Traducendo Einsamkeit

STANZE DEL NORD

SCORRONO LE COSE CONTROVENTO di FEDERICA GALETTO

ODE FROM A NIGHTINGALE - ENGLISH POEMS

A LULLABYE ON MY SHOULDER di Federica Nightingale

EMILY DICKINSON

giovedì 16 dicembre 2010

AXEL





Ramon Casas






A Sfidare L’Ultimo Ignoto.


(Nel ventre di gesso)

Estremi e silenziosi richiami,
vagiti involuti nelle crome dell’acqua
fra le dita cremisi di petali orfani
di crisantemi rarefatti, inginocchiati
al pianto del sole nascosto nel buio.

(è suicida il tormento)

Mulini a vento le bocche del cuore,
a macinare parole in fragili grida
d’affogato respiro, nell’ingiuria d’agosto,
dalla falciata identità da dodici lune,
con mari e crateri che sembrano occhi,
sempre più vuoti, sempre più neri.

(in attesa di quiete)

Incollo i miei giorni alle tempeste,
all’ancora d’ombra i sogni senz’ossa,
dove tacciono pallide, sirene di vetro.




Accolgo L’Orizzonte fra le Piume di Uno Sguardo Instabile.


(Non decido farfalle d’avorio)

Sfoglio le mie arterie,
nel limbo impreciso
d’un abbraccio non retto,
alla croce di ferro roSSo
che spinosa nega e annega
labbra antiche nell’alibi dell’oggi,
verso un cuore segregato.

(nel silenzio d’ebano)

Sono corvi i sogni neri
a circondare la mia follia,
tra le ore masticate piano
sulle pagine sfiorite del diniego,
sospeso sull’inferno che a ritroso
divora l’estasi e scolpisce il pianto,
con lame di carbonio e rose finte.

(spalmo gli azzurri)

Le mani buche
non trattengono più il mare,
solo ansie di fantasmi.

(tra i lamenti delle sirene)







La Luce Recita una Parte Minima.


(Non esiste geometria nel buio)

Apri gli occhi, Ofelia,
nel liquore che ti avvolge
tra i riflessi di stelle opache,
è colma di fiori la tua mano,
per le ore appassite in fretta.
Colori di parole mute le labbra strette,
dipingi di luna la tua pelle
a dimenticare il sole.
La bellezza raggiunge l'apice
e subito declina.

(ogni luogo è il centro dell'universo)

Torri di fantasmi e sogni,
corone d'oro vermiglio,
languori di carezze illuse.
Sorridi, al destino in maschera.

(si disperdono nel vuoto le comete)

La vita è fragile,
la morte è pietra e ferro,
l'amore un profumo distratto.

(Il dolore è AsImMEtRicO)




Forse la Neve, forse il Cielo.


(Cercavo l'oro del Nord)

Ero certo di trovarmi qui,
ombra della mia ombra,
al punto zero del tempo caduto,
nell'ultimo spazio concesso
alla polvere di spente comete,
lasciando al vento le carezze
e uno sguardo alla Luna.

(senza lasciare traccia)

Sogni e menzogne allo specchio
nelle tarde illusioni affondate
tra nude ninfee senza fiori,
incollate all'acqua nera.

(sul muschio, fra i licheni)

Un altro ha preso il mio posto,
i miei occhi e le parole.
Il mio nome dimenticato,
ora, è Nessuno.

(ascolto il pianto delle volpi)




Lamenti di Rubino, tra le Quinte della Prima.


Invade sottopelle il fremito
di fiamme azzurre e ghiaccio,
a confondere i miei sensi
in ipotesi d’oriente.

Calligrafie di china rossa
i graffi ad arte ricercati
su mappe nude, assetate
di notturni inchiostri.

A leccare sguardi al cielo,
la brama incolla bocche
e teatri d’estasi, nel rogo
d’anime svitate da corpi
in sulfurea ebollizione,
lasciando stemmi d’orme
in cera fusa di passione.

La condanna è sterile,
la Luna danza senza veli.




Il Gioco delle Nuvole ha la Voce del Tuono


Invano i muscoli tesi,
gli occhi nella colla del buio,
la schiena al limite d’arco,
mani spente da gemiti di ferro,
mentre scalcia il dolore
ululando al legno la sua ombra.

Invano lacrima il sangue,
nell'eco di un urlo.
Mi urli contro.
Dolci parole uncinate.
Mi ami e mi odi.
Vorrei aiutarti e non posso.
Potrei aiutarti e non voglio.
Ti osservo.

Tra essere e non essere
in bilico l’assenza di un destino.
Agisci e non pensi.
Pensi senza agire.
Tenti.
Sogni.
Sulla chaise longue
dello Scorpione,
Esiti e Vaneggi.
Raccogli a piene mani
schegge di lune cave.
Germogli sulla lingua
il sole del nostro vuoto
mentre scandisci il possesso crudo,
nel mio nome di pietra

Un raggio di luce infeltrito
bussa inutile,
fra le conchiglie.

Ti osservo, mentre vivi la tua fine
Senza fine.
Sepolto fra le stelle.
Ancora mi chiami.
Invano.
Sono solo un Osservatore.

La speranza apre le ali al vento,
ma il collare spinato
ha catene di sale,
per inchiodarla all'inferno
di numeri silenti.

Soffri da solo,
col cuore taciuto,
e siimi grato,
perché io sono qui,
che ti osservo.

Sono dure
e grattano il vuoto,
hanno sapore d'ambra,
le tue vene nude,
è il significato che svanisce,
nel rombo del tuono,
sulla coda di aquiloni zoppi
che gridano
alla finestra del mio cielo.



Axel©

Nessun commento:

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...