Traducendo Einsamkeit

STANZE DEL NORD

SCORRONO LE COSE CONTROVENTO di FEDERICA GALETTO

ODE FROM A NIGHTINGALE - ENGLISH POEMS

A LULLABYE ON MY SHOULDER di Federica Nightingale

EMILY DICKINSON

lunedì 24 maggio 2010

SILVIA ROSA






Susan Burnstine






L’OCCHIO INDACO

Attraversami come suono puro una parola
quella -l'unica-
che non hai mai detto
segreta, fino all'origine
all'etimologia esatta
del mio esser(ti)soglia di Senso
crocevia di significati

il (tuo) centro

schiudimi
adagio di lacrime
l'occhio indaco
che pulsa nel ventre:
mi sei pulviscolo di Cielo
in frammenti
che mi ferisci di luce

dentro

ti sento morendo(mi)
lenta ogni lettera
e mi perdo nell'alfabeto di passi
che mi (in)segni
così ancora
più vicino
oltre me e te e noi

all'Eterno.









LA NATURA NECESSARIA

Tra le labbra un vento di parole
un va e vieni che mi fotte
l'allegria, la bocca
-un involucro scarlatto
di noia- costretta (im)mobile
a dire sempre uguale sempre
lo stesso dolore, sbava
serrata (in)sofferente stretta
che non -mi- sopporto più
in una gabbietta inappetente
il solito discorso.

Non è capace - IO - di elevarsi al suono puro
che non necessita di piuma
per alzarsi in volo e di volare essere l e g g e r a
precipitando dal cielo al suolo
e viceversa, e di nutrirsi
di carne e polvere tra polvere e vermi
spiccando dalla terra il sentiero della rima
e della nuvola baciata l'ombra densa
divorarsi il sole - per intero -.
E' un rapace -IO -
che si nega la natura necessaria
degli artigli (in) segnandosi al rovescio
la regola del più forte tra i più deboli-
ché siamo tutti deboli come una promessa
di quelle che (non) mantieni in silenzio
mantenendola-.

Tra le labbra è tutto impercettibile
un pigolare che non (mi) ascolto
gustando la disfatta d'ogni grammatica
esistenziale, con la fame innocente
dell'animale e con un giro d'ali
sleale alla mia colpa slegare ogni nodo
di Senso con un battito di coda
è ora più che mai di attendere
l'agonia d'ogni ragione, lo squarcio
d'un sorriso un linguaggio che (mi) trascini
di nuovo in nuovo al passato

lo stesso

che mi trascenda, una lingua
come un davanzale su cui poggiarmi
a beccare testarda e inconcludente
briciole d'Eterno
(le stesse di sempre identiche).





ALTROVE

ci sono stata
- Mi racconti?
ma era tanto tanto tempo
un'altra vita fa
- Mi racconti?
c'era come una musica
il frusciare svelto di giorni,
un volo di occhi e sorrisi,
e uno spicchio di nuvola
quando arrivavo in quel punto
- Quale?
quello in cui si congiunge
lo squillo d'aurora e un rauco
abbaiare di ombre
- Quale?
quello che sai che la giostra
si sta per fermare -è un istante-
eppure d'intorno
è un movimento di cielo in un vortice
non ti devi aggrappare a niente
l a s c i a t i a n d a r e
- Dove?
dovunque sia in nessun luogo
- Dove?
qui che è sempre un altrove.






NON POSSO (NON) CHIUDERE GLI OCCHI

Non posso (non) chiudere gli occhi
per protegger(mi) la venatura d'Azzurro
tenue che si nasconde nel fondo
rappreso di ombre d'oggetti di addii
ricolmo, una geometria spicciola la cornea,
di lune smangiate a spicchi d'aurora
un arabesco, un riflesso di tendini e d'ossa
in f r a m m e n t i
-è un mistero come non si dissolvano
di lacrime nel maremoto che li scuote fino
allo spasmo ultimo di desiderio, fino alla luce-
così r a r e f a t t i
da perdersi nel solletico di ciglia al rovescio
che (s)copre i denti di nuvole
e agghiaccia le labbra di ogni incertezza al turbine.

Perdonami.

Se non ti guardo (è) per non vederti
per non cercarti ti cerco con la bufera di lettere
morte che mi si agita in bocca
come un meraviglioso balocco
-la mia girandola di accuse-,
non posso (non) chiudere gli occhi
quando ti offro vulnerabile esposto
il mio corpo, ché possiede
il talento più autentico
l'attitudine sincera allo scacco:
questo gioco richiede di vita
una prova una promessa che
chi abita il Sogno elude e tradisce
annacquando (per un'Altra s-vista)
in un ghirigoro il sangue

d'inchiostro Celeste.






SUL PALMO SUDATO DELLE MIE MANI

Conto i giorni della settimana
al contrario, meno uno,
quello in cui sono nata.

Conto i gradini -in bilico- di ogni scala
le porte socchiuse al soffio di un “no”
che (s)battono in ritirata
i passi intorno a me stessa
strisciati (un andirivieni)
come intorno a una casa svuotata

conto i silenzi degli oggetti, rovesciati
sul palmo sudato delle mie mani
in fenditure profonde
ferite come occhi circolari
spacchi a festa arricciati
lungo i bordi,

conto nei fondi verdastri di bottiglia
la goccia d’acqua -una-
dimenticata a riposare
in trasparenza di dormiveglia
scontata
come domestica impronta di mare.




Silvia Rosa ©




BIOGRAFIA:

Silvia Rosa nasce a Torino nel 1976. Laureata in Scienze dell’Educazione, scrive poesie e racconti, che ha pubblicato su riviste e blog e che compaiono anche su alcune antologie collettive di Concorsi Letterari a cui ha preso parte, risultando più di una volta tra i vincitori.La sua prima raccolta poetica "Di sole voci" è edita da Lietocolle, 2010

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