Traducendo Einsamkeit

STANZE DEL NORD

SCORRONO LE COSE CONTROVENTO di FEDERICA GALETTO

ODE FROM A NIGHTINGALE - ENGLISH POEMS

A LULLABYE ON MY SHOULDER di Federica Nightingale

EMILY DICKINSON

martedì 30 giugno 2009

AXEL

William Orpen - 1907





IL TRAMONTO E’ UNA TIGRE BIANCA

Sbavate di rosso
le donne spillate
sui quaderni d'ottobre,
come le foglie,
come le doglie,
come le voglie
tra i rantoli di lune.

Strillano feroci
le viole del ricordo,
non cercano ragione,
sul velluto delle ore,
solo rintocchi di sole
a impollinare il labbro
d'agile farfalla.

Fisse le iridi assorte,
bucano il tempo
disegnando cerchi nell'acqua.


SCHIODANDO PRIMULE E BISCOTTI

Sconfinate praterie,
al rogo deciso
sotto la pelle in gioco,
dove l'urlo vibra all'eco
di spilli indovinati
sulla punta della lingua,
in caccia e pesca
d'atomi impazziti,
sotto il maglio del sole.

Fumo blu e tigre d'ombra,
sui gemiti travolti
da spirali nude
di voglie senza fine,
nel tormento di rubino
tra le labbra schiuse,
a morire mille volte
in sella fra le nuvole.

Axel ©

Biografia:
"Cavaliere errante, alla perenne ricerca del Graal, amante della filosofia e della letteratura, dell'Arte in generale, autore di musica, appassionato di astrofisica, matematica e astronomia, praticante di varie arti marziali, collezionista di spade, in fondo alla mia Via c'è lo Zen "



domenica 28 giugno 2009

FEDERICA NIGHTINGALE

Foto di Federica Nightingale ©
MI DICI CHE LE RISPOSTE SONO SBAGLIATE

Mi dici che le risposte sono sbagliate
e il malincuore si asciuga nell'acqua degli occhi
Quello spezzato rimedio d'accarezzarmi il volto
ridotto ai piedi del tuo sovrano essere
sul mio instabile
Le dita nodose sono ali e meraviglia
se cerco nel loro tocco le frange riparate del cedimento
Crepa la voglia di attaccarti al suolo di me
nel bramire dei cervi che ho nel cuore
separati o lontani dal massiccio calore della tua fermezza
Covo e ammiro lo sgretolarsi del piano sul forte
le bande disattese del tuo sguardo d'acciaio
che come polvere mi sporcano e mi tergono le paure
senza mai cancellarle





RITENGO A LUNGO


Ritengo a lungo
nell’imbuto distorto
offese e ritegno
Detesto le moine addestrate e
le corse all’indietro
Se mai un fiore appassisse nei campi
e lo sguardo cadesse a sfinire il giorno
avrei pensieri di lieve sollievo
e ancora battiti ruggenti da dare
Rimango in attesa del telo il ricamo
Del vero il salto
Del pensiero la luce
Pretendo ancora occhi e pupille di scavo
Nel fondo
Pretendo le vie pulite del mattino d’estate
E il fuoco del corpo a ricoprire i baci
L’amore a far brillare le ore
che vorrei aprire al sole
Fra similitudini moleste
E verde boscaglia






DICE GORSE


Dice Gorse, ginestrone
Dice Blood, sangue
Scorrono sulla lingua
due diversi alfabeti
Dice Redrosewillowherb
A sentire che non c’è altro
da dire
Sui protervi anni sui prati
Che inglesi sono italiani
E che ieri e oggi
Short o long
Fa lo stesso
O quasi
Nel profondo


Federica Nightingale©
Tre mie poesie sono state recentemente pubblicate sul blog VDBD Viadellebelledonne. Potete visionarle a questo link di pagina
http://viadellebelledonne.wordpress.com/2009/06/23/tre-poesie-di-federica-nightingale/#more-14605

Biografia:

Nata a Torino nel 1964, pubblica il suo primo racconto in un'antologia edita da Mondadori. Molte le antologie in Italia e all'estero in cui sono presenti le sue poesie. Molte le partecipazioni a siti letterari e blog collettivi, riviste letterarie sul web. Traduttrice e appassionata di lingua inglese, ha tradotto vari autori americani e britannici. Vive e lavora in Piemonte.

ROBERTA LAWSON

Foto di Federica Nightingale ©



SLOW - TRICKLE

The velvet moss – the sound of the enchanted cicadas.

On the floor of the forest, she lies. The afternoon croaking of the tree frogs, the overhead branch canopy. Into the water she slides like a swallow. Out of the water she moves in a slither. The fresh thick grass, the teeth of the flowers gnashing carnivorous. The overgrowth-dash of overgrown cats, paws padding in-out of her vision’s corners. The copulatory nuzzle of snakes against leg-flesh. Lazy late afternoon light, she tries to dart the tongue from her mouth. Her tongue is a snipped thing, stopped from uncoiling. What falls out is only a stilted bird mewling. The free birds cry back but they are full-volume. Her tongue a fork-point back in her gullet. She falls back to the lake side, her tears trickle silent. Water splashes over ancient sunk pebbles –Birdsong.


GOCCIOLIO – LENTO (Traduzione di Federica Nightingale)



Il muschio vellutato - il suono delle cicale incantate.

Lei giace sul pavimento della foresta. Il gracidare pomeridiano delle rane dell’albero, la tenda di ramo in alto. Nell’acqua scivola come una rondine. Fuori dall’acqua si muove strisciando. La fresca erba spessa, il digrignare carnivoro di denti dei fiori. La sovrabbondanza della macchia di sovrabbondanti gatti, zampe a riempire il dentro e il fuori dei suoi angoli visivi. Lo strofinio copulatorio di serpi contro le gambe e la loro carne. Pigra luce del tardo pomeriggio, lei tenta di cacciare fuori la lingua dalla bocca. La sua lingua è una sforbiciata, bloccata dallo srotolarsi. Tutto ciò che accade è solo un artificioso miagolio d’uccello. Gli uccelli liberi piangono di rimando ma sono a pieno volume. La sua lingua un punto biforcuto nella gola. Lei ritorna sul lato del lago, le sue lacrime gocciolano silenziose. L’acqua schizza su un antico canto d’uccello affondato dai ciottoli.





MEDITATIONS


Feeling restive and gentle
I attempt something that is smooth,
Something like washed silk to the touch.
No dead dolls or scarlet flashes lurking in
corners. No obscenity, brutality, words

that twitch like half-waking
nightmares. I light candles
to enhance the quiet. Snow
breathes outside the window
like a thousand

muffled exhalations. Shadows
slow-dance on the walls. This

is all there is.


Pubblicata su http://fullofcrow.com/main.html


RIFLESSIONI
(Traduzione di Federica Nightingale)

Irrequieta e leggera
Tendo a qualcosa di fluente,
qualcosa come seta lavata al tocco.
Non bambole senza vita o lampi scarlatti
in agguato negli angoli.
Non oscenità, brutalità, parole
a contorcersi come incubi nel dormiveglia.
Accendo candele ad intensificare la quiete.
La neve respira fuori alla finestra
come centinaia di esalazioni smorzate.
Ombre danzano lente sui muri.
Questo è tutto ciò che c’è.


Roberta Lawson ©

Biografia:


Roberta Lawson è una giovane scrittrice inglese venticinquenne
che vive a Brighton (GB).
Ha un blog all’indirizzo http://mermaids-singing.blogspot.com/
dove potrete trovare links ad altri suoi lavori.
Potete contattarla all’indirizzo di posta
almost.certainly.a.bad.idea@gmail.com

sabato 27 giugno 2009

AMOR DE LONH di GABRIEL OLEARNIK

















Gabriel Olearnik, Amor de Lohn
Andromache Books, 2009
Recensione di Federica Nightingale


Amor de Lohn, è il titolo di un libro di poesia scritto da Gabriel Olearnik, un autore di origini polacche poi trasferitosi in Inghilterra e londinese per adozione.
Pubblicato dalla casa editrice Andromache Books di Londra (http://andromachebooks.co.uk/), nel panorama della poesia internazionale questo libro si distingue raccogliendo in sé una particolare vena di raffinatezza e profondità. Sradicata da una contemporaneità spesso carica di brutture stilistiche e contenuti troppo legati ad un realismo d’effetto , la poetica di Olearnik nuota nel mare dell’Alchimia e dei grandi Misteri esistenziali e filosofici come l’Amore, la Morte, la Trasformazione fisica e psichica dell’Uomo, la Passione e il Pensiero,la Bellezza ( The last pagan, Acid and optics).
Lo stile elegante, lirico,epico,dagli accenti stilistici di un Medioevo moderno, ci conduce in dimensioni in cui ogni essere vivente lotta costantemente per il raggiungimento di uno scopo nobile, toccando temi cari ad un certo tipo di letteratura visionaria e romantica, con accenni storici, viaggi che spaziano dall’Italia alla Thailandia, ad una Varsavia occupata nel 1944,ai giardini di Tripoli, sempre onorando la lingua inglese in tutto il suo ricco fascino. Picchi di malinconia estremi, uniti alla forza dell’Amore e della Memoria, tingono di passione e delicatezza le stanze poetiche ( in As the long days….) regalandoci non solo emozioni ma anche desiderio di riflessione su ciò che di più importante la nostra esistenza racchiude.
Per Gabriel Olearnik, la Poesia diviene mezzo di conoscenza, l’unico mezzo per accedere al mistero del mondo e comunicarne la propria personale visione, è cultura,arte,mito,storia e geografia in un macrocosmo imperfetto. La Natura offre spunti di immaginifica bellezza nel travaglio esistenziale(“In that wet season where my claws were tender/ I forgot the flavour of flesh, and filled my mouth with lemongrass /and the milks of broken nuts. My feet padded the mangrove roots /my pupils were the indigo veil of midnight /which knew no following day./ Reflected in my sight, /the fragments of the air came alive /and did more than live, in flight they blazed above every parrot and macaw/” in The Lady and the Tiger).
Le tante voci di questo autore si fondono generando un unico, prezioso mosaico di parole che sanno parlare al cuore, all’anima, alla mente di ciascuno sotto l’egida divina di una fervente Fede. Un libro completo che consiglio senz’altro, nella luce del futuro a seguire di questo autore.




Biografia:
Gabriel Olearnik è di origini polacche, cresciuto in Inghilterra ha frequentato i suoi studi a Londra. La sua formazione comprende studi di letteratura medioevale e storia. Il suo lavoro è apparso su Dappled Things(http://www.dappledthings.org/) (Pushcart Prize nominee) ed è stato adattato per una performance musicale dal compositore classico Premyslaw Salomonski .
Potete visionare un’anteprima dell’opera qui:
http://issuu.com/andromachebooks/docs/amor_de_lonh_web

venerdì 26 giugno 2009

GIACOMO SALVEMINI (noto in rete come Manfredonia)




DA “FOGLI DEL TEMPO PRESENTE”


Le sette tu sei la mia bambina
in me bambino d'amore in te
so d'amarti e ti spingo
a non amarmi come mi creo
a non ardere d’amore
i miei versi sono falsi
il mio pensiero ingannevole
bruto è bruzzaglio lupo otre pingue di
voce inquinata nel primitivo sacro
la chiave è in te
l’anfora mesce il dialetto di me
lo custodisco tra labbra-gabbie di ninfe di bosco
Quarto dalla cui anima partirono
paranze di ristoro
sulle feroci bestie
acque feci naufragio
non ho imparato come produrmi ad entrarti il mio giudizio
sei tu penetrami
sciogli questi
nodi-fiori ci appartengono
con la catenella alle caviglie per esserti vergine
voglio dare fuoco alla fiamma
bruciare incensi i più profumati
e padrini saranno i denti-leone nel sole
le margherite bianchissime macchie
merletti-foglie querce le celidonie
le orchidee selvagge della mia umbra
i lussuosi giacinti
le corolle violacee di aquilegie
i non-ti-scordar-di-me
rosa al centro mi sbocci boccioli
li regali ai miei versi
affiancami nelle mie indecisioni
oh tu che di me decidi la vita
sento un dicembre
è passato sul corpo
ho cercato di vestire nudità
hai spogliato il giorno all’estate
mi sono sentito gelare nelle tue parole
ho partorito anche primavere
dal mio febbraio aliti-amore hanno impollinato in me tuoi roseti
mio fiorito creato
le spine hanno risvegliato saltelli di raggi
e cinguettii annodavano cime con collane
di tuoi sorrisi impigliati nel mio petto
sulla frontiera di una scrivania
in me tenerezza è aggrumata alle ansie
mi torcono
mi sono ammalato di te
prima di contagiarmi ero già infettato
così amore scaltro mi ha forgiato colpe inesistenti
ho cercato di affascinare la medicina
i dolori hanno scardinato le porte alla mente
non so se reggerà a lungo questo faro
alla tempesta
luce è flagellata cesserà di vivere
se tu non ricaricherai di viveri questa falla al centro
del pensare
oh cuore d'amore


Ah la mia furia non è la sua pazzia
io sono onda tra braccia di spuma sul cui smeraldato
il bianco di venere e la mia lira s’affrettano al silenzio
non un istante ho pensato alla tua voce
già nell’aria vibra emozione mi riveli il miele della parola
dalle sacre tue labbra si sprigionano raggi
e i tramonti dalle cui luci si generano lacerti d’una poesia
squarcerò tenebre difenderò lontananze tra le fessure di corde che tu pizzichi
dalle tue mura di lumi tremulis ululatibus è il mio zagarit ergastolano
in gola a te è fatto dunque spaziale comunicato
mi scaverò una fossa per dormire sotto il cielo di te
le mie unghie saranno nere di paura una tua doccia mi aprirà confini
da terra e mare usciranno cascate scelte di baci
temporanea è notte velo non è caduto a talpa
io sono il giorno serio al quale sono state tolte carni di primavera ai fiori
tutto il prato soffre poiché tappeto aveva posto al tuo posare
non parto mentre metto sorrisi nel tuo cuore
ascolta il cielo scuoiato che in silenzio ti canta il mio verso
il pianissimo si poserà sul tuo velluto ti carezzerà primula
come si lascia baciare dalla brina del primo mattino
a chi dovrò vuotare tasche di poesia andrò alla periferia del tuo amare
lo arginerò di miei lirismi appena sgravati
suoi i suoni è scritto è pirografato su tavole di pentagrammi
nerone de-lira nella corda ha ammassato incendi cristiani
i nostri passi il mio unico figlio vagabonda nella cenere
i baci cercano te riversati in me schiuma
mangia le mie risate non bere le mie lacrime
incompiuto ho gettato le braccia al collo
del mio autotormento sono vestito
di svenimenti sono il soprannumero
sei il mio orgoglio me sofferto in questa galera
con un respiro ti restituirò la vita il pegno insaponato saprà
risciacquarci strofinami entrambi gli occhi
sono i proiettori al tuo splendore
pulcinella non abita in me esso è teatro di quartiere
il lui suburbio smascheralo
vedrai la sua faccia nella lota-parole
non un filo di luce splende dagl’occhi
il mio sussurro è nello spirito lo puoi sentire
solo nell'anima mi sono convertito a te
scoltellando ogni mio dubbio dammi la tua mano
e peliamo insieme le parole a noi care

Giacomo Salvemini ©


Biografia:
Giacomo Salvemini nasce a Manfredonia nel 1946. Vive a Crispiano (Ta). E’operatore culturale, s'interessa di critica letteraria e d'arte. Ha al suo attivo 5 libri di poesie pubblicati, 3 libri d'artista curati direttamente dall'autore, è un performer e ha lavorato in teatro e nel cinema,in pubblicità. Ha vinto numerosi premi letterari ed è stato inserito in antologie di alto prestigio poetico. Sta per uscire un altro suo libro di poesie dal titolo " Dalla tana di tufo”.

LUIGI DIEGO ELENA






UN FIATO DI SCIROCCO E MAESTRALE



Sul soffitto vorrei scrivere dei miei occhi quel che vuol dire poco in piazza
l’ozio d’osteria un fiato di scirocco e maestrale d’uscio alle chiacchiere.
A tavola stona il tintinnio dei bicchieri vuoti e bevuti senza compagnia
un coro anche stonato ma di quel brano che le dita la tradizione intreccia.
Ansia d’una spinta di chi si sbatte ai dadi perché il baro è un tavolo d’umore.
Anche la semplicità è complessa evita gli specchi che comprendi a bere.
E una gardenia è una gonna di servizio all’asola ciglia di rimmel che s’alza.
Il senso il suo occhio narciso posseduto l’oscurità promesse di piaceri suppongo per un attimo i motivi a orecchi ancora il vento senza palpebre muso lungo.
Indecisioni i vetri appannati calvi il loro viscido gocce all’indirizzo appunto.
S'addice e a vista passa.




OGGI AL DOMANI



Quell’iniziale sorpresa che il palmo d’una mano apre
a capire se i bordi d’un petalo hanno colore uno spazio
la scelta d’appartenere angolo o lato sul proprio petto.
È voce stridula la porta un se possibile piccole facce
e pupazzi risucchiati in cielo come aquiloni slacciati ali.
Non so collocare il nascosto ha sempre un sole d’ombra
e non ti fa spalla di svago goccia di sangue oggi al domani.
Il labirinto è fiato eccitato che l’io corteggia su un ostacolo
nel bloccare ne sarebbe un dialogo il tempo speso l’ultimo saggio.
Questa parola intitolato.




QUATTR’OCCHI


Falene di febbraio tra le ragnatele per un lampione e macerie
quattr’occhi con i miei pensieri più afoni d’un fruscio di geco
lento e poi rapido su questo muro non ce ne sarà eguale in un sorriso.
Le ultime foglie del suo corpo pigrano sul parabrezza d’una carcassa d’auto
alle nottate nel cono di luna d’un marciapiedi che cammina le sue orme.
Fumo e polvere un inseguimento gli accompagnamenti di se stessi rughe ed ali.
E una e una di veleno del perpetuo non luogo cicatrice ha i piedi vestiti della notte.
Si attaccassero.


Luigi Diego Elena ©




Biografia:
Luigi Diego Eléna nasce a Cervo (IM) nel 1948. E' stato premiato in importanti concorsi di poesia internazionali e nazionali, ed è presente con sue liriche in diverse antologie anche per le scuole. Le sue opere sono state tradotte in inglese in una antologia della «Book Editori». Poeta, pittore, saggista e narratore, scrive anche filastrocche, canzoni, per i più piccini. Scrive inoltre ed interpreta testi teatrali (pièces di musica e poesia accompagnato dal chitarrista di musica classica Christian Lavernier) quali: «Scacco di dama», «Vena di mare», «Zeta come Zero», «O mia Signora», «Viaggio nella stanza», «Lasso di sole», «Note Verso...la notte di Natale», «Dai cieli e dalle montagne», «In Vento il Verso del Suono».Ha pubblicato i libri di poesia: «Le tre rose rosse», «Un silenzio taciuto», «Inchiostro trasparente», «Doppio Cielo» e i romanzi «Un gabbiano in piazza Duomo» e «Grembiulini Rosazzurro» con la casa editrice «I fiori di campo». Dei suoi lavori si sono occupati vari ed importanti critici come Lucia Ferrante, Toti Oggionni, Francesco Mulè, Lucio Martelli, Giuseppe Silvestri.
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