Traducendo Einsamkeit

STANZE DEL NORD

SCORRONO LE COSE CONTROVENTO di FEDERICA GALETTO

ODE FROM A NIGHTINGALE - ENGLISH POEMS

A LULLABYE ON MY SHOULDER di Federica Nightingale

EMILY DICKINSON

martedì 1 giugno 2010

GRETA ROSSO






Martin Beek








DIMORE PRECARIE



1


una lunga camicia da notte a fiori.

una corda.

le venature delle mani.

nessuno saprebbe stabilire quando ho iniziato.

nessuno potrebbe stabilire se ho mai finito.



2


ora dovresti portarmi un libro.

poi un altro.

poi ancora uno.

portare libri ininterrottamente.

fino a murarmi fra due pagine ugualmente usurate.



3


e io troppo a lungo ho pensato.

sottratto tempo al tempo degli oggetti.

il letto mi è andato in frantumi sotto al sogno più lungo.



4


ma io non mi amo.

io mi arrangio con quello che posso.

nel gas denso delle 8 di mattina scaldo il latte.

preparo una colazione che puntualmente dimentico di consumare.

poi succede questa cosa.

una mattina mi dimentico di preparare la colazione.

quando me ne accorgo è troppo tardi.

dove ho sbagliato, qualcuno me lo sa dire?



5


lui risponde non posso farci niente.

gli dice bravo continua pure per la tua strada tanto non importa dove andremo a parare.

lui risponde vedi che urlo come un cane e sono condannato per tutta la vita.

gli dice smettiamola almeno di lavarci se le cose stanno così.

ecco lui risponde.








6


poi rileviamo che le visioni stesse

s'arrestano disfatte e scomposte come in un

fermo immagine mal impostato.



7


io invoco il vetro

invoco le foglie, il tempo e la polvere

che mi siano testimoni

che sappiano, almeno loro,

quanto ogni cosa di me permarrà intatta

in questa stanza, davanti alla finestra.



8


di punto in bianco, decompressi

oltre le bave del sonno

riapparivano i pomeriggi più riservati.

io mi addomesticavo per srotolarli più lentamente

ugualmente ne ricavavo pochi fotogrammi

pochi segni d'unghia o strisciate di polvere

fra un occhio e l'altro.



9


in questa e mille altre

quando le guardiamo

due infanzie riprendono da dove interrotte.

i cespugli si ritirano

l'intonaco sale

noi riacquistiamo quel tanto di corsa che serve

a recuperarne un altro pezzetto.



10


tu che mi mostri cose impossibili.

io che mi faccio scudo con i giorni.

ieri luce.

oggi no.

domani luce.









11


intervalliamoci con immagini meno moleste.

così entrando in una stanza a caso

non rischieremo ogni volta di inciampare negli spigoli di noi

potremo forse traversarla da muro a muro, agevolmente

e immaginare di sederci, accomodare gli arti, conversare.



12


io non uscirò mai.

già gli intrichi di me attraversano porte ogni giorno

per infittirsi in ogni cosa che so fuori.



13


guardami dentro la pancia.

dentro ci tengo

ben in ordine

i torti subiti

accanto al sapore delle torte di quand’ero bambino.

stesso contenuto della testa.



14


l’uso era quello di spillare nuovi elementi verbali da ogni edificio.

così s’inoltravano, palpitanti, incauti, negli stomaci disadattati delle costruzioni,

ne palpavano le funzioni, ne accarezzavano il disuso, ringraziavano

quegli uomini che dimenticano case, piccole colonie, fabbriche

come portachiavi posseduti un solo pomeriggio d’estate,anni fa.



15


i miei anni non si avverano,

non si avvereranno mai.



16


l’unica via per la mia sopravvivenza prevede la traduzione degli spazi in senso piramidale.

mi spiego: basta disporre

tre sedie immobili sul pavimento

sopra le sedie due appliques cieche

sopra le due appliques un lampadario muto.

quindi rispettare il triangolo, in silenzio,

senza premettere che nulla lo turbi.





17


sono cieca

ai miei occhi mancano le pupille

ma non come a un cranio consunto.

piuttosto le sostituisce il degrado del ricordo

così che la vista che m'impone il pensiero

è una vallata rovinata da incessanti frane

dove nessuna radice pretende di porsi a dimora.



18


se provassimo a cucire gli orli del giorno

resterebbero fuori i fili spaiati della sofferenza

quante volte ci siamo detti basta e siamo andati avanti


fuori dalle nostre porte restano ammucchiati i nostri vani sistemi di adattamento

arrugginiti e inservibili.



Greta Rosso ©



Biografia:

Greta Rosso è nata a Casale Monferrato nel 1982. Dopo quindici anni in Piemonte è appena tornata a vivere a Bormio (SO), dove ha trascorso l'infanzia. Scrive da una decina d'anni. Ha pubblicato alcune poesie nei siti NazioneIndiana, Absolutepoetry, Imperfetta Ellisse e sulla rivista Le Voci della Luna. Ha pubblicato nel 2009 Cronache Precarie, il suo libro d'esordio, nella collana Yakamoz dell'editrice Aìsara (Cagliari).

http://www.gretarosso.com/

4 commenti:

greta ha detto...

:)))))

Zima ha detto...

mi piace tanto la sobrietà dei testi, non c'è una parola, una sola che sia fuori posto o ridondante. il concetto che si vuole esprimere è chiaro e arriva dritto alla testa del lettore. a me arriva anche alla pancia.

ciao e complimenti,
Roberta

greta ha detto...

grazie davvero, roberta. mi fa impazzire di piacere che le mie parole arrivino alla pancia di qualcuno ;)

Fulvio Sguerso ha detto...

I tuoi anni, gentile Greta, si stanno avverando istante per istante, nell'attesa e nel ricordo di parole pensate e scritte o anche solo pensate o venute incontro a te da un altrove di te stessa ritrovato in pagine amate a prima vista o riscoperte dopo tempeste senza nome. Si stanno avverando, ma - e qui credo tu abbia ragione - non finiranno mai di avverarsi, i tuoi versi essendo senza fine.
Con sincera e profonda stima.

Fulvio

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