Traducendo Einsamkeit

STANZE DEL NORD

SCORRONO LE COSE CONTROVENTO di FEDERICA GALETTO

ODE FROM A NIGHTINGALE - ENGLISH POEMS

A LULLABYE ON MY SHOULDER di Federica Nightingale

EMILY DICKINSON

venerdì 23 aprile 2010

DICHOTOMIA STERILE NEI CONTRAPPOSTI









Dichotomía sterile nei contrapposti

I

Dichotomía sterile nei contrapposti
mi pare segnare senza senso univoco
Camminavi le scarpe con tacco a rocchetto
spinto su caviglie mosse
e quei capelli filati di scuri bianchi in lunghezze
Fossero mai state le mani tozze
a impreziosire la tua stizza sedata
o i miti sguardi d’ortica sulle parole
che irretivano i deboli e sfidavano
gli sprezzanti compiaciuti
Era come sistemare botti nella roccia
sfregando legni interni senza toccarli
Poi le risa confuse attorno alle rughe
quelle d’espressione impresse dal piombo
futile dei denti
S’avvedeva un gesto mansueto sulle spalle
e risse d’occhi spulciavano brevità di respiro
Che sapevi la vita ringhiava e tu ne facevi arma
dai manipoli astuti a stringer mani fragili
comprimendo tentazioni innocue
da rivestire con fini
No, non trasparivano le pieghe profonde
Era un insolita danza tra la fronte bassa
e la bocca sempre socchiusa
Ma nessuno, quasi, pareva sapere


II

Le successive distanze non giacevano al loro posto
Sembrava che fossero stanche di perdersi
e mordersi la coda nello stesso girotondo
Affinchè vi fosse un segno di cedimento amicale
restammo sedute alle panche di pietra sbirciando
le metriche dei silenzi

serbavo una incomprensione in me
intera di ciò che vedevo e sentivo


III

Educami ad inveire senza arrossire
Con la voce asciutta e senza tono
Di taglio dritto al bersaglio
Che credimi non vedo
Da qui le ombre s’infittiscono alquanto
E sai, vorrei poter parlare senza udire
i coperchi e il baccano che fa il tuo
corpo nel cappotto
imparare a distinguere vero e falso
solo guardando l’erba
Rapporto ogni mio dettaglio ai tuoi fuochi fatui
Rimescolo e rimescolo
Dichotomía sterile nei contrapposti
Senza uscirne vi(v)a


*

Mutazioni

In un filo d’acqua scendono le cose
Ricami ritmici diffusi
Costellate siepi di ginestrone
estirpate e lucide nel grigio stupito
di coltri nebbiose

Involtolate

ai passi corti del giorno
senza ancora lena
S’intromettono gazze e corvi
trasportando suoni d’ovatta

(e allora mi chiedo)

se il melo selvatico
s’invaghisca tremulo dei suoi fiori
appesi senza esser visti
se parlano le ortensie alle viole
come distese nel letto a confessare

Chiarori millesimali fusi nei rami
come allodole non ancora giunte
fuoriescono dai vetri

(che non so mai)

se siano essi specchi d’anima a ritroso
o becchi d’ uccelli nel fogliame
fenici rinvenute per mio tormento
o evoluzione in alto
complesse stirpi di nobili e accattoni
fin sotto la mia finestra.


*

Della noia

Della noia non cavalco che il dorso
Avrei certo sempre pensato di crearne
altra da impastare ai molli giunti dello
spirito come si fa con i piedi nel fango
quando piove
ovviando al termine del salto in punta di piedi
Ma sono fisse dimore i pantani scoperti
e canestri le ore di un tempo restio ai cardini
di scambio
apro la bocca e le mani ingoiando senza masticare
afferrando senza stringere
poiché piegata è la rima dei secondi
senza ristoro e luci
m’imbatto nei prologhi di questo mio disordine
a sbriciolarne contenuti
per essere sapendo di non esserci
per credere d’impossessarmi quando
nulla è possesso

[la nuit (la notte)
l’ennuie (la noia)]

Cardo notturno/diurno
Le sue spine inflitte
Mi rendono capace di
parlare solo ai fiori
pronunciando le stesse
vocali in confusione
di significati di-versi


*

Mi rimandano ai corsi d’acqua le strade
Colme di sentinelle empatiche
Ricerco nelle mosse svelte dei rivoli
incontenibili strozzature di occhi
Che vedevo essere mie e tue nel ventre
Plesso avvinto erano le giornate di rottura
e invadevano come l’aria nitida un moto
deserto
Le gocce immobili lasciano un cerchio
schiudersi attorno
Mostrano le vere insidie
Di quando eravamo foglie imbevute
stracche di voli in assoluto
Restami accanto nel perdurare dei minuti
Costretto a me come coperta di corpo
Mi infiamma la tua pelle senza scudo
Gratta l’impossibile questa notte
Tra piedi e mani sperduti al bivio
ti servo il mio pasto caldo
degradando nei colmi di giunchiglie

Sulle foglie crasse e i frutti carnosi
garantiti dall’umido soverchio
che una polvere glauca ricopre




Testi di Federica Nightingale ©
Immagine di Edmund Tarbell
Musica Evanescence

4 commenti:

mirella ha detto...

Bellissimi testi, creano atmosfere di grande suggestione, bravissima!
Un abbraccio

Mirella

Federica Nightingale ha detto...

Tante grazie Mirella,per il tuo commento e per essere passata di qui. Ricambio abbraccio
Federica

greta ha detto...

mi piace molto la tua poesia, è nelle mie corde, risuona delle cose che amo.

Federica Nightingale ha detto...

Se i miei versi risuonano nell'amore, se leggendoli ci si sente parte di essi nella condivisione e nell'empatia, allora vale la pena scrivere. Grazie Greta

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