Traducendo Einsamkeit

STANZE DEL NORD

SCORRONO LE COSE CONTROVENTO di FEDERICA GALETTO

ODE FROM A NIGHTINGALE - ENGLISH POEMS

A LULLABYE ON MY SHOULDER di Federica Nightingale

EMILY DICKINSON

giovedì 9 settembre 2010

SEBASTIANO A. PATANE'






F.C. Cowper





Com’è fatta una poetessa…


Com’è fatta una poetessa? Con tutti quegli occhi
che non si vedono, quei cuori nascosti dietro le parole
ed una reflex per cellula sempre in posizione…

E’ sostanza rarefatta sui gradini della sera
e compensa l’umano nei primitivi suoni

Senza riparo lungo la bufera, quindi,
una poetessa è sola!
"come le pizie cumane
io canto il dolore di tutti" (Alda Merini)

ed io che parlo con te, quindi, sono solo anch’io…
e poeta…!
e noi, noi…
quale sostanza ci avvinghia, dunque?
Di che amore è fatto il disprezzo d’ogni libertà
schiavi come siamo di noi, di te e di me
che da fuori della porta ci bussiamo inuditi?

*

Alabastro e rame?
No, carne sopravvissuta alla stanchezza senza più
coltelli a punta dura che aprono parole e sottoparole
fino all’estinzione.
Muro di sensi e filtro d’armonie come abete sulla neve
e cielo nel tramonto. Passa dietro al costone e guarda giù
dove la somma è soltanto un piccolo
frammento di poesia, e canta senza voce né spartito

l’inquietudine…

*

(Sarà un altro scampolo di cielo, di quell’
azzurro che non c‘è? oppure una collina con
testa di capra e di leone? )

Il ricordo, il ricordo spegne e accende ogni sospiro
la caldera della mente zolfo e rosa
rigida zampogna di luminosi suoni e flaccido tamburo

Abisso e cuore, embrione statico, salta la sponda
dell’ultima parola ferma nella congiunzione…
si muove labirinto, si muove…

*

Richiama i canti col muovere le dita
la poetessa, vive gli emisferi nei bicchieri
di rosso in equilibrio col pulsare della sete
e la donna? spesso, dimentica di esserlo
tra gli intonaci spagnoli del suo andirivieni

Non cerca meraviglie o argenti ma arcani
seppur minori, nel groviglio di parole
tra lucine di microonde e risciacqui ammorbidenti…

Com’è fatta una poetessa?








Carne mia


Guardi. Io ti guardo che t’avvampi
seno di terra e acqua. Vaso

Sotto la gonna i sensi radunati

Preso d’assalto afferro il tono, a mez-
zocielo quasi volessi disgregare
le misure e il fondo

Dimmi. Ti dico t’amo giglio e carne
mia








# 2 del ricordo

Acerba mela la tua bocca fino a tarda sera.

Sulla rotta delle cicogne i tetti del riposo
e sentivamo il polso della terra respirare ancora
dopo il lungo abbraccio e giorni e giorni
a cercare nel frastuono di una lacrima
dove scartato il profano rimaneva amore
preso nella rete dei soliti gesti. Gradino
di sole appena sciolto nella calce
delle strade di campagna
fra l’obliquo segno delle spine
ed il rosso rotto delle arance,
fra una gobba e l’altra dell’ultima passione,
in un sospiro perso tra i ciuffi delle canne.

Adesso il treno passa e fa rumore



Sebastiano A. Patanè ©




Biografia:

Nota

Sebastiano A. Patanè, nasce a Catania nel 1953 sotto l’acquario di febbraio. Fin da giovanissimo coltiva la passione delle lettere che comincerà a sviluppare con impegno negli anni ‘80 quando fonda il centro culturale e d’arte “Nuova Arcadia”
Presente in diverse riviste ed antologie del periodo, abbandonò la scrittura e cominciò a viaggiare per il mondo. Quindici anni dopo, nel 2008, riprende a scrivere con l’intenzione di non smettere più.

6 commenti:

Sebastiano ha detto...

Questa, Federica, è una cosa bellissima!
Nella mia vita ho sempre tenuto presente un traguardo "finale" con delle stazioni intermedie che dovrebbero condurmi là dove mi piacerebbe arrivare: questa, mia cara, è una di quelle stazioni e fra le importanti.
Ringraziarti è poco, molto poco.
Sebastiano

Anonimo ha detto...

la rosa poetica abbraccia diversi temi e misure temporali
parto dal testo iniziale che inneggia alla poesia citando appunto, nel corpo, la voce di una poetessa
mi colpisce, oltre la suggestione delle immagini, lo sguardo amorevole e di appartenenza che Sebastiano rivolge
non è cosa da tutti

personalmente accade che leggendo i suoi atti/attori viventi io legga una storia ed è incredibile la tentazione di leggere a voce alta oppure recitare, anche in dieci metri di stanza

Elina

Sylvia Pallaracci ha detto...

.....quante preziosità ci siamo perse tutti quegli anni che eri in giro per il mondo....

La tua,Sebastiano,è Poesia di altissimo livello....e profondissima sensibilità....

Un grazie a Federica che ti(ci)ha fatto questo meraviglioso regalo...

sebastiano ha detto...

L'abbraccio che ricevi, Elina, vorrebbe sostituire le parole che mi mancano leggendo il tuo commento. Grazie mia cara, il tuo sostegno e quello di altre persone come Federica, mi ha portato qui, in questo pregevole salotto...
Grazie!

sebastiano ha detto...

Ed io, Pallaracci, non smetterò mai di adorarti...

Anonimo ha detto...

Sebastiano, la tua Poesia parla da sola. Non ho voluto prima d'ora, come faccio spesso anche con altri autori miei ospiti, dire o commentare. Mi piace che la Poesia faccia da sola il suo lavoro, senza interferenze esterne. A buon intenditor. Grazie a te e a coloro che hanno espresso consensi e commenti qui nella mia Stanza, un luogo in cui si ascolta e si entra nel vivo dei testi, senza troppi fronzoli o lunghe note critiche ad anticiparli. Sei, siete sempre i benvenuti.

Federica

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