Traducendo Einsamkeit

STANZE DEL NORD

SCORRONO LE COSE CONTROVENTO di FEDERICA GALETTO

ODE FROM A NIGHTINGALE - ENGLISH POEMS

A LULLABYE ON MY SHOULDER di Federica Nightingale

EMILY DICKINSON

giovedì 12 maggio 2011

ELINA MITICOCCHIO





Vladimir Kutchinski




I versi di Elina Miticocchio paiono usciti di getto da una piuma. Non da una penna, non da una tastiera o una stilografica, ma da una piuma intinta nell'inchiostro.
Ci fa viaggiare in territori d'infantile memoria, ci sorregge nel passo con piglio morbido ma sicuro, accompagna il lettore poggiando delicatamente una mano sulla sua spalla e inizia a raccontare. Strada facendo. E ci vuole raccontare il "non visto" e l'invisibie che si cela in un gesto, in una casa, in un sorriso, nello sguardo muto di un bosco, del mare o di una fiamma. Sogna ad occhi aperti Elina, conduce il passo e parla del suo mondo sommerso, della Natura svelata e irrisolta nel suo specchio interno. Così " ad indicare un cielo inarrestabile in cui perdersi senza evadere
chi resta assente o visibile in altri luoghi" e ancora "Avevo voglia di alberi e acqua di pioggia a lavarmi la faccia", restituisce man mano ai nostri sensi la realtà sfacciata del sentire a fibre scoperte lasciandoci dolcezza e armonia laddove le ferite guardate troppo da vicino possono apparire ancora aperte.


Federica Nightingale






Oblò

Ho avuto case ad abitarmi
nessuna cosa è perduta.
Le tue stanze senza porte avevano oblò
non troppi mi sarebbe parsa una prigione
così l’ho scambiata per una nave.

Anche di notte faccio ritorno
senza parola approdo appiglio
sosto e attendo
spengo la luce tesso illusioni
filo il miracolo d’onda immobile.





In ombra. Un abbozzo appena

In ombra, un abbozzo a(p)pen(n)a
scrivere parole friabili
pane
senza burro né marmellata.
Gettare le alt(r)e luci
in raccolte notti senza stelle
giorni d’abbandono.
Praticare la distanza
un libro che scrivo ogni giorno
afferrando l’ultimo spartito.






Acqua smossa


Aveva gli occhi chiusi
come una pianura di grano
arso a mezzogiorno
ogni tanto li apriva
richiamata da un’ombra
sbucata da una riga
o da un mezzo rammendo
le parlavo di numeri
erano dita di nuvole
di peltro, lontane
che fatica impararli
mi diceva che non era grave
avrei avuto occhi grandi
per giocare coi papaveri
un giorno sospinta da troppa luce
bussato ad una porta
tenendo nella conca
della mano una minuta
linea di splendore inafferrabile
sarei sopravvissuta alle lusinghe
di farfalla disegnata con pochi colori
ingoiato acqua di fontana
fino a smuovere le radici
che l’amore aveva creato
un giorno e senza chiedermi il conto.











Fanno la fila

i ferri da stiro
quando evaporano lettere
che scrivo a me stessa
-a chi interesserebbe sapere
il colore di un comune calzino?-
a volte per le stanze danzano
foglie rosse autunnali
che nessuno sfiora con un dito
è più facile calpestare un sorriso
che esplorare un petalo di foglia
e ti chiedi perché non vivi
di quel solo colore
senza orologi che ti segnino il passo.






Incipit (giardino segreto)

Avevo voglia di alberi
e acqua di pioggia
a lavarmi la faccia

.

la luna si era arresa
al lento divagare
giocava distratta alle piccole angustie

.

al trascorrere delle ore
si formavano parole conosciute
come baci rimandati al mittente
matite oneste
ad indicare un cielo inarrestabile
in cui perdersi senza evadere
chi resta assente
o visibile in altri luoghi.





Come Psiche non ho riconosciuto amore


Ladro amore afflitto di speranze
esibito come l'appartenenza
al grembo che ci ha generato
schiavo di abitudini incurabili
geloso e senza lacrime
né concessione alcuna
come una scatola pronta
rammen-di un giorno inatteso
gambe tremule
alla stazione del sentimento.
I passi sfiniti d'assenza
fanno l'amore (e)sangue
dietro stelle cadute
dorme
per tornare embrione
sprofonda negli abissi.





Camera di ricordi


Nel sonno della notte
la bambina scalza
si muove sulle punte delle dita
canta una porta nascosta
un viale alberato
trattiene viole del pensiero
senza fine
per raggiungere il mio corpo
e abitarlo.
E' un pianto lieve
mentre mi viene incontro
la sua assenza.






Incipit (da un filo di fiato)



difendere le voglie d’infinito
chi- è -dono
da parte a parte

.

non disarmare le stagioni del loro
susseguirsi, eterno onere abbandonarci
stremati dal caldo e dal fitto inverno

.

lumi-nascere
sarò più bianco della neve.






Apprendo dalle ali stonate un canto sigillo di cure




Di chi erano le labbra, di chi le braccia a stringermi?
avvolgo le spalle nel nero
dello scialle canto l’essenza
pane spezzato, pane pegno d’amore
pregno di mancanza
senza alcun nome nato
segno col rosso il rigo
del dolore sarà il perfetto scorrere
scivolo in preghiera annoiata
scalpito urla di gioia
il Tuo cuore senza bende.






Dove crescono i sogni il pensiero gioca a moscacieca



ho verniciato le mie scarpe di sposa
chiesto in prestito un seme
lo pianterò sulla luna che nasce
alla stessa ora, senza rintocchi
un castello di sabbia bagnata
a farmi dimora
attenderò il risveglio del fiore
erboso il viaggio
prossima al respiro
della prima nascita ascolterò il vagito.




Elina Miticocchio




Biografia:


Elina Miticocchio nata a Foggia nel 1967, dopo gli studi classici si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza di Bari.

Terminati gli studi giuridici diventa “girovaga di mestieri”:studia per il concorso da avvocato, fa l’assistente presso la facoltà di Giurisprudenza a Foggia, insegna materie giuridiche ed economiche nelle scuole di montagna.

Vince diversi concorsi nelle P.A e, infine, si trasferisce a Milano accettando un contratto a tempo indeterminato.

Dopo dieci anni rientra nella propria città natale dove attualmente vive e lavora.

La lettura, il teatro, sono i maggiori interessi che condivide spesso con la madre.

E’ presente con il testo “Oblò” nell’antologia poetica “Taggo e Ritraggo”, edita LietoColle e, sempre per la stessa casa editrice, nell’antologia “Il segreto delle fragole 2011 – poetico diario”.

5 commenti:

Fiorella D'Errico ha detto...

I versi di Elina sono stati già indagati puntualmnte dalla lettura di Federica Nightingale; a noi viandanti non resta che goderne, per la loro bellezza.
Un caro saluto a entrambe.
Fiorella

Anonimo ha detto...

una sorpresa essere qui, in queste stanze così accoglienti, percorse da diverse scritture e immagini.
Ringrazio Federica per il dono e per tutto il lavoro di condivisione che svolge, amando e partecipando la cultura e la poesia.

Elina

Fiorella D'Errico ha detto...

Le caratteristiche della poesia di Elina sono state individuate lucidamente dalla lettura di Federica; a me non resta che godere la pura bellezza dei versi.
Un caro saluto a entrambe.

Anonimo ha detto...

ringrazio Federica poichè è fonte di gioia essere nella sua stanza animata da voci, scritture indimenticabili e sorprese.
In questa casa si viaggia ad occhi aperti tra le pagine, si scoprono tesori, si legge umanità e condivisione, un lavoro questo meticoloso e paziente che testimonia amore per ciò che è bello
Elina

clelia pierangela pieri ha detto...

La delicatezza inconfondibile di Elina. Un vero piacere viaggiare mano nella sua mano. Il suo sguardo abbraccia spesso quel che anch'io ho amato.

Grazie.
clelia

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