Traducendo Einsamkeit

STANZE DEL NORD

SCORRONO LE COSE CONTROVENTO di FEDERICA GALETTO

ODE FROM A NIGHTINGALE - ENGLISH POEMS

A LULLABYE ON MY SHOULDER di Federica Nightingale

EMILY DICKINSON

venerdì 13 novembre 2009

PASQUALE VITAGLIANO

Balthus - The patience

*Nota di lettura*



Qui ci si perde in atmosfere dismesse e sottotono. Le intemperie dell’esistenza traspaiono solo, non diventano mai davvero protagoniste delle vicende umane e i toni si inseguono in un alternarsi di bianchi e neri in rivalsa l’uno sull’altro; cominciano, per poi terminare alla luce del riscatto emotivo.
I termini usati nelle poesie di Pasquale Vitagliano riportano ad una semplicità essenziale eppure colma di eventi sotterranei, leit motiv di un crogiolo d’attenzioni a minimi sussulti di banale o vuoti temporanei.
Non ci sono ampi margini di respiro nelle idee macerate in queste parole; lo stile asciutto e scarno esalta la vera origine del pensiero riportandone fedelmente ogni variazione, rendendo possibile al lettore l’avvicinarsi ad esse a diversi livelli di approfondimento personale.
La rappresentazione della realtà è una linea guida verso cui l’autore è rivolto, ma è nello stesso tempo una forma asettica per dire o non dire, constatare o disprezzare, amare o fallire. Un approccio semplice, preludio di una lettura più complessa, che non tradisce nè nei suoi strati più superficiali né in quelli al di sotto della scorza.





Federica Nightingale










Il cibo senza nome



Questa casa non ha odore,
non dico il sugo, la frittura,
il calore, che sarebbe kitch;
dico che non si sentono passi
dietro i tavoli, sulle tovaglie,
sopra i divani, fuori delle stanze.
Non posso dire la differenza, come
gli inglesi, tra casa e casa, perché
camere e cucina non siano solo mattoni,
intonaco e cellofan, ma anche terra,
ventre e fame che si sazia alla fine
della vita sui muri fino ad annerirli
e a farli puzzare delle nostre giornate.
E invece questa casa è una rimessa,
i cartoni, le scatole di cibo senza nome
al posto dei libri sugli scaffali dismessi,
le foto senza alcun luogo, i quadri senza
soggetto, la polvere che ti mangia tutto.
Mi resta il bagno, utile e integro come una cesta.







Il disprezzo





Non è affatto calmo questo caos,
rifluisce alla sua natura di intemperie,
di disordine che non si lascia a freno,
che si porta come calce nei palmi.
Non è cinematograficamente corretta
questa inconsolabile lotta contro il petto,
senza alcun motivo musicale, amputata
di ogni colonna sonora che ti batteva
nella testa, ed ora sprofonda sorda nel ricordo.
L’ hai presa da dietro la voglia di farla finita,
un’eclissi carnale che ti spegne come la terra
messa a tappeto da un siderale sole notturno
che rimbomba come uno sparo in una camera chiusa.





A biliardo




Ho giocato con te
come su un panno verde,
fino a strapparlo
con la stecca
che colpiva la palla rossa
numero tre
che non andava in buca,
ma balzava di sponda
in sponda come
una frusta nera
che batte pazza la terra.








Pasquale Vitagliano ©







Biografia:




Pasquale Vitagliano (Lecce 1965) vive e lavora a Terlizzi (BA). Gior­nalista ed editor per riviste locali e nazionali. Già presente in diverse Antologie di LietoColle, ha scritto per Lapoesiaelospirito, Italialibri, Na­zione Indiana. Ha scritto "Amnesie amniotiche", LietoColle Libri, Collana “Erato”, 2009.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

grande pvita
pelle trascinarsi piccole cose resistenza affinità
una grande voce
c.

Anonimo ha detto...

folgoranti i suoi testi, un fascino che raramente si incontra oggi.
Massimo Botturi

Anonimo ha detto...

Si, condivido in pieno.
Federica Nightingale

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