Traducendo Einsamkeit

STANZE DEL NORD

SCORRONO LE COSE CONTROVENTO di FEDERICA GALETTO

ODE FROM A NIGHTINGALE - ENGLISH POEMS

A LULLABYE ON MY SHOULDER di Federica Nightingale

EMILY DICKINSON

venerdì 4 febbraio 2011

ELSE LASKER SCHUELER








http://www.poesia.it/servizi/LASKER_SCHULER.pdf



L’ultima stella

Il mio argenteo guardare stilla nel vuoto,
Mai presagii che la vita fosse cava.
Sul mio raggio più leggero
Scivolo come su trame d’aria,
Il tempo in cerchio, a palla,
Instancabile la danza mai danzò.
Freddo serpente scatta il fiato dei venti,
Colonne di pallidi anelli salgono
E crollano di nuovo.
Che cos’è la silenziosa voglia d’aria,
Questa oscillazione sotto di me,
Quando io mi giro sopra i fianchi del tempo.
Un lieve colore è il mio movimento
Ma mai baciò il fresco albeggiare,
Mai l’esultante fiorire di un mattino me.
Si avvicina il settimo giorno –
E la fine non è ancora creata.
Gocce su gocce finiscono
E si sfregano di nuovo,
Nelle profondità barcollano le acque
E si accalcano là e cadono a terra.
Selvagge, scintillanti ebbre-braccia
Schiumano e si perdono
E come tutto si accalca e si stringe
Nell’ultimo movimento.
Più breve respira il tempo
Nel grembo dei Senzatempo.
Arie vuote strisciano
E non raggiungono la fine,
E un punto diventa la mia danza
Nella cecità.




Der letzte Stern

Mein silbernes Blicken rieselt durch die Leere,
Nie ahnte ich, daß das Leben hohl sei.
Auf meinem leichtesten Strahl
Gleite ich wie über Gewebe von Luft
Die Zeit rundauf, kugelab,
Unermüdlicher tanzte nie der Tanz.
Schlangenkühl schnellt der Atem der Winde,
Säulen aus blassen Ringen sich auf
Und zerfallen wieder.
Was soll das klanglose Luftgelüste,
Dieses Schwanken unter mir,
Wenn ich über die Lende der Zeit mich drehe.
Eine sanfte Farbe ist mein Bewegen
Und doch küßte nie das frische Auftagen,
Nicht das jubelnde Blühen eines Morgen mich.
Es naht der siebente Tag –
Und noch ist das Ende nicht erschaffen.
Tropfen an Tropfen erlöschen
Und reiben sich wieder,
In den Tiefen taumeln die Wasser
Und drängen hin und stürzen erdenab.
Wilde, schimmernde Rauscharme
Schäumen auf und verlieren sich,
Und wie alles drängt und sich engt
Ins letzte Bewegen.
Kürzer atmet die Zeit
Im Schoß der Zeitlosen.
Hohle Lüfte schleichen
Und erreichen das Ende nicht,
Und ein Punkt wird mein Tanz
In der Blindnis.










O Dio

Dovunque solo più breve sonno
Nell’uomo, nel verde, nel calice del convolvolo.
Ognuno fa ritorno nel suo morto cuore.
– Vorrei che il mondo fosse ancora un bambino –
E a me sapesse raccontare dal primo respiro.
Prima era una grande devozione per il cielo,
Le stelle si mettevano a leggere la Bibbia.
Potessi una volta prendere la mano di Dio
O vedere la luna al suo dito.
O Dio, Dio, come ti sono lontana io!




O Gott

Überall nur kurzer Schlaf
Im Mensch, im Grün, im Kelch der Winde.
Jeder kehrt in sein totes Herz heim.
– Ich wollt die Welt wär noch ein Kind –
Und wüßte mir vom ersten Atem zu erzählen.
Früher war eine große Frömmigkeit am Himmel,
Gaben sich die Sterne die Bibel zu lesen.
Könnte ich einmal Gottes Hand fassen
Oder den Mond an seinem Finger sehn.
O Gott, o Gott, wie weit bin ich von dir!




Sono triste

I tuoi baci fanno buio, sulla mia bocca.
Io non ti sono più cara.

E come giungesti –!
Azzurro di paradiso;

Alla tua più dolce fonte
Il mio cuore faceva il giocoliere.

Ora lo voglio truccare
Come le puttane il rosa
Appassito dei fianchi di rosso.

I nostri occhi sono socchiusi,
Come un cielo morente –

La luna è invecchiata.
La notte non si sveglia più.

Tu non ti ricordi di me.
Dove me ne andrò con questo cuore?




Ich bin traurig

Deine Küsse dunkeln, auf meinem Mund.
Du hast mich nicht mehr lieb.

Und wie du kamst –!
Blau vor Paradies;

Um deinen süßesten Brunnen
Gaukelte mein Herz.

Nun will ich es schminken,
Wie die Freudenmädchen
Die welke Rose ihrer Lende röten.

Unsere Augen sind halb geschlossen,
Wie sterbende Himmel –

Alt ist der Mond geworden.
Die Nacht wird nicht mehr wach.

Du erinnerst dich meiner kaum.
Wo soll ich mit meinem Herzen hin?













Il mio popolo

La roccia è fradicia
Da cui sgorgo
E i miei inni innalzo a Dio…
All’improvviso cado a precipizio dal corso
E fluisco in me
Lontano, sola sopra lamentosa pietra
Verso il mare.

Mi sono scorsa
Dal mosto-fermentato
Del mio sangue.
E ancora, ancora l’eco
In me,
Quando orribile verso oriente
La roccia d’ossa fradice,
Il mio popolo,
Grida a Dio.




Mein Volk

Der Fels wird morsch,
Dem ich entspringe
Und meine Gotteslieder singe…
Jäh stürz ich vom Weg
Und riesele ganz in mir
Fernab, allein über Klagegestein
Dem Meer zu.

Hab mich so abgeströmt
Von meines Blutes
Mostvergorenheit.
Und immer, immer noch der Widerhall
In mir,
Wenn schauerlich gen Ost
Das morsche Felsgebein,
Mein Volk,
Zu Gott schreit.




Il mio piano azzurro

A casa ho un piano azzurro,
Ma note non conosco.

Sta all’ombra della porta della cantina
Da quando il mondo è perduto.

Lo suonano quattro mani di stelle
– La Donnaluna cantava nella barca –
Ora danzano i ratti nel cigolio.

Rotta è la tastiera…
Io piango l’azzurra morta.

Ah, caro angelo, aprimi
– Il pane amaro ho mangiato –
Nonostante il divieto
A me viva la porta del cielo.





Mein blaues Klavier

Ich habe zu Hause ein blaues Klavier
Und kenne doch keine Note.

Es steht im Dunkel der Kellertür,
Seitdem die Welt verrohte.

Es spielen Sternenhände vier
– Die Mondfrau sang im Boote –
Nun tanzen die Ratten im Geklirr.

Zerbrochen ist die Klaviatür
Ich beweine die blaue Tote.

Ach liebe Engel öffnet mir
– Ich aß vom bitteren Brote –
Mir lebend schon die Himmelstür –
Auch wider dem Verbote.

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