chiara De Luca
ISBN 978-88-96263-36-5
pp. 114, € 12,00


“I disadattati non possono scrivere poesie all’interno, / non possono sedere tranquilli / su divani beige floreali, con le ginocchia unite.” Forse è per questo che la poetessa si muove inquieta, cambiando d’abito a ogni angolo, si getta fuori in ogni direzione, felicemente disadattata, si (ri)adatta alla forma delle cose o più spesso piega le cose ad assumere la forma dell’umano, per arare “l’anima come pane in cerca di nutrimento”, per cercare cioè nella sostanza del discorso, corpo del pane, l’origine del seme della parola gettata nel solco dell’ascolto. Come un granchio, “così goffa, così terribilmente maldestra”, la McKie si strappa di dosso i begli abiti sgargianti di Venere, spogliando il corpo della lingua, per indossare gli stracci vissuti di Atena “principessa nubile in armatura” (d’immagini e parole), costantemente in lotta contro l’immobilità, contro la forzata staticità di un linguaggio che indossiamo come un abito fuori misura. Noi seguiamo la poetessa in questa spoliazione, sotto il peso di immagini concretissime e taglienti. O che solo così sembrano, per poi crollarci invece addosso e svaporare, rivelando la sorridente astuzia della poesia che si fa vita, che appare improvvisa, per poi nascondersi dietro il primo superficiale velo del reale, sorretto dai pali del “cancello della fantasia”. Dove la visione indossa altra pelle, si modella in altre forme, per ricomparire ancora agli occhi sorpresi del lettore, che ancora non ha terminato di decodificare il quadro precedente. “Donna campana”, donna coi pugni stretti che canta alto, affermando la sua presenza ben oltre il desiderio ormai sgozzato di un tardivo dono di salvezza, ferita dal sale, e da esso poi protetta e indurita, soffocata dalle onde e da esse poi levigata e restituita. Per unirsi al coro delle nuvole che “abbaiano sui monti dell’Atlante”, con il cuore vulcano e il vulcano fucina d’altra vita, altro fuoco, per chi vuole “cavalcare, non riposare”, per chi si disfa in atomi portati dal vento harmattan “in un gioco di quattro venti e sabbia”, di dissoluzione e ricomposizione in qualcosa di più lieve, all’apparenza, che si posa aereo sulle cose e ce le ripropone, trasfigurate, reinterpretate, moltiplicate nell’intersezione di piani del sogno. La poetessa è “arpia che beve con avidità / da orme di zoccoli colme d’acqua”, sugge cioè vita da ogni traccia di vita che si fa direzione, nuovo inizio per fuggire il terrore “l’ombra, / la marionetta, la furtiva bête noir.” Per fuggire cioè se stessi e ritrovarsi al di fuori in nuova possibilità, risorti nell’ovunque e nell’altrove.

Chiara De Luca


Montgomeryshire, Scale Six Inches to One Mile

Surveyed 3882-84

You could wrap yourself in a map like this one –
wrap yourself naked as if it were a cloak,
roll on the ground, revel in the caress
of stressed paper stained lurid green
by the crush of fresh grass. Your knee
could rest on a tumulus, your breast on
Llanwyddelan, your tummy on Tregynon,
your pubic bone on Aberhafesp. The rifle range
above Penarth Wood could make a fine collar,
and, when you shift your body’s contour
around the creases of the map, Bron-Hafod Dingle
above Gregynog could become the perfect omphalos.





Montgomeryshire, Scala 1 cm: 1 km

Sorvegliato 3882-84

Potresti avvolgerti in una mappa come questa –
avvolgerti nudo come fosse un cappotto,
rotolare sul terreno, crogiolarti nella carezza
di carta stropicciata striata di verde sgargiante
dal frantumarsi di verde fresco. Il tuo ginocchio
potrebbe posare su un tumulo, il tuo torace su
Llanwyddelan, la tua pancia su Tregynon,
il tuo osso pubico su Aberhafesp. Il poligono
sopra Penarth Wood potrebbe formare un collare sottile,
e, quando sposti il contorno del tuo corpo
attorno alle pieghe della mappa, Bron-Hafod Dingle sopra
Gregynog potrebbe diventare il perfetto omphalos.





The Bosham Bell

Ye bell of Bosham, ring for me
For as ye ring, I ring wi’ ye.

I am ringing.
Ringing despite the hard salt of the marsh,
breasts tarnished, belly full of brine.

A womanly bell, I sit beyond the low tide-line
with bunched fists, unwilling to be rescued.
My predicament

is centuries old.
I slipped from the boat of invading Danes
into the harbour race – too deep to dredge

so here I remain. My call is plaintive, you
answer in kind. The tedium of repetition
has rusted my tongue

and now each peal is softer than the last.
Diminished conversation might pain you.
I look forward to letting it go.





La campana di Bosham*

Tu campana di Bosham, suona per me
Perché se tu suoni, io suono con te.

Sto suonando.
Suonando nonostante il sale duro della palude,
coi seni macchiati, il ventre colmo di salamoia.

Donna campana, io siedo oltre la linea di bassa marea
coi pugni stretti, non voglio essere salvata.
Le mie sventure

sono vecchie di secoli.
Scivolai dalla nave dei danesi invasori
nella corrente del porto – troppo a fondo per ripescarmi

così resto qui. Il mio richiamo è lugubre, tu
rispondi gentile. La noia della ripetizione
mi ha arrugginito la lingua

e ogni rintocco è adesso più fioco dell’ultimo.
Un conversare menomato potrebbe dolerti.
Non vedo l’ora di lasciar perdere.

* Bosham: piccolo villaggio costiero nel Distretto di Chichester (Sussex Occidentale).





Inside the Bottle


My masts abrade the slickest skies.
They are tinder thin and crooked, as if
the prevailing wind was westerly.

Tiny gunwales are locked in place
by a hard carapace of varnish. My ribs
refract myopically through bottle glass.

I sailed here like Odysseus to Calypso.
Escape is futile when the strings of rigging
tangle to fashion a matchstick cork.

But who made me? That’s the trick:
to identify whose hand pulled taught
the connecting thread to elevate heaven.





Dentro la bottiglia


Le mie antenne abradono i più lisci dei cieli.
Sono fini come ami e storte, come se
il vento dominante soffiasse verso Ovest.

Minuscole falchette fissate
da un duro carapace di vernice. Le mie costole
rifrangono miopi attraverso il vetro della bottiglia.

Salpai qui come Odisseo verso Calipso.
La fuga è futile quando i fili del sartiame
si aggrovigliano nel sughero di un fiammifero.

Ma chi mi creò? : È questo il trucco:
identificare di chi fu la mano tesa che indicò
il filo di connessione per elevare il cielo.





Crabwise


I fear you won’t even
acknowledge me
when towards you I scuttle
crabwise: jointed limbs, knock-knees,
so gauche, so terribly unsubtle.

I am, after all, ungainly.
My ribs on the outside,
I am a candelabrum
that stabs when you grab it
to light your way to the bedroom.

If I wasn’t this thorny,
I would declare my love.
Instead, I muffle the click-clack
of knitting-needle thighs, turn
my moon-white scalloped back.

No soft goddess,
no sweep of Botticelli cloth,
no seductive undulating:
more Athena than Venus,
I’m a spinster princess in armour-plating.





Come un granchio


Temo che mai
mi riconoscerai
quando mi precipito verso di te
come un granchio: gambe strette, ginocchia unite,
così goffa, così terribilmente maldestra.

Sono, nel complesso, sgraziata.
Ho costole sporgenti,
sono un candelabro
che taglia quando lo afferri
per far luce fino alla stanza da letto.

Se non fossi così spinosa,
ti dichiarerei il mio amore.
Invece, smorzo il click-clack
dei ferri da lana delle cosce, giro
la schiena smerlata bianco luna.

Non una tenera dea,
non uno strascico botticelliano
né una seducente ondulazione:
più Atena che Venere,
sono una principessa nubile in armatura.





Gazebo


The frame of your gazebo creaks
like debilitated cartilage.

I peer in, my face pressed beside
overgrown foliage up against a pane.

Peek-a-boo.

You are absent from your Wendy-house
of whispering dead wood today.

I still see your silhouette, cardboard-
cut-out marionette, dressed in black

granny boots.

The shape of you is a permanent hole
in the world, preserved like a book mark

in your place, on your favourite page.
Of course I will come tomorrow to play

hide-and-seek

and the next day and the next day.
Here I am, poking through floorboards,

a skinny winter grass. Here I am,
counting forwards, hands over eyes,
pretending not to look.





Gazebo


La cornice del tuo gazebo scricchiola
come una cartilagine decrepita.

Sbircio dentro, il mio viso preme accanto
al fogliame cresciuto alto contro un vetro.

Bubu Settetè.

Oggi sei assente dalla tua casetta
dei giochi in legno morto sussurrante.

Vedo ancora la tua figura, marionetta
in cartone ritagliato, che indossa neri

stivali allacciati.

La tua forma è una fossa che permane
nel mondo, preservata come un segnalibro

al tuo posto, sulla tua pagina preferita.
Ovviamente domani verrò a giocare

a nascondino

e il giorno dopo e il giorno dopo ancora.
Eccomi, spunto tra le assi del pavimento,

erba invernale scarnita. Eccomi,
continuo a contare, con le mani sugli occhi,
fingendo di non vedere.





Box Hedge


There is a shadow behind the hedge,
I can’t empty my mind of it.
It moves when I move –
sometimes in the shape of a high-stepping chicken,
sometimes a fly and barbarous fox.
Part of me wants to cannibalise it,
eat whatever is secreted there
witnessing my hesitation.
I decide that I hate it, then quickly relent,
all puff gone. The timorous leaves
rattle their assent: Who is the shadow,
the puppet, the skulking bête noir?

You are.





Siepe di bosso


C’è un’ombra dietro la siepe,
non posso liberarmene la mente.
Quando mi muovo si muove –
talvolta in forma di pollo balza in alto,
talvolta è una mosca e una volpe barbara.
Una parte di me vuole cannibalizzarla,
mangiare qualsiasi cosa vi sia custodita
a testimoniare la mia esitazione.
Decido che la odio, poi subito mi placo,
si dissolve. Le foglie timorose
acconsentono tremule: Chi è l’ombra,
la marionetta, la furtiva bête noir?

Sei tu.

mercoledì 3 novembre 2010

NIGHTINGALE





Collage di Federica Nightingale - Immagine centrale di Li Feng ©




This is my old room
This is my pledge
This is the place where I'd love to be
In the darkest night of a winter's solitude

This is my old room
Don't forget

I'll leave a pillow on the wooden chair

That's where my head rests
And my heart aches


Questa è la mia vecchia stanza
Questa è la mia promessa
Questo è il luogo dove amerei essere
Nella notte più buia d'un inverno solitario

Questa è la mia vecchia stanza
Non scordarlo

Lascerò un cuscino sulla sedia di legno

E' dove il mio capo trova riposo
E il cuore mi duole









§



E' perchè ci si sente ingoiati dai muri,
dai vetri,
dalle piastrelle del pavimento,
ci si sente in acquoso indugiare d'acquitrino,
nei polsi dei libri a cataste e poi, poi,
quanto sembrano roche le lime del silenzio
e quanto,
quanto accendono voci bianche
e gelati cori nei corridoi
i baluginii delle maniglie;
l'ottone che avanza tra le ciglia
e senza nulla sperare
erode l'ennesima arsura.
Sembrano immense le sere,
discese come sono da un predellino
che è stato giorno,
per quanto, chissà,
rimarranno
la testa scoperta e il costato aperto.


Federica Galetto Nightingale ©

martedì 26 ottobre 2010

ELISE STEWART






Poesia ipnotica, elegante, suggestiva. La lingua inglese le rende pienamente giustizia, i suoni che racchiude sono perfetti. Una bella prova di "Poesia & Suono"
perfettamente armonici. Amelia Rosselli l'avrebbe apprezzata per questo, credo. Video in piena simbiosi con il testo. Brava Elise.



Psalm


I come undone,
a sigh, a release


Content to touch
the white flesh
of your palm-

See the lines
here and there
curve to route’s
un-fated hand.

I come to you
with angels;


You choke
the voice that
longs to sing.

Do you not see
the winding thread
of wings
unfold within
your palm?







Salmo


Perdo il controllo,
un sospiro, una liberazione

Contenta di toccare
la bianca carne
del tuo palmo

Vedere le linee
qua e là curvare
nella rotta
d'una mano
sconosciuta

Vengo a te
con gli angeli

Soffochi la voce
che desidera cantare

Non vedi
il sinuoso filo
d’ali
spiegarsi nel
tuo palmo?


Elise Stewart ©

Traduzione dall'inglese di Federica Galetto






Biografia:

Editor della rivista di Poesia Decanto, pubblicazione internazionale di Poesia.
Scrivo Poesia e ho al mio attivo già alcune raccolte,composte nel corso degli anni. La mia nuova raccolta di poesie "Paradise" è stata ampiamente recensita nel Regno Unito, Canada e USA.

I miei siti:

http://www.elisepoetry.webs.com/

http://myweb.tiscali.co.uk/masquepublishing/

giovedì 30 settembre 2010

FEDERICA GALETTO





Collage Digitale di Federica Nightingale ©





Forse è perchè tu hai così tanto freddo
Forse è perchè le tue braccia
ancora pendono
sul mio capo tiepido e pesante
Questa non è una curva
Questo non è un anello
Forse questo è il tuo tocco
che mi fa respirare così profondamente
nell'età oscura del riposo


May be because you are so cold
May be because your arms still hang
on my warm, heavy head
This is not a curve
This is not a ring
May be this is your touch
that makes me breath so deeply
in the dark age of the rest


Federica Galetto ©
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