Traducendo Einsamkeit

STANZE DEL NORD

SCORRONO LE COSE CONTROVENTO di FEDERICA GALETTO

ODE FROM A NIGHTINGALE - ENGLISH POEMS

A LULLABYE ON MY SHOULDER di Federica Nightingale

EMILY DICKINSON

sabato 31 luglio 2010

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OHRAN PAMUK

Vermeer








SCRIVO PERCHE' di Orhan Pamuk




Scrivo perché ne ho voglia.
Scrivo perché non posso fare un lavoro normale come gli altri.
Scrivo perché dei libri come i miei siano scritti e io li possa leggere.

Scrivo perché ce l'ho con voi tutti, contro il mondo.

Scrivo perché mi piace stare chiuso in una stanza tutto il giorno.

Scrivo perché non posso sopportare la realtà se non trasformandola.

Scrivo perché il mondo intero sappia che genere di vita io, gli altri, noi tutti abbiamo vissuto e continuiamo a vivere a Istanbul, in Turchia.

Scrivo perché amo l'odore della carta e dell'inchiostro.
Scrivo perché credo più di tutto nella letteratura, nell'arte del romanzo.
Scrivo per abitudine, per passione.

Scrivo perché ho paura di essere dimenticato.
Scrivo perché apprezzo la fama e l'interesse che ne derivano. Scrivo per star solo.

Scrivo nella speranza di capire perché ce l'ho così tanto con voi tutti, con il mondo intero.

Scrivo perché mi piace essere letto.

Scrivo, dicendomi, che bisogna finire questo romanzo, questa pagina, che ho cominciato.

Scrivo, dicendomi, che è quello che tutti si aspettano da me.
Scrivo perché come un bambino credo nell'immortalità delle biblioteche e nella posizione che vi mantengono i miei libri.

Scrivo perché la vita, il mondo, tutto è incredibilmente bello ed esaltante.
Scrivo perché è piacevole tradurre in parole tutta questa bellezza e la ricchezza della vita.

Scrivo non per raccontare una storia bensì per costruirla.

Scrivo per sfuggire al sentimento di non potere raggiungere un luogo verso cui si aspira, come nei sogni.

Scrivo perché non riesco ad essere felice qualsiasi cosa faccia.

Scrivo per essere felice.



Ohran Pamuk
http://it.wikipedia.org/wiki/Orhan_Pamuk

lunedì 26 luglio 2010

MONDO NON LEDERMI DOLENTE


De Sotomayor







Musica : Ludovico Einaudi - In un'altra vita
http://www.youtube.com/watch?v=pYnQv2NfVmg&feature=player_embedded




Mondo non ledermi dolente
Piacendo ai fiori che m’incolpano
Le strette d’occhi pieni d’assoluto
rigore
Destandomi ai piedi delle nubi m’odo
recitare preghiere del mattino
Alitare su pietre mai levigate dai venti
Ruggendo di spine mi volto di spalle
Devo ancora capire se il Pater volato
nei gorghi bluastri s’accende di gioia
O se forse ancora mi scalda appena di
sola natura insoluta nei passi decisi della vita
Mi piace desinare a pane e acqua sognando le
rose che apristi per me nel tempo di maggio
Assolato e desueto nei contorni obliqui
delle carezze incomplete
Mio Signore ricordati che voglio restare in piedi
su questa terra abbagliata dalla tua luce sovrana
E ricordati che piango lacrime e rido diamanti
Che le sole mie ritrosie discendono il tuo petto
M’innalzano ai grigi poderi della rinuncia e della
Parola invocata
a decidere che sia manna o assenzio
bruciato sui pendii
Corrimi da cima a fondo
Non volgermi altro che lieve soppesare
d’anima libera
E spargimi per il mondo come seme fecondo
A dire le cose che mai si diranno
A redimere le agonie dei giusti
A formare catene di cotone con la lingua
Tremando nel fiato corto dell’inseguimento
Dammi le gambe per volare e la voce per
gridare amore
e amore per legare le mie sofferenze
Mondo non ledermi dolente
che mi accascio a sorprendermi
Di che suono è il mio strumento



Federica Galetto ©

domenica 25 luglio 2010

FEDERICA GALETTO - POESIE da "SCORRONO LE COSE CONTROVENTO"


















NON SO DIRE QUANTO ANCORA



Non so dire quanto ancora

s'invade la soglia di sole

o le ombre - scagliate da fuori

Le gesta paiono appena più miti

fra gorgogliare di suoni mai pesi

Ridotte corde infilate fra sassi

e speranze risorte di vuoti mai pieni



Aspetto che cambi la sera

Per quanto si dica, mai appare serena

né il giorno si sfrangia distratto

fra cenci e schermaglie

Le ore non sono che storie

Arsure di vita e fratte bagnate



Sempre rileggo un copione consunto

né posso stracciarne le trame o gettarle

Sono me, le rime le pause

i punti e i gobbi nascosti



Rileggo e rileggo che poi

mi addormento

Da sola

Il cuore contento






NULLA MI PIANGE DI PIÙ



Ma lente s'intersecano le opposizioni

gli istanti brutali d'agonia

le mosse a spezzare dignità complesse

Ritorni di fuoco ormai arsi

da disprezzo fossile

Non è la verità e lo so bene

che mi distrugge il solo verbo

lanciato come boomerang fra

costole e cuore

L'estate sorride

e al mio bene più caro solo abbracci

e baci sottili di rondini e sole

Se madre nell'ennesima potenza

dell'essere si spezza come vetro

di spergiuri vestiti di nero e rimasugli

sbordanti le ferite, conto

i luccicori delle mie viscere

in ogni giorno che mi abbandona

Nulla è più forte di questa

mano stretta

Nulla mi piange di più

se non l'attentato al parto fecondo

di un giovane seme attaccato alla mia gonna

un uomo in fasce che mi rischiara il sangue

Se anche dovessi morirne






LE PARODIE DEL DISGELO



Non mi giungono inoffensive

le parodie del disgelo

Avverto i singolari movimenti dell'oltre

nei secchi viatici

Rotonde le paure accartocciano un imprevisto

e della vita non mi cruccio

se non quando la sera ghiaccio

tra i fornelli e il buio di fuori

le nebbie dei vuoti e le tende bianche

Assecondarmi per non metterti alla porta

Da lontano l'esigenza chiede perdono

che a vivere si fa fatica

e non mi domando perché ci sono arrivata

a questa ruota ferma che mi distrae i sogni

Mettendo un solo accento sui vizi

raccolgo infinitesimali briciole di luce

mentre sto come la notte sui pendii

nell'accartoccio di semine malate

mai riuscite come la polvere dopo la pioggia

Ho paura a tenerti che non so stringerti

vorrei diluirmi e consolidarmi

Anche senza passato





LE ORE NON SONO AL POSTO GIUSTO



Le ore non sono al posto giusto

né i minuti straziano di meno

al lume d'un mozzicone di cera

che non si vede e non respira

dietro i tendoni spessi d'apparenza



Restano a guardare le attese

Mai senza un calice pieno a brindare

ché l'effetto finale si contorce

in un marchio che pare mai ripulirsi

I segni seguitano a incidere



Le ore non sono al posto giusto

né i ritardi ottusi comandano i battiti

dei polsi, le vene aperte



Le conclusioni, le inadeguatezze

Non c'è una sola quiete

che bruci in questa stanza


Federica Galetto © - da "Scorrono le cose controvento" - Edizioni Lietocolle 2010

sabato 24 luglio 2010

LUIGI DIEGO ELENA - una poesia









Foto dal web




Gli uomini impagliati



Scarno il narciso che si rannicchia al gambo quando al tramonto nebbia a
respirare

quel tarassaco soffione nei prati e negli incolti mosso da chi fugge dagli uomini impagliati.

Metri sul livello quieto d’un ramo a palmo per raccogliere gomitoli di gesti
fronde

quella pazienza ch’arriva a sera in quel lento fiume al regno mare il cannibale d’incontro.

Perpetua le porzioni nella piazza all’oblio in cui finisce col ritornello d’un riposo unione.

È il gobbo soddisfatto di essere sempre più vicino all’ombra del sole alle spalle che lo spinge.

Volgersi è la solita penitenza d’alba con l’obiettivo d’un tramonto rosso e devoto
un inginocchiatoio da cui tutto è stato visto e piaciuto un gemellare abusi e violazioni.

Un piccolo palco l’icona d’ignoto autore.



Luigi Diego Elena ©

mercoledì 21 luglio 2010

CRISTINA BOVE






Thomas Dodd ©







Quadratura del cerchio


Come una siepe frangivento
ha lacrime di mastice sfrondate
nel libeccio
e chiede perché mai l'hai contagiata
del tuo bene di vivere
lei che di resti in mano ha solo frange
e di muscolo in petto stonature
foriere dell'altrove.

Tu che le porti fuochi ed incensi
che te ne fai delle sue strade a sera
dei suoi giorni a settembre
del suo mondo distante dalle ore?


Qualcuno dice che si è fortunati
a non essere morti un giovedì
e a non avere lapidi nel cuore.

Che lei possa pensare
di tempi già finiti
a completare un cerchio d'ali
malgrado le ragioni
stasera è una finestra spalancata
su piccoli dolori
ed è il segnale della resa
manca
soltanto un frullo.




*



Pausa d'irriflessione


Pensavo di starmene con le mani in mano

a rimediare poche cose

uno sguardo alle tende in trasparenza

fuori camelie in boccio

il gallo ancora canta

ed è stagione che non lascia scampo

lui finirà nel forno, io forse andrò all'inferno

se credessi all'inferno.


Intanto resto qui con le mie cose inutili

carabattole e pochi soprammobili

- li ho sempre riciclati -

quelli rimasti fanno da ricordi.


Come disse quel saggio

aiutati che il cielo non t'aiuta

o forse era il contrario

Ma giunti a questo punto

che si riveli un angelo o un demonio

non fa gran differenza

all'annunciare di giornate ovvie

anche una rana alata può bastare.


E questa che mi prende e non vuole finire

paranoia

da versi mentecatti


dovrò scegliere il punto

da tranciare.




*



Però si vada


Nei giardini abusivi

non si piangono tegole e traslochi

o straniamenti

il cuore nomade ha nel sangue

la sua diaspora

non è un mar rosso che si possa aprire

a salvarlo dai vortici.


Lanterne di coraggio

- così credevano le mani

quando ancora curavano -

era invece il bisogno.

E da quello non nascono le rose


Ci si ammala di sogni ed incostanze

i figli hanno ferite trascurate

la verità è che non esiste casa

che rammendi la vita.

Tragedie scivolate sulla pelle

sono buchi nell'acqua

(io stessa fuggo ancora da quel pianto).

Nel bilancio

ora mi sento un secchio senza fondo

appeso ad un cancello.




*



Di latitanze


mi avvincerai con il presente

eternità sommaria e frammentata

spianata nei deserti

non più da attraversare.


nè fiordi che mi fanno verticale

mentre me stessa scalo.


Tu

generico tu

che ti sparpagli nella notte in astri

a me sei buio

da cui non posso uscire.


mentre danzo la folle sarabanda

in continua caduta dai dirupi

e non ti trovo.

Tu

che tieni in sospeso

ore e minuti.



Ed è per questo che mi basta un tu

specifico e mortale

che mi salvi da questa

solitudine.





Cristina Bove ©






Biografia:

Cristina dice:

"Sono nata a Napoli il 16 settembre 1942, vivo a Roma dal '63.

Ho cominciato, piccolissima, i miei primi paesaggi creati disponendo nel piatto i residui del minestrone, poi mi regalarono gessetti, acquerelli, tempere.

Di pari passo con con la passione per la lettura, quindi la scultura, infine la scrittura, soprattutto la poesia.

Non ho mai rincorso il successo perché, dovendomi occupare di quattro figli, ho solo potuto rubare ritagli di tempo per coltivare la mia arte. Oggi scrivo anche, soprattutto poesia.

Mi sento testimone del mio tempo e della mia esistenza.

Amo la libertà e la giustizia, penso che il rispetto della diversità sia un valore fondante tra gli esseri umani.

Sono alla costante ricerca di un significato in questo infinito mistero in cui mi sento immersa, ma non mi faccio più domande inutili.

Amo la vita, i miei cari, e tutti gli esseri umani dal cuore buono e dalla mente aperta.


Sono presente in diversi e-book, in svariati siti.

Diverse antologie tra cui:

Auroralia (a cura di Gaja Cenciarelli)

La ricognizione del dolore (a cura di Pietro Pancamo)

Antologia del Giardino dei poeti


Ho pubblicato tre raccolte di poesie Fiori e fulmini, Il respiro della luna e Attraversamenti verticali per la casa editrice Il Foglio Letterario.


Conduco un mio blog personale http://cristinabove.splinder.com/
un altro blog aperto a poeti diversi http://giardinodeipoeti.splinder.com/

e partecipo ad alcuni collettivi tra cui http://poetarumsilva.wordpress.com/"

martedì 13 luglio 2010

lunedì 12 luglio 2010

TIZIANO FERRO: POESIA IN MUSICA DEL NOSTRO TEMPO











Tiziano Ferro, giovane poeta e musicista del nostro tempo.
I suoi testi sono perfetti gusci per le note che scaturiscono malinconiche o agguerrite nella forza del dire, un dire forte che ausculta l'animo umano nelle molteplici variazioni e nei movimenti.Battiato, il maestro guru della poesia in musica l'ha affiancato nel cd "Alla mia età", con loro anche Ivano Fossati e altri grandi artisti contemporanei.
Un poeta che canta i suoi versi attraverso strade di note che arrangiano ogni singola immagine.
Un poeta vero, che canta. E canta.E stranisce, per bravura ed emozione.
Un video per ogni suo testo. Enjoy. Godetevelo.






Il tempo stesso
http://www.youtube.com/watch?v=5ifWBvSNwjA



Messo a dura prova
anche un pragmatico convinto
fissa il mondo e perde molto tempo
come me.
L'evidenza degli eventi
che rinneghi
favorisce il trascorrere del tempo
e il logorio che lo pervade.
Dipendenza da dominio del mio tempo
madre della smania mia
di anticipare il tempo stesso.
Un dolor quotidiano cambia
cresce pari al corso del suo tempo.
Proporzioni dirette o inverse
il legame tra tempo e gioie perse.
E un amor quotidiano cambia
cresce pari al corso del suo tempo.
Dubbi eterni sul diretto nesso
tra i legami e il tempo stesso.
Messo a dura prova
anche un pragmatico convinto
fissa il mondo e perde molto tempo come me.
Fu mio amico,
il complice dei dubbi di una vita:
il tempo accondiscende e occulta ogni cosa fallita.
Un dolor quotidiano cambia...
Pietà rubata ai miei pensieri
che il tempo scoprirà fantasma mio
di ieri.
Non so convincerlo a restare
mentre cambio qualsiasi cosa
e sbaglio.
Sbaglio e cambio, cambio e sbaglio,
sbaglio e cambio
Un dolor quotidiano cambia...






*





Fotografie della tua assenza
http://www.youtube.com/watch?v=yb9UDbOGKMA&feature=related



Non guarderò mia più negli occhi
la mia gelosia
e tornerà l' indifferenza
a farmi compagnia
fai spazio,
fai spazio,
fai spazio
più che puoi,
più che se ne può fare
ognuno ha il diritto di dire
ognuno quello di non ascoltare
E sono passati dei mesi
e l'esperienza non provoca cambi
che ad avvicinarci nel tempo
ormai sono i danni non sono più gli anni
la vita che passa e va via
vivendola meglio mi vendicherò
scusa se non ti accompagno
ma ognuno prende la strada che può
Che anno era quando il temporale
non voleva farci uscire più
che giorno era, quale calendario
se ci provo non me lo ricordo
e conto i giorni al contrario
e come sempre la stessa innocenza
e mi sorprendo sempre quando
troverò ogni parvenza
di tracce tue e del tuo nome
anche se vivo ormai senza
fotografate da Dio in persona
fotografie della tua assenza
Mentre in molti si avvicinano a te
senza riuscirci mai
non riesco a dare forma a un destino
che si avvicini a noi
ed ho così perso coraggio
che è facile cadere in uno sbaglio
e cerco tra tutta la gente
almeno un tuo dettaglio
ho in testa recrudescenze della
tua ultima carezza
e aspetto stordito chi con un sorriso
mi dia la mia salvezza
Che anno era quando...
Cosa ci sia dietro è un segreto
cosa davanti lo vedo
e il viso triste, sopra ogni dubbio
non lo nascondo
e se lo faccio
sbaglio, io sbaglio
solo fotografie
della tua assenza...





*




Non me lo so spiegare
http://www.youtube.com/watch?v=lIZo65qUNTU



Un po’ mi manca l’aria che tirava
O semplicemente la tua bianca schiena
E quell’orologio non girava
Stava fermo sempre da mattina a sera
Come me lui ti fissava
Io non piango mai per te
Non farò niente di simile.No no no no
Si, lo ammetto, un po’ ti penso
Ma mi scanso
Non mi tocchi più

Solo che pensavo a quanto è inutile farneticare
E credere di stare bene quando è inverno e te
Togli le tue mani calde
Non mi abbracci e mi ripeti che son grande,
mi ricordi che rivivo in tante cose

Case,
libri,
auto,
viaggi,
fogli di giornale

Che anche se non valgo niente perlomeno a te
Ti permetto di sognare
E se hai voglia, di lasciarti camminare
Scusa, sai, non ti vorrei mai disturbare
Ma vuoi dirmi come questo può finire?
Non me lo so spiegare
Io no me lo so spiegare

La notte fonda e la luna piena
Ci offrivano da dono solo l’atmosfera
Ma l’amavo e l’amo ancora
Ogni dettaglio è aria che mi manca
E se sto così
sarà la primavera
Ma non regge più la scusa

Solo che pensavo a quanto è inutile farneticare
E credere di stare bene quando è inverno e te
Togli le tue mani calde
Non mi abbracci e mi ripeti che son grande,
mi ricordi che rivivo in tante cose

Case,
libri,
auto,
viaggi,
fogli di giornale

Che anche se non valgo niente perlomeno a te
Ti permetto di sognare
Solo che pensavo a quanto è inutile farneticare
E credere di stare bene quando è inverno e te
Togli le tue mani calde
Non mi abbracci e mi ripeti che son grande,
mi ricordi che rivivo in tante cose

Case,
libri,
auto,
viaggi,
fogli di giornale

Che anche se non valgo niente perlomeno a te
Ti permetto di sognare
E se hai voglia, di lasciarti camminare
Scusa, sai, non ti vorrei mai disturbare
Ma vuoi dirmi come questo può finire?




Tiziano Ferro


Biografia qui:

http://it.wikipedia.org/wiki/Tiziano_Ferro

venerdì 9 luglio 2010

GIUSY DI FATO





Rodney Smith















discernimento



distinguo tra il bene e il male

tra l’incedere e lo stormire dei passi quelli del fare

senza esporsi troppo alla vertigine di un quadro

copia carbone di un Toulouse ultima maniera


quella zona d’ombra, quel franco confine

dove tutto é sacro persino il nulla profano

prostrarsi davanti a nudità di sale fino, al prossimo

baratto delle mani, come tra vergini convenute a nozze


sette per l’appunto savie, meno due che rimasero

a macchiarsi il volto dentro il tre, Santissimo dei santi

riscattando con l’olio dell’inganno il vino, santo

brulé, lacrima Christi, da pasto o da pastura che non lava


l’anima dalle notti sui registri, a fine corsa

ci sarà il tempo per la resa, dei conti ne faremo un fascio

per “profumarci il petto e il crine” ma cadrà di Sabato

perciò terremo accesa la lanterna ché lo sposo ritrovi


la sua casa




*



se tengo a mente



Se questo è amore


allora, Maria Antonietta che converge sul viale

degli illustri, è quasi al tramonto

(ed anche il più bello)


lì dove la pulzella

cade

brucia

nel suo petto

la fiamma

( il marmo vince, pensò la rondine tornata

dalla guerra)

in un giorno di sole

neanche tanto ventoso, e

non sembra vero

testata giornalistica compresa!


quel ricucirsi le mani, lontane anni luce dagli odori

delle orbite nei muri,

sulle asole del cuore

riposa l’impasto


ché le parole tengono insieme i sogni, mi suggeriscono le anime progresse

e, si allacciano alle tempie


sul giocai giocammo a nascondino

(fidandoci del bene che non si perderà

se tengo a mente il cinque)

prima che il pane

se resti ora che è sera


comprasse il pegno del peccato




*



di me


così mi lasci orizzontale al pulsare

di meccaniche celesti, più sulla punta di un rosa

senza volute se non boccioli di spine e di me

qualcosa ricorderà l’inverno col suo gesso


forse il centro oppure quell’ellisse meno un no

forse la mano che torna scalza lungo

la siepe senza potatura, certo!

che come un randagio ai lati della bocca


avrei potuto indossare un futuro, il primo a caso

solo per rubare all’assenzio la sua giacca

e frantumarci dentro la vertigine del giorno

con quel suo bianco occhieggiare dal proscenio



ma chi riempirà la mia alcova dopo … ?



dopo



vorrei che la forma del ventre avesse un nome

finalmente






Giusy Di Fato ©





Biografia:

Giusy Di Fato nasce a Catania nel 1967. Ha frequentato gli studi classici e scrive da quando aveva dieci anni. Dopo un lungo periodo di silenzio,riprende a scrivere due anni fa. L'autrice dice: "Ho compreso quanto "l'impermanenza", sia l'unica cosa permanente (quindi dobbiamo cercare di essere più veloci, della veloce mutazione che permea ogni istante della quotidianità)".
Ama la fotogarafia e leggere.
Sue poesie sono state pubblicate sull'Annuario dell'Accademia Eliodoro, sull'agenda Le Pagine del Poeta 2009 e 2010, nell'antologia edita da Penna d'Autore e dall'Aletti editore.

lunedì 5 luglio 2010

DERIVE, TACCUINO LETTERARIO




Vi presento DERIVE, TACCUINO LETTERARIO. Una iniziativa sviluppata all'interno delle Edizioni Smasher http://www.edizionismasher.it/index.html/
DERIVE è il nome di questo taccuino letterario a diffusione gratuita che dedica il suo numero 0 a Frida Khalo di cui nei prossimi giorni si ricorderà l'anniversario della nascita.

Al numero pilota hanno contribuito (in ordine di presenza): simonetta bumbi / orlando andreucci / fabio ognibene / sara garagnani / giulia carmen fasolo / saverio vasta / antonella taravella / teresa regna / massimo bisotti / fabio bosco / isidoro aiello / salvatore amenta / enzo campi / salvatrice vilardi / ED WARNER.

ideazione e progetto grafico in xpress giulia carmen fasolo
illustrazioni interne e quarta di copertina simona pocorobba

Questo taccuino è una estensione letteraria, scritta a più mani, parlata da più voci, formata da più stili. È tascabile, maneggevole, senza inizio e senza fine, una lettura d'un fiato. È uno scaffale dove si ripongono parole, edite ed inedite. Racconti. Poesie. Illustrazioni. Lampi di genio. Visioni e autoproduzioni.

Se ti interessa leggerlo, partecipare ai prossimi numeri o contribuire alla distribuzione, è possibile trovare ogni informazione seguendo il link http://www.edizionismasher.it/taccuino/taccuinoletterario.html#contributi
oppure alla pagina facebook dell'iniziativa.

Per sfogliarlo on line qui:

http://issuu.com/smasher/docs/derive_taccuino00?mode=embed&layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&showFlipBtn=true

sabato 3 luglio 2010

L'AMORE DEL GIGLIO - ANTOLOGIA











“L’amore del giglio”, poesie alla mamma per Samuele Editore
prefazione di Maria Luisia Spaziani






Esce, per i tipi della Samuele Editore di Fanna di Pordenone, la piccola antologia di poesie sulla maternità ”L'amore del giglio”. Un volumetto introdotto in copertina da una prestigiosa tela di Carlo Sbisà (1889-1964), notissimo pittore triestino che con “L'attesa” bene apre le 80 pagine dell'undicesima edizione della collana Scilla dell'editore pordenonese.
Un volume che raccoglie cinque autori di differenti nazionalità che hanno scritto, ognuno attraverso il proprio particolarissimo sentire socio-culturale, testi sul tema scelto. Si trovano così un'autrice messicana (Alejandra Craules Breton) che illustra il dramma di un rapporto spezzato dalla morte della figlia neonata, un'autrice ucraina (Natasha Bondarenko) che delinea le sfumature d'amarezza di un difficile rapporto d'amore, un autore marocchino (Nabil Mada) che tra le moschee ricorda la genitrice con l'affetto sereno d'un figlio, un autore francese (Patrick Williamson) che dipinge paesaggi di cornice su dialoghi e soliloqui, e in ultimo un autore italiano (Domenico Cipriano) che ricorda la madre e l'amore per lei secondo un'usanza tanto cara a buona parte della poesia italo-meridionale.
Questa piccola antologia, oltre ad essere impreziosita dai testi originali a fronte, si pregia anche di uno scritto introduttivo di Maria Luisa Spaziani, che dice “c'è molto dramma in queste poesie che vanno dal Messico all'Ucraina al Marocco alla Francia fino alla nostra Italia, e non mancano accenti che riflettono il dramma della loro esistenza e convivenza, e non manca naturalmente nemmeno un grande tema previsto tra i nove citati in apertura, quello dei ricordi. La memoria è infatti la massima radice senza la quale l'altra massima radice, la mamma, non potrebbe creare foreste infinite, quelle che rendono sovranamente umana la nostra vita”. Parole queste a cui fa eco il poeta nostrano inserito nell'antologia, Domenico Cipriano, con i versi “C'è più sacralità in questa casa / che nella chiesa di paese. / E' il messaggio globale / (non semplicemente mediatico / e mortale) che alimenta granelli / dello stesso riverbero di voci / di una profonda fede, e mia madre / sussurra le parole e dà calore / ai fotogrammi del saluto”.


“L'amore del giglio” Samuele Editore 2010
pag. 80, ISBN 9788896526101

giovedì 1 luglio 2010

STELVIO DI SPIGNO




Foto di Patrick Scott Vickers










Da “La nudità” (Pequod 2010)


Fondamenti


Difendi la memoria del cielo
che non hai mai visto dalla trapunta dei rami
del pineto e dei tigli che coprono la finestra dello studio
lasciali entrare nella mente oscillante
e se fossero qualcosa di invisibile
che proprio non riesci a cancellare,
allontanali da te, una volta per sempre,
senza pensarli come avi o genitori.
Ma non farne delle teche, dove morirebbero
per il caldo e gli insetti e se proprio
li credi qualcosa di sacro,
prega che non scompaiano, che facciano tutt’uno
con l’occhio che li ha prodotti, col cuore
che li ha protetti, con l’aria che li trattiene.



Ruolo


Il casolare colore della steppa è incasellato
come un sipario calato nei colori dell’iride,
mentre l’occhio vi si fonde e soltanto condivide
un calendario o un divario tra i fondali di stagione,
un diario del mais o un cottage d’ornamento.
Ora racconto che il casolare è passato
non tanto veloce e c’è la noia di chi guida
tra i sentieri tutti interi e marchigiani
e non sa come fare, cosa dire, dove andare
per trasferirsi dall’altra parte della vita:
se restare tra le larve come un nudista nel giorno
o chiudersi per sempre lontano dal suo mondo.



Verso nord


Proprio qui da Vicenza dove è la clinica dei matti
nella quale mi riposo come un vecchio già da giovane
e la parola mare non suona più come parola familiare
ma solo come distanza dai nomi portati tutti falsamente
si vede meglio come la retrovia della vita
abbia ancora bisogno di un colpo di sole
che la consegni alla pace senza tanta ripugnanza
come nel silenzio delle Prealpi in lontananza
si riascoltano i morti, ora nudi ora vestiti,
a seconda del bel tempo e del vento stizzito
o del ricordo cui manca sempre o spesso
il respiro, una devianza, un freno della mente
che lo renda preciso e incostante.



Pratica


Se lavori a giornata con ogni tua parola
e qualcuna la perdi per caso o per strada,
è perché sono alberi o pareti, facili da dire,
e servono a chi ascolta per restare in piedi,
non perdiamo un compagno o un fratello
ma chi non vuole entrare nel discorso
e vuole tacere per noi e per se stesso
ramazzando e lasciandoci al futuro
per fare pulizia nella mente e nel cuore.
Se poi è la strada o la lingua che si perde,
ricorda che è soltanto un racconto fatto al mondo
di parole messe al centro tra legname e fascine,
e se le insegui, ti ci stanchi o le rincontri,
ci metti dell’impegno e valichi il tuo tempo
scordando nel camino la tua vita da bruciare.



Visita


Ho visto il cielo restare senza voce
un cielo caldo di mattina tra le case
poi di nuovo restare senza voce
e farsi più luminoso come una minaccia
ho visto che era un cielo di morti,
di gente che non ha sonno da regalare
né fiori freschi da portare a questa parte di mondo
che ribolliva rimanendo estranea.
Come si può vedere farsi caldo il sole
ho quasi visto un’anima isolata
contrattare un parcheggio di se stessa e di me
per convivere col suo ricordo
senza averne dolore, e per una volta sola
l’ho chiamata per nome, era tornata qui,
era lei che parlava anche per me.


Stelvio Di Spigno ©





Biografia:


Stelvio Di Spigno è nato a Napoli nel 1975. È laureato e addottorato in Letteratura Italiana presso l’Università “l’Orientale” di Napoli. Ha pubblicato la silloge Il mattino della scelta in Poesia contemporanea. Settimo quaderno italiano, a cura di Franco Buffoni (Marcos y Marcos, Milano 2001), i volumi di versi Mattinale (Sometti, Mantova 2002, Premio Andes; 2ed. accresciuta Caramanica, Marina di Minturno 2006), Formazione del bianco (Manni, Lecce 2007), La nudità (Pequod, Ancona 2010) e la monografia Le “Memorie della mia vita” di Giacomo Leopardi – Analisi psicologica cognitivo-comportamentale (L’Orientale Editrice, Napoli 2007). Vive a Gaeta.
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