Traducendo Einsamkeit

STANZE DEL NORD

SCORRONO LE COSE CONTROVENTO di FEDERICA GALETTO

ODE FROM A NIGHTINGALE - ENGLISH POEMS

A LULLABYE ON MY SHOULDER di Federica Nightingale

EMILY DICKINSON

lunedì 26 ottobre 2009

MAX BELLA

Foto di Paal Bentdal ©








"…animula vagula blandula…”





Ho radici ai monti


La giumenta
di legna greve incatenata
ondeggiava contorta d’autunno
rantolava al sole
imprecando sulla china stretta
piegata dal crinale
verso dadi bianchi tra i monti
e fazzoletti di grano
sudati senza posa
poveri di fatica contadina
spasmi di cuore

bambino io
la mano di quercia annodavo
del nonno incanutito
che trottava
nel sogno già arrancavo
su per l’aia
- cortile blu del mondo -
alla ruvida casa di pietra
illuminata
al pane caldo di forno della nonna
odorosa al miele degli armenti

occhi azzurri di malinconia
fiero
il nonno sorrideva
canticchiava
poi sembrava dicesse
segui
ascolta questo ritmo
di chiodi bullonati nella suola
zoccoli e ferri levigati
senza tempo
fanno polvere i passi
e qui
nuvole d’acciaio sono
lega di impasti uguali
per tutto il tempo

ma osserva
diceva
il cielo a questi monti
è sempre chiaro.





Il cielo in cima


Poso qui i miei occhi
i tuoi nel fondo

sono questo tondo
di cielo terso
confine dei faggi illuminati
gagliardi dardi al sole
nel cuore del mondo.





Vorrei l’ultimo giorno


Vorrei raccogliermi intorno stretti e vocianti
tutti i fiorigiorni che ho visto crescere
tutti i sassi bianchi che hanno indicato la via
gli occhi tondi di tutte le donne amate
perdonate e che mi hanno perdonato
le strisce sudate di pungenti malinconie
le braccia al cielo dei doni in sorte ricevuti
le languide carezze e i versi scritti da tutti i gatti
le vaporose figure del padre e della madre
i fratelli congiunti nei viaggi esplorativi
e i tanti figli che non ho conosciuto
i profili indulgenti delle vive montagne
e il brusio salmastro dell’onda dell’isola incantata
le foglie ispirate dal dio del colore in autunno
le stagioni trascorse nell’ascolto e nell’attesa
nella pioggia lucida del sole della perseveranza
gli ardimenti osati in purezza di cuore
e le cupe inquietudini della grigia paura
i sogni inverati quando suonava musica
le stanze raccolte delle case ospitali
e le strade illuminate nel mondo della meraviglia

vorrei l’ultimo giorno circondarmi di tutto questo
ed altro ancora celato per me solo nel pudore
nel magico giardino di luce del silenzio
in un assolo d’abbraccio universale
in un pianissimo sorriso
con un bacio
al vento.

Max Bella ©



NOTA BIOGRAFICA

Sono nato, per caso, a Roma, dove vivo, lavoro e scrivo per diletto.
Ho tuttavia le mie radici là dove originano le sorgenti, e l’aria è più azzurra e fresca vicino al cielo: i monti d’Appennino centrale. Percorro da sempre i silenzi di quelle valli, degradanti tra il Terminillo e il Gran Sasso, con il gusto della fatica nuda, tra prati arrampicati e sassi infiniti affastellati sui crinali.

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