Traducendo Einsamkeit

STANZE DEL NORD

SCORRONO LE COSE CONTROVENTO di FEDERICA GALETTO

ODE FROM A NIGHTINGALE - ENGLISH POEMS

A LULLABYE ON MY SHOULDER di Federica Nightingale

EMILY DICKINSON

giovedì 7 gennaio 2010

ENZO CAMPI

scritture








*

Si allarga a spettro
dilaga e s’allaga
rischiando l’asfissia
del così sia e niente più
e solo poco ancora
il passo s’inalbera
contro il masso
che reclude il transito
senza che lingue arcane
babelino labbro a labbro
il fuoco inestinto
che ritorna e dilaga
S’appoggia al dettato
mancando il contatto
l’ictus non favorisce
la presa e la resa
il canto si consegna
all’ansia crescente
del non è mai stato altro
che questo o quello
entrambi inani e forclusi
parimente immani
nelle permutazioni
verso un corpo sventrato
che svendere può
solo orpelli e menzogne


*
M’arresi al fato
alle frecce acuminate
in cui soffrire l’ignoto
e patii il riverbero
di quella luce nera
che ancora infligge
la punizione
per il mio gesto efferato
di dare petali di rosa
in pasto
alle fameliche labbra
dell’umida vulva
in cui riposavo il mio livore.
Mi dipinsi il cranio
d’un viola inarrivabile
e dettai
il segno irriverente
di un geroglifico
nel quale vanificare
lo sguardo del simulacro
che pretendeva
di deflorare
il mio ombelico
per cibarsi
della linfa esautorata
che ancora rifluisce
nelle pieghe
tra il midollo
e la pietra nera della follia
che più non ritrova
il sentiero
per risalire
la china al capo
e produrre
la disconoscenza.


*
nel bifido rizoma scavo
e vado alla ricerca
del derma a derma
che mi protegga dalla norma
in cui defaticar lo sdegno
e svilir l’ingegno
del pressappoco in quanto
tale
e quale sia l’approdo
è sì deriva
del situarsi presso il poco
ch’ancora impera
dettando la legge
del sono io in quanto cogito
perché
da che mondo è mondo
l’inessenza
è il male da abiurare
nell’infido feticcio scavo
e vado alla ricerca
della pellicola stantia
che ricopre il derma decomposto
in cui ritatuare il segno
e mortificare il sogno
dell’oltretutto in quanto
vale
e sale il sentore
del situarsi oltre il tutto
ch’ancor digrada
all’assolversi della norma
dell’io mi manco in quanto
e in quando
perché
da che tempo è tempo
ciò che conta
non è l’attimo da cogliere
ma solo l’istante
di cui disfarsi


*
Non ho lucori
in vita
se non ariosi gesti
in cui rischiare
l’asfissia
e solo
vango
zolla a zolla
le stasi
a delinquere
degli immoti spazi
Poco più che altero
vago
vacuo
per chiavi ignave
senza dare fiato
al vento
e il tempo schiuma
l’ombra violata
del limo
in cui condursi
al fondo
Cedo al fumo
la traccia che si dissolve
senza aspirare al fuoco
e vengo
al vano
che rigenera
l’ignoto
Non ho un credo
in cui svilire
il dogma
se non l’atto inconcluso
di un canto tarpato
e ancora
sogno
metro a metro
il perpetuo moto
in cui sfrangiare
il luogo
Poco più che austero
dipingo l’iniquo
per grovigli di piani
e la linea madre
si maschera
nella follia
dell’inespresso
Sento il suono
del segno
inciso
ferro a ferro
sull’andirivieni
del corpo
che s’apre
al livore obliquo
della rassegnazione
e invoco l’alba
per attendermi
sulla soglia
e consegnarmi
al pasto dell’incomprensione


*
Mi
rimangio la parola
che masticarla ancora
prima di risputarla
è perversa mania
che mi folgora e mi svela Di
colpo in colpo
a glottide usurata
si profila
lo squarcio del fulmine
che dispare
impari
in pari nembi appaiati e franti

Si dà il dettato
se pur impastato
inchiostro simpatico
che fa il verso
a la saetta inconclusa

E no
non risuona a morto
se pur allettato
dritto stinco
a svangare la bara
dai vermi brulicanti E fila
si sfila come flutto
in miriadi di schiume
bava a bava eluse
escluse
dalla magna chora
consegnata all’ora
in cui il ridirsi ancora
è prece ignava
al non più riconoscersi

Di scena in scena
piccolo uomo escremento
che incrementa
la saturazione della gola
Ancora una ferita
la mano nel costato s’apre
la via
al solo differirsi
in pari altri dissapaiati e anonimi

Mi rimangio la parola
per meglio deglutirla
e custodirla
senza più sputarla
e dettarla
Nessun luogo
da tracimare
nessuna sinfonia da evacuare
solo crudità
da fibrillare
sulla graticola
ove escuoce
il senso ultimo
e mai definitivo
che soffre
il riflesso de la imago
da cui estromettere
il nome
vago
e
vacuo
Enzo Campi ©
Biografia:
Nato a Caserta nel 1961. Vive e lavora a Reggio Emilia dal 1990. Autore e regista teatrale, dal 1982 al 1990, con le compagnie Myosotis e Metateatro. Videomaker indipendente dal 1991; ha realizzato svariati cortometraggi e un lungometraggio: Un Amleto in più. Collabora a vario titolo con alcuni artisti e compagnie teatrali. Realizza performance, installazioni ed eventi multimediali. Critico, poeta, scrittore. Alcuni suoi scritti (per lo più articoli, saggi brevi e poesie) sono presenti, in rete, su svariati siti d’arte e di scrittura. E’ presente in alcune antologie poetiche. Ha pubblicato per i tipi di Liberodiscrivere edizioni (Genova) il saggio filosofico-sociale Donne - (don)o e (ne)mesi nel 2007 e il saggio di critica letteraria Gesti d’aria e incombenze di luce nel 2008.
Nel 2009 ha pubblicato per BCE-Samiszdat (Parma) il volume di poesie L’inestinguibile lucore dell’ombra. Sempre per lo stesso editore ha curato una postfazione in Collezione di piccoli rancori di Lara Arvasi. Il poemetto ipotesi corpo è stato selezionato tra i finalisti del Premio Myosotis 2009-2010 e un estratto verrà pubblicato nell’antologia Registro di poesia a cura della d’if edizioni (Napoli) nel 2010.

8 commenti:

Anonimo ha detto...

grazie per l'ospitalità.
Enzo Campi

cristina bove ha detto...

ti lasciano sempre una traccia indelebile i versi di Enzo...
intensamente...

Federica Nightingale ha detto...

Grazie a te Enzo. Quando vuoi il mio blog è aperto e disponibile ad accoglierti.

F. Nightingale

Anonimo ha detto...

grazie cristina.
troppo buona
Enzo

Anonimo ha detto...

Parte di questi versi mi era nota ... ma non smetto mai di apprezzare e cogliere sfaccettature nuove del "pensare poetico" di Enzo.
Non sono poeta e dunque non sono all'altezza del commento, ma sento di poter dire che esse mi custodiscono nel loro significato ed ed allo stesso tempo me ne rendono "custode" e trovo che questo sia per me veramente un gran bel dono.

Grazie ed un saluto a tutti
Anto

Anonimo ha detto...

* (secondo tentativo di commento)

Parte di questi versi mi era nota ... ma non smetto mai di apprezzare e cogliere sfaccettature nuove del "pensare poetico" di Enzo.
Non sono poeta e dunque non sono all'altezza del commento, ma sento di poter dire che le sue poesie mi custodiscono nel loro significato ed allo stesso tempo me ne rendono "custode" e trovo che questo sia per me veramente un dono di bellezza.

Grazie ed un saluto a tutti
Anto

Anonimo ha detto...

un poetare "singolare" per unicità ed originalità, uno scorrere fluido del verso che risulta pregno e materico per senso e suono ... che si incide nel "derma".

felice di questa proposta, saluto ospite e poeta :-)

ciao!
nat

Anonimo ha detto...

grazie a tutti per presenze e apprezzamenti!
Enzo

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