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SCORRONO LE COSE CONTROVENTO di FEDERICA GALETTO

ODE FROM A NIGHTINGALE - ENGLISH POEMS

A LULLABYE ON MY SHOULDER di Federica Nightingale

EMILY DICKINSON

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mercoledì 27 luglio 2011

LA FATICA DEL METALLO di Fiorella D'Errico







Dobbiamo amare la vita
perchè non ha ragione
di dolersene
sebbene sia dolore

come quando si piega anche il metallo
prima del taglio alla metà, nel corpo

esso non sa
quale potenza spezza un'anima di ferro




Fiorella D'Errico da La fatica del metallo



§


Un canto sommesso di vita e respiro, un immortalare le cose,il corpo,la propria integrità in un marchio silenzioso; dignità e stupore nei brevi versi allargano lo sguardo su profonde ritmiche, scandendo le ore dell'esistenza e del riscatto. Nella fatica e nella forza, del metallo.
Ladies and Gentlemen, Fiorella D'Errico.

Nightingale














giovedì 10 febbraio 2011

FIORELLA D'ERRICO





Katia Chausheva




*


Se non dormi, scrivi.
O prega: il corpo si piega nello stesso modo.
Ti alzi, lasci il letto - riprendi i nodi che trascini
normalmente al ventre.
Hai paura. Anche stanotte.











*


Mi riconosco un fondo
dopo aver navigato lungo acque di calma
e di tempeste, ora che disegno a terra
l'ombra di quattro fuochi.
Ogni decade un anello di fiamma
- la mia indole, la mia solitudine poi
il vento a spegnere
quindi un termine scuro
dentro il sogno.
Avere troppi anni
per capire che nulla si chiede
che nessun viso nascerà dal ventre
freddo di qualsiasi notte tu preghi.
S'alza uno strano silenzio, uno sciacquìo
intorno al saluto di chi parte
e chi il buio inghiotte.



*



Sono colpi forti di caduta
come fa il vento: un addio che non è stato detto
sulle labbra si è spento prima d'esser nato.
La solitudine è sotto, in agguato, non dispensa cicatrici ai tagli
e nulla sa sul potere delle carezze. Scivolano
come ombre screpolate alle pareti.
Ascolto sola i fruscii delle presenze andate. La tua mi resta
scolpita al ventre echeggia nelle vaste sere
dove mi aggiro con le poche scritture del mio strano sonno.




*



Il muro oltre la porta - la porta in sè
(persino il modo in cui saluto
quando entro, e il buio risponde al saluto) tutto è cambiato.
E' tanto o poco ciò che basta all'amore
per auscultarci il ventre, lasciare impronte sui cuscini?
Se pure non ci fossi mai stato, io ti ho:
nella forma del fianco.




*



C'erano labbra su quelle scale,
gli angoli avevano il volto di chi va via
o torna.
Non è mia l'ombra
che inghiotte pareti impastate con le voci
delle nostre carni.
Guarda: scava l'incavo
e mi culla pensare a te come il buio
nella caverna accesa.
Amore
il ventre mi chiudi a ricordo del tuo odore.




*



Forse sono state foglie rosse d'autunno i sogni.
Nascevano piano - dalla schiena ai piedi cadevano poi
senza un fiato, e la mano gentile a conservarne il tratto
due piccoli gambi in un cilindro d'acqua
prima che si perda
Questa mia incostante speranza
riaffiora come il verde del ramo strappato al ventre
per amore, sempre.




Fiorella D'Errico




Biografia:


Fiorella D'Errico vive e lavora a Roma. Le poesie qui presentate sono tratte dalla raccolta "Lettere dal ventre", inedita. Suoi testi
appaiono su alcuni blog letterari: La stanza di Nightingale, Via delle Belle Donne, Blanc de ta nuque, Rosso Venexiano,
Versinvena.
Il blog personale di Fiorella è all'indirizzo http://fiorelladerrico.wordpress.com

giovedì 17 giugno 2010

FIORELLA D'ERRICO

John Everett Millais













CICLOTIMIE


Ho una casa in affitto
alla sabbia.
Tutto intorno scava il mare
i muri stanno su per un miracolo
affine alla sindone
- scompaiono, riappaiono -
bisogna crederci di trovarli ancora
quando si torna
e, persino, li desideri.



*



C'è un incavo, un cerchio scuro
un'acqua
raccolta nella pozza della stanza
fra oggetti insonnoliti e
impronte d'aria.
Dentro, una radice spezzata e intorno
i resti
come pesci rossi negli stagni dei parchi.
Sono le parole
galleggianti sulla schiena
scivolate dalla mente
non nutrite
le parole dell'amore assente.



*



Qui, con i miei quattro libri
e nessun gatto da lisciargli il pelo
vivo di viaggi virtuali, rapidi
per le dimenticanze.
Un po' di sangue tiepido
dai cavi sotterranei, in diretta
sullo schermo piccolo
me lo bevo tutto
e parto, ritorno.



*



Avrei da chiedere qualcosa al tempo
e non perché la pelle si corruga, niente
di così banale.
Vorrei conoscere da cosa viene
quel movimento d'onda sul mio lago
a ore esatte e intermittenti
il desiderio di tuffarsi ancora, con queste braccia
stanche dell'aurora.



*



Le onde magnetiche, i cavi
sono entità discutibili
non li vedi
quindi dubiti.
Su di essi serpentinano
i fiati
come un gioco di prestigiatore
appaiono figure
immaginate.
Ci parli.
E' qualcosa, comunque
assomiglia a una vita.




Fiorella D'Errico ©



Biografia:

Fiorella D'Errico vive e lavora a Roma dove insegna Lettere in un Liceo. Dice:
"Ho sempre covato la scrittura poetica, ma solo da un anno vi dedico le mie energie".
Le Poesie qui pubblicate fanno parte di una raccolta inedita.
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